A Gaza 35% delle strutture danneggiate dalla guerra
Chateaubriand e la passione degli esseri umani per le macerie
Copertina andata in onda il 16.9.2024
Scrittore, politico, diplomatico, fondatore del romanticismo letterario francese, Francois-René di Chateaubriand amava, come molti romantici, del resto, le rovine. Anzi, sosteneva che
“Tutti gli uomini (e le donne aggiungiamo noi) hanno una segreta attrazione per le rovine”.
Mica tanto segreta, verrebbe da dire di fronte all’espresso desiderio mostrato da molti nostri congeneri di radere al suo con tonnellate di esplosivo larghe parti del globo.
Lo spiega lo storico Franco Cardini in una recensione apparsa qualche tempo fa sul quotidiano Avvenire, in cui parlava del volume di Alain Schnapp “Storia Universale delle rovine”.
“Chi meglio di noi – si chiedeva il medievista italiano – è in grado, in questo primo quarto del XXI secolo, di contemplare con piena cognizione di causa le rovine?”
In effetti potremmo anche sostenere, senza sembrare troppo provocatori, che le rovine ci piacciono così tanto che – generosamente – ci premuriamo di crearne un numero sufficiente perché anche i nostri pronipoti possano goderne.
Secondo i dati dell’ONU, circa il il 35% delle strutture totali della Striscia di Gaza e un totale di 121.400 unità abitative sono state danneggiate o distrutte dall’esercito israeliano. Il conflitto ha portato alla distruzione di 200 strutture governative, 122 scuole e università, 610 moschee e tre chiese.
Secondo Amnesty International lungo il confine orientale di Gaza a maggio 2024, oltre il 90% degli edifici, tra cui più di 3.500 strutture, erano distrutti o gravemente danneggiati. I danni totali ammonterebbero a 18,5 miliardi di dollari. Le Nazioni Unite hanno avvertito che la rimozione di 40 milioni di tonnellate di macerie lasciate in seguito ai bombardamenti di Israele potrebbe richiedere 15 anni e costare tra i 500 e i 600 milioni di dollari.
Nel nostro dossier della settimana ad Alphaville, sulla Rete Due della RSI, abbiamo parlato di Rovine e la prima intervista è stata con l’antropologo Andrea Staid, autore di Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in Occidente.
E mentre parliamo della storia, non dimentichiamo che sotto le macerie di oggi ci sono uomini, donne e bambini.