E hanno una band dell'altro mondo

Qualche estate fa mi trovavo a passare di fronte ad una serie di manifesti sconcertanti. O meglio, si trattava di manifesti assolutamente normali per il periodo dell'anno ma la loro concentrazione dava come risultato un effetto particolarmente curioso. Annunciavano concerti di tribute band, in particolare c'erano le tribute band di Battisti, di Dalla e dei Queen. Ora, come forse saprete, Dalla e Battisti sono morti e lo erano anche in quell'estate. Quanto ai Queen, non sono tutti morti ma la loro figura più iconica lo è sicuramente: parlo ovviamente di Freddy Mercury i cui baffoni, assieme ai ricciolotti di Battasti e agli occhialetti di Dalla, campeggiavano in bella mostra sulla locandina del concerto che tributava loro un omaggio. Più avanti avrei avuto modo di realizzare che la mia osservazione sui cantanti morti non era particolarmente originale e a questo proposito c'è il bel libro “Retromania” che analizza questo fenomeno di cui accenna oggi il presente post, ossia il costante sguardo al passato che caratterizza i nostri tempi postmoderni. In quel momento l'unica cosa che mi veniva in mente era un racconto di Stephen King intitolato “E hanno una band dell'altro mondo” in cui una coppia in auto finisce in un paese in cui si aggirano Elvis Presley e una serie di altre celebrità della musica tutte rigorosamente defunte. Dove sono capitati? All'inferno? Nel paradiso della musica? In un'altra dimensione?

Questo momento aha (definizione che viene dalla psicanalisi ma non solo, perché ormai è tutto pop) mi ha colto di nuovo l'altro giorno, allorquando passando di fronte ad un'edicola, vedo la copertina di TGM (aka The Games Machine, rivista italiana di videogiochi) su cui campeggia come titolo di richiamo... Diablo 2! Ma com'è possibile? – mi chiedo. Ho una copia di Diablo 2 in casa... Di più: ero sicuro che fosse uscito pure un terzo capitolo, Diablo 3, investito da una serie mastodontica di critiche e polemiche, tutte giuste tra l'altro. Forse la pandemia sta massacrando la nostra sanità mentale? Osservo meglio la cover e scopro altri due titoli citati: Mass Effect e... addirittura Wing Commander!

Mi torna allora in mente, come direbbe il Battisti nominato in apertura, che quando ho cominciato a scrivere questo blog avrei voluto pensare ed elaborare un nuovo concetto di videogioco indie e che avevo cominciato a fare riflessioni in merito. Poi ho finito col fare recensioni di roba della preistoria videoludica oppure col rimpiangere i bei tempi antichi. E allora mi sono detto: basta guardare al passato! Voglio vedere al futuro e voglio cominciare a recensire videogiochi nuovi e recentissimi! Non importa se non li gioco, prendo la recensione su Gamespot, la traduco in italiano col traduttore automatico, la cambio un po', ci faccio un paio di riflessioni personali che danno umanità e colore e il gioco è fatto. Il mio sarà di nuovo un blog di videogiochi che guarda al futuro. Ma ahimè, su Gamespot il titolo di punta è Diablo 2. E il recensore si abbandona alle sue stucchevoli riflessioni personali che danno il suo personale colore, tanto da farmi pensare: dove sono le fredde recensioni anglosassoni di una volta? Ma chi vi credete di essere? Se continuate così farete la nostra fine. E niente, bisogna continuare per l'ennesima volta a fare le cose tutte da soli.

P.S. Vi ricordate dei bei tempi andati quando in America, girando in automobile, ci si poteva perdere in qualche fottuta dimensione alternativa o casa stregata e la cosa aveva pure un minimo di realismo perché non c'era il cellulare?