Voglio che arrivi il caldo che mi brucia l'aria attorno, la secchezza degli elementi della natura, le folate di calore, il sudore interno delle cose l'emergere degli insetti che ci vedono – finalmente – come una delle tante cose del mondo, provare tutta la consistenza del corpo nello spazio, la luce cieca e gialla che amalgama le strutture del mondo – la mancanza di energia per dissipazione per strategia per – oh dio mio – l'arancione come bagliore quotidiano, voglio che arrivi il caldo e annienti questa stratificazione sociale fatta di escrementazione verbale, tassidermia sociale, nobiltà norrena > voglio che arrivi il caldo e mi renda la vita impossibile come – similitudine
come quando vedi nel buio di una stanza una lama di luce passare dalle persiane e in quella lama vedi danzare le polveri del mondo, l'invisibile peluccheria quantistica di cui è fatta l'aria respirabile, voglio essere una di quelle particelle mosse dal calore secondo leggi fisiche che non conosco ma di cui potrei facilmente trovare gli algoritmi base – voglio di la tar mi come le sillabe di un verso scandito a un poetry slam davanti a un pubblico aggrappato a un bicchiere di negroni sbagliato per non pre ci pi ta re nel buio della notte – di la tar mi per il calore termico che mette sotto griglia la mia carne priva di ventole, solo sistemi idraulici qua dentro
e sdraiato al sole voglio vedere la mia pelle sbucciare, cambiare muta come un serpente e infilarmi la pelle staccata in bocca come le ostie di un rito andro-centrico – carne sei carne rimarrai – sentire il mio cervello rettile saettare la lingua fuori e dentro come un artiglio dell'intelletto, portare dentro al corpo altro calore – lingua biforcuta beninteso, essere metà mammifero con i capezzoli e gli alluci puntati verso lo spazio infinito e metà lucertola che scava con la schiena i tegumenti del mondo terreno per farsi spazio, una tana nell'umidità terrestre.
Non pensare, fibrillare, essere un ventenne per qualche secondo in un corpo da cinquantaseienne, provare gusto, immaginarsi cose, sapersi fermare in tempo giusto per prendere lo slancio e la rincorsa per un nuovo mirabile errore del cazzus. So 6 – 7 in 26.