Nel 2024 sono aumentati i conflitti armati

Si invoca la pace, ma si continua a fare la guerra

Copertina andata in onda il 30.12.2024

Nel 2024, il mondo si trova ancora a fronteggiare numerosi conflitti, con guerre in corso che continuano a creare sofferenza e distruzione.

L'Armed Conflict Location & Event Data Project ha documentato un allarmante aumento della violenza politica, registrando oltre 165.273 eventi tra luglio 2023 e luglio 2024, con un incremento del 15% rispetto all'anno precedente. Si stima che, in questo periodo, una persona su sette sia stata direttamente esposta alle conseguenze di questi conflitti.

A Gaza, l'attacco guidato da Hamas e la successiva risposta militare israeliana, trasformatasi in un vero e proprio genocidio, hanno minato le già scarse speranze di una soluzione pacifica.

In Sudan, le tensioni tra fazioni militari si sono trasformate in un conflitto aperto, con migliaia di morti e milioni di sfollati nel Darfur.

La guerra russo-ucraina si sta prolungando ed è diventata una questione politica di portata globale, con le dinamiche sul campo di battaglia che determineranno il futuro della sicurezza europea e la stabilità delle ex repubbliche sovietiche.

In Myanmar, un'offensiva ribelle rappresenta una seria minaccia per la giunta militare al potere. Nella regione del Sahel, i colpi di stato in Mali, Burkina Faso e Niger hanno consolidato il potere militare, senza tuttavia offrire soluzioni efficaci per contenere la violenza.

Anche il conflitto tra Armenia e Azerbaigian è tornato a infiammarsi, con l'offensiva azera nel Nagorno-Karabakh che ha causato l'esodo di oltre 100.000 persone.

Evviva il 2024, insomma.

Tutti dicono di volere la pace ma poi, inevitabilmente, finiscono per fare la guerra. Pubblicamente ci si inchina al pacifico Rousseau, ma nel privato ci si affida a Thomas Hobbes e al suo stato di “guerra di ogni uomo contro ogni uomo”, mentre Immanuel Kant, che sosteneva che il commercio e le democrazie fossero meno inclini alla guerra, affermando che “lo spirito del commercio non può coesistere con la guerra”, ci fa un po’ di tenerezza ormai.

E che fine ha fatto Sun Tzu, uno dei maggiori pensatori della guerra, che affermava che “non c'è esempio di una nazione che abbia beneficiato di una guerra prolungata” o il Machiavelli, che scriveva “La guerra fa i ladri, la pace li impicca”?

Ce lo siamo chiesti a Rete Due, dove abbiamo deciso di dedicare il Natale di Alphaville alla pace. Undici personalità si sono confrontate e hanno riflettuto sul tema, raccontando la loro esperienza.

Uno di questi è stato lo scrittore irlandese Colum McCann, vincitore del National Book Award nel 2009 con il romanzo Questo bacio vada al mondo intero, che con Apeirogon ha affrontato il tema del conflitto israelo-palestinese.

@MattiaPelli@mastodon.uno