Ipocrisia anche basta
Perché a doverci vergognare e nascondere siamo sempre noi persone, in qualche modo, marginalizzate? LGBT, con HIV, con disabilità, migranti, o con più di una condizione in contemporanea. I guerrafondai, giustizialisti da tastiera, estremisti di ogni genere urlano in continuazione. Poi se sei una persona con disabilità devi piegarti alle loro aspettative: – chi si piange addosso, pieno di problemi, che chiede aiuto; – chi fa l'eroe, in una volgare pornografia dell'ispirazione e del dolore.
Anche basta. L'ultima mi arriva da qualcuno secondo cui io, HIV negativa, non dovrei parlare della mia passata relazione con un uomo HIV positivo.
Se lui è sempre stato il primo a non nascondersi, perché dovrei farlo io? Perché dovrei negare il mio passato? Non ho rubato né truffato né ammazzato qualcuno. Parlare significa esistere, far sentire la propria voce in un mondo che si muove come se tu non ci fossi; paghi le tasse, rispetti le leggi, ma guai se chiedi qualcosa in più di quello che ti concedono. Lo stigma esiste, e io sono stata fortunata a non subire ripercussioni come è accaduto ad altri nella stessa situazione, o che vivono col virus direttamente. Quando posso, cerco di dare voce anche agli altri e soprattutto di combattere l'attivismo performativo, la pornografia del dolore. Quell'atteggiamento indecente di chi parla di sé per costruire un prodotto. Io non sono in vendita, sono una persona attiva nelle cause in cui credo. E mando a quel paese l'ipocrisia.
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