Intelligenza artificiale e mercato editoriale

Una nuova applicazione per prevedere cosa leggeremo

Copertina andata in onda il 3.1.2025

Il dibattito culturale di queste settimane in Germania è stato travolto dall’annuncio di una nuova applicazione dell’intelligenza artificiale. Un’azienda tedesca ha infatti annunciato l’arrivo del software Demandsens, concepito per prevedere il successo di vendita dei libri, una potenziale rivoluzione nel modo in cui i libri vengono selezionati, pubblicati e commercializzati.

Dietro a questo nuovo strumento c’è Media Control di Baden, che da decenni opera sul mercato e monitora quanti libri vengono venduti, in quale momento e dove, rendendo questi dati pubblici. Il 95% delle case editrici nell’area tedesca (incluse Austria e Svizzera) lo utilizza, così come gran parte delle maggiori librerie tedesche.

L’idea iniziale era di programmare la gestione dei resi: ossia, fornire dati precisi per permettere alle librerie di ordinare la giusta quantità di libri, limitando le spese per le restituzioni. La nuova applicazione elabora circa cinque miliardi di dati in 1,3 secondi, includendo informazioni come le vendite passate, i resi, le preordinazioni, dati relativi agli autori e ai titoli, parole chiave fornite dagli editori, le motivazioni di lettura, e persino le tendenze sui social media.

Ad esempio, Media Control collabora con TikTok per monitorare i libri più discussi sulla piattaforma tramite l'hashtag #BookTok, integrando anche queste informazioni nel suo sistema di analisi.

Questo approccio consente a Demandsens di generare previsioni di vendita con un'accuratezza media dell'85%, e in alcuni casi, con percentuali che arrivano fino al 99%. L'obiettivo primario di Demandsens è quello di fornire al settore editoriale uno strumento che migliori l'efficienza e la redditività, ma le reazioni sono state fortemente critiche perché potrebbe avere effetti negativi sulla diversità culturale e la creatività nel mondo editoriale.

La principale preoccupazione è che incentivi la pubblicazione di libri con alto potenziale commerciale, a scapito di opere innovative, rischiose, o di autori emergenti. Questo potrebbe portare a una standardizzazione dei contenuti e alla scomparsa di voci diverse.

Come evidenziato da Thomas Montasser, agente letterario tedesco, si rischia di arrivare a una “Mcdonalizzazione della letteratura”, con la pubblicazione di “un unico tipo di prodotto”, trascurando ciò che è nuovo.

Opere come “I Buddenbrook”, di Thomas Mann, o i libri di Annie Ernaux e Immanuel Kant, probabilmente non avrebbero avuto un buon punteggio secondo il software, ma sono diventati successi commerciali. I piccoli editori, che spesso pubblicano opere di nicchia, potrebbero trovarsi in svantaggio rispetto ai grandi gruppi editoriali.

Insomma, predire il futuro nuoce gravemente alla creatività.

@MattiaPelli@mastodon.uno