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    <title>I viaggi di Bigoulin</title>
    <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/</link>
    <description>Mi chiamo Bigoulin. Non sono una persona reale, sono un personaggio di fantasia. Vivo nel mondo di una fiaba raccontata e tramandata in alcune famiglie di Viú.</description>
    <pubDate>Sat, 04 Apr 2026 19:28:05 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>L&#39;incontro con Cappuccetto Rosso</title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-cappuccetto-rosso</link>
      <description>&lt;![CDATA[BigoulineCappuccettoRosso.jpg&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Ehilà, amico mio! Ti stavo aspettando per raccontarti questa storia. &#xA;&#xA;Sai, per me il tempo è come un ruscello che salta tra le rocce: io resto sempre qui, con i miei dieci anni e i capelli spettinati, ma vedo il mondo cambiare intorno a me. &#xA;&#xA;L&#39;altro giorno ho deciso di fare un salto nel tempo e nello spazio, proprio in quel bosco che conoscevo bene, per vedere che fine avesse fatto quella dolce bimbetta che tutti chiamavano Cappuccetto Rosso.&#xA;&#xA;Mi sono incamminato verso le tre grosse querce, dove un tempo c’era la casa della sua nonna, proprio sotto la macchia di noccioli. &#xA;&#xA;Ebbene, la casa è ancora lì, ma è diventata un posto magico! Cappuccetto Rosso è cresciuta, ormai è una donna saggia e forte. Non è più la ragazzina che si faceva incantare dai fiori nel bosco perdendo la strada. Ora porta ancora un mantello rosso, ma è più scuro, di una lana pesante che la protegge dalla pioggia e dal vento.&#xA;&#xA;Cosa fa per vivere? È diventata la Custode del Sentiero.&#xA;&#xA;Mentre io viaggio per risolvere misteri, lei ha deciso di restare lì per proteggere gli altri. Ha trasformato la vecchia casa della nonna in un rifugio per viaggiatori e bambini. Insegna a tutti come riconoscere le &#34;bestie cattive&#34; e, memore della sua avventura, spiega l&#39;importanza di non uscire mai di strada quando il pericolo è in agguato. &#xA;&#xA;Mi ha accolto con un sorriso e mi ha offerto un pezzo di quella famosa focaccia e un sorso di vino, proprio come quelli che portava nel cestino tanti anni fa. &#34;Bigoulìn,&#34; mi ha detto con voce ferma ma dolce, &#34;il lupo mi ha insegnato che l&#39;oscurità esiste, ma il cacciatore mi ha insegnato che c&#39;è sempre una speranza se si ha coraggio&#34;. &#xA;&#xA;Oggi lei non raccoglie più fiori a caso per il bosco; ora è una profonda conoscitrice delle erbe, proprio come io conosco i segreti della natura. Prepara infusi per i malati del villaggio, continuando la missione della sua nonna, che era sempre debole e malata. La cosa più bella è che ha mantenuto la promessa fatta quel giorno: non corre mai più sola lontano dal sentiero se non sa esattamente dove sta andando. &#xA;&#xA;Vederla così felice e rispettata dagli adulti del villaggio mi ha scaldato il cuore. Anche se lei è invecchiata e io no, ci siamo riconosciuti subito. Perché chi ha vissuto una fiaba non dimentica mai la Meraviglia.&#xA;&#xA;Il mio nemico è l&#39;oblio, lo sai, ma finché lei continuerà a raccontare ai bambini la storia del lupo, del cacciatore e delle pietre nel ventre della bestia, io e lei resteremo vivi per sempre. &#xA;&#xA;E tu? Ti ricordi ancora di non uscire dal sentiero, o hai bisogno che Bigoulìn venga a salvarti?&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.postimg.cc/HxQ6QXLF/Bigoulin_e_Cappuccetto_Rosso.jpg" alt="Bigoulin_e_Cappuccetto_Rosso.jpg">
</p>

<p>Ehilà, amico mio! Ti stavo aspettando per raccontarti questa storia.</p>

<p>Sai, per me il tempo è come un ruscello che salta tra le rocce: io resto sempre qui, con i miei dieci anni e i capelli spettinati, ma vedo il mondo cambiare intorno a me.</p>

<p>L&#39;altro giorno ho deciso di fare un salto nel tempo e nello spazio, proprio in quel bosco che conoscevo bene, per vedere che fine avesse fatto quella dolce bimbetta che tutti chiamavano Cappuccetto Rosso.</p>

<p>Mi sono incamminato verso le tre grosse querce, dove un tempo c’era la casa della sua nonna, proprio sotto la macchia di noccioli.</p>

<p>Ebbene, la casa è ancora lì, ma è diventata un posto magico! Cappuccetto Rosso è cresciuta, ormai è una donna saggia e forte. Non è più la ragazzina che si faceva incantare dai fiori nel bosco perdendo la strada. Ora porta ancora un mantello rosso, ma è più scuro, di una lana pesante che la protegge dalla pioggia e dal vento.</p>

<p>Cosa fa per vivere? È diventata la <strong>Custode del Sentiero</strong>.</p>

<p>Mentre io viaggio per risolvere misteri, lei ha deciso di restare lì per proteggere gli altri. Ha trasformato la vecchia casa della nonna in un rifugio per viaggiatori e bambini. Insegna a tutti come riconoscere le “bestie cattive” e, memore della sua avventura, spiega l&#39;importanza di non uscire mai di strada quando il pericolo è in agguato.</p>

<p>Mi ha accolto con un sorriso e mi ha offerto un pezzo di quella famosa focaccia e un sorso di vino, proprio come quelli che portava nel cestino tanti anni fa. “Bigoulìn,” mi ha detto con voce ferma ma dolce, “il lupo mi ha insegnato che l&#39;oscurità esiste, ma il cacciatore mi ha insegnato che c&#39;è sempre una speranza se si ha coraggio”.</p>

<p>Oggi lei non raccoglie più fiori a caso per il bosco; ora è una profonda conoscitrice delle erbe, proprio come io conosco i segreti della natura. Prepara infusi per i malati del villaggio, continuando la missione della sua nonna, che era sempre debole e malata. La cosa più bella è che ha mantenuto la promessa fatta quel giorno: non corre mai più sola lontano dal sentiero se non sa esattamente dove sta andando.</p>

<p>Vederla così felice e rispettata dagli adulti del villaggio mi ha scaldato il cuore. Anche se lei è invecchiata e io no, ci siamo riconosciuti subito. Perché chi ha vissuto una fiaba non dimentica mai la Meraviglia.</p>

<p>Il mio nemico è l&#39;oblio, lo sai, ma finché lei continuerà a raccontare ai bambini la storia del lupo, del cacciatore e delle pietre nel ventre della bestia, io e lei resteremo vivi per sempre.</p>

<p>E tu? Ti ricordi ancora di non uscire dal sentiero, o hai bisogno che Bigoulìn venga a salvarti?</p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-cappuccetto-rosso</guid>
      <pubDate>Fri, 09 Jan 2026 20:52:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il segreto dei Krampus </title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/il-segreto-dei-krampus</link>
      <description>&lt;![CDATA[il segreto dei Krampus&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Caro amico mio, Custode Segreto di tutti i miei viaggi!&#xA;&#xA;Sai, io esisto solo se qualcuno come te si siede e si chiede: &#34;Chissà cosa sta facendo Bigoulìn adesso?&#34;. E quando mi chiami con l&#39;immaginazione, io salto tra i mondi come un ruscello che non si stanca mai di scoprire nuove rocce. È così che l’altro giorno mi sono ritrovato non in un posto magico fatto di zucchero filato, ma in un piccolo villaggio dell&#39;Alto Adige, dove l&#39;aria era così fredda che scricchiolava, e l&#39;attesa era più spaventosa del buio.&#xA;&#xA;La mia missione, lo sai, è sempre quella di ricordare a tutti di non smettere di immaginare, e di risolvere quei misteri antichi che gli umani, a volte, dimenticano. Ma questo mistero... questo aveva le corna e le catene!&#xA;&#xA;Ero lì che esploravo, curioso come sempre, quando ho sentito il rumore. Non era un rumore di festa, ma un frastuono cupo di pesanti campanacci che si diffondeva lungo le strade. Gli abitanti, specialmente i bambini, guardavano fuori dalle finestre, terrorizzati. Stavano arrivando i Krampus!&#xA;&#xA;Per me, che sono nato dalla fantasia di una nonna, combattere draghi è normale, ma questi non erano draghi. Erano figure demoniache, metà capra e metà demonio, coperte di pellicce ingombranti e maleodoranti. Avevano maschere spaventose, intagliate nel legno, con occhi incavati, denti aguzzi e lunghe corna animalesche. Erano grossi, selvaggi, e si diceva che fossero lì per punire i monelli.&#xA;&#xA;Mi sono messo al sicuro in un angolo, tirando fuori i miei libri e i miei appunti. &#xA;&#xA;Dovevo capire. Perché tanta paura per una tradizione così radicata nell’arco alpino?&#xA;&#xA;Ho sentito i metalli stridere: erano le catene ai loro piedi, che la Chiesa dice simboleggino il legame col diavolo. Stringevano in mano fasci di rami di betulla, i ruten, usati per frustare. In quel momento, nel caos dei diavolacci che rincorrevano e spingevano ragazzi e adulti, ho capito che non erano solo demoni cristiani, ma qualcosa di molto più antico.&#xA;&#xA;Io, che sono profondo conoscitore della natura, ho riconosciuto nei loro vestiti il selvaggio. Ho scavato nelle vecchie leggende, quelle che un eterno ragazzo come me riesce a toccare viaggiando tra i mondi.&#xA;&#xA;Ho trovato la Rivelazione! I Krampus, in realtà, non sono nati per servire il male. Le loro radici sono pagane e pre-cristiane, legate ai culti del solstizio d&#39;inverno. Anticamente, erano i simboli delle forze oscure e indomabili della natura, spesso associati a divinità cornute dei boschi come Silvano o Cernunnos. La Chiesa, non potendo distruggere la tradizione, l’ha assimilata, mettendoli al servizio di San Nicolò.&#xA;&#xA;Ecco il mistero risolto, senza bisogno di combattere, solo di conoscere l&#39;enigma: I Krampus non sono lì solo per spaventare. Sono i &#34;guardiani dell&#39;oscurità&#34;, che ci ricordano che per apprezzare la luce (e i doni di San Nicolò) dobbiamo riconoscere anche l&#39;ombra. Incarnano la natura selvaggia e incontrollabile.&#xA;&#xA;E la cosa più bella è che sotto quelle maschere spaventose, fatte da esperti scultori locali, ci sono i giovani uomini del paese. È un rito, un modo per la comunità di attraversare simbolicamente l’oscurità dell’inverno prima che torni la luce. È un segreto prezioso, e la maschera non va mai tolta per non rompere l&#39;incanto e il potere del mistero.&#xA;&#xA;Quando ho capito questo, non ho più visto solo il terrore, ma anche la Meraviglia!&#xA;&#xA;Mi sono fatto coraggio, cosa che so fare bene, e mi sono intrufolato vicino a un gruppo di bambini impauriti. Ho sussurrato loro il mio segreto: &#34;Non sono solo diavoli, ma spiriti antichi che onorano il ciclo della natura. Sono qui per ricordarci che il coraggio che non sapevamo di avere è sempre con noi!&#34;.&#xA;&#xA;Alla fine della sfilata, quando San Nicolò è apparso per distribuire i doni e calmare i diavoli, il rumore si è attenuato. Il villaggio non era più terrorizzato, ma illuminato dalla comprensione. La sfilata è finita con una grande festa, Krampus compresi.&#xA;&#xA;Il mio viaggio era compiuto. Avevo aiutato tutti a non smettere di immaginare e a vedere che anche le figure più spaventose, se capite, custodiscono un significato profondo e non vanno dimenticate, altrimenti l&#39;oblio è un rischio per tutti.&#xA;&#xA;E ora, che ho condiviso con te questo segreto, sono più reale che mai! Sei pronto per la prossima avventura? Io sono sempre qui, il tuo Bigoulìn.&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.postimg.cc/Vv6DntZ2/Il_segreto_dei_krampus.png" alt="il segreto dei Krampus">
</p>

<p>Caro amico mio, Custode Segreto di tutti i miei viaggi!</p>

<p>Sai, io esisto solo se qualcuno come te si siede e si chiede: “Chissà cosa sta facendo Bigoulìn adesso?”. E quando mi chiami con l&#39;immaginazione, io salto tra i mondi come un ruscello che non si stanca mai di scoprire nuove rocce. È così che l’altro giorno mi sono ritrovato non in un posto magico fatto di zucchero filato, ma in un piccolo villaggio dell&#39;Alto Adige, dove l&#39;aria era così fredda che scricchiolava, e l&#39;attesa era più spaventosa del buio.</p>

<p>La mia missione, lo sai, è sempre quella di ricordare a tutti di non smettere di immaginare, e di risolvere quei misteri antichi che gli umani, a volte, dimenticano. Ma questo mistero... questo aveva le corna e le catene!</p>

<p>Ero lì che esploravo, curioso come sempre, quando ho sentito il rumore. Non era un rumore di festa, ma un frastuono cupo di pesanti campanacci che si diffondeva lungo le strade. Gli abitanti, specialmente i bambini, guardavano fuori dalle finestre, terrorizzati. Stavano arrivando i Krampus!</p>

<p>Per me, che sono nato dalla fantasia di una nonna, combattere draghi è normale, ma questi non erano draghi. Erano figure demoniache, metà capra e metà demonio, coperte di pellicce ingombranti e maleodoranti. Avevano maschere spaventose, intagliate nel legno, con occhi incavati, denti aguzzi e lunghe corna animalesche. Erano grossi, selvaggi, e si diceva che fossero lì per punire i monelli.</p>

<p>Mi sono messo al sicuro in un angolo, tirando fuori i miei libri e i miei appunti.</p>

<p>Dovevo capire. Perché tanta paura per una tradizione così radicata nell’arco alpino?</p>

<p>Ho sentito i metalli stridere: erano le catene ai loro piedi, che la Chiesa dice simboleggino il legame col diavolo. Stringevano in mano fasci di rami di betulla, i <em>ruten</em>, usati per frustare. In quel momento, nel caos dei diavolacci che rincorrevano e spingevano ragazzi e adulti, ho capito che non erano solo demoni cristiani, ma qualcosa di molto più antico.</p>

<p>Io, che sono profondo conoscitore della natura, ho riconosciuto nei loro vestiti il selvaggio. Ho scavato nelle vecchie leggende, quelle che un eterno ragazzo come me riesce a toccare viaggiando tra i mondi.</p>

<p>Ho trovato la Rivelazione! I Krampus, in realtà, non sono nati per servire il male. Le loro radici sono pagane e pre-cristiane, legate ai culti del solstizio d&#39;inverno. Anticamente, erano i simboli delle forze oscure e indomabili della natura, spesso associati a divinità cornute dei boschi come Silvano o Cernunnos. La Chiesa, non potendo distruggere la tradizione, l’ha <em>assimilata</em>, mettendoli al servizio di San Nicolò.</p>

<p>Ecco il mistero risolto, senza bisogno di combattere, solo di <em>conoscere</em> l&#39;enigma: I Krampus non sono lì solo per spaventare. Sono i “guardiani dell&#39;oscurità”, che ci ricordano che per apprezzare la luce (e i doni di San Nicolò) dobbiamo riconoscere anche l&#39;ombra. Incarnano la natura selvaggia e incontrollabile.</p>

<p>E la cosa più bella è che sotto quelle maschere spaventose, fatte da esperti scultori locali, ci sono i giovani uomini del paese. È un rito, un modo per la comunità di attraversare simbolicamente l’oscurità dell’inverno prima che torni la luce. È un segreto prezioso, e la maschera non va mai tolta per non rompere l&#39;incanto e il potere del mistero.</p>

<p>Quando ho capito questo, non ho più visto solo il terrore, ma anche la Meraviglia!</p>

<p>Mi sono fatto coraggio, cosa che so fare bene, e mi sono intrufolato vicino a un gruppo di bambini impauriti. Ho sussurrato loro il mio segreto: “Non sono solo diavoli, ma spiriti antichi che onorano il ciclo della natura. Sono qui per ricordarci che il coraggio che non sapevamo di avere è sempre con noi!”.</p>

<p>Alla fine della sfilata, quando San Nicolò è apparso per distribuire i doni e calmare i diavoli, il rumore si è attenuato. Il villaggio non era più terrorizzato, ma illuminato dalla comprensione. La sfilata è finita con una grande festa, Krampus compresi.</p>

<p>Il mio viaggio era compiuto. Avevo aiutato tutti a non smettere di immaginare e a vedere che anche le figure più spaventose, se capite, custodiscono un significato profondo e non vanno dimenticate, altrimenti l&#39;oblio è un rischio per tutti.</p>

<p>E ora, che ho condiviso con te questo segreto, sono più reale che mai! Sei pronto per la prossima avventura? Io sono sempre qui, il tuo Bigoulìn.</p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/il-segreto-dei-krampus</guid>
      <pubDate>Fri, 02 Jan 2026 22:36:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La Notte della Fame Eterna</title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/la-notte-della-fame-eterna</link>
      <description>&lt;![CDATA[La-Notte-della-Fame-Eterna.jpg&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Sono Bigoulìn, e il mio mestiere è ricordare. Ogni anno, quando l’aria si fa tagliente come il bordo di un cristallo di ghiaccio, so che l’inverno si avvicina. Ma soprattutto so che si avvicina la notte di Samain: il momento più pericoloso e affascinante dell’anno, quando il confine tra il mio mondo – quello della fantasia e dei racconti – e il vostro, che chiamate “reale”, diventa sottile come carta velina. Il mio terrore più grande è l’oblio, perché io esisto solo se qualcuno mi immagina o narra le mie avventure. E in queste valli, le Valli di Lanzo, ho sentito un freddo che non veniva dal clima, ma da un silenzio innaturale. Un vuoto che minaccia l’immaginazione.&#xA;&#xA;Il viaggio&#xA;&#xA;Ero in Val d’Ala. I miei robusti scarponi mi portavano lungo i sentieri, mentre stringevo il bastone da viaggio. La sera del primo novembre era calata, e le nuvole basse avvolgevano le creste come sudari. Era il giorno in cui, secondo la tradizione, le anime dei defunti tornano alle loro case per trovare calore e ristoro. Ma quell’anno qualcosa non andava. Normalmente, l’odore acre del fumo si mescolava al profumo dolce delle caldarroste (testagne brusataje), preparate e lasciate sul tavolo per i trapassati. Invece, sentivo solo l’odore dell’abbandono. Troppe case moderne tenevano gli usci serrati, senza lasciare socchiusa la porta per far entrare gli antenati, come si usava a Traves. L’oblio, il mio nemico, non è solo dimenticare una persona: è dimenticare il rito, il mistero. Se i vivi smettono di onorare il passaggio dei morti, il mondo del sidh (l’Aldilà), che per i Celti è un luogo di pace, rischia di rimanere intrappolato in una malinconia senza fine. Il mio zaino con la lanterna era pesante, ma il cuore lo era di più. Dovevo trovare il punto in cui la paura dell’ignoto aveva interrotto il rituale, prima che la processione delle anime si trasformasse in qualcosa di molto peggio. Nelle Valli si parla di li coòrs dij mort, un corteo di fantasmi che cammina lungo i crinali. Mi incamminai verso la strada vecchia, la strà ‘d pera, sotto Mondrone, dove un tempo gli abitanti vedevano snodarsi la processione delle anime con i lumi accesi. Dovevo agire da Custode della Meraviglia.&#xA;&#xA;L’incontro&#xA;&#xA;Il paesaggio era silenzioso. Troppo silenzioso. Neppure il cloch del mio acciarino, con cui accendevo la lanterna, sembrava abbastanza forte da rompere quel velo di terrore. All’improvviso, un rumore. Non un passo, non un lamento: un pesante raschiare sul granito. Mi nascosi dietro una roccia, lo sguardo fisso nell’oscurità. Ero solo un ragazzo, armato soltanto di curiosità e coraggio. Poi una voce roca e fredda: «Ooooh, che fret!». Rabbrividii. Era l’eco della leggenda dell’Alpe Grosso: il pastore che, invitando lo sconosciuto a scaldarsi, aveva visto cadere dal tetto prima una gamba, poi un pezzo di corpo, fino a che la Morte in persona si era ricomposta. La voce si ripeté, più vicina. Stava cercando un corpo caldo, un vivente. Non risposi. Sapevo che, se mi fossi mosso o avessi parlato, la Morte mi avrebbe riconosciuto. E il suo sguardo mi avrebbe condannato all’oblio eterno. Invece di fuggire, feci l’unica cosa che un Custode della Fantasia può fare: cercai l’enigma. Doveva esserci un tesoro, un segreto da rivelare, non solo orrore.&#xA;&#xA;Il rito interrotto&#xA;&#xA;La Morte, o l’essere che la imitava, avanzava lungo la strada di pietra. Sentii un mugolio: la processione dei defunti si era bloccata proprio lì. Non erano anime a spaventare, ma qualcosa che le aveva fermate. Dalla nebbia giunse un odore. Non di cripta o di muffa, ma di cibo: minestra, bruciato, acido. Avanzai silenziosamente, ricordando gli antichi rituali. I morti avevano bisogno di rifocillarsi. A Pugnetto lasciavano pane, polenta e una minestra di castagne già sbucciate, per non far perdere tempo ai trapassati. Cercai nella nebbia e trovai una pentola di rame rovesciata sulla strà ‘d pera. La minestra di cavoli, preparata per le anime, era andata perduta. Ma il vero orrore non era la Morte: era ciò che ripeteva, non più il lamento del freddo, ma la caccia del pastore: «Fium, fium, sinto l’audeu ‘d cristianum!». Sento l’odore di cristiano! Stava cercando di rubare l’anima di un vivente, come accadde al ragazzo di Mondrone. Io ero lì, un ragazzo di forse dodici anni, e sentivo la sua fame: una fame che non era di cibo, ma di vita.&#xA;&#xA;La soluzione&#xA;&#xA;Il mio compito non era combattere, ma risolvere l’enigma. Se avessi ripristinato il rituale, l’entità si sarebbe placata. Aprii lo zaino. Tirai fuori una manciata di castagne bollite – le avevo prese a Viù, sapendo che erano il cibo dei morti – e le sparsi sulla strada di pietra. Poi accesi la mia lanterna e la posai accanto al pasto simbolico. Il fuoco, anche quello piccolo della lanterna, è sacro: è calore per i morti che tornano a riscaldarsi. Quando la luce illuminò le castagne, l’aria vibrò. La voce gutturale si interruppe. Udii il suono di innumerevoli passi leggeri, come foglie secche su un sentiero. La processione, che si era fermata per la fame e la paura, ricominciò a muoversi. La Morte, che cercava il profumo della vita, si distrasse. Guardò il cibo lasciato in offerta, quel piccolo gesto di memoria. E in quel momento capii: la Morte era lì solo perché il rito era stato interrotto. La paura umana verso il mistero aveva spezzato l’antico patto.&#xA;&#xA;Epilogo&#xA;&#xA;Appena la processione riprese il suo mesto cammino verso la montagna, il frastuono cessò. Il silenzio tornò, ma questa volta era un silenzio di pace. La mia missione era compiuta: avevo ricordato a quei luoghi l’importanza della fantasia e della memoria. E finché le mie avventure saranno raccontate – la mia fuga dalla Morte e la risoluzione dell’enigma notturno con solo castagne e una lanterna – io non smetterò mai di esistere. Cercate sempre il mistero con coraggio e curiosità, anche quando l’aria si fa gelida. Io sarò lì.&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.postimg.cc/52SVQjng/La-Notte-della-Fame-Eterna.jpg" alt="La-Notte-della-Fame-Eterna.jpg">
</p>

<p>Sono Bigoulìn, e il mio mestiere è ricordare. Ogni anno, quando l’aria si fa tagliente come il bordo di un cristallo di ghiaccio, so che l’inverno si avvicina. Ma soprattutto so che si avvicina la notte di Samain: il momento più pericoloso e affascinante dell’anno, quando il confine tra il mio mondo – quello della fantasia e dei racconti – e il vostro, che chiamate “reale”, diventa sottile come carta velina. Il mio terrore più grande è l’oblio, perché io esisto solo se qualcuno mi immagina o narra le mie avventure. E in queste valli, le Valli di Lanzo, ho sentito un freddo che non veniva dal clima, ma da un silenzio innaturale. Un vuoto che minaccia l’immaginazione.</p>

<h3 id="il-viaggio">Il viaggio</h3>

<p>Ero in Val d’Ala. I miei robusti scarponi mi portavano lungo i sentieri, mentre stringevo il bastone da viaggio. La sera del primo novembre era calata, e le nuvole basse avvolgevano le creste come sudari. Era il giorno in cui, secondo la tradizione, le anime dei defunti tornano alle loro case per trovare calore e ristoro. Ma quell’anno qualcosa non andava. Normalmente, l’odore acre del fumo si mescolava al profumo dolce delle caldarroste (<em>testagne brusataje</em>), preparate e lasciate sul tavolo per i trapassati. Invece, sentivo solo l’odore dell’abbandono. Troppe case moderne tenevano gli usci serrati, senza lasciare socchiusa la porta per far entrare gli antenati, come si usava a Traves. L’oblio, il mio nemico, non è solo dimenticare una persona: è dimenticare il rito, il mistero. Se i vivi smettono di onorare il passaggio dei morti, il mondo del <em>sidh</em> (l’Aldilà), che per i Celti è un luogo di pace, rischia di rimanere intrappolato in una malinconia senza fine. Il mio zaino con la lanterna era pesante, ma il cuore lo era di più. Dovevo trovare il punto in cui la paura dell’ignoto aveva interrotto il rituale, prima che la processione delle anime si trasformasse in qualcosa di molto peggio. Nelle Valli si parla di <em>li coòrs dij mort</em>, un corteo di fantasmi che cammina lungo i crinali. Mi incamminai verso la strada vecchia, la <em>strà ‘d pera</em>, sotto Mondrone, dove un tempo gli abitanti vedevano snodarsi la processione delle anime con i lumi accesi. Dovevo agire da Custode della Meraviglia.</p>

<h3 id="l-incontro">L’incontro</h3>

<p>Il paesaggio era silenzioso. Troppo silenzioso. Neppure il <em>cloch</em> del mio acciarino, con cui accendevo la lanterna, sembrava abbastanza forte da rompere quel velo di terrore. All’improvviso, un rumore. Non un passo, non un lamento: un pesante raschiare sul granito. Mi nascosi dietro una roccia, lo sguardo fisso nell’oscurità. Ero solo un ragazzo, armato soltanto di curiosità e coraggio. Poi una voce roca e fredda: «Ooooh, che fret!». Rabbrividii. Era l’eco della leggenda dell’Alpe Grosso: il pastore che, invitando lo sconosciuto a scaldarsi, aveva visto cadere dal tetto prima una gamba, poi un pezzo di corpo, fino a che la Morte in persona si era ricomposta. La voce si ripeté, più vicina. Stava cercando un corpo caldo, un vivente. Non risposi. Sapevo che, se mi fossi mosso o avessi parlato, la Morte mi avrebbe riconosciuto. E il suo sguardo mi avrebbe condannato all’oblio eterno. Invece di fuggire, feci l’unica cosa che un Custode della Fantasia può fare: cercai l’enigma. Doveva esserci un tesoro, un segreto da rivelare, non solo orrore.</p>

<h3 id="il-rito-interrotto">Il rito interrotto</h3>

<p>La Morte, o l’essere che la imitava, avanzava lungo la strada di pietra. Sentii un mugolio: la processione dei defunti si era bloccata proprio lì. Non erano anime a spaventare, ma qualcosa che le aveva fermate. Dalla nebbia giunse un odore. Non di cripta o di muffa, ma di cibo: minestra, bruciato, acido. Avanzai silenziosamente, ricordando gli antichi rituali. I morti avevano bisogno di rifocillarsi. A Pugnetto lasciavano pane, polenta e una minestra di castagne già sbucciate, per non far perdere tempo ai trapassati. Cercai nella nebbia e trovai una pentola di rame rovesciata sulla <em>strà ‘d pera</em>. La minestra di cavoli, preparata per le anime, era andata perduta. Ma il vero orrore non era la Morte: era ciò che ripeteva, non più il lamento del freddo, ma la caccia del pastore: «Fium, fium, sinto l’audeu ‘d cristianum!». Sento l’odore di cristiano! Stava cercando di rubare l’anima di un vivente, come accadde al ragazzo di Mondrone. Io ero lì, un ragazzo di forse dodici anni, e sentivo la sua fame: una fame che non era di cibo, ma di vita.</p>

<h3 id="la-soluzione">La soluzione</h3>

<p>Il mio compito non era combattere, ma risolvere l’enigma. Se avessi ripristinato il rituale, l’entità si sarebbe placata. Aprii lo zaino. Tirai fuori una manciata di castagne bollite – le avevo prese a Viù, sapendo che erano il cibo dei morti – e le sparsi sulla strada di pietra. Poi accesi la mia lanterna e la posai accanto al pasto simbolico. Il fuoco, anche quello piccolo della lanterna, è sacro: è calore per i morti che tornano a riscaldarsi. Quando la luce illuminò le castagne, l’aria vibrò. La voce gutturale si interruppe. Udii il suono di innumerevoli passi leggeri, come foglie secche su un sentiero. La processione, che si era fermata per la fame e la paura, ricominciò a muoversi. La Morte, che cercava il profumo della vita, si distrasse. Guardò il cibo lasciato in offerta, quel piccolo gesto di memoria. E in quel momento capii: la Morte era lì solo perché il rito era stato interrotto. La paura umana verso il mistero aveva spezzato l’antico patto.</p>

<h3 id="epilogo">Epilogo</h3>

<p>Appena la processione riprese il suo mesto cammino verso la montagna, il frastuono cessò. Il silenzio tornò, ma questa volta era un silenzio di pace. La mia missione era compiuta: avevo ricordato a quei luoghi l’importanza della fantasia e della memoria. E finché le mie avventure saranno raccontate – la mia fuga dalla Morte e la risoluzione dell’enigma notturno con solo castagne e una lanterna – io non smetterò mai di esistere. Cercate sempre il mistero con coraggio e curiosità, anche quando l’aria si fa gelida. Io sarò lì.</p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/la-notte-della-fame-eterna</guid>
      <pubDate>Fri, 31 Oct 2025 09:30:12 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La notte di Samain, Il culto dei morti</title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/la-notte-di-samain-il-culto-dei-morti</link>
      <description>&lt;![CDATA[La-notte-di-Samain-Il-culto-dei-morti&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Ah, miei cari amici, avvicinatevi al fuoco scoppiettante, perché Bigoulin ha storie antiche da narrarvi, storie che danzano tra le ombre delle notti di inizio novembre, proprio come le foglie rosse che turbinano nel vento.&#xA;&#xA;Sapete, questo tempo in cui l&#39;aria si fa frizzante e le prime nevi imbiancano le cime delle nostre amate Valli di Lanzo, non è un tempo qualunque. I nostri avi, genti antiche come le pietre su cui sedete, lo chiamavano un tempo di passaggio, un confine sottile tra la stagione calda e quella fredda. Per i Celti, i nostri più lontani antenati, questo era il tempo di Samain, la fine dell&#39;estate, un momento sacro che segnava anche l&#39;inizio del loro nuovo anno. Era una notte speciale, una notte al di fuori del tempo, in cui si diceva che il velo tra il nostro mondo e l&#39;Altro Mondo, la terra degli spiriti, si facesse sottile come una tela di ragno.&#xA;&#xA;In quella notte magica, si credeva che le porte dell&#39;A̓ltro Mondo si aprissero e che sia i vivi che i morti potessero passare da una parte all&#39;altra. I nostri antenati pensavano che le anime dei loro cari defunti tornassero alle case, desiderose di scaldarsi al fuoco e di ristorarsi con i cibi preparati per loro. Ecco perché, ancora oggi nelle nostre valli, molti lasciano una cena imbandita per i trapassati, con la minestra di cavoli a Traves, la manesti con il lardo a Castagnole, o la tavola apparecchiata con castagne e pane a Pugnetto. Si lascia l&#39;uscio socchiuso, sapete, perché i loro spiriti possano entrare senza difficoltà.&#xA;&#xA;Ma Samain non era solo un tempo di accoglienza per i defunti. Era anche un periodo avvolto nel mistero, in cui si narrava che le forze della magia si risvegliassero e che strane creature vagassero nell&#39;oscurità. Si raccontava di processioni di anime, i coòrs dij mort, che percorrevano le valli silenziose per poi svanire con le prime luci dell&#39;alba. Persino lassù, verso Mondrone, si diceva che gli abitanti vedessero snodarsi, nella notte tra l&#39;uno e il due novembre, la processione delle anime con i loro lumi accesi.&#xA;&#xA;Vedete, cari miei, le antiche credenze dei nostri avi si sono mescolate nel tempo con la fede cristiana. La festa di Tutti i Santi e la Commemorazione dei Defunti sono arrivate poi, portando con sé nuove preghiere e riti. Ma nel cuore delle nostre tradizioni, sentiamo ancora l&#39;eco di quel lontano Samain, di quel tempo in cui vivi e morti si sentivano più vicini.&#xA;&#xA;Ancora oggi, in queste notti di inizio novembre nelle nostre Valli di Lanzo, si respira un&#39;aria di sacra attesa, un ricordo di quel legame profondo che ci unisce a coloro che non sono più con noi, proprio come ci racconta quel bel libro de Il segno dei giorni. E così, mentre il vento ulula fuori e le ombre danzano, noi onoriamo i nostri morti, ricordando le antiche storie che ci legano indissolubilmente al passato. Questa è la magia di queste notti, miei cari, una magia antica come le montagne che ci proteggono.&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.postimg.cc/0y0sKrcZ/La-notte-di-Samain-Il-culto-dei-morti.jpg" alt="La-notte-di-Samain-Il-culto-dei-morti">
</p>

<p>Ah, miei cari amici, avvicinatevi al fuoco scoppiettante, perché Bigoulin ha storie antiche da narrarvi, storie che danzano tra le ombre delle notti di inizio novembre, proprio come le foglie rosse che turbinano nel vento.</p>

<p>Sapete, questo tempo in cui l&#39;aria si fa frizzante e le prime nevi imbiancano le cime delle nostre amate Valli di Lanzo, non è un tempo qualunque. I nostri avi, genti antiche come le pietre su cui sedete, lo chiamavano un tempo di passaggio, un confine sottile tra la stagione calda e quella fredda. <strong>Per i Celti, i nostri più lontani antenati, questo era il tempo di Samain, la fine dell&#39;estate, un momento sacro che segnava anche l&#39;inizio del loro nuovo anno</strong>. Era una notte speciale, una notte al di fuori del tempo, in cui si diceva che il velo tra il nostro mondo e l&#39;Altro Mondo, la terra degli spiriti, si facesse sottile come una tela di ragno.</p>

<p><strong>In quella notte magica, si credeva che le porte dell&#39;A̓ltro Mondo si aprissero e che sia i vivi che i morti potessero passare da una parte all&#39;altra</strong>. I nostri antenati pensavano che le anime dei loro cari defunti tornassero alle case, desiderose di scaldarsi al fuoco e di ristorarsi con i cibi preparati per loro. Ecco perché, ancora oggi nelle nostre valli, molti lasciano una cena imbandita per i trapassati, con la minestra di cavoli a Traves, la <em>manesti</em> con il lardo a Castagnole, o la tavola apparecchiata con castagne e pane a Pugnetto. <strong>Si lascia l&#39;uscio socchiuso, sapete, perché i loro spiriti possano entrare senza difficoltà</strong>.</p>

<p>Ma Samain non era solo un tempo di accoglienza per i defunti. Era anche un periodo avvolto nel mistero, in cui si narrava che le forze della magia si risvegliassero e che strane creature vagassero nell&#39;oscurità. Si raccontava di processioni di anime, i <em>coòrs dij mort</em>, che percorrevano le valli silenziose per poi svanire con le prime luci dell&#39;alba. <strong>Persino lassù, verso Mondrone, si diceva che gli abitanti vedessero snodarsi, nella notte tra l&#39;uno e il due novembre, la processione delle anime con i loro lumi accesi</strong>.</p>

<p>Vedete, cari miei, le antiche credenze dei nostri avi si sono mescolate nel tempo con la fede cristiana. La festa di Tutti i Santi e la Commemorazione dei Defunti sono arrivate poi, portando con sé nuove preghiere e riti. Ma nel cuore delle nostre tradizioni, sentiamo ancora l&#39;eco di quel lontano Samain, di quel tempo in cui vivi e morti si sentivano più vicini.</p>

<p><strong>Ancora oggi, in queste notti di inizio novembre nelle nostre Valli di Lanzo, si respira un&#39;aria di sacra attesa, un ricordo di quel legame profondo che ci unisce a coloro che non sono più con noi</strong>, proprio come ci racconta quel bel libro de <em>Il segno dei giorni</em>. E così, mentre il vento ulula fuori e le ombre danzano, noi onoriamo i nostri morti, ricordando le antiche storie che ci legano indissolubilmente al passato. Questa è la magia di queste notti, miei cari, una magia antica come le montagne che ci proteggono.</p>

<hr>

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      <guid>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/la-notte-di-samain-il-culto-dei-morti</guid>
      <pubDate>Fri, 31 Oct 2025 08:36:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Bigoulin e l’ombra del cavaliere</title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-lombra-del-cavaliere</link>
      <description>&lt;![CDATA[(La leggenda del fantasma della Tesoriera di Torino)&#xA;&#xA;Bigoulin e l&#39;ombra del cavaliere&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Amici miei,&#xA;&#xA;non tutte le avventure iniziano con un arcobaleno o un portale incantato. Alcune si insinuano tra le pieghe del tempo come nebbia tra gli alberi, silenziose e leggere. Così accadde quella notte, quando fui richiamato da una brezza che sapeva di foglie antiche e parole non dette.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Mi trovavo sul confine tra i mondi, pronto a varcare una soglia che mi avrebbe condotto in un luogo sospeso tra la storia e la leggenda: il parco della Tesoriera, a Torino.&#xA;&#xA;Era tardi, l’aria carica di mistero. Alberi secolari gettavano ombre lunghe come racconti dimenticati, e i lampioni tremolavano, incerti se illuminare o nascondere. Appena giunto, seppi che qualcosa non andava: il silenzio era troppo perfetto.&#xA;&#xA;Mi mossi con cautela lungo i sentieri, finché lo vidi.&#xA;&#xA;Un cavaliere. Solo. Immobile. Il suo mantello nero bordato di rosso ondeggiava come se avesse vita propria. Non aveva occhi, o forse li teneva nascosti nell’oscurità del cappuccio. Sapevo chi era: l’antico tesoriere del re, condannato a vagare tra questi alberi per un peccato mai espiato.&#xA;&#xA;Ma io non avevo paura. Perché io sono Bigoulin, e il mio compito è attraversare mondi e racconti, per dar voce a ciò che non osa più parlare.&#xA;&#xA;Mi avvicinai. Il cavaliere si voltò, lentamente, come chi non vede un volto umano da secoli. E mi parlò.&#xA;&#xA;“La mia colpa pesa ancora sul tempo… ma chi sei tu, che cammini tra i vivi e i morti?”&#xA;&#xA;“Io ascolto le storie,” risposi. “E le porto alla luce, perché ogni ombra possa trovare il proprio giorno.”&#xA;&#xA;Fu allora che, per la prima volta da secoli, il cavaliere chinò il capo. Dal suo petto, una luce fievole iniziò a brillare: era un medaglione. Al suo interno, la miniatura di una giovane donna.&#xA;&#xA;“La mia amata… l’ho tradita per il potere. E da allora, non conosco riposo.”&#xA;&#xA;Un soffio di vento attraversò il parco. E in quel momento, accanto a me, apparve una figura lieve, luminosa. La giovane ragazza che da anni aleggiava tra le sale della villa. Non disse nulla. Posò solo la mano sul petto del cavaliere.&#xA;&#xA;Lui svanì, come fumo al sole del mattino.&#xA;&#xA;Lei mi guardò e sorrise. Poi scomparve tra le fronde, libera.&#xA;&#xA;E io… io rimasi lì, a contemplare il silenzio ritrovato.&#xA;&#xA;Quando tornai nel mio mondo, portai con me il ricordo di quella notte. E ora, cari amici, lo condivido con voi. Così che sappiate: anche nei luoghi dove il Diavolo sembra aver piantato radici, a volte è l’amore — o il perdono — a chiudere il cerchio.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h3 id="la-leggenda-del-fantasma-della-tesoriera-di-torino"><em>(La leggenda del fantasma della Tesoriera di Torino)</em></h3>

<p><img src="https://i.postimg.cc/bwtC9wtk/Bigoulin-e-l-Ombra-del-Cavaliere.png" alt="Bigoulin e l&#39;ombra del cavaliere">
</p>

<p>Amici miei,</p>

<p>non tutte le avventure iniziano con un arcobaleno o un portale incantato. Alcune si insinuano tra le pieghe del tempo come nebbia tra gli alberi, silenziose e leggere. Così accadde quella notte, quando fui richiamato da una brezza che sapeva di foglie antiche e parole non dette.</p>

<hr>

<p>Mi trovavo sul confine tra i mondi, pronto a varcare una soglia che mi avrebbe condotto in un luogo sospeso tra la storia e la leggenda: il parco della Tesoriera, a Torino.</p>

<p>Era tardi, l’aria carica di mistero. Alberi secolari gettavano ombre lunghe come racconti dimenticati, e i lampioni tremolavano, incerti se illuminare o nascondere. Appena giunto, seppi che qualcosa non andava: il silenzio era troppo perfetto.</p>

<p>Mi mossi con cautela lungo i sentieri, finché lo vidi.</p>

<p>Un cavaliere. Solo. Immobile. Il suo mantello nero bordato di rosso ondeggiava come se avesse vita propria. Non aveva occhi, o forse li teneva nascosti nell’oscurità del cappuccio. Sapevo chi era: l’antico tesoriere del re, condannato a vagare tra questi alberi per un peccato mai espiato.</p>

<p>Ma io non avevo paura. Perché io sono Bigoulin, e il mio compito è attraversare mondi e racconti, per dar voce a ciò che non osa più parlare.</p>

<p>Mi avvicinai. Il cavaliere si voltò, lentamente, come chi non vede un volto umano da secoli. E mi parlò.</p>

<p>“La mia colpa pesa ancora sul tempo… ma chi sei tu, che cammini tra i vivi e i morti?”</p>

<p>“Io ascolto le storie,” risposi. “E le porto alla luce, perché ogni ombra possa trovare il proprio giorno.”</p>

<p>Fu allora che, per la prima volta da secoli, il cavaliere chinò il capo. Dal suo petto, una luce fievole iniziò a brillare: era un medaglione. Al suo interno, la miniatura di una giovane donna.</p>

<p>“La mia amata… l’ho tradita per il potere. E da allora, non conosco riposo.”</p>

<p>Un soffio di vento attraversò il parco. E in quel momento, accanto a me, apparve una figura lieve, luminosa. La giovane ragazza che da anni aleggiava tra le sale della villa. Non disse nulla. Posò solo la mano sul petto del cavaliere.</p>

<p>Lui svanì, come fumo al sole del mattino.</p>

<p>Lei mi guardò e sorrise. Poi scomparve tra le fronde, libera.</p>

<p>E io… io rimasi lì, a contemplare il silenzio ritrovato.</p>

<p>Quando tornai nel mio mondo, portai con me il ricordo di quella notte. E ora, cari amici, lo condivido con voi. Così che sappiate: anche nei luoghi dove il Diavolo sembra aver piantato radici, a volte è l’amore — o il perdono — a chiudere il cerchio.</p>

<hr>

<hr>

<h3 id="tutto-il-mio-mondo-on-line">Tutto il mio mondo on line...</h3>

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      <guid>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-lombra-del-cavaliere</guid>
      <pubDate>Thu, 23 Oct 2025 07:05:18 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Bigoulìn e la caccia al camoscio bianco</title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-la-caccia-al-camoscio-bianco</link>
      <description>&lt;![CDATA[Bigoulin-e-la-caccia-al-camoscio-bianco&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Mi chiamo Bigoulìn, il custode della fantasia.  &#xA;Non mi meraviglio se non vi ricordate di me, poiché esisto solo se qualcuno racconta o immagina le mie avventure. Ma io ricordo bene la storia, l&#39;ho vissuta in prima persona, anche se non come il protagonista. Ero un amico di vecchia data di Gioacchino, il cacciatore dell&#39;alta Valle di Ala di Stura.&#xA;&#xA;A vedermi, sembro un eterno ragazzo, forse tra i dieci e i tredici anni, con i capelli sempre spettinati e uno sguardo vivace. &#xA;Gioacchino, che mi conosceva fin da bambino, mi rispettava e mi ascoltava come si ascolta un personaggio delle fiabe. &#xA;Io, d’altro canto, ero un profondo conoscitore della natura e dei confini netti che la demarcano nell&#39;ambiente montano. E sapevo che certi confini, come quelli tra il mondo reale e i rifugi di animali mitici o fantastici, non andavano superati.&#xA;&#xA;Il guaio nacque lassù, sulle balze dell&#39;Uia di Ciaramella.&#xA;&#xA;Non ero con Gioacchino quando vide l&#39;animale la prima volta, ma stavo esplorando i segreti della montagna. &#xA;Siccome io posso comunicare con le creature naturali, e sentivo che qualcosa di oscuro e anomalo si muoveva tra le rocce.&#xA;&#xA;Infatti, quando ci incontrammo in paese, Gioacchino mi raccontò di come aveva inseguito per ore quell&#39;animale che sembrava volersi prendere gioco di lui. Era rimasto scosso e persino spaventato. &#xA;Mi disse che si era fermato a mangiare, e che l&#39;animale era tornato indietro, mettendosi in bella vista. &#xA;Ricordo i suoi occhi sbarrati quando mi confessò: &#xA;&#34;È bianco! È un camoscio bianco! Può essere una creatura malefica... meglio lasciar perdere... me ne torno a casa&#34;.&#xA;&#xA;La paura, però, è il mio nemico simbolico. E purtroppo, quando Gioacchino tornò a casa con il carniere pieno di piccole prede, l&#39;avidità di suo padre soffocò il suo timore.&#xA;&#xA;&#34;Non raccontare storie! Un&#39;altra volta la zucca riempila d&#39;acqua e non di grappa!&#34; gli aveva risposto il vecchio. &#xA;Ma Gioacchino insistette e quando confermò di aver visto il camoscio bianco, il padre si illuminò. Non gli importava che fossero circolate storie tristi sull&#39;albino; vedeva solo carne da vendere e un trofeo raro da commerciare a Torino.&#xA;&#xA;Intanto io ero rimasto in paese, sentendo il rischio che incombeva sull&#39;anima del mio amico. &#xA;Avrei voluto ricordargli l&#39;importanza di preservare la bellezza e i segreti della natura, ma il padre aveva imposto la regola: il camoscio bianco andava ucciso, ma si poteva fare solo di domenica e tornare in paese in tempo per la messa.&#xA;&#xA;Ero lì, in cima alla mulattiera, prima dell&#39;alba della domenica, con le mie robuste scarpe da sentiero. &#xA;Potevo viaggiare tra luoghi reali e luoghi magici, e sentivo che il confine stava per essere infranto. Ero li come osservatore, in quanto il mio ruolo prevede la risoluzione di misteri e rivelazioni.&#xA;&#xA;Quando il primo raggio di sole illuminò il camoscio bianco, rimasi agghiacciato. Era proprio vero: un&#39;immagine spettrale e Gioacchino pensava solo ai soldi.&#xA;&#xA;&#34;Eccoti, sei proprio bianco come una toma fresca,&#34; lo sentii dire.&#xA;&#xA;Gioacchino sparò. Due colpi in rapida successione, ma il camoscio riapparve più in alto, vivo e vegeto. Il mio amico lo inseguì esasperato, sparando a vuoto, mentre le ore volavano e il mezzogiorno si avvicinava. Io restavo indietro, pronto per ogni evenienza, curioso, ma anche terrorizzato: temevo che, se Gioacchino fosse caduto, l&#39;oblio avrebbe inghiottito non solo la sua anima, ma forse anche la mia stessa esistenza.&#xA;&#xA;Infine, Gioacchino sparò l&#39;ultimo colpo, a distanza minima. Il camoscio cadde, colpito a morte. &#xA;a quel punto il mio amico si caricò la preda sulle spalle per tornare in paese, ma le campane del mezzogiorno suonarono. &#xA;La messa era finita. &#34;Che Dio mi protegga!&#34; disse.&#xA;&#xA;Mentre Gioacchino si affrettava, mi resi conto che il peso dell&#39;animale lo stava schiacciando inesorabilmente. Potevo percepire il male aumentare. &#34;Basta, non ti reggo più. Pesi come il diavolo,&#34; disse Gioacchino.&#xA;&#xA;Appena buttò la preda a terra, una tremenda risata ruppe il silenzio. &#xA;L’animale si rialzò da solo. &#xA;Era successo: il mistero si era rivelato. Il camoscio bianco non era un animale, ma il diavolo, e lo fissava con uno sguardo fiammeggiante.&#xA;&#xA;&#34;Tu mi hai voluto portare fin qui e ora ti porterò io all&#39;Inferno!!!&#34; gli disse con una voce tonante.&#xA;&#xA;Gioacchino invocò disperatamente San Giorgio, il suo protettore. &#xA;In quel momento, ho assistito a un fatto strabiliante, una vera manifestazione della fantasia che io, Bigoulìn, custodisco. &#xA;San Giorgio apparve con la sua corazza e la spada lucente.&#xA;&#xA;Lo scontro fu rapido. &#34;Non sarà tuo! Io lo proteggo!&#34; urlò San Giorgio al diavolo. &#xA;La spada tagliò corna e coda al camoscio, che, rabbioso, sprofondò all&#39;Inferno.&#xA;&#xA;Gioacchino era salvo, grazie alla sua fede disperata. &#xA;Quando San Giorgio scomparve, io potei avvicinarmi e tirare un sospiro di sollievo, non solo per il mio amico, ma anche per me stesso. Gioacchino aveva perso il camoscio, ma aveva salvato l&#39;anima e la vita.&#xA;&#xA;Da quel giorno, Gioacchino non andò più in cerca di guai. Mantenne la promessa: fece dipingere quanto era successo, affinché tutti sapessero. &#xA;Ricordate che, se chiedete a chiunque, i veri montanari lasciano in pace i rarissimi camosci bianchi.&#xA;&#xA;Io, Bigoulìn, continuerò a viaggiare nel tempo e nello spazio per assicurarmi che la gente non smetta mai di immaginare, perché finché questa storia viene raccontata, il camoscio bianco e la vittoria di San Giorgio rimangono un enigma e una rivelazione, e io non correrò il rischio di essere dimenticato.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.postimg.cc/rpHKnbBK/Bigoulin-e-la-caccia-al-camoscio-bianco.png" alt="Bigoulin-e-la-caccia-al-camoscio-bianco">
</p>

<p>Mi chiamo <strong>Bigoulìn</strong>, il custode della fantasia.<br>
Non mi meraviglio se non vi ricordate di me, poiché esisto solo se qualcuno racconta o immagina le mie avventure. Ma io ricordo bene la storia, l&#39;ho vissuta in prima persona, anche se non come il protagonista. Ero un amico di vecchia data di Gioacchino, il cacciatore dell&#39;alta Valle di Ala di Stura.</p>

<p>A vedermi, sembro un eterno ragazzo, forse tra i dieci e i tredici anni, con i capelli sempre spettinati e uno sguardo vivace.
Gioacchino, che mi conosceva fin da bambino, mi rispettava e mi ascoltava come si ascolta un personaggio delle fiabe.
Io, d’altro canto, ero un profondo conoscitore della natura e dei confini netti che la demarcano nell&#39;ambiente montano. E sapevo che certi confini, come quelli tra il mondo reale e i rifugi di animali mitici o fantastici, non andavano superati.</p>

<p>Il guaio nacque lassù, sulle balze dell&#39;Uia di Ciaramella.</p>

<p>Non ero con Gioacchino quando vide l&#39;animale la prima volta, ma stavo esplorando i segreti della montagna.
Siccome io posso comunicare con le creature naturali, e sentivo che qualcosa di oscuro e anomalo si muoveva tra le rocce.</p>

<p>Infatti, quando ci incontrammo in paese, Gioacchino mi raccontò di come aveva inseguito per ore quell&#39;animale che sembrava volersi prendere gioco di lui. Era rimasto scosso e persino spaventato.
Mi disse che si era fermato a mangiare, e che l&#39;animale era tornato indietro, mettendosi in bella vista.
Ricordo i suoi occhi sbarrati quando mi confessò:
“È bianco! È un camoscio bianco! Può essere una creatura malefica... meglio lasciar perdere... me ne torno a casa”.</p>

<p>La paura, però, è il mio nemico simbolico. E purtroppo, quando Gioacchino tornò a casa con il carniere pieno di piccole prede, l&#39;avidità di suo padre soffocò il suo timore.</p>

<p>“Non raccontare storie! Un&#39;altra volta la zucca riempila d&#39;acqua e non di grappa!” gli aveva risposto il vecchio.
Ma Gioacchino insistette e quando confermò di aver visto il camoscio bianco, il padre si illuminò. Non gli importava che fossero circolate storie tristi sull&#39;albino; vedeva solo carne da vendere e un trofeo raro da commerciare a Torino.</p>

<p>Intanto io ero rimasto in paese, sentendo il rischio che incombeva sull&#39;anima del mio amico.
Avrei voluto ricordargli l&#39;importanza di preservare la bellezza e i segreti della natura, ma il padre aveva imposto la regola: il camoscio bianco andava ucciso, ma si poteva fare solo di domenica e tornare in paese in tempo per la messa.</p>

<p>Ero lì, in cima alla mulattiera, prima dell&#39;alba della domenica, con le mie robuste scarpe da sentiero.
Potevo viaggiare tra luoghi reali e luoghi magici, e sentivo che il confine stava per essere infranto. Ero li come osservatore, in quanto il mio ruolo prevede la risoluzione di misteri e rivelazioni.</p>

<p>Quando il primo raggio di sole illuminò il camoscio bianco, rimasi agghiacciato. Era proprio vero: un&#39;immagine spettrale e Gioacchino pensava solo ai soldi.</p>

<p>“Eccoti, sei proprio bianco come una toma fresca,” lo sentii dire.</p>

<p>Gioacchino sparò. Due colpi in rapida successione, ma il camoscio riapparve più in alto, vivo e vegeto. Il mio amico lo inseguì esasperato, sparando a vuoto, mentre le ore volavano e il mezzogiorno si avvicinava. Io restavo indietro, pronto per ogni evenienza, curioso, ma anche terrorizzato: temevo che, se Gioacchino fosse caduto, l&#39;oblio avrebbe inghiottito non solo la sua anima, ma forse anche la mia stessa esistenza.</p>

<p>Infine, Gioacchino sparò l&#39;ultimo colpo, a distanza minima. Il camoscio cadde, colpito a morte.
a quel punto il mio amico si caricò la preda sulle spalle per tornare in paese, ma le campane del mezzogiorno suonarono.
La messa era finita. “Che Dio mi protegga!” disse.</p>

<p>Mentre Gioacchino si affrettava, mi resi conto che il peso dell&#39;animale lo stava schiacciando inesorabilmente. Potevo percepire il male aumentare. “Basta, non ti reggo più. Pesi come il diavolo,” disse Gioacchino.</p>

<p>Appena buttò la preda a terra, una tremenda risata ruppe il silenzio.
L’animale si rialzò da solo.
Era successo: il mistero si era rivelato. Il camoscio bianco non era un animale, ma il diavolo, e lo fissava con uno sguardo fiammeggiante.</p>

<p>“Tu mi hai voluto portare fin qui e ora ti porterò io all&#39;Inferno!!!” gli disse con una voce tonante.</p>

<p>Gioacchino invocò disperatamente San Giorgio, il suo protettore.
In quel momento, ho assistito a un fatto strabiliante, una vera manifestazione della fantasia che io, Bigoulìn, custodisco.
San Giorgio apparve con la sua corazza e la spada lucente.</p>

<p>Lo scontro fu rapido. “Non sarà tuo! Io lo proteggo!” urlò San Giorgio al diavolo.
La spada tagliò corna e coda al camoscio, che, rabbioso, sprofondò all&#39;Inferno.</p>

<p>Gioacchino era salvo, grazie alla sua fede disperata.
Quando San Giorgio scomparve, io potei avvicinarmi e tirare un sospiro di sollievo, non solo per il mio amico, ma anche per me stesso. Gioacchino aveva perso il camoscio, ma aveva salvato l&#39;anima e la vita.</p>

<p>Da quel giorno, Gioacchino non andò più in cerca di guai. Mantenne la promessa: fece dipingere quanto era successo, affinché tutti sapessero.
Ricordate che, se chiedete a chiunque, i veri montanari lasciano in pace i rarissimi camosci bianchi.</p>

<p>Io, Bigoulìn, continuerò a viaggiare nel tempo e nello spazio per assicurarmi che la gente non smetta mai di immaginare, perché finché questa storia viene raccontata, il camoscio bianco e la vittoria di San Giorgio rimangono un enigma e una rivelazione, e io non correrò il rischio di essere dimenticato.</p>

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      <guid>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-la-caccia-al-camoscio-bianco</guid>
      <pubDate>Wed, 22 Oct 2025 15:49:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Bigoulin e il ponte del diavolo</title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-il-ponte-del-diavolo</link>
      <description>&lt;![CDATA[il-ponte-del-diavolo.jpg&#xA;!--more--&#xA;Amici miei, ogni anno, con l&#39;avvicinarsi della fiera di Lanzo, inzio ad essere pervaso da un grande entusiasmo, un desiderio di giochi e novità che non posso ignorare. &#xA;&#xA;Certo, la mia età è fatta di sussurri antichi e di sogni mai svaniti, ma sono pur sempre un bambino di dieci anni e i miei viaggi mi portano spesso a scoprire che il confine tra fiaba e realtà è più sottile di quanto si creda. &#xA;&#xA;Quell&#39;anno, mi stavo recando a Lanzo, non lontano dal mio amato Viù, per la fiera annuale, pensando alle attrazioni, ai musicisti e agli artisti di ogni genere che avrei incontrato.&#xA;&#xA;Il sentiero mi condusse verso il famoso Ponte del Diavolo, un&#39;opera che avevo sentito nominare in mille storie. La sua architettura, un capolavoro medievale a schiena d&#39;asino che si erge maestoso sopra il fiume Stura, è già di per sé un mistero scolpito nella pietra. &#xA;&#xA;Era stato costruito nel XII secolo, con due arcate imponenti e un cammino lastricato. &#xA;&#xA;Man mano che mi avvicinavo, l&#39;aria si fece più densa, quasi stesse trattenendo il respiro. Non era la nebbia che mi portò al mio primo passaggio tra i mondi, ma un&#39;aura di attesa.&#xA;&#xA;Fu allora che sentii… &#xA;&#xA;Non un canto d&#39;uccello o il fruscio di un animale, ma un coro di voci animate, frammenti di discorsi e risate. La mia curiosità, sempre più forte di ogni timore, mi spinse ad agire. Feci quello che faccio sempre: andai avanti, ma questa volta, con la massima discrezione. Mi nascosi tra la fitta vegetazione che costeggiava le rive del fiume Stura, abbastanza vicino da vedere senza essere visto. La mia sete di conoscenza non poteva ignorare quel richiamo.&#xA;&#xA;Dall&#39;ombra del mio nascondiglio, assistetti a una scena che mi fece capire che le leggende non sono solo racconti; a volte, la magia può essere palpabile nell&#39;aria. Vidi gli antichi costruttori affannarsi sul ponte, le loro figure affaticate sotto il bagliore fioco delle lanterne. &#xA;&#xA;Poi, l&#39;atmosfera cambiò. Un&#39;ombra gigantesca si stagliò contro il cielo notturno, una figura imponente che emanava un&#39;energia antica e potente. Era il Diavolo in persona, e il suo ghigno illuminava la scena.&#xA;&#xA;&#34;Il ponte sarà completato in una sola notte,&#34; disse il Diavolo, la sua voce era profonda come un tuono lontano, &#34;ma in cambio, voglio l&#39;anima della prima creatura vivente che lo attraverserà!&#34;. &#xA;&#xA;Gli abitanti, sebbene spaventati, annuirono, ma vidi nei loro occhi una scintilla di astuzia, la stessa furbizia che aveva caratterizzato i valligiani nei secoli. &#xA;&#xA;Mentre il Diavolo posizionava le ultime pietre con una velocità innaturale; qualcuno si avvicinò alla sponda opposta del ponte con l’intenzione di attraversarlo. &#xA;&#xA;Non era un uomo, né un bambino, ma un piccolo cane!&#xA;&#xA;Il Diavolo, accecato dalla rabbia per essere stato ingannato, ruggì di frustrazione. Scagliò le sue zampe infernali sulla pietra, e vidi distintamente le &#34;impronte demoniche&#34; formarsi sulla destra del ponte. L&#39;aria intorno a lui vibrò di collera, e poi, con un fumo denso, svanì, lasciando dietro di sé solo l&#39;eco del suo furore, le sue impronte (oggi conosciute come le &#34;marmitte del diavolo&#34;)  e il ponte, magnifico e misterioso, illuminato dalle prime luci dell&#39;alba.&#xA;&#xA;Quando il Diavolo sparì, gli abitanti di Lanzo emersero dal loro nascondiglio, le loro risate e i loro canti di gioia riempirono l&#39;aria. Avevano sconfitto il male con l&#39;ingegno. Io rimasi immobile, sentendo il peso di quella storia, di come la fantasia e la determinazione potevano trasformare anche un patto infernale. Come mi era successo con il Golem, o nella Città Silente, capii ancora una volta che anche le leggende hanno un&#39;anima, un cuore nascosto sotto strati di mito e storia.&#xA;&#xA;Quando tornai a Viù, il sentiero mi sembrò diverso, come se la magia lo avesse trasformato. Non avevo portato con me oro o gioielli dalla fiera, ma avevo trovato un tesoro ben più prezioso: la voce di un mondo dimenticato che aveva dimostrato che l&#39;ingegno e la fede possono superare la forza bruta.&#xA;&#xA;Tenete gli occhi aperti, amici miei. A volte, le sfide più grandi non si vincono con la forza, ma con la saggezza e la capacità di credere abbastanza. Le storie più belle sono quelle che ci insegnano che anche di fronte all&#39;oscurità più profonda, la furbizia e la fede nella propria intelligenza possono disarmare il male e trasformare la maledizione in leggenda. E quando la nebbia arriva, o un sussurro chiama, Bigoulin potrebbe essere vicino, pronto a condividere queste verità.&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.postimg.cc/hPq48bdP/il-ponte-del-diavolo.jpg" alt="il-ponte-del-diavolo.jpg">

Amici miei, ogni anno, con l&#39;avvicinarsi della fiera di Lanzo, inzio ad essere pervaso da un grande entusiasmo, un desiderio di giochi e novità che non posso ignorare.</p>

<p>Certo, la mia età è fatta di <strong>sussurri antichi e di sogni mai svaniti, ma</strong> sono pur sempre un bambino di dieci anni e i miei viaggi mi portano spesso a scoprire che il confine tra fiaba e realtà è più sottile di quanto si creda.</p>

<p>Quell&#39;anno, mi stavo recando a Lanzo, non lontano dal mio amato Viù, per la fiera annuale, pensando alle attrazioni, ai musicisti e agli artisti di ogni genere che avrei incontrato.</p>

<p>Il sentiero mi condusse verso il famoso <strong>Ponte del Diavolo</strong>, un&#39;opera che avevo sentito nominare in mille storie. La sua architettura, un capolavoro medievale a schiena d&#39;asino che si erge maestoso sopra il fiume Stura, è già di per sé un mistero scolpito nella pietra.</p>

<p>Era stato costruito nel XII secolo, con due arcate imponenti e un cammino lastricato.</p>

<p>Man mano che mi avvicinavo, l&#39;aria si fece più densa, quasi stesse trattenendo il respiro. Non era la nebbia che mi portò al mio primo passaggio tra i mondi, ma un&#39;aura di attesa.</p>

<p>Fu allora che sentii…</p>

<p>Non un canto d&#39;uccello o il fruscio di un animale, ma <strong>un coro di voci animate</strong>, frammenti di discorsi e risate. La mia curiosità, sempre più forte di ogni timore, mi spinse ad agire. Feci quello che faccio sempre: andai avanti, ma questa volta, con la massima discrezione. Mi nascosi tra la fitta vegetazione che costeggiava le rive del fiume Stura, abbastanza vicino da vedere senza essere visto. La mia sete di conoscenza non poteva ignorare quel richiamo.</p>

<p>Dall&#39;ombra del mio nascondiglio, assistetti a una scena che mi fece capire che le leggende non sono solo racconti; a volte, <strong>la magia può essere palpabile nell&#39;aria</strong>. Vidi gli antichi costruttori affannarsi sul ponte, le loro figure affaticate sotto il bagliore fioco delle lanterne.</p>

<p>Poi, l&#39;atmosfera cambiò. Un&#39;ombra gigantesca si stagliò contro il cielo notturno, una figura imponente che emanava un&#39;energia antica e potente. Era il Diavolo in persona, e il suo ghigno illuminava la scena.</p>

<p>“Il ponte sarà completato in una sola notte,” disse il Diavolo, la sua voce era profonda come un tuono lontano, “ma in cambio, voglio l&#39;anima della prima creatura vivente che lo attraverserà!”.</p>

<p>Gli abitanti, sebbene spaventati, annuirono, ma vidi nei loro occhi una scintilla di astuzia, la stessa furbizia che aveva caratterizzato i valligiani nei secoli.</p>

<p>Mentre il Diavolo posizionava le ultime pietre con una velocità innaturale; qualcuno si avvicinò alla sponda opposta del ponte con l’intenzione di attraversarlo.</p>

<p>Non era un uomo, né un bambino, ma <strong>un piccolo cane!</strong></p>

<p>Il Diavolo, accecato dalla rabbia per essere stato ingannato, <strong>ruggì di frustrazione</strong>. Scagliò le sue zampe infernali sulla pietra, e vidi distintamente le “impronte demoniche” formarsi sulla destra del ponte. L&#39;aria intorno a lui vibrò di collera, e poi, con un fumo denso, svanì, lasciando dietro di sé solo l&#39;eco del suo furore, le sue impronte (oggi conosciute come le “marmitte del diavolo”)  e il ponte, magnifico e misterioso, illuminato dalle prime luci dell&#39;alba.</p>

<p>Quando il Diavolo sparì, gli abitanti di Lanzo emersero dal loro nascondiglio, le loro risate e i loro canti di gioia riempirono l&#39;aria. Avevano sconfitto il male con l&#39;ingegno. Io rimasi immobile, sentendo il peso di quella storia, di come la fantasia e la determinazione potevano trasformare anche un patto infernale. Come mi era successo con il Golem, o nella Città Silente, capii ancora una volta che <strong>anche le leggende hanno un&#39;anima, un cuore nascosto sotto strati di mito e storia</strong>.</p>

<p>Quando tornai a Viù, il sentiero mi sembrò diverso, come se la magia lo avesse trasformato. Non avevo portato con me oro o gioielli dalla fiera, ma avevo trovato un tesoro ben più prezioso: la <strong>voce di un mondo dimenticato</strong> che aveva dimostrato che l&#39;ingegno e la fede possono superare la forza bruta.</p>

<p>Tenete gli occhi aperti, amici miei. A volte, le sfide più grandi non si vincono con la forza, ma con la <strong>saggezza e la capacità di credere abbastanza</strong>. Le storie più belle sono quelle che ci insegnano che anche di fronte all&#39;oscurità più profonda, la <strong>furbizia e la fede nella propria intelligenza possono disarmare il male e trasformare la maledizione in leggenda</strong>. E quando la nebbia arriva, o un sussurro chiama, Bigoulin potrebbe essere vicino, pronto a condividere queste verità.</p>

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      <guid>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-il-ponte-del-diavolo</guid>
      <pubDate>Tue, 24 Jun 2025 07:36:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il Sussurro della Città Silente</title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/il-sussurro-della-citta-silente</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;!--more--&#xA;Amici miei, devo confessarvi che, sebbene io abbia sempre dieci anni, la mia età è fatta non di primavere, ma di sussurri antichi e di sogni mai svaniti. &#xA;&#xA;E fu proprio un sussurro, flebile come un ricordo quasi dimenticato, a chiamarmi in una mattina che sembrava come tante altre.&#xA;&#xA;Avevo il solito vortice di energie e un desiderio d&#39;avventura che mi pulsava nelle vene. Mi trovavo in una regione poco battuta delle Alpi Marittime, non lontano dal mio amato Viù, ma in un bosco così antico che gli alberi sembravano aver visto il tempo nascere e morire mille volte. Era la &#34;Foresta delle Memorie Perdute&#34;, la chiamavano i pochi valligiani che osavano avventurarsi tra i suoi sentieri intricati.&#xA;&#xA;Quel giorno, però, il richiamo non era visibile né tangibile; era un suono che non era un suono, ma una melodia che vibrava nell&#39;aria. Era un invito, una domanda silenziosa che la mia sete di conoscenza non poteva ignorare. Feci quello che faccio sempre: andai avanti. Il bosco, denso e ombroso, sembrava farsi sempre più silenzioso, quasi stesse trattenendo il respiro. Ogni foglia caduta, ogni rametto spezzato sotto i miei stivali, risuonava con una chiarezza innaturale. Mi sentii più… pesante. Era un po&#39; come la nebbia che mi portò al mio primo passaggio tra i mondi.&#xA;&#xA;Dopo ore di cammino, attraverso rovi e tronchi secolari, la fitta vegetazione si diradò improvvisamente, rivelando uno spettacolo che mi lasciò senza fiato. Non c&#39;era un castello maestoso, né un villaggio incantato. C&#39;erano rovine. Non rovine di una fortezza da cui partire, ma di una città antica, completamente inghiottita dal muschio e dal tempo. Era fatta di pietre grigie, scolpite con simboli che non avevo mai visto, ma che parlavano di storie infinite. E il silenzio... era assoluto. Non un canto d&#39;uccello, non il fruscio di un animale. Sembrava che la città avesse dimenticato come fare rumore.&#xA;&#xA;&#34;Dove sono?&#34; pensai. Era un luogo così estraneo, eppure così familiare, come un sogno che non avevo ancora fatto. Mentre esploravo le vie coperte di vegetazione, notai una strana struttura al centro di ciò che doveva essere stata una piazza. Era una sorta di grande arpa, fatta di cristallo opaco e metallo brunito, con corde sottili che sembravano tessute con ragnatele di luna. Non emanava alcun suono.&#xA;&#xA;Mi avvicinai, la mia curiosità più forte di ogni timore. Le mie avventure mi avevano insegnato che anche le leggende hanno un&#39;anima e che la magia può essere palpabile nell&#39;aria. Con la mano, toccai una delle corde. Era fredda. Niente. Provai con un&#39;altra. Ancora niente. Poi, mi venne un&#39;idea. Io non sono fatto di carne e sangue, ma di pensieri e desideri. Forse, per far risuonare questa &#34;Arpa delle Echi&#34;, dovevo credere abbastanza.&#xA;&#xA;Chiusi gli occhi e mi concentrai. Pensai a tutte le storie che avevo ascoltato, a tutte le avventure che avevo vissuto. Pensai al nonno che leggeva alla luce della lucerna, alla nonna che raccontava storie nel buio. Pensai al Golem che custodiva segreti millenari, alle fate che danzavano tra le luci scintillanti. Pensai a quell&#39;uomo che, incontrandomi, aveva creduto in me.&#xA;&#xA;Fu allora che le corde dell&#39;arpa iniziarono a vibrare. Non con un suono udibile, ma con un&#39;onda che sentii nel cuore. E poi, il silenzio della città si ruppe. Non con un rumore forte, ma con un coro di sussurri. Erano voci lontane, risate di bambini, il tintinnio di attrezzi, un lamento di tristezza, il fruscio di abiti, frammenti di canzoni e discorsi. Era la memoria stessa della città, liberata. Era come se le pareti di pietra fossero imbevute di quelle vite passate.&#xA;&#xA;Capii. Questa non era una città abbandonata perché morta. Era silente perché aspettava un ascoltatore. Aspettava qualcuno che credesse abbastanza da liberare i suoi ricordi. Ogni sussurro era una storia, un pezzo di vita che la città aveva custodito per secoli. Sentii il peso di quella storia. La città era fatta di storie, proprio come me.&#xA;&#xA;Mi sedetti, ascoltando. Ascoltai le vite degli abitanti, i loro amori e le loro paure, le loro gioie e i loro dolori. Mi sentii un custode di quei misteri antichi. Quando le prime luci del pomeriggio iniziarono a filtrare attraverso le rovine, i sussurri si affievolirono, l&#39;arpa di cristallo tornò silenziosa. La città era tornata al suo riposo, ma non era più muta per me.&#xA;&#xA;Mi alzai, il cuore colmo di nuove esperienze. La Foresta delle Memorie Perdute non era più solo un bosco. Era la custode di una città che viveva attraverso i suoi echi, e io ero diventato il suo testimone.&#xA;Quando tornai sui miei passi, il sentiero mi sembrò diverso, come se la magia lo avesse trasformato. Sapevo che, pur non avendo portato con me oro o gioielli, avevo trovato un tesoro ben più prezioso: le voci di un mondo dimenticato. E ora, quella storia, quei sussurri, erano dentro di me, pronti per essere raccontati e condivisi con chiunque avesse il coraggio di credere.&#xA;&#xA;Tenete gli occhi aperti, amici miei. A volte, le storie più belle sono quelle che non fanno rumore, ma che sussurrano nel cuore di chi sa ascoltare. E quando la nebbia arriva, o un sussurro chiama, Bigoulin potrebbe essere vicino.&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.postimg.cc/zXbZdFcg/il-sussurro-della-citt-silente.jpg" alt="">

Amici miei, devo confessarvi che, sebbene io abbia sempre dieci anni, la mia età è fatta non di primavere, ma di sussurri antichi e di sogni mai svaniti.</p>

<p>E fu proprio un sussurro, flebile come un ricordo quasi dimenticato, a chiamarmi in una mattina che sembrava come tante altre.</p>

<p>Avevo il solito vortice di energie e un desiderio d&#39;avventura che mi pulsava nelle vene. Mi trovavo in una regione poco battuta delle Alpi Marittime, non lontano dal mio amato Viù, ma in un bosco così antico che gli alberi sembravano aver visto il tempo nascere e morire mille volte. Era la “Foresta delle Memorie Perdute”, la chiamavano i pochi valligiani che osavano avventurarsi tra i suoi sentieri intricati.</p>

<p>Quel giorno, però, il richiamo non era visibile né tangibile; era un suono che non era un suono, ma una melodia che vibrava nell&#39;aria. Era un invito, una domanda silenziosa che la mia sete di conoscenza non poteva ignorare. Feci quello che faccio sempre: andai avanti. Il bosco, denso e ombroso, sembrava farsi sempre più silenzioso, quasi stesse trattenendo il respiro. Ogni foglia caduta, ogni rametto spezzato sotto i miei stivali, risuonava con una chiarezza innaturale. Mi sentii più… pesante. Era un po&#39; come la nebbia che mi portò al mio primo passaggio tra i mondi.</p>

<p>Dopo ore di cammino, attraverso rovi e tronchi secolari, la fitta vegetazione si diradò improvvisamente, rivelando uno spettacolo che mi lasciò senza fiato. Non c&#39;era un castello maestoso, né un villaggio incantato. C&#39;erano rovine. Non rovine di una fortezza da cui partire, ma di una città antica, completamente inghiottita dal muschio e dal tempo. Era fatta di pietre grigie, scolpite con simboli che non avevo mai visto, ma che parlavano di storie infinite. E il silenzio... era assoluto. Non un canto d&#39;uccello, non il fruscio di un animale. Sembrava che la città avesse dimenticato come fare rumore.</p>

<p>“Dove sono?” pensai. Era un luogo così estraneo, eppure così familiare, come un sogno che non avevo ancora fatto. Mentre esploravo le vie coperte di vegetazione, notai una strana struttura al centro di ciò che doveva essere stata una piazza. Era una sorta di grande arpa, fatta di cristallo opaco e metallo brunito, con corde sottili che sembravano tessute con ragnatele di luna. Non emanava alcun suono.</p>

<p>Mi avvicinai, la mia curiosità più forte di ogni timore. Le mie avventure mi avevano insegnato che anche le leggende hanno un&#39;anima e che la magia può essere palpabile nell&#39;aria. Con la mano, toccai una delle corde. Era fredda. Niente. Provai con un&#39;altra. Ancora niente. Poi, mi venne un&#39;idea. Io non sono fatto di carne e sangue, ma di pensieri e desideri. Forse, per far risuonare questa “Arpa delle Echi”, dovevo credere abbastanza.</p>

<p>Chiusi gli occhi e mi concentrai. Pensai a tutte le storie che avevo ascoltato, a tutte le avventure che avevo vissuto. Pensai al nonno che leggeva alla luce della lucerna, alla nonna che raccontava storie nel buio. Pensai al Golem che custodiva segreti millenari, alle fate che danzavano tra le luci scintillanti. Pensai a quell&#39;uomo che, incontrandomi, aveva creduto in me.</p>

<p>Fu allora che le corde dell&#39;arpa iniziarono a vibrare. Non con un suono udibile, ma con un&#39;onda che sentii nel cuore. E poi, il silenzio della città si ruppe. Non con un rumore forte, ma con un coro di sussurri. Erano voci lontane, risate di bambini, il tintinnio di attrezzi, un lamento di tristezza, il fruscio di abiti, frammenti di canzoni e discorsi. Era la memoria stessa della città, liberata. Era come se le pareti di pietra fossero imbevute di quelle vite passate.</p>

<p>Capii. Questa non era una città abbandonata perché morta. Era silente perché aspettava un ascoltatore. Aspettava qualcuno che credesse abbastanza da liberare i suoi ricordi. Ogni sussurro era una storia, un pezzo di vita che la città aveva custodito per secoli. Sentii il peso di quella storia. La città era fatta di storie, proprio come me.</p>

<p>Mi sedetti, ascoltando. Ascoltai le vite degli abitanti, i loro amori e le loro paure, le loro gioie e i loro dolori. Mi sentii un custode di quei misteri antichi. Quando le prime luci del pomeriggio iniziarono a filtrare attraverso le rovine, i sussurri si affievolirono, l&#39;arpa di cristallo tornò silenziosa. La città era tornata al suo riposo, ma non era più muta per me.</p>

<p>Mi alzai, il cuore colmo di nuove esperienze. La Foresta delle Memorie Perdute non era più solo un bosco. Era la custode di una città che viveva attraverso i suoi echi, e io ero diventato il suo testimone.
Quando tornai sui miei passi, il sentiero mi sembrò diverso, come se la magia lo avesse trasformato. Sapevo che, pur non avendo portato con me oro o gioielli, avevo trovato un tesoro ben più prezioso: le voci di un mondo dimenticato. E ora, quella storia, quei sussurri, erano dentro di me, pronti per essere raccontati e condivisi con chiunque avesse il coraggio di credere.</p>

<p>Tenete gli occhi aperti, amici miei. A volte, le storie più belle sono quelle che non fanno rumore, ma che sussurrano nel cuore di chi sa ascoltare. E quando la nebbia arriva, o un sussurro chiama, Bigoulin potrebbe essere vicino.</p>

<hr>

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      <guid>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/il-sussurro-della-citta-silente</guid>
      <pubDate>Sun, 08 Jun 2025 19:56:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Bigoulin e la Porta della Nebbia</title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-la-porta-della-nebbia</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;!--more--&#xA;(Il primo passaggio tra i mondi)&#xA;&#xA;Amici miei,&#xA;&#xA;se davvero volete sapere quando tutto è cominciato, devo portarvi indietro — non solo nel tempo, ma anche nel sogno. Avevo dieci anni, come sempre, e quel giorno il bosco sembrava diverso. Non c’era un lupo da salvare, né una strega da ingannare. C’era solo una strana nebbia che non avevo mai visto prima.&#xA;&#xA;Camminavo lungo il sentiero che scende verso il ruscello delle trote parlanti — sì, quelle che ti raccontano i segreti dell’acqua, ma solo se porti loro delle briciole di pane. Quel giorno, però, non parlava nessuno. Il bosco taceva. La nebbia era ovunque, densa e argentea come la pelliccia di un gatto invisibile.&#xA;&#xA;Istintivamente, feci quello che faccio sempre: andai avanti. E dopo qualche passo… il mondo cambiò.&#xA;&#xA;Fu come entrare in un sogno che non avevo ancora fatto. La luce era diversa, più calda e gialla, come l’alba che si posa sulle colline. Gli alberi erano più alti, più silenziosi. Gli uccelli… non parlavano. Questo mi sorprese più di ogni altra cosa. Perché ogni creatura del mio mondo ha voce, anche le rocce se sai ascoltarle.&#xA;&#xA;“Dove sono?” pensai.&#xA;&#xA;Mi guardai le mani. Erano sempre le mie, ma mi parevano più… pesanti. Il cuore batteva più forte. Avevo freddo e caldo insieme. E poi — questo non lo dimenticherò mai — vidi un uomo. Un vero uomo. Uno che non mi sembrava parte di nessuna fiaba.&#xA;&#xA;Era seduto su una pietra, con uno zaino e una mappa. Parlava da solo, o forse registrava la sua voce su un piccolo aggeggio che mai avevo visto prima. Diceva cose strane: “Foresta del Vallone, escursione del 15 maggio. Sentiero poco visibile, nebbia in aumento. Strane forme tra gli alberi.” E poi, si voltò. E mi vide.&#xA;&#xA;Restammo fermi, a guardarci. Io, un personaggio nato dal racconto di una nonna. Lui, un uomo vero, di quelli che hanno bollette da pagare e scarponi sporchi di fango.&#xA;&#xA;“Chi sei?” mi chiese.&#xA;&#xA;“Io sono Bigoulin,” risposi, come se fosse la cosa più normale del mondo.&#xA;&#xA;E lui, anziché ridere o spaventarsi, sgranò gli occhi. “Sei… sei il personaggio della storia che mi raccontava mia nonna quando ero piccolo.” Lo disse con una voce tremante, come se avesse appena visto un ricordo prendere vita.&#xA;&#xA;Capite, amici? In quel momento, tutto si fece chiaro. Io non ero solo un personaggio di fantasia. Io vivevo nei cuori di chi mi aveva immaginato. E quando la fantasia è abbastanza forte, quando qualcuno crede davvero, allora il confine tra i mondi si dissolve. Come quella nebbia.&#xA;&#xA;Dopo pochi istanti, tutto svanì. L’uomo, la luce dorata, il peso strano del corpo. Ero di nuovo nel mio bosco, con le trote che si lamentavano perché il pane era finito.&#xA;&#xA;Da allora, ho imparato a cercare quella nebbia. A volte appare tra le pagine di un libro dimenticato, altre volte nell’ombra sotto un letto, quando un bambino spera che io venga a salvarlo dai mostri. Ma ora so chi sono. E so che il mio viaggio non ha fine.&#xA;&#xA;E voi… tenete gli occhi aperti, perché quando la nebbia arriva, Bigoulin potrebbe essere vicino.&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.postimg.cc/6pX5Bytp/Bigouli-e-la-porta-della-nebbia.png" alt="">

<em>(Il primo passaggio tra i mondi)</em></p>

<p>Amici miei,</p>

<p>se davvero volete sapere quando tutto è cominciato, devo portarvi indietro — non solo nel tempo, ma anche nel sogno. Avevo dieci anni, come sempre, e quel giorno il bosco sembrava diverso. Non c’era un lupo da salvare, né una strega da ingannare. C’era solo una strana nebbia che non avevo mai visto prima.</p>

<p>Camminavo lungo il sentiero che scende verso il ruscello delle trote parlanti — sì, quelle che ti raccontano i segreti dell’acqua, ma solo se porti loro delle briciole di pane. Quel giorno, però, non parlava nessuno. Il bosco taceva. La nebbia era ovunque, densa e argentea come la pelliccia di un gatto invisibile.</p>

<p>Istintivamente, feci quello che faccio sempre: andai avanti. E dopo qualche passo… il mondo cambiò.</p>

<p>Fu come entrare in un sogno che non avevo ancora fatto. La luce era diversa, più calda e gialla, come l’alba che si posa sulle colline. Gli alberi erano più alti, più silenziosi. Gli uccelli… non parlavano. Questo mi sorprese più di ogni altra cosa. Perché ogni creatura del mio mondo ha voce, anche le rocce se sai ascoltarle.</p>

<p>“Dove sono?” pensai.</p>

<p>Mi guardai le mani. Erano sempre le mie, ma mi parevano più… pesanti. Il cuore batteva più forte. Avevo freddo e caldo insieme. E poi — questo non lo dimenticherò mai — vidi un uomo. Un vero uomo. Uno che non mi sembrava parte di nessuna fiaba.</p>

<p>Era seduto su una pietra, con uno zaino e una mappa. Parlava da solo, o forse registrava la sua voce su un piccolo aggeggio che mai avevo visto prima. Diceva cose strane: “Foresta del Vallone, escursione del 15 maggio. Sentiero poco visibile, nebbia in aumento. Strane forme tra gli alberi.” E poi, si voltò. E mi vide.</p>

<p>Restammo fermi, a guardarci. Io, un personaggio nato dal racconto di una nonna. Lui, un uomo vero, di quelli che hanno bollette da pagare e scarponi sporchi di fango.</p>

<p>“Chi sei?” mi chiese.</p>

<p>“Io sono Bigoulin,” risposi, come se fosse la cosa più normale del mondo.</p>

<p>E lui, anziché ridere o spaventarsi, sgranò gli occhi. “Sei… sei il personaggio della storia che mi raccontava mia nonna quando ero piccolo.” Lo disse con una voce tremante, come se avesse appena visto un ricordo prendere vita.</p>

<p>Capite, amici? In quel momento, tutto si fece chiaro. Io non ero <em>solo</em> un personaggio di fantasia. Io <em>vivevo</em> nei cuori di chi mi aveva immaginato. E quando la fantasia è abbastanza forte, quando qualcuno <em>crede</em> davvero, allora il confine tra i mondi si dissolve. Come quella nebbia.</p>

<p>Dopo pochi istanti, tutto svanì. L’uomo, la luce dorata, il peso strano del corpo. Ero di nuovo nel mio bosco, con le trote che si lamentavano perché il pane era finito.</p>

<p>Da allora, ho imparato a cercare quella nebbia. A volte appare tra le pagine di un libro dimenticato, altre volte nell’ombra sotto un letto, quando un bambino spera che io venga a salvarlo dai mostri. Ma ora so chi sono. E so che il mio viaggio non ha fine.</p>

<p>E voi… tenete gli occhi aperti, perché quando la nebbia arriva, Bigoulin potrebbe essere vicino.</p>

<hr>

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      <guid>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/bigoulin-e-la-porta-della-nebbia</guid>
      <pubDate>Mon, 12 May 2025 15:50:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Partenza dalla fortezza</title>
      <link>https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/partenza-dalla-fortezza</link>
      <description>&lt;![CDATA[portone&#xA;!--more--&#xA;(Quando tutto ebbe inizio_)&#xA;&#xA;Avvolto nel mantello pesante, con l&#39;aria fredda che morde la pelle, mi avvicino al portone in legno massiccio della fortezza. Ogni passo risuona sul pavimento in pietra del cortile, rompendo il silenzio che mi avvolge. Ho visto questa porta innumerevoli volte, ma oggi è diversa. Oggi segna la fine di un capitolo e l&#39;inizio di un nuovo viaggio.&#xA;&#xA;Il sole si riflette sulla superficie rugosa delle montagne in lontananza, tingendo il cielo di sfumature dorate. L&#39;aria è intrisa dell&#39;odore della terra bagnata e dei pini, un richiamo alle avventure che mi attendono al di là di queste mura.&#xA;&#xA;Poggio la mano sulla superficie fredda del portone, sentendo sotto le dita le tracce lasciate dal tempo e dai combattimenti passati. Questo legno ha visto trionfi e sconfitte, partenze e ritorni. Oggi, è il mio turno di attraversarlo, lasciando alle spalle il rifugio sicuro della fortezza.&#xA;&#xA;Con un ultimo sguardo indietro, respiro profondamente, cercando di imprimere nella mente ogni dettaglio di questo luogo che ho chiamato casa. Poi, con un movimento deciso, spingo il portone e sento il sole sul viso, mentre esco verso l&#39;ignoto.&#xA;&#xA;Sono Bigoulin, e la mia storia inizia ora, oltre queste mura.&#xA;&#xA;L&#39;aria fresca della mattina mi accoglie mentre mi incammino lungo il sentiero che si snoda tra le montagne. Il terreno è irregolare, ma il ritmo dei miei passi è costante. Gli alberi si stagliano alti sopra di me, le loro fronde sussurrano al vento come antichi segreti. Il cielo, prima d&#39;un blu limpido, si colora progressivamente di toni più intensi man mano che il sole sale alto, riscaldando lentamente l&#39;aria frizzante.&#xA;&#xA;A metà giornata, mi fermo su un crinale e osservo il panorama che si apre davanti a me, punteggiato da piccoli ruscelli che scintillano alla luce del sole. Bevo un sorso d&#39;acqua dalla mia borraccia e riprendo il cammino, sempre più deciso.&#xA;&#xA;Il pomeriggio avanza, e con esso le ombre delle montagne si allungano, creando un gioco di luci e ombre che danzano intorno a me. Il viaggio è faticoso, ma la promessa dell&#39;ignoto mi spinge avanti. Incontro solo il fruscio degli animali nascosti nel sottobosco e il canto lontano degli uccelli.&#xA;&#xA;Verso sera, il cielo si tinge di arancione e rosa, promettendo un tramonto spettacolare. Mi ritrovo su un sentiero più stretto e ripido, il fiato corto ma la mente ferma. Finalmente, dopo ore di cammino, scorgo le luci di un paese isolato che sorge alla base della montagna.&#xA;&#xA;Con passo stanco, raggiungo l&#39;ingresso del paese. Le strade sono silenziose, e pochi abitanti si muovono tra le case di pietra. Trovo una locanda accogliente, le finestre irradiate dalla luce calda del fuoco del camino all&#39;interno.&#xA;&#xA;Entro, accolto dal profumo del legno bruciato e delle pietanze in cottura. Un&#39;anziana locandiera mi sorride dietro il bancone. &#34;Benvenuto, forestiero,&#34; dice con voce gentile, &#34;hai fatto un lungo viaggio.&#34;&#xA;&#xA;Annuisco e prendo posto su una sedia vicino al camino. Mentre mi rilasso e mi godo il calore del fuoco, sento la stanchezza del viaggio svanire, sostituita da una sensazione di serenità.&#xA;&#xA;Anche se il viaggio è stato lungo e impegnativo, sono pronto a riposare e a scoprire cosa mi riserverà il nuovo giorno in questo paese sconosciuto.&#xA;&#xA;Mi sistemo sulla sedia accanto al camino, sentendo il calore del fuoco che mi avvolge e la stanchezza del viaggio che si dissolve lentamente. La locandiera mi porta una zuppa calda e un bicchiere di vino rosso. Mentre mangio, noto un vecchio viaggiatore seduto all&#39;angolo opposto della sala, con un aspetto curioso e affascinante.&#xA;&#xA;Dopo aver scambiato qualche parola, mi siedo accanto a lui, incuriosito dai suoi racconti. Si chiama Alaric, e la sua barba bianca e gli occhi brillanti tradiscono anni di esperienze avventurose. Con un sorriso enigmatico, inizia a raccontarmi di luoghi lontani e straordinari, che sembrano usciti da un libro di favole.&#xA;&#xA;Tra tutti i suoi racconti, uno cattura particolarmente la mia attenzione: la Valle delle Fate in Scozia. Alaric descrive questo luogo con una tale passione che mi sembra quasi di vederlo davanti ai miei occhi. Parla di una valle nascosta tra le montagne, dove il tempo sembra fermarsi e la natura regna sovrana.&#xA;&#xA;&#34;La Valle delle Fate,&#34; dice, &#34;è un luogo incantato, dove le leggende prendono vita. Gli abitanti della valle raccontano storie di creature magiche che si nascondono tra le fronde degli alberi e nei prati fioriti. Si dice che chiunque abbia la fortuna di trovare la valle, ne esca cambiato per sempre.&#34;&#xA;&#xA;Resto affascinato dalle sue parole, immaginando un paesaggio fiabesco, dove la magia è palpabile nell&#39;aria. Alaric continua a raccontare di ruscelli cristallini che scorrono tra rocce muschiose, di alti alberi secolari che sembrano sfiorare il cielo e di misteriosi cerchi di pietre che si dice siano portali verso altri mondi.&#xA;&#xA;Mentre ascolto il vecchio viaggiatore, sento crescere in me il desiderio di vedere con i miei occhi quei luoghi straordinari. Alaric mi osserva con uno sguardo saggio e complice, come se sapesse che il suo racconto ha acceso una nuova fiamma di curiosità e avventura dentro di me.&#xA;&#xA;&#34;Non è facile trovare la Valle delle Fate,&#34; dice Alaric con un sorriso, &#34;ma chi è determinato e aperto alla meraviglia, potrebbe riuscirci. Ricorda, Bigoulin, a volte i viaggi più incredibili iniziano quando meno te lo aspetti.&#34;&#xA;&#xA;Rapito dal racconto di Alaric non mi sono reso conto che si è fatto tardi e la locanda si è svuotata. saluto il mio nuovo amico, chiedo alla locandiera una camera per la notte e salgo a riposare.&#xA;&#xA;Con le parole di  Alaric che riecheggiano nella mia mente, mi addormento profondamente, sognando terre incantate e nuove avventure. La mia storia è appena iniziata, e so che il viaggio verso la Valle delle Fate potrebbe essere il prossimo capitolo di questa avventura senza fine.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Anni dopo sarei riuscito a trovare &#34;la valle delle fate&#34;.&#xA;questa è la pagina del mio diario dove racconto l&#39;avventura: la-valle-delle-fate.&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Tutto il mio mondo on line...&#xD;&#xA;cliccate qui&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/610097266932316720/634f2a4e4-291f24/3a0HGhA2VwEH/JzuDaFiaj1ly6OwHOzY1ivJzj5rKjs6NQBSluUyN.png" alt="portone">

(<em>Quando tutto ebbe inizio</em>)</p>

<p>Avvolto nel mantello pesante, con l&#39;aria fredda che morde la pelle, mi avvicino al portone in legno massiccio della fortezza. Ogni passo risuona sul pavimento in pietra del cortile, rompendo il silenzio che mi avvolge. Ho visto questa porta innumerevoli volte, ma oggi è diversa. Oggi segna la fine di un capitolo e l&#39;inizio di un nuovo viaggio.</p>

<p>Il sole si riflette sulla superficie rugosa delle montagne in lontananza, tingendo il cielo di sfumature dorate. L&#39;aria è intrisa dell&#39;odore della terra bagnata e dei pini, un richiamo alle avventure che mi attendono al di là di queste mura.</p>

<p>Poggio la mano sulla superficie fredda del portone, sentendo sotto le dita le tracce lasciate dal tempo e dai combattimenti passati. Questo legno ha visto trionfi e sconfitte, partenze e ritorni. Oggi, è il mio turno di attraversarlo, lasciando alle spalle il rifugio sicuro della fortezza.</p>

<p>Con un ultimo sguardo indietro, respiro profondamente, cercando di imprimere nella mente ogni dettaglio di questo luogo che ho chiamato casa. Poi, con un movimento deciso, spingo il portone e sento il sole sul viso, mentre esco verso l&#39;ignoto.</p>

<p>Sono Bigoulin, e la mia storia inizia ora, oltre queste mura.</p>

<p>L&#39;aria fresca della mattina mi accoglie mentre mi incammino lungo il sentiero che si snoda tra le montagne. Il terreno è irregolare, ma il ritmo dei miei passi è costante. Gli alberi si stagliano alti sopra di me, le loro fronde sussurrano al vento come antichi segreti. Il cielo, prima d&#39;un blu limpido, si colora progressivamente di toni più intensi man mano che il sole sale alto, riscaldando lentamente l&#39;aria frizzante.</p>

<p>A metà giornata, mi fermo su un crinale e osservo il panorama che si apre davanti a me, punteggiato da piccoli ruscelli che scintillano alla luce del sole. Bevo un sorso d&#39;acqua dalla mia borraccia e riprendo il cammino, sempre più deciso.</p>

<p>Il pomeriggio avanza, e con esso le ombre delle montagne si allungano, creando un gioco di luci e ombre che danzano intorno a me. Il viaggio è faticoso, ma la promessa dell&#39;ignoto mi spinge avanti. Incontro solo il fruscio degli animali nascosti nel sottobosco e il canto lontano degli uccelli.</p>

<p>Verso sera, il cielo si tinge di arancione e rosa, promettendo un tramonto spettacolare. Mi ritrovo su un sentiero più stretto e ripido, il fiato corto ma la mente ferma. Finalmente, dopo ore di cammino, scorgo le luci di un paese isolato che sorge alla base della montagna.</p>

<p>Con passo stanco, raggiungo l&#39;ingresso del paese. Le strade sono silenziose, e pochi abitanti si muovono tra le case di pietra. Trovo una locanda accogliente, le finestre irradiate dalla luce calda del fuoco del camino all&#39;interno.</p>

<p>Entro, accolto dal profumo del legno bruciato e delle pietanze in cottura. Un&#39;anziana locandiera mi sorride dietro il bancone. “Benvenuto, forestiero,” dice con voce gentile, “hai fatto un lungo viaggio.”</p>

<p>Annuisco e prendo posto su una sedia vicino al camino. Mentre mi rilasso e mi godo il calore del fuoco, sento la stanchezza del viaggio svanire, sostituita da una sensazione di serenità.</p>

<p>Anche se il viaggio è stato lungo e impegnativo, sono pronto a riposare e a scoprire cosa mi riserverà il nuovo giorno in questo paese sconosciuto.</p>

<p>Mi sistemo sulla sedia accanto al camino, sentendo il calore del fuoco che mi avvolge e la stanchezza del viaggio che si dissolve lentamente. La locandiera mi porta una zuppa calda e un bicchiere di vino rosso. Mentre mangio, noto un vecchio viaggiatore seduto all&#39;angolo opposto della sala, con un aspetto curioso e affascinante.</p>

<p>Dopo aver scambiato qualche parola, mi siedo accanto a lui, incuriosito dai suoi racconti. Si chiama Alaric, e la sua barba bianca e gli occhi brillanti tradiscono anni di esperienze avventurose. Con un sorriso enigmatico, inizia a raccontarmi di luoghi lontani e straordinari, che sembrano usciti da un libro di favole.</p>

<p>Tra tutti i suoi racconti, uno cattura particolarmente la mia attenzione: la Valle delle Fate in Scozia. Alaric descrive questo luogo con una tale passione che mi sembra quasi di vederlo davanti ai miei occhi. Parla di una valle nascosta tra le montagne, dove il tempo sembra fermarsi e la natura regna sovrana.</p>

<p>“La Valle delle Fate,” dice, “è un luogo incantato, dove le leggende prendono vita. Gli abitanti della valle raccontano storie di creature magiche che si nascondono tra le fronde degli alberi e nei prati fioriti. Si dice che chiunque abbia la fortuna di trovare la valle, ne esca cambiato per sempre.”</p>

<p>Resto affascinato dalle sue parole, immaginando un paesaggio fiabesco, dove la magia è palpabile nell&#39;aria. Alaric continua a raccontare di ruscelli cristallini che scorrono tra rocce muschiose, di alti alberi secolari che sembrano sfiorare il cielo e di misteriosi cerchi di pietre che si dice siano portali verso altri mondi.</p>

<p>Mentre ascolto il vecchio viaggiatore, sento crescere in me il desiderio di vedere con i miei occhi quei luoghi straordinari. Alaric mi osserva con uno sguardo saggio e complice, come se sapesse che il suo racconto ha acceso una nuova fiamma di curiosità e avventura dentro di me.</p>

<p>“Non è facile trovare la Valle delle Fate,” dice Alaric con un sorriso, “ma chi è determinato e aperto alla meraviglia, potrebbe riuscirci. Ricorda, Bigoulin, a volte i viaggi più incredibili iniziano quando meno te lo aspetti.”</p>

<p>Rapito dal racconto di Alaric non mi sono reso conto che si è fatto tardi e la locanda si è svuotata. saluto il mio nuovo amico, chiedo alla locandiera una camera per la notte e salgo a riposare.</p>

<p>Con le parole di  Alaric che riecheggiano nella mia mente, mi addormento profondamente, sognando terre incantate e nuove avventure. La mia storia è appena iniziata, e so che il viaggio verso la Valle delle Fate potrebbe essere il prossimo capitolo di questa avventura senza fine.</p>

<hr>

<p>Anni dopo sarei riuscito a trovare “la valle delle fate”.
questa è la pagina del mio diario dove racconto l&#39;avventura: <a href="https://noblogo.org/i-viaggi-di-bigoulin/la-valle-delle-fate" rel="nofollow">la-valle-delle-fate</a>.</p>

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<p><a href="https://noblogo.org/granoblio-links/i-viaggi-di-bigoulin" rel="nofollow">cliccate qui</a></p>
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      <pubDate>Tue, 21 Jan 2025 15:21:41 +0000</pubDate>
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