Quando curavo la comunicazione ufficiale di Confindustria

Un sintomo della vecchiaia è l'indulgere nel ricordo, anche per un qualcosa di relativamente recente come internet. Non ho mai capito tutta questa esigenza di tracciare una storia dell'umanità ma ora, con gli anni che avanzano e i cambiamenti sempre più repentini, la comprendo appieno. Sì, capisco perfettamente il discorso di voler fissare gli eventi appena passati in forma scritta per poterli meglio trasmettere alle giovani generazioni. Ho ben presente la necessità di evitare che certe cose siano dimenticate affinché coloro che vengono dopo di noi (i posteri cui spetta l'ardua sentenza) si rendano conto come si sia arrivati, pian piano, a questo merdaio. Forse i miei ricordi non saranno poi così significativi ma voglio dare il mio contributo.

I blog di opinioni e riflessioni stanno scomparendo. Al loro posto ci sono invece dei siti dal design molto curato che titolano «Scopri le cinque cose che non esistono più dell'internet negli anni '00» che fanno una tassonomia ad uso e consumo dei vincitori. A me piace ricordare i perdenti. Perdenti nominali, vincitori morali.

Il Mozart sopravvalutato

Tipo quel padre di famiglia, il cui blog non esiste più, che era appassionato di musica ma se la prendeva troppo per i commenti caustici o scherzosi nei forum che frequentava. Ricordo una sua bellissima riflessione che suonava pressappoco così: ok, Mozart è stato un grande, sono tutti d'accordo, ma se si pensa che Mozart ha raggiunto la punta massima nel suo campo e se si pensa che il suo influsso sulla mia vita, che pure sono un appassionato di musica, è stato minimo, ma chi ce lo fa fare a impegnarci troppo per primeggiare? Quale eredità speriamo di lasciare col successo? E concludeva con il proposito di ritirarsi definitivamente dal blog non appena sarebbe uscito il nuovo Gear of Wars, il quale sarebbe diventato il suo nuovo e definitivo passatempo assieme a suo figlio. Proposito raggiunto, debbo aggiungere. Si è ritirato davvero. E sta ancora giocando a Gear of Wars, mi dicono.

La Tana dei Bozzoni

Oppure voglio ricordare Crippe della Tana dei Bozzoni che ha scritto un bellissimo post che un giorno vorrei ripubblicare su questo blog giacché l'ho salvato e conservato in un file in formato .txt: «Il declino che nasce dall'individuo – Ovvero: mi avete tutti rotto il cazzo». Il rant dei rant, l'apoteosi della lamentela e del pessimismo cosmico in materia di giudizi sul genere umano, destinato ad una meritata dannazione senza alcuna possibilità di redenzione dell'ultimo minuto. Anche la Tana dei Bozzoni è scomparsa e non la trovo nemmeno sulla Wayback Machine di archive.org. Ma magari qualcuno di voi avrà conservato quello splendido e profetico post sui grillini. Se è così, cercate in tutti i modi di farmelo avere.

Il blog ufficiale di Confindustria

Poi voglio ricordare un'altra cosa, cioé quella solita stronzata della «Corsa all'oro» su internet che periodicamente si ripropone. E' una cosa ciclica. Oggi, ad esempio, vedo gente che fa a gara per mostrare il culo su Onlyfans. Un tempo, lo ricorderete, c'era la corsa per accaparrarsi i domini. E poi li rivendevi a peso d'oro. Ma sarà vero che qualcuno ci si è arricchito? Allora voglio raccontarvi la mia esperienza, anche se c'entra soltanto di striscio ma aiuta a capire uno stato d'animo collettivo, uno zeitgeist diremmo oggi.

Un giorno un mio amico mi dice che si è accaparrato una mail di Google. Google distribuiva mail con il metodo della catena di Sant'Antonio. E il mio amico decide che io sarò uno dei suoi dieci fortunati che godranno dell'ambita mail di Google (il cui nome, per chi non lo sapesse, è Gmail e, a proposito, lo sapevate che il logo di Gmail secondo i complottisti richiama il grembiulino massonico? Questa del logo è una teoria del complotto antica, quasi tipo quella di Nicholas Cage vampiro o del Cronovisore di Padre Ernetti). Beh, per farla breve, con Gmail scopro Blogspot o Blogger e penso, infervorato dall'essermi accaparrato una cosa tanto rara e limitata come una mail di Google, che potrei crearmi un blog con il nome di qualche istituzione o ditta o marchio perché chissà, quelli di Google sono forti e magari in un futuro la sua piattaforma di blogging diventa importante e rinomata tipo una specie di dominio di primo livello. E poi, sicuramente sarà indicizzata bene sul motore di ricerca... E fu così che creai il blog ufficiale di Confindustria, ovvero confindustria.blogspot.com. Misi il logo ufficiale, piazzai l'immagine della sede centrale nella sidebar, inserii il vero indirizzo e numero telefonico, specificai a chiare lettere, nel titolo, che si trattava proprio del blog ufficiale. Poi mi chiesi: ma cosa potrebbe scrivere Confindustria nel suo blog ufficiale? Così mi misi a creare.

Nota: di seguito narrerò nel dettaglio il contenuto del blog ufficiale di Confindustria, una storia che non aggiunge nulla alla riflessione finale, cui si può convenientemente saltare.

Poiché sapevo scrivere soltanto tipo blog vecchia maniera, cioé diario giornaliero con riflessioni personali, mi inventai la storia di D., giovane associato che viveva nell'edificio di Confindustria assieme ad altri associati, non sempre giovanissimi, tipo l'anziano Z. Immaginavo che tutti questi associati stessero assieme nella sede a passare il tempo facendo report e ricerche, per poi andare tutti a dormire in una stessa camerata piena di letti a castello nella zona notte del palazzo. Immaginavo che Luca Cordero di Montezemolo, allora presidente, capitasse ogni tanto nella sede a dispensare magnanimità e perle di saggezza a questi associati e che, in particolar modo, il protagonista D. fosse affascinato dalla sua figura, a metà tra l'attaccamento paterno e la latente attrazione omosessuale. In uno degli episodi di vita vissuta di Confindustria, tutti gli associati appallottolavano una corposa relazione sulla giovane e vivace imprenditoria molisana per poterci giocare a calcio nel corridoio della sede, salvo poi essere redarguiti come scolaretti da Montezemolo. Oppure capitava che trattassero male gli edicolanti o i benzinai che telefonavano pensando di poter parlare con Confindustria da pari a pari, come se bastasse semplicemente avere una partita iva per essere degni di tanto onore. Ma Luca Cordero, passandosi elegantemente una mano sui lunghi e setosi capelli, ricordava loro di essere sempre umili e democratici. Un giorno D. si innamora di una giovane e vivace imprenditrice molisana che gli chiede di sposarla e di avviare assieme un'attività turistica alle pendici di un tempio sannita. D. accetta ma... che ne sarà del suo ruolo in Confindustria? La camerata con gli amici, le chiacchierate nella notte con l'anziano e rimbambito Z., la sensazione di far parte dell'elite del Paese e soprattutto, il rapporto privilegiato con l'ineffabile Luca Cordero di Montezemolo, padre, mentore, modello...

Riflessione finale

Se riepilogo tutti questi episodi del 'primo internet', apparentemente insignificanti e slegati l'uno all'altro, è per ricordare che un tempo c'era uno spirito diverso. C'era l'idea di creare e dire qualcosa di personale, facendo ricorso a spazi propri e originali, fregandosene se quel qualcosa non aveva un'aria professionale. Oggi invece vedo tanta finta professionalità in giro, anche nelle manifestazioni più estreme e spettacolari della rete. Vedo una patina di glamour che nasconde una montagna di merda, impacchettata in accattivanti confezioni chiamate, ad esempio, «social network». Sì, a proposito di merda, potrei citare De Andrè in chiave ottimistica ma De Andrè lo citano tutti, pure Salvini. Per cui, la conclusione, non può che essere un banalissimo luogo comune...

Si stava meglio quando si stava peggio.

Vecchiaia, dicevo all'inizio.