lowtrace

Ridurre la propria impronta digitale, sicurezza senza paranoia, privacy e tecnologie meno invasive.

Ho aperto questo blog senza un piano editoriale preciso né particolarmente ambizioso.

Lavoro da anni nel mondo della sicurezza tra cyber threat intelligence e sicurezza fisica. È un settore in cui si finisce facilmente a parlare solo di incidenti, attori malevoli, vulnerabilità, tecniche di attacco e strumenti sempre più sofisticati.

Sono temi di cui parlerò anche qui, inevitabilmente. Ma Lowtrace nasce soprattutto dalla voglia di avere uno spazio un po' più libero.

Un posto dove raccogliere appunti, esperienze, strumenti che trovo utili e qualche riflessione su come usiamo la tecnologia ogni giorno.

Lowtrace non significa sparire dalla rete o diventare invisibili. Significa, più semplicemente, provare a lasciare meno tracce inutili e avere un po' più di consapevolezza su quelle che lasciamo.

Perché Lowtrace

Lasciamo continuamente tracce.

Quando navighiamo, compriamo qualcosa, installiamo un'app, accendiamo un dispositivo o semplicemente ci spostiamo con un telefono in tasca produciamo dati. Spesso molti più di quelli strettamente necessari.

La cosa curiosa è che gran parte di questo processo è diventata così normale da essere quasi invisibile.

Non penso che la risposta sia smettere di usare la tecnologia, né trasformare ogni scelta digitale in una battaglia ideologica. Mi interessa molto di più capire cosa succede dietro le quinte e, quando possibile, scegliere strumenti che raccolgano meno dati, durino più a lungo e rispettino maggiormente chi li utilizza.

Lowtrace viene da qui.

Non significa sparire dalla rete o diventare invisibili. Significa, più semplicemente, provare a lasciare meno tracce inutili e avere un po' più di consapevolezza su quelle che lasciamo.

Di cosa parlerò

Probabilmente di cose abbastanza diverse tra loro. ci saranno post sulla sicurezza informatica, sulla threat intelligence, su OSINT e su alcuni aspetti della sicurezza fisica.

Vorrei però dedicare spazio anche a strumenti e servizi alternativi a quelli più diffusi: software open source, applicazioni attente alla privacy, servizi decentralizzati o semplicemente prodotti che adottano modelli meno aggressivi nella raccolta dei dati.

A volte l'alternativa più rispettosa della privacy è meno comoda, meno integrata o richiede qualche minuto in più per essere configurata. Credo però sia interessante sapere che esiste e capire quali compromessi comporta.

Mi interessano anche temi come i diritti digitali, la sorveglianza, la sostenibilità della tecnologia e il modo in cui le nostre abitudini cambiano quando pochi servizi diventano infrastrutture praticamente indispensabili.

Ogni tanto, probabilmente, finirà qui anche qualcosa di completamente personale.

Sicurezza senza paranoia

Una cosa che vorrei evitare è trasformare la sicurezza in una collezione infinita di paure.

Nel mio lavoro vedo quotidianamente minacce reali, ma proprio per questo credo sia importante distinguere ciò che è possibile da ciò che è probabile.

Non tutti hanno bisogno dello stesso livello di protezione.

Una persona comune, un giornalista, un amministratore di sistema e qualcuno che lavora in un contesto particolarmente esposto hanno modelli di minaccia molto diversi.

Quando parlerò di sicurezza cercherò quindi di spiegare anche il contesto: da cosa ci stiamo proteggendo, quanto è realistico il rischio e quanto costa, in termini di tempo e comodità, adottare una determinata soluzione.

L'obiettivo non è costruire una fortezza digitale, è fare scelte ragionevoli.

Alternative, non religioni

Non credo molto nelle guerre tra ecosistemi o nelle liste del tipo “questo prodotto è buono, quello è cattivo”.

Uso anch'io servizi mainstream e probabilmente continuerò a farlo.

Mi interessa però evitare che cinque piattaforme diventino automaticamente la risposta a qualsiasi esigenza digitale.

Esistono progetti piccoli, software indipendenti e servizi costruiti con filosofie molto diverse. Alcuni sono eccellenti, altri meno. Vale comunque la pena scoprirli.

Quando ne troverò uno interessante proverò a raccontarlo qui, spiegando perché potrebbe avere senso usarlo e quali sono i suoi limiti.

Il punto

Lowtrace è semplicemente un posto dove mettere ordine nelle cose che incontro, provo o studio.

Se nel frattempo qualche post sarà utile anche ad altri, tanto meglio.

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