“Io odio i tecnofascisti della California”

Copertina andata in onda il 24.02.2025

Ieri stavo ripassando con mio figlio la nascita e l’ascesa del fascismo in Italia. Mussolini non prese il potere con la forza, gli venne regalato dalla democrazia liberale che – come il Re – vedeva di buon occhio il fascismo come strumento di controllo del socialismo e del movimento operaio. Appena diventato presidente del consiglio mise mano all’apparato dello stato tagliando ministeri e uffici, utilizzando la scure in nome del risparmio e della lotta contro la corruzione, liberandosi di funzionari troppo fedeli alla democrazia liberale. Il 6 ottobre del 1924 ci fu in Italia la prima trasmissione radio, un nuovo media di massa che Mussolini seppe utilizzare per la sua propaganda e per stabilire un contatto diretto con il “popolo”, diffondendo la sua propaganda fatta di notizie false e teorie cospirazioniste.

E il fascismo ha avuto i suoi letterati, i suoi poeti, che anzi ne sono stati in alcuni casi dei precursori: “Quasi tutti i Parlamenti d'Europa – scriveva Filippo Tommaso Marinetti – non sono che pollai rumorosi, greppie e fogne”. E allora non è un caso se il Manifesto del Tecno Ottimismo, scritto nel 2023 da Marc Andreessen rende omaggio al Manifesto del Futurismo di Marinetti. Vi si legge tra l’altro: “La bellezza esiste solo nella lotta. Non c'è capolavoro che non abbia un carattere aggressivo. La tecnologia deve essere un assalto violento alle forze dell'ignoto, per costringerle a inchinarsi davanti all'uomo.”

Ma chi è Marc Andreessen? Uno dei primi golden boy della Silicon Valley e ora uno dei più ferventi e influenti sostenitori di Donald Trump, insieme a Meta, Amazon, Twitter e tutti i venture capitalist che ne hanno abbastanza del poco stato sociale che resta negli Stati Uniti, delle minoranze e delle femministe.

I paralleli tra gli stati Uniti di oggi e l’Italia di 100 anni fa cominciano a essere veramente tanti: niente a che fare con l’era del presidente Jimmy Carter, che voleva pace, diritti umani, stop alle armi nucleari, cooperazione internazionale e attenzione al mondo in via di sviluppo. Un anno prima della sua sconfitta elettorale contro Reagan, veniva girato un film per molti aspetti ancora oggi mitico: “The Blues Brothers”. Non certo un film politico, ma che descrive una Chicago ruvidamente working-class. Una delle tante frasi indimenticabili del film: “Io li odio i nazisti dell’illinois”. Che direbbe oggi John Belushi dei tecnofascisti della Silicon Valley?

Fonti: https://history.state.gov/milestones/1977-1980/foreword?utm_source=pocket_shared http://rhino.com/article/summer-1980-the-blues-brothers-rock-america-with-movie-soundtrack?utm_source=pocket_shared http://jacobin.com/2023/03/the-blues-brothers-1970s-chicago-working-class-black-musicians?utm_source=pocket_shared

@MattiaPelli@mastodon.uno