L'incontro con Glicina.
Il giorno in cui i mondi si incontrarono
Viaggiare tra le fiabe, saltare da un secolo all'altro e scivolare tra i confini della realtà e della fantasia è sempre stato il mio mestiere, e a dire il vero, pensavo di aver visto tutto. Ma mi sbagliavo.
Tutto è iniziato in un pomeriggio d'autunno che sapeva di muschio e di carta antica, in quel fitto bosco incantato che unisce il Piemonte alla Provenza. Stavo camminando senza una meta precisa, con il mio solito passo ciondolante, quando ho sentito un fruscio strano. Non il passo pesante di un orso, né il guizzo leggero di un capriolo. Era il suono di fogli spiegazzati e di un mormorio concentrato.
Mi sono affacciato dietro una vecchia quercia e l'ho vista.
Sotto una luce dorata c'era una ragazza. Aveva un'aria incredibilmente vispa e sbarazzina. Tra i capelli scuri portava intrecciati dei piccoli fiori selvatici e indossava un vestito dai caldi colori autunnali, corto sopra il ginocchio, perfetto per muoversi agilmente tra i rovi. Ma la cosa che mi ha colpito di più non è stato il suo aspetto, bensì quello che stava facendo: teneva tra le mani una mappa gigantesca, decisamente troppo grande per lei, e un pesante libro antico a cui sembrava chiedere consiglio.
«Se questa mappa non mente... la scorciatoia per il Grande Oceano del Tempo dovrebbe essere esattamente dietro questa quercia... o forse ho girato al contrario il foglio?» brontolò tra sé, girando la mappa sottosopra.
Non ho resistito. Ho fatto un passo avanti e, con il mio solito tono un po' canzonatorio, ho detto:
«Se cerchi il Tempo, sei nel posto giusto. Ma la mappa va tenuta nell'altro verso, sai?»
Lei ha fatto un salto per lo spavento, ma non è scappata. Mi ha guardato dritto negli occhi con un'espressione di pura, sfolgorante curiosità.
«E tu chi saresti? Un folletto smarrito?» mi ha chiesto, con una battuta subito pronta.
«Sono Bigoulin» ho risposto fiero, sistemandomi la giacca. «E viaggio tra i mondi».
Le si sono illuminati gli occhi. «Io sono Glicina. Studio i segreti dei boschi e cerco i passaggi per i mondi di fantasia».
Mi spiegò che il suo nome le calzava a pennello: come la pianta del glicine, era forte, determinata e cresceva avvolgendosi attorno a tutto ciò che trovava. Nel suo caso, si avvolgeva attorno ai misteri e alle storie, decisa a scoprirne ogni segreto.
Le sue mappe e i suoi libri non erano semplici oggetti: erano guide precise capaci di scovare sentieri che persino io, con tutta la mia esperienza di viaggiatore eterno, avevo sempre ignorato. In quel preciso istante, mentre mi mostrava un antico sentiero dimenticato sulla sua mappa, ho capito che non avrei più voluto viaggiare da solo. La mia sconsideratezza e la sua saggezza, la mia fantasia e la sua determinazione si incastravano alla perfezione.
Da quel giorno, io e Glicina siamo diventati del tutto inseparabili.
Abbiamo iniziato a saltare da una fiaba all'altra, unendo la mia magia alle sue mappe. E sapete qual è stata una delle nostre prime tappe memorabili? Un viaggio incredibile ad Antibes, in una calda estate. Ci siamo fatti scattare una bellissima foto ricordo tra i vicoli della città vecchia. Lei, con quel suo solito spirito libero e il vestito sbarazzino da mare, e io al suo fianco, finalmente completo.
Ma questa... è un'altra storia che vi racconterò la prossima volta.