La vera storia di Bigoulin e il Lupo

Avvicinatevi, amici miei, e prestatemi orecchio. Sapete che io vivo finché qualcuno racconta le mie storie, ma c'è un'avventura che risale a quando ero solo un ragazzino che viveva con sua zia, prima ancora di diventare il Custode che conoscete oggi. Era un tempo in cui il pericolo aveva un nome e dei denti affilati: il Lupo.
C’era una volta un ragazzino orfano di nome Bigoulìn — sì, proprio io! — che viveva con la zia in una casetta ai margini del bosco. Un giorno, mia zia mi chiese di aiutarla ad andare al mercato, ma io, lo ammetto, ero un po' testardo e non ne avevo proprio voglia. “Resta pure qui, allora,” mi disse lei, “ma promettimi di non uscire di casa: c’è il lupo che si aggira affamato!” Promisi di ubbidire e lei partì con il nostro cane.
Tuttavia, la noia è una cattiva consigliera per un ragazzo curioso. Mentre gironzolavo, i miei occhi caddero sulla pianta di fichi in giardino. Erano così maturi e invitanti! Non resistetti: uscii e mi arrampicai tra i rami per mangiarne a sazietà. Ma ecco che, d’un tratto, il mio cuore prese a battere forte. Da lontano, vidi avanzare una figura scura con un grosso sacco sulla schiena: il lupo!
Il lupo si fermò proprio sotto la pianta e, con una voce che sembrava il rumore di pietre che rotolano, iniziò a parlarmi. “Bigoulìn, che bei fichi hai lassù... me ne daresti qualcuno?” Io, cercando di restare calmo, gliene buttai un manipolo, ma lui scosse la testa: “No, sono caduti a terra e si sono sporcati. Scendi e porgimeli con le tue mani.” Fui sciocco, lo so. Mi feci convincere e, non appena toccai il suolo, il lupo mi afferrò e mi infilò nel sacco!
Il viaggio verso la sua tana, una casa brutta e tetra immersa nel buio, fu terribile. Una volta arrivati, il lupo chiamò la lupa: “Ho preso Bigoulìn! Lo voglio cotto per pranzo!”. La lupa, intenta alle faccende, rispose che avrebbe finito il suo lavoro prima di mettersi ai fornelli. Mentre il lupo tornava a caccia, io nel sacco ero disperato, sentendo la fine vicina.
Ma mia zia, tornata dal mercato e non trovandomi, aveva capito tutto grazie ai vicini. Con il coraggio di chi non si arrende, arrivò alla casa del lupo con il cane. Mi trovò, mi liberò in silenzio e, al mio posto nel sacco, mise il cane! Quando la lupa finì le faccende e aprì il sacco per cucinarmi, non trovò un ragazzo spaventato, ma un cane furioso che le balzò addosso, aggredendola e mangiandole il naso! “To to to, portami il naso che non è tuo!” urlava lei per il dolore, finché non morì per la ferita.
Io e mia zia, nascosti, avevamo visto tutto. Con un atto di giustizia poetica, mettemmo la lupa a cuocere nel pentolone che era destinato a me. Poi, io salii sul tetto della casa e aspettai. Quando il lupo tornò, affamato come non mai, trovò la cena pronta e iniziò a mangiare con gusto. “Che buono Bigoulìn, che buono!” diceva tra un boccone e l'altro.
“Non è Bigoulìn, è la lupa!” gridai io dal tetto. Il lupo alzò lo sguardo, sbalordito di vedermi lassù sano e salvo. “Ma come hai fatto a salire?” mi chiese. Usai la mia astuzia di ragazzo furbetto: “Ho preso un ferro, l'ho arroventato nella stufa e ci sono salito sopra: mi ha portato fin qui sul tetto!“.
Il lupo, sciocco nella sua bramosia, volle imitarmi. Prese un ferro rovente e ci si sedette sopra. Urlò dal dolore e, con il sedere ustionato, iniziò a correre all'impazzata finché non vide il lavatoio pieno d'acqua e ci si tuffò dentro. Ma l'acqua era profonda e lui, stordito, annegò.
Da quel giorno, io e mia zia prendemmo possesso di quella casa: la ristrutturammo, rendendola bella e accogliente. Andammo in giro per tutto il paese a spargere la voce: il pericolo era finito! Il nostro villaggio divenne un posto tranquillo dove ogni viandante poteva riposare senza paura. Fu quella la mia prima lezione sulla meraviglia che nasce dal coraggio e sulla forza delle storie che sconfiggono l'oscurità.
E voi, siete pronti per la prossima avventura?
Qui potete ascoltare la storia raccontata in patois.