Trasformare l'odio in energia di cambiamento aiuta la democrazia

Rabbia è partecipazione

Copertina andata in onda l'11.10.2024

E’ interessante vedere come nel corso di una settimana di Alphaville, questa nostra trasmissione dove ogni giorno cerchiamo di portarvi le voci del dibattito culturale, sociale e politico in corso, si sviluppino quasi in modo imprevisto dei filoni, delle tendenze.

Una è quella, ovvia, che ci ha portato a parlare nel corso di tutta questa settimana di un’emozione declinata in cinque modi diversi: la rabbia.

La seconda tendenza che abbiamo registrato è stata questa settimana quella della riflessione attorno alla democrazia, alla sua crisi e al suo futuro.

Abbiamo imparato che la rabbia e l’odio sono due cose diverse: il secondo è strumento di propaganda politica che mira alla pancia dei cittadini, individuando un capro espiatorio da sacrificare alla rabbia individuale, che non diventa mai collettiva e si esaurisce nell’odio dell’altro.

Quando invece la rabbia viene – per così dire – collettivizzata, allora ci aiuta ad uscire dalle nostre rage rooms, le stanze in cui alcuni sfogano la propria rabbia individuale spaccando tutto, e questo sentimento potenzialmente autodistruttivo si trasforma in un motore di cambiamento.

Perché la minaccia più grave contro la democrazia è la mancanza di partecipazione: se è vero, come afferma l’Ufficio federale di statistica svizzero, che dall'inizio del XXI secolo l'affluenza media alle urne è leggermente aumentata, d’altra parte nel 2023 su 5 milioni e mezzo di aventi diritto, soltanto il 42% in media ha partecipato alle votazioni.

Se a questo si aggiunge che gli abitanti sopra i 18 anni nel nostro Paese sono attorno ai sette milioni, questo significa che a prendere le decisioni è poco più del 31% della popolazione residente.

E poi ci sarebbe da chiedersi qual è il rapporto tra democrazia e guerra: l’Italia ripudia la guerra nella sua costituzione, mentre il nostro Paese, la Svizzera, ha fatto della neutralità la sua forza. Sorge allora la domanda: che conseguenze può avere sulla democrazia di un paese muovere guerra a un popolo sostanzialmente inerme?

Per esempio distruggendone completamente il sistema sanitario: secondo l’ONU Israele avrebbe perpetrato una politica concertata per distruggere il sistema sanitario di Gaza, commettendo crimini di guerra e il crimine contro l'umanità dello sterminio con attacchi incessanti e deliberati contro il personale e le strutture mediche, come ha dichiarato ieri in un nuovo rapporto la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati.

@MattiaPelli@mastodon.uno