Sono lì in spiaggia con Elettra, non dico dove. Mettiamo i nostri asciugamani, il nostro ombrellone entry level, ci sdraiamo come gatti al sole, io leggo la Morante, lei legge Roth, affrontiamo con tutto il coraggio del caso un pomeriggio sulla costa ligure, il vento porta brandelli di calore, la sabbia e i sassi hanno temperature incandescenti, arrivano alla fine i frammenti dei discorsi delle persone messe vicino a noi.

Una signora sta commentando una notizia di cronaca, un ragazzo rimasto ucciso sotto ad un treno, in una località balneare lì vicino. “Oh magari si è suicidato” dice. Ci sono tante persone che hanno problemi e che non sono curate, dice. Fa una pausa. “Io poi non sono razzista” dice e io lì, prima che prosegua, mi chiedo cosa c'entri, mi viene da pensare che la persona finita sotto al treno fosse un migrante e invece lei continua e dice che lei non è razzista, ma se le risorse per curare le persone le danno invece a questi qua che arrivano, tolgono i soldi agli italiani per darli agli stranieri, ti fanno diventare razzista eh. Attorno mormorii di approvazione.

Dentro di me penso ai problemi cognitivi che una persona deve avere per partire da un incidente ferroviario e arrivare agli stranieri che ci tolgono le risorse, cioè, alla quantità di disagio mentale e tossicità che uno deve avere e apro anche gli occhi, mi giro, guardo e vedo due signore che potrebbero essere mia madre, due genovesi standard che mescolerebbero il loro non essere razziste, con la gente comune come virus tra la gente civile. Dentro la mia testa parte un dialogo – che nel mondo reale non avviene – in cui mi alzo e spiego alla signora che lei non è razzista, è proprio una testa di cazzo, che è diverso.

Diverse mie conoscenze ultimamente mostrano senza vergogna di essere conservatori, razzisti, condividono materiali di estrema destra, fake news, hanno una visione della vita, dela scuola, della società oscurantista e – francamente – pericolosa. Ma – se contestati dagli amici di un tempo – si meravigliano, negano di essere di destra, dicono di non essere fascisti. Sono per il libero pensiero, dicono. Ecco. Penso: non sono quelli che andavano a dare fuoco all'Avanti o che entravano nelle case con l'olio di ricino, certo. Sono gli altri, la maggioranza silenziosa che lasciava fare e che – tutto sommato – gli stava bene e che avrebbe messo il like.

Vado a fare il bagno e quando torno un gruppo di ragazzi, non ragazzini, si è messo accanto a me, ma non accanto, proprio a un centimetro dal mio asciugamano con dei lettini di metallo. Guardo il ragazzo che si è sdraiato proprio lì, con tutta la spiaggia libera che c'è. Voleva – immagino – stare più vicino all'acqua. È un ragazzo asciutto, con le cuffiette auricolari finto Apple che tiene gli occhi chiusi, tutta la testa coperta da perline di sudore. Sguardo incazzato.

Elettra mi guarda. Dietro di noi tre ragazzine parlano, più giovani, qualche anno più di terzogenita. Ogni frase non può partire se non c'è uno dei tre termini che seguono: “cazzo” “coglione” “vaffanculo”. Dentro di me ridacchio. Le frasi sembrano generate con un algoritmo random. “Oh cazzo ma dove sono quei cogliioni?” “Che cazzo ne so, vaffanculo” “Eccoli là, cazzo, guarda quei coglioni” “Cazzo ma stanno là o vengono da noi, coglioni” “Che cazzo ne so, io me ne vado, vaffanculo”.

Più in là due signori si mettono a parlare dei problemi di viabilità di Genova, “basta” dice Elettra. “Andiamocene. Non mi sembra di essere in vacanza. Mi sembra di stare nella sala di aspetto del dottore”. Rido, amaro, prendiamo tutto e ce ne andiamo.

“Il vantaggio di andare in vacanza all'estero – dico ad Elettra – è che non capisci quello che la gente dice e automaticamente gli attribuisci un'intelligenza e una sensibilità che – in realtà – probabilmente non hanno”. Lei annuisce, ride.

La verità è che abbiamo un fardello troppo pesante sulle spalle. Invecchiare è una merda.

Per distrarci – in auto – Elettra mi parla di questa idea di remigrare tutti gli israeliani in occidente, liberare la Palestina, fare tornare gli ebrei in Europa e costringere le nazioni europee a ripagare l'orrore che per secoli gli hanno fatto soffrire costruendo per loro nuove città.

Così, la fiction.