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carro alien facebook düsseldorf Didascalia: Carro di carnevale con Alien-Facebook e il suo carico di HETZE, HAϟϟ (odio, scritto con le rune delle SS), RADIKALISIERUNG (radicalizzazione) che avanza per le strade di Düsseldorf. La giustizia prova ad acchiapparlo per la coda ma nun glia fa. Credits: @ggg@mastodon.bida.im

Instradare una guerra di classe sempre più cruenta — e rigorosamente dall’alto — verso l’anestetizzazione del conflitto (Movimento 5 Stelle) o la simulazione della guerra dei poveri ai più poveri (Lega) non è stato facile. Come non è facile candidarsi a gestire la trasformazione tecnologica del sistema produttivo per quegli epigoni post-comunisti e post-democristiani che ruotano intorno al Partito Democratico. Preferisco tenermi lontano dalle “analisi di fase”: data la complessità sistemica, queste “analisi” dovrebbero essere frutto di intelligenze collettive e non di singoli commentatori (quasi sempre maschi). Osservo solo che gli effetti di “formule magiche” degli 80 euro, del “reddito” di “cittadinanza” e della quota 100 svaniscono troppo in fretta. Dalle tre F borboniche “Feste, Farina e Forca” pare sia scomparsa la farina sotto il paradigma multipartisan dell’austerità (sì, vale pure per la Lega: sono rimaste solo le feste e la forca da somministrare. Ritornano (anche se di misura) le ipotesi di “buon governo” e si sgonfia l’“antipolitica”. Si fa sempre più largo la pacificazione del conflitto negando l’intrinseca valenza politica di quest’ultimo. Si starà preparando la strada per un governo tecnico o simil-tecnico? Vedremo. Le tendenze sistemiche però sono evidenti. Nell’ultimo trimestre del 2019, le cinque aziende più grandi per capitalizzazione sono state Apple, Microsoft, Alphabet (cioè Google), Amazon, Facebook. C’è perfino un acronimo dedicato: GAFAM. Pur con dovute differenze, questi colossi multimiliardari condividono un modello di business che si basa sull’“allevamento delle persone” [«people farming» nell’originale]. Sembra qualcosa di meno altisonante del capitalismo della sorveglianza ma è molto più inquietante. Batterie intensive di miliardi di esseri umani seguono lucine, lasciano tracce ovunque, e in base a quelle tracce sono ricostruite “a ritroso” le loro abitudini, preferenze, opinioni. Le lucine che inseguivano prima sono ora modificate in modo più fedele alla ricostruzione, questi esseri sono ancora più attratti, e così via in ciclo verso il perfetto “stimolo” e il perfetto “profilo” di ogni persona. Gli apparati istituzionali e informativi tradizionali sono sempre più dipendenti sia economicamente che politicamente dai social network. Chi meglio di questi “cyberborboni” poteva somministrare feste e forca? Ci sono certamente cause dovute a una emorragia di vendite dei giornali stampati e a una crisi di credibilità della “classe” politica, per la quale «l’unica ragione del contendere è [diventata solo] l’amministrazione del potere». Temo però che con una lettura contingente ci perderemmo le derive sistemiche. A colpi di emergenze non si promette nulla di buono.

Bisognerebbe togliere la patente di voto a chi propone di togliere la patente di voto, in forza degli stessi argomenti propugnati da chi vorrebbe togliere la patente di voto.

  • I primi della lista a cui toglierla sarebbero tutti quei professoroni (quasi sempre maschi) che non riconoscono responsabilità sistemiche ma dalle loro cattedre sanzionano comportamenti poco avveduti di singole/i. È invece proprio individualizzando i problemi sociali che ci si allontana dalle soluzioni. La rinuncia più importante comincia da chi, godendo di una vista privilegiata su quelle cattedre, avrebbe più capacità per opporsi a questa “deriva sistemica” di un mondo sempre più complesso e noi sempre più imbecilli.

  • I secondi fanno parte della galassia del fact checking che fanno sfoggio della propria arguzia investigativa sui social estrattivi (people farming, capitalismo della sorveglianza) costruiti appositamente per far circolare false notizie sensazionalistiche e che attingono al pozzo nero dell’essere umano. Basta un solo fact checking per fargli cadere un castello di carte raziosuprematista foraggiato da gamificazione social, oppure – detta bene – dagli stessi rinforzi positivi azzardopatici per cui alle elezioni vincono partiti goebbelsiani.

  • E via via scorrendo nella lista troverete pure me che scrivo questo commento e che, in circolarità, vi rimando alle prime due righe.

Questi sono vari esempi di un “analfabetismo selettivo di comodo”. Chi ha gli strumenti per analizzare i problemi (e magari farci fare qualcosa verso una loro soluzione) preferisce invece consolidare proprie posizioni di potere. Troppo difficile tradire la propria classe di appartenenza.

Il mito del buon selvaggio nasceva per sfatare il mito del buon illuminato. Le blastature social vorrebbero farcelo rientrare dalla finestra.

Diciamo no all’“analfabetismo selettivo di classe”.

P.S. Mi ispiro a questo post. Le deprivazioni psicologiche sono un problema. La mancanza di cultura dell’empatia è un problema. MA parlarne nel contesto di patenti di voto ci allontana e non ci avvicina alle soluzioni, come dimostrano peraltro i commenti a quel post.