se una cosa Giuliano Mesa ha schivato esplicitamente e assai accuratamente, sempre e comunque, è stata il sottobosco. me lo diceva piuttosto spesso: il sottobosco di ogni città, il pacchiano in poesia, va evitato come la peste. oggi credo sia più difficile, quasi impossibile. attualmente sembra che “poesia” proprio coincida con “sottobosco”. (a volte viene ascensorizzato da un editore, da un festival, da un premio letterario, e – dove arriva – coinvolge nella palta tanta parte dei già facilmente stracorrotti critici letterari italofoni).

(ancora sul fatto che “non c'è riparo” / https://noblogo.org/differx/non-ce-riparo)



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