Alle radici di un mistero ancora insoluto
Dove nasce la lingua?
Copertina andata inonda il 18.9.2024
A ben pensarci è un vero mistero, quasi un miracolo, che gli esseri umani tra il primo e il secondo anno di vita apprendano un codice comunicativo così straordinariamente complesso in modo naturale, nonostante la loro immaturità mentale.
Sulla lingua, sul suo funzionamento, sulle sue regole, si interrogano da secoli scienziati di ogni disciplina. Tutti hanno cercato di spiegare questo apparente paradosso, proponendo tesi diverse, spesso contrastanti, dando vita a diverse scuole di pensiero.
Una delle tesi più influenti del secondo novecento, e che gode ancora oggi di un grande seguito, è quella della grammatica generativa, messa a punto da uno scienziato americano: Noam Chomsky, conosciuto anche come intellettuale pubblico per la sua critica feroce agli Stati Uniti e alle sue guerre imperiali.
Chomsky ipotizzò che le lingue, anche se all’apparenza incredibilmente variabili, condividono “struttura profonda”, da cui ognuno può derivare le singole regole ricorrendo a una sorta di logica deduttiva. E che ogni essere umano possieda una specie di “macchina linguistica innata”, cioè frutto della nostra evoluzione biologica, che ha dentro di sé queste regole.
Ma le sue tesi nello scorso mezzo secolo sono state messe fortemente in discussione: uno dei critici più accaniti di Chomsky in Italia è stato Tullio De Mauro, il grande linguista, che vedeva nella lingua un fenomeno eminentemente sociale.
Recenti scoperte in campo etno-linguistico hanno dato un ulteriore scossone alla tesi innatista di Chomsky.
Il linguista Dan Everett ha studiato una lingua molto particolare, quella di una piccola tribù amazzonica – i Piraha – che a differenza delle altre 7000 lingue umane conosciute, non usa concetti come “alcuni” e “molti” per definire la quantità e non ha nemmeno il concetto dei “uno”.
Una parola di questo idioma ha diversi significati, e i cacciatori si parlano fischiando. I Piraha non hanno pronomi, o norme linguistiche, e il sistema fonetico è formato da sole otto consonanti e tre vocali. E – soprattutto – i Piraha non hanno la funzione ricorsiva del linguaggio, che secondo Chomsky sta alla base della grammatica generativa della lingua.
Con ogni probabilità questo piccolo popolo composto da 700 parlanti non sente la necessità di imparare la grammatica, come invece è toccato a tutti noi, chiedendoci ogni volta qual era il senso di quello sforzo cognitivo.
Ce lo hanno spiegato i nostri ospiti in un approfondimento sulla Rete Due dedicato proprio all’insegnamento della buona vecchia grammatica nelle scuole.
Mirko Tavoni, ex professore ordinario di Linguistica italiana nell’Università di Pisa, Accademico della Crusca e Simone Fornara, docente ricercatore in didattica dell’italiano presso il Dipartimento della Formazione e dell’Apprendimento della SUPSI.