La recensione di Last Bronx

Siccome non bisogna sempre parlare dei massimi sistemi, parlerò del gioco a cui ho giocato più spesso recentemente, cioé Last Bronx della Sega.

Screenshot all'uopo

Last Bronx, nella sua versione PC, gira sui moderni sistemi operativi con un po' di smanettamento tecnico da parte dell'aspirante giocatore. In particolare, essendo troppo veloci le animazioni dei personaggi, è di vitale importanza limitare i frame al secondo. Chi ha una scheda grafica Nvidia può scaricarsi, se già non lo si ha sul proprio hard disk, il programma Nvidia Inspector: si crea un profilo ad hoc per l'applicazione e si modifica l'apposita opzione indicando 30 frame al secondo (almeno questo è il valore grazie al quale raggiungo la condizione di giocabilità minima). Chi non ha una scheda Nvidia può provare un programma a scelta di quelli che servono a registrare i videogiochi che in genere hanno una funzione frame limiter (ma non Fraps che limita i frame solo registrando effettivamente un video che intasa l'hard disk).

Mi rendo conto che se mi mettessi a scrivere professionalmente la recensione di un picchiaduro (perché Last Bronx è un picchiaduro cioè un gioco di combattimenti alla Street Fighter, uno contro uno, dove a suon di calci e cazzottoni si cerca di portare a zero la barra dell'energia dell'avversario) dovrei mettermi a parlare di: – numero personaggi giocabili – ambientazioni – animazioni dei personaggi – giocabilità

Perché allora non lo faccio? In realtà lo faccio, anzi lo farò soprattutto perché non possiamo sempre stare a parlare dei massimi sistemi.

Il gioco è un picchiaduro tridimensionale (ma senza accelerazione 3D) in cui sono presenti 8 personaggi giocabili più uno che, mi dicono, è eventualmente sbloccabile in quanto boss supercattivo finale (spoiler: è il fratello della ragazza poliziotta Yoko Kono, da non confondere con la vedova di Jo... ma non voglio parlare dei massimi sistemi). Il design è accattivante, anche se questa epressione sa molto di frase fatta da recensore di videogiochi. Così come è molto “frase fatta” quella che mi consentirebbe di dire che otto personaggi sono pochi. Ma pochi per cosa? Alla fine in un picchiaduro uno si sceglie sempre i suoi due o tre preferiti e poi sono finiti i tempi in cui si stava a cercare tutti i segreti, tutte le easter egg, tutte side quest, tutte le possibili opzioni. In questi tempi postmoderni già è tanto se... ma qui sto per affogare nel mare magnum dei massimi sistemi e mi blocco.

L'ambientazione dicevamo. Si tratta di una Tokio distopica con un sacco di bande tipo il film I guerrieri della notte di cui ho visto un paio di spezzoni pochi mesi fa su una di queste reti del digitale terrestre che vanno dal 20 al 30. E' un film invecchiato male, mi sembra una roba trash peggio del videogioco Double Dragon ma senza l'elemento cult del videogioco Double Dragon. Però mettersi a dare giudizi cinematografici è molto rischioso, quindi mi fermo. Non accennerò minimamente al fatto che fra le storie dei personaggi di gioco ci stanno un minimo di dinamiche lesbiche.

Le animazioni dei personaggi sono veramente belle. Sono violente, realistiche, impreziosite da un motion blur rudimentale ma efficace che esalta la traiettoria delle armi. Sì, perché i lottatori sono armati e i loro strumenti danno proprio l'idea di fare male. Mi piacciono un sacco. Adesso mi viene in mente Kurosawa che dà bastonate in un modo ignorante e molto piacevole. Ma tutti i personaggi sono ben caratterizzati, animati e tosti quando li vedi picchiare.

E anche la dinamica di gioco è ottima. Almeno per chi ama quella di Virtua Fighter, a base di tre pulsanti (guardia, pugno, calcio + combinazioni). Hai trenta secondi per combattere e finché non finisce il timer può accadere di tutto, perfino una combo che ti massacra il tuo avatar dopo che quello controllato dal computer l'avevi ridotto ad uno sputo dal KO e dal Perfect!. Ma le parti si possono anche invertire, ovviamente. A me la dinamica oggigiorno piace.

Ai suoi tempi, in sala giochi, non avrei mai infilato 100 lire in un cabinato con Last Bronx. Lo facevo solo in giochi che mi garantivano un minimo di tempo di gioco assicurato. Qua è roba che in meno di un minuto ti sei giocato il gettone. Ma adesso mi piace. Dovrei spiegare perché mi piace in rapporto alla mia fase esistenziale ma... indovinate un po? Sarei costretto a parlare dei massimi sistemi e non voglio.

Pur nella convenzionalità di questa recensione, evito di mettere un voto ma è un bel gioco, davvero.

Ah, solo una cosa: l'icona del desktop era talmente brutta che non la potevo vedere quindi ne ho creata una nuova personalmente usando la faccia di Nagi nella schermata selezione personaggi. Questo la dice lunga su quanto ho apprezzato il gioco.