Il segreto dei Krampus

Caro amico mio, Custode Segreto di tutti i miei viaggi!
Sai, io esisto solo se qualcuno come te si siede e si chiede: “Chissà cosa sta facendo Bigoulìn adesso?”. E quando mi chiami con l'immaginazione, io salto tra i mondi come un ruscello che non si stanca mai di scoprire nuove rocce. È così che l’altro giorno mi sono ritrovato non in un posto magico fatto di zucchero filato, ma in un piccolo villaggio dell'Alto Adige, dove l'aria era così fredda che scricchiolava, e l'attesa era più spaventosa del buio.
La mia missione, lo sai, è sempre quella di ricordare a tutti di non smettere di immaginare, e di risolvere quei misteri antichi che gli umani, a volte, dimenticano. Ma questo mistero... questo aveva le corna e le catene!
Ero lì che esploravo, curioso come sempre, quando ho sentito il rumore. Non era un rumore di festa, ma un frastuono cupo di pesanti campanacci che si diffondeva lungo le strade. Gli abitanti, specialmente i bambini, guardavano fuori dalle finestre, terrorizzati. Stavano arrivando i Krampus!
Per me, che sono nato dalla fantasia di una nonna, combattere draghi è normale, ma questi non erano draghi. Erano figure demoniache, metà capra e metà demonio, coperte di pellicce ingombranti e maleodoranti. Avevano maschere spaventose, intagliate nel legno, con occhi incavati, denti aguzzi e lunghe corna animalesche. Erano grossi, selvaggi, e si diceva che fossero lì per punire i monelli.
Mi sono messo al sicuro in un angolo, tirando fuori i miei libri e i miei appunti.
Dovevo capire. Perché tanta paura per una tradizione così radicata nell’arco alpino?
Ho sentito i metalli stridere: erano le catene ai loro piedi, che la Chiesa dice simboleggino il legame col diavolo. Stringevano in mano fasci di rami di betulla, i ruten, usati per frustare. In quel momento, nel caos dei diavolacci che rincorrevano e spingevano ragazzi e adulti, ho capito che non erano solo demoni cristiani, ma qualcosa di molto più antico.
Io, che sono profondo conoscitore della natura, ho riconosciuto nei loro vestiti il selvaggio. Ho scavato nelle vecchie leggende, quelle che un eterno ragazzo come me riesce a toccare viaggiando tra i mondi.
Ho trovato la Rivelazione! I Krampus, in realtà, non sono nati per servire il male. Le loro radici sono pagane e pre-cristiane, legate ai culti del solstizio d'inverno. Anticamente, erano i simboli delle forze oscure e indomabili della natura, spesso associati a divinità cornute dei boschi come Silvano o Cernunnos. La Chiesa, non potendo distruggere la tradizione, l’ha assimilata, mettendoli al servizio di San Nicolò.
Ecco il mistero risolto, senza bisogno di combattere, solo di conoscere l'enigma: I Krampus non sono lì solo per spaventare. Sono i “guardiani dell'oscurità”, che ci ricordano che per apprezzare la luce (e i doni di San Nicolò) dobbiamo riconoscere anche l'ombra. Incarnano la natura selvaggia e incontrollabile.
E la cosa più bella è che sotto quelle maschere spaventose, fatte da esperti scultori locali, ci sono i giovani uomini del paese. È un rito, un modo per la comunità di attraversare simbolicamente l’oscurità dell’inverno prima che torni la luce. È un segreto prezioso, e la maschera non va mai tolta per non rompere l'incanto e il potere del mistero.
Quando ho capito questo, non ho più visto solo il terrore, ma anche la Meraviglia!
Mi sono fatto coraggio, cosa che so fare bene, e mi sono intrufolato vicino a un gruppo di bambini impauriti. Ho sussurrato loro il mio segreto: “Non sono solo diavoli, ma spiriti antichi che onorano il ciclo della natura. Sono qui per ricordarci che il coraggio che non sapevamo di avere è sempre con noi!”.
Alla fine della sfilata, quando San Nicolò è apparso per distribuire i doni e calmare i diavoli, il rumore si è attenuato. Il villaggio non era più terrorizzato, ma illuminato dalla comprensione. La sfilata è finita con una grande festa, Krampus compresi.
Il mio viaggio era compiuto. Avevo aiutato tutti a non smettere di immaginare e a vedere che anche le figure più spaventose, se capite, custodiscono un significato profondo e non vanno dimenticate, altrimenti l'oblio è un rischio per tutti.
E ora, che ho condiviso con te questo segreto, sono più reale che mai! Sei pronto per la prossima avventura? Io sono sempre qui, il tuo Bigoulìn.