Il castello abbandonato.
Era una notte senza luna quando decisi di esplorare il castello abbandonato sulla collina. La leggenda narrava di spiriti inquieti e di ombre che si muovevano tra le mura decrepite. Con una torcia in mano e il cuore che batteva forte, mi avvicinai all’ingresso principale, un portone di legno marcio che cigolava sinistramente.
Appena varcata la soglia, un freddo glaciale mi avvolse, come se l’aria stessa fosse intrisa di paura. I miei passi risuonavano nel silenzio, eco di un passato dimenticato. Le pareti erano coperte di ragnatele e il pavimento scricchiolava sotto il mio peso. Ogni ombra sembrava prendere vita, danzando ai margini della mia visione.
Mi addentrai sempre più nel cuore del castello, fino a raggiungere una grande sala con un enorme camino spento. Le fiamme sembravano ancora danzare nei miei ricordi, ma la realtà era fredda e oscura. Improvvisamente, un sussurro gelido mi sfiorò l’orecchio, facendomi sobbalzare. “Non dovevi venire qui,” sembrava dire una voce eterea.
Il terrore mi paralizzò per un istante, ma la curiosità mi spinse a proseguire. Salendo una scala a chiocciola, raggiunsi una torre. La porta era socchiusa e, spingendola, mi trovai in una stanza circolare. Al centro, un antico specchio rifletteva una figura che non era la mia. Un’ombra scura, con occhi rossi come il fuoco, mi fissava dall’altra parte del vetro.
Indietreggiai, ma la porta si chiuse con un tonfo sordo. Intrappolato, sentii un riso malefico riempire la stanza. La figura nello specchio si avvicinava, e con ogni passo, il mio cuore batteva più forte. Cercai di urlare, ma la mia voce era soffocata dal terrore.
La notte sembrava eterna, e il castello, con i suoi segreti e i suoi spettri, mi aveva catturato. Quando finalmente la luce dell’alba filtrò attraverso una fessura, la figura scomparve e la porta si aprì. Fuggii senza voltarmi indietro, giurando di non tornare mai più.
Ma il ricordo di quella notte rimane, un’ombra persistente nella mia mente, un monito di ciò che si nasconde nell’oscurità.