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    <title>diabolusnovus &amp;mdash; ut</title>
    <link>https://noblogo.org/naciketas/tag:diabolusnovus</link>
    <description>Blog di Antonio Vigilante </description>
    <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 00:26:12 +0000</pubDate>
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      <title>Due semi</title>
      <link>https://noblogo.org/naciketas/due-semi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Come tutte le religioni, il cristianesimo ha in sé tanto i semi della violenza quanto quelli della nonviolenza. A far la differenza è il modo in cui si concepisce la figura del Diavolo. Che è, come si legge nel Vangelo di Giovanni, il &#34;principe di questo mondo&#34; (ὁ τοῦ κόσμου τούτου ἄρχων) (Giovanni, 14, 30). La lectio facilior di questo ed altri testi è che il Diavolo governa effettivamente il mondo, la realtà secolare, sicché tutti i governanti non ne sono che espressione. La stessa morte di Cristo si concilia con un simile interpretazione: Dio sacrifica il Figlio mettendolo nelle mani del suo Nemico, e in concreto dei poteri terreni che lo condannano. Ed è una interpretazione che era confermata, per i primi cristiani, dalle persecuzioni subite dal potere romano. Ma con una simile interpretazione il cristianesimo non avrebbe fatto molta strada. Una religione si diffonde solo se intercetta il potere e viene a patti con esso. Il cristianesimo è passato dalla condizione di religione perseguitata a quella di religione perseguitante - e perseguitante con una ferocia devastante - grazie ad una serie di accomodamenti di cui si è incaricato Paolo di Tarso. I poteri sono stabiliti da Dio, e ognuno è tenuto a sottomettervisi. &#34;Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite.!--more-- Infatti non c&#39;è autorità se non da Dio: quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all&#39;autorità, si oppone all&#39;ordine stabilito da Dio.&#34; (Romani, 13, 1-2; trad CEI). Una simile idea consente per il momento di farsi accettare dal potere, di rassicurare, di evitare le persecuzioni; in un futuro prossimo di sostenere e giustificare quello stesso potere, sempre più in difficoltà; e infine di investire il potere. È grazie a questa lettura che il cristianesimo è diventato la religione dominante. Ma in che senso allora il Diavolo è il principe di questo mondo? L&#39;interpretazione, la lectio difficilior, è al tempo stesso preziosissima per il potere. Benché stabilito da Dio, il potere è sempre minacciato. C&#39;è sempre qualcosa che lo insidia: c&#39;è la minaccia della ribellione, dell&#39;insubordinazione, dell&#39;eresia. C&#39;è la minaccia interna, che viene da chi rivendica una identità diversa o qualche cambiamento nell&#39;assetto socio-economico, e c&#39;è la minaccia esterna. E il Diavolo diventa il simbolo di tutto questo. Pensarlo come minaccioso, potente, insidioso serve da un lato ad ottenere il consenso naturale che viene dalla percezione di una minaccia, dall&#39;altro a giustificare la ferocia della repressione. Il cristianesimo diventa la religione del potere e, conseguentemente, del massacro. Una religione violenta.&#xA;L&#39;altro seme -- l&#39;altra interpretazione -- resiste nelle sette. I mennoniti, i quaccheri, parte degli anabattisti ecc. Che si tratti di sette minoritarie è logico: se &#34;il mondo intero giace nel maligno&#34; (ὁ κόσμος ὅλος ἐν τῷ πονηρῷ κεῖται: 1 Giovanni, 5, 19), allora chi è con Dio non può avere successo, è condannato a una condizione minoritaria, marginale: da pietra scartata.&#xA;Ho parlato di germi di nonviolenza. Si potrebbe aggiungere: o di violenza rivoluzionaria. Se nonviolenza è il rifiuto della violenza personale, quale si trova nei quaccheri -- e che può prendere anche forme socialmente rivoluzionarie -- cristiana è anche la rivendicazione di un mondo più giusto, in nome di quel primato degli ultimi affermato nel Discorso della montagna. In questo senso il i quaccheri e Tolstoj sono sviluppi diversi, ma affini, degli stessi semi che hanno dato vita alle lotte di Thomas Müntzer.&#xA;&#xA;diabolusnovus&#xA;&#xA; &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Come tutte le religioni, il cristianesimo ha in sé tanto i semi della violenza quanto quelli della nonviolenza. A far la differenza è il modo in cui si concepisce la figura del Diavolo. Che è, come si legge nel Vangelo di Giovanni, il “principe di questo mondo” (ὁ τοῦ κόσμου τούτου ἄρχων) (Giovanni, 14, 30). La <em>lectio facilior</em> di questo ed altri testi è che il Diavolo governa effettivamente il mondo, la realtà secolare, sicché tutti i governanti non ne sono che espressione. La stessa morte di Cristo si concilia con un simile interpretazione: Dio sacrifica il Figlio mettendolo nelle mani del suo Nemico, e in concreto dei poteri terreni che lo condannano. Ed è una interpretazione che era confermata, per i primi cristiani, dalle persecuzioni subite dal potere romano. Ma con una simile interpretazione il cristianesimo non avrebbe fatto molta strada. Una religione si diffonde solo se intercetta il potere e viene a patti con esso. Il cristianesimo è passato dalla condizione di religione perseguitata a quella di religione perseguitante – e perseguitante con una ferocia devastante – grazie ad una serie di accomodamenti di cui si è incaricato Paolo di Tarso. I poteri sono stabiliti da Dio, e ognuno è tenuto a sottomettervisi. “Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite. Infatti non c&#39;è autorità se non da Dio: quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all&#39;autorità, si oppone all&#39;ordine stabilito da Dio.” (Romani, 13, 1-2; trad CEI). Una simile idea consente per il momento di farsi accettare dal potere, di rassicurare, di evitare le persecuzioni; in un futuro prossimo di sostenere e giustificare quello stesso potere, sempre più in difficoltà; e infine di investire il potere. È grazie a questa lettura che il cristianesimo è diventato la religione dominante. Ma in che senso allora il Diavolo è il principe di questo mondo? L&#39;interpretazione, la <em>lectio difficilior</em>, è al tempo stesso preziosissima per il potere. Benché stabilito da Dio, il potere è sempre minacciato. C&#39;è sempre qualcosa che lo insidia: c&#39;è la minaccia della ribellione, dell&#39;insubordinazione, dell&#39;eresia. C&#39;è la minaccia interna, che viene da chi rivendica una identità diversa o qualche cambiamento nell&#39;assetto socio-economico, e c&#39;è la minaccia esterna. E il Diavolo diventa il simbolo di tutto questo. Pensarlo come minaccioso, potente, insidioso serve da un lato ad ottenere il consenso naturale che viene dalla percezione di una minaccia, dall&#39;altro a giustificare la ferocia della repressione. Il cristianesimo diventa la religione del potere e, conseguentemente, del massacro. Una religione violenta.
L&#39;altro seme — l&#39;altra interpretazione — resiste nelle sette. I mennoniti, i quaccheri, parte degli anabattisti ecc. Che si tratti di sette minoritarie è logico: se “il mondo intero giace nel maligno” (ὁ κόσμος ὅλος ἐν τῷ πονηρῷ κεῖται: 1 Giovanni, 5, 19), allora chi è con Dio non può avere successo, è condannato a una condizione minoritaria, marginale: da pietra scartata.
Ho parlato di germi di nonviolenza. Si potrebbe aggiungere: <em>o</em> di violenza rivoluzionaria. Se nonviolenza è il rifiuto della violenza personale, quale si trova nei quaccheri — e che può prendere anche forme socialmente rivoluzionarie — cristiana è anche la rivendicazione di un mondo più giusto, in nome di quel primato degli ultimi affermato nel Discorso della montagna. In questo senso il i quaccheri e Tolstoj sono sviluppi diversi, ma affini, degli stessi semi che hanno dato vita alle lotte di Thomas Müntzer.</p>

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      <guid>https://noblogo.org/naciketas/due-semi</guid>
      <pubDate>Sun, 15 Aug 2021 17:47:40 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Un hērem impazzito</title>
      <link>https://noblogo.org/naciketas/herem</link>
      <description>&lt;![CDATA[La violenza, che così duramente ci colpisce nell’Antico Testamento e non poco turba i credenti più sensibili, inducendoli a chiedersi se davvero si possano considerare ispirati dei passi così crudeli, sembra consumarsi nel Nuovo Testamento. Se Israele ha dei nemici da sterminare, e se la religione dell’Antico Testamento è la religione di un popolo eletto, il cristianesimo è una religione universale. Non si identifica con un solo popolo, ma ha un messaggio che intende rivolgersi all’umanità intera, valido per chiunque al di là della nazionalità. Tuttavia il cristianesimo non rigetta l’Antico Testamento. Gesù non è venuto ad annullare la Legge, né nega il valore della rivelazione precedente. Aggiunge, piuttosto, una nuova logica. E un problema di non facile soluzione è in che modo questa nuova logica possa coesistere con la vecchia. Di fatto, l’Antico Testamento rappresenta una riserva di violenza che può costantemente riemergere ed alla quale è sempre possibile attingere.&#xA;Ma soprattutto bisogna comprendere che al dispositivo violento del ḥērem se ne aggiunge uno nuovo, che di fatto, al di là dell’apparenza, continua la vecchia logica: il dispositivo diabolico. Nel Deuteronomio è Dio stesso che indica i popoli che dovranno essere sterminati. Su di loro cade dall’alto una consacrazione che è al tempo stesso una condanna a morte. Il dispositivo diabolico è invece un dispositivo mobile e flessibile. Non ci sono popoli nemici in sé. Ogni popolo diventa nemico nella misura in cui si oppone alla cristianità, che è una categoria religiosa, non etnica. Non c’è una terra promessa da raggiungere. La meta è, piuttosto, l’illimitata diffusione del messaggio di Cristo, l’evangelizzazione totale dell’umanità. Poiché questa è la volontà di Dio, chiunque di opponga non è da Dio, ma dal Diavolo. E se è dal Diavolo, può essere sterminato.!--more--&#xA;Proprio perché mobile e flessibile, il dispositivo diabolico colpisce all’interno della stessa cristianità. Nell’Antico Testamento quella contro il nemico non è l’unica forma di violenza. C’è la violenza contro il nemico interno, colui che si rende colpevole di violazioni della Legge, e che per questo deve essere tolto di mezzo. Tali sono ad esempio gli omosessuali (Levitico, 20, 13) e chiunque non segua le rigide norme sessuali. Ora, secondo la nostra sensibilità si tratta di violenze inaccettabili, ma non sono troppo diverse dalle violenze che altri popoli esercitavano —  ed eserciteranno per molto tempo — verso i trasgressori delle proprie norme condivise. Nel cristianesimo si presenta qualcosa di diverso. L’azione di Dio nel mondo è costantemente ostacolata dall’azione del Diavolo. Questo vuol dire che ovunque la società è insidiata. Ovunque c’è una linea mobile, sottile, che separa quelli che sono da Dio da quelli che sono dal Diavolo. Questa linea fa sì che la società cristiana sia sempre interiormente scissa, infelice, violenta. Il dispositivo diabolico colpisce di continuo, individuando ora questo ora quel soggetto che opera nella società al servizio del Diavolo. In un certo senso, è come se avessimo a che fare con un ḥērem impazzito, che colpisce ovunque, incontrollato, cieco e feroce. La violenza non viene trascesa, nemmeno contenuta. Al contrario: esplode. Attraversa tutta la società, minaccia chiunque, pesando come un’ombra su tutti. L’ombra del Diavolo, l’ombra di Dio.&#xA;&#xA;diabolusnovus]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La violenza, che così duramente ci colpisce nell’Antico Testamento e non poco turba i credenti più sensibili, inducendoli a chiedersi se davvero si possano considerare ispirati dei passi così crudeli, sembra consumarsi nel Nuovo Testamento. Se Israele ha dei nemici da sterminare, e se la religione dell’Antico Testamento è la religione di un popolo eletto, il cristianesimo è una religione universale. Non si identifica con un solo popolo, ma ha un messaggio che intende rivolgersi all’umanità intera, valido per chiunque al di là della nazionalità. Tuttavia il cristianesimo non rigetta l’Antico Testamento. Gesù non è venuto ad annullare la Legge, né nega il valore della rivelazione precedente. Aggiunge, piuttosto, una nuova logica. E un problema di non facile soluzione è in che modo questa nuova logica possa coesistere con la vecchia. Di fatto, l’Antico Testamento rappresenta una riserva di violenza che può costantemente riemergere ed alla quale è sempre possibile attingere.
Ma soprattutto bisogna comprendere che al dispositivo violento del <em>ḥērem</em> se ne aggiunge uno nuovo, che di fatto, al di là dell’apparenza, continua la vecchia logica: il dispositivo diabolico. Nel <em>Deuteronomio</em> è Dio stesso che indica i popoli che dovranno essere sterminati. Su di loro cade dall’alto una consacrazione che è al tempo stesso una condanna a morte. Il dispositivo diabolico è invece un dispositivo mobile e flessibile. Non ci sono popoli nemici in sé. Ogni popolo diventa nemico nella misura in cui si oppone alla cristianità, che è una categoria religiosa, non etnica. Non c’è una terra promessa da raggiungere. La meta è, piuttosto, l’illimitata diffusione del messaggio di Cristo, l’evangelizzazione totale dell’umanità. Poiché questa è la volontà di Dio, chiunque di opponga non è da Dio, ma dal Diavolo. E se è dal Diavolo, può essere sterminato.
Proprio perché mobile e flessibile, il dispositivo diabolico colpisce all’interno della stessa cristianità. Nell’Antico Testamento quella contro il nemico non è l’unica forma di violenza. C’è la violenza contro il nemico interno, colui che si rende colpevole di violazioni della Legge, e che per questo deve essere tolto di mezzo. Tali sono ad esempio gli omosessuali (<em>Levitico</em>, 20, 13) e chiunque non segua le rigide norme sessuali. Ora, secondo la nostra sensibilità si tratta di violenze inaccettabili, ma non sono troppo diverse dalle violenze che altri popoli esercitavano —  ed eserciteranno per molto tempo — verso i trasgressori delle proprie norme condivise. Nel cristianesimo si presenta qualcosa di diverso. L’azione di Dio nel mondo è costantemente ostacolata dall’azione del Diavolo. Questo vuol dire che ovunque la società è insidiata. Ovunque c’è una linea mobile, sottile, che separa quelli che sono da Dio da quelli che sono dal Diavolo. Questa linea fa sì che la società cristiana sia sempre interiormente scissa, infelice, violenta. Il dispositivo diabolico colpisce di continuo, individuando ora questo ora quel soggetto che opera nella società al servizio del Diavolo. In un certo senso, è come se avessimo a che fare con un <em>ḥērem</em> impazzito, che colpisce ovunque, incontrollato, cieco e feroce. La violenza non viene trascesa, nemmeno contenuta. Al contrario: esplode. Attraversa tutta la società, minaccia chiunque, pesando come un’ombra su tutti. L’ombra del Diavolo, l’ombra di Dio.</p>

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      <guid>https://noblogo.org/naciketas/herem</guid>
      <pubDate>Fri, 02 Apr 2021 12:52:21 +0000</pubDate>
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      <title>Sacrificio</title>
      <link>https://noblogo.org/naciketas/sacrificio</link>
      <description>&lt;![CDATA[Non si può amare un Dio che si è sacrificato per noi, così come non si può amare una donna che si sia sacrificata per noi -- soprattutto se pretendesse di essere amata appunto perché si è sacrificata per noi. Sarebbe un amore morboso, sporcato dal senso di colpa e dal ricatto morale. Senza gioia.&#xA;&#xA;diabolusnovus]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Non si può amare un Dio che si è <em>sacrificato per noi</em>, così come non si può amare una donna che si sia sacrificata per noi — soprattutto se pretendesse di essere amata appunto perché si è sacrificata per noi. Sarebbe un amore morboso, sporcato dal senso di colpa e dal ricatto morale. Senza gioia.</p>

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      <pubDate>Tue, 10 Nov 2020 05:51:31 +0000</pubDate>
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      <title>Il santo, la strega e l&#39;angelo della storia</title>
      <link>https://noblogo.org/naciketas/angelus</link>
      <description>&lt;![CDATA[Se andate in Piazza del Campo, a Siena, fermatevi un attimo proprio davanti al Palazzo Pubblico. Guardate a terra. Una mattonella ricorda il luogo esatto in cui San Bernardino vi predicò, nel 1427. Possiamo rivivere la scena grazie ad un quadro di Sano di Pietro, nel quale stranamente non c&#39;è molta gente ad ascoltare il santo, anche se sappiamo che la sua predicazione fu un grande evento, e fu scelta Piazza del Campo perché nessuna chiesa avrebbe potuto contenere la gente accorsa. Il santo è su un pulpito in legno; gli ascoltatori, inginocchiati - i maschi rigorosamente separati dalle femmine da un telone rosso - non sono più di qualche decina. Nel quadro di Sano di Pietro San Bernardino mostra agli ascoltatori il trigramma raffigurato su una tavola di legno, come era solito fare durante le sue prediche (e un trigramma, lavoro dell&#39;orafo senese Tuccio di Sano, fa bella mostra di sé anche sulla facciata del Palazzo Pubblico). Ma sappiamo anche cosa disse, in quelle prediche, grazie al lavoro umile di un cimatore di panni, Benedetto di Bartolomeo, che usò per trascrivere con grande fedeltà le prediche del santo un misterioso metodo di scrittura rapida su tavolette di cera di sua invenzione. !--more--&#xA;È il 21 settembre. Domenica. Il santo parla dei peccati capitali. La superbia, la lussuria, l&#39;avarizia. Il discorso - lungo, pesante, violento, come si conviene a una predica - si fissa presto sul Diavolo. E su coloro che, con l&#39;aiuto del Diavolo, praticano incantesimi. Che fare con loro? Il santo non ha dubbi: &#34;Non vi so meglio dire: &#39;al fuoco, al fuoco, al fuoco&#39;. Oimmè! O non sapete voi quello che si fece a Roma mentre che io vi predicai? O non potrei fare che così si facesse anco qui? Doh, strongfacciamo un poco d&#39;oncenso a Domenedio qui a Siena!/strong&#34; [1] Quali imprese aveva compiuto a Roma il santo? Lo dice lui stesso: &#34;E come io ebbi predicato, furono acusate una moltitudine di streghe e di incantatori.&#34; [2] Aveva chiesto morte ed aveva ottenuto morte. Ora a Siena chiede lo stesso. Chiede che si uccida in suo nome, per la maggior gloria di Dio. Chiede che si brucino degli esseri umani per fare un po&#39; di incenso a Dio.&#xA;Lasciamo Piazza del Campo e spostiamoci in Porta Camollia. È la porta più suggestiva di Siena, con quella scritta - &#34;Cor magis tibi Siena pandit&#34;: Siena ti apre un cuore più grande - che piacerebbe leggere sulla porta di ingresso di qualsiasi città. Siamo nel 1540. È l&#39;8 giugno. Al prato di Camollia viene condotta una donna. Viene strangolata, poi il suo corpo è dato alle fiamme. La donna si chama Lucia di Pienza, ed è stata condannata a morte per stregoneria, con l&#39;accusa di aver &#34;guasto&#34; molti bambini e di essersi accoppiata più volte con il Diavolo. Due mesi più tardi vengono impiccate e bruciate altre quattro donne, con la stessa accusa. [3] strongDonne che diventano incenso per Dio./strong I sacrifici umani del cristianesimo.&#xA;Siamo in tempi in cui si abbattono le statue - e se non è possibile abbatterle, si imbrattano. Mi dispiacerebbe se qualcuno ora imbrattasse quella mattonella, che ricorda un santo, ma anche un uomo che chiede di uccidere delle persone (per lo più donne) in onore di Dio. Mi piacerebbe piuttosto che ci fosse in Camollia una targa per ricordare la povera Lucia di Pienza. O una mattonella piccola, poco invadente, che avvisi il turista non troppo distratto del punto in cui, in Piazza del Campo, tredici ebrei furono bruciati vivi da una banda inneggiante alla Madonna. Era il 28 giugno del 1799. Ma mi piacerebbe, soprattutto, che ci fosse una diversa sensibilità storica, soprattutto a scuola.&#xA;emHistorein/em in greco significa investigare, esaminare, osservare. Mi pare di poter dire: considerare la complessità delle cose. Provare a dipanare l&#39;intrico delle faccende umane, senza però semplificare mai, ugualmente attenti alle luci ed alle ombre. La storia che abbiamo incontrato sui banchi di scuola, e che continuano a incontrare i nostri studenti, è molto lontana da questa ermeneutica della complessità. È la storia dei grandi uomini e dei grandi eventi: battaglie, trattati, regni ed imperi, re e regine.&#xA;È nota l&#39;interpretazione che strongWalter Benjamin/strong ha dato del quadro di Paul Klee emAngelus Novus/em nelle sue emTesi di filosofia della storia/em. L&#39;angelo di Klee è, per lui, l&#39;angelo della storia. &#34;Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l&#39;infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta&#34; [4]. Sarei insincero se dicessi di aver compreso questo passo, ma avverto il fascino dell&#39;immagine. Se dovessi figurarmi un angelo della storia, le sue fattezze richiamerebbero però quelle dell&#39;strongAngelo caduto: il Diavolo/strong. E il suo sguardo si fermerebbe sulla povera Lucia di Pienza, probabilmente colpevole di nulla, e su Giulio Cesare Vanini, come lei strangolato e dato alle fiamme con l&#39;accusa di ateismo, e su Anania e Saffira, e su Ipazia, e sugli albigesi massacrati a Béziers, e sui neri ridotti in schiavitù, e sui poveri sempre umiliati, sfruttati, massacrati, e su David Lazzaretti, stroncato dagli spari dei carabinieri, Rocco Girasole, ucciso dalla polizia mentre reclamava pacificamente pane e lavoro, eccetera. Il suo sguardo compassionevole considererebbe le moltitudini schiacciate dal procedere violento della storia, di cui lui, l&#39;Anti-Dio, l&#39;Angelo caduto, è il simbolo. Perché se si considera quella cosa che chiamiamo storia - che sta appena nascendo: ha qualche migliaio di anni, appena un attimo nella vita di una specie vivente - la cosa che più colpisce è la violenza cieca che la percorre. E lo studio della storia mi sembra un esercizio di pietà umana. È lo studio, l&#39;indagine, la pratica dell&#39;attenzione che, in quel quadro terribile, coglie ciò che è costretto fuori dalla scena, ascolta le voci ridotte al silenzio - come quelle delle streghe, che affiorano qua e là nei documenti dei processi - e ricostruisce la molteplicità delle vie, la pluralità delle tradizioni alle quali apparteniamo. Questa pratica di pietà, di giustizia e di attenzione è il lavoro urgente che spetta alle scuole, ben oltre il rituale ormai stucchevole delle giornate della memoria o del ricordo.&#xA;&#xA;strongNote/strong&#xA;[1] Bernardino da Siena,em Prediche volgari sul Campo di Siena/em, a cura di Carlo Delcorno, Rusconi, Milano 1989, vol. II, pp. 1006-1007.&#xA;[2] Ivi, p. 1007.&#xA;[3] D. Corsi, emDiaboliche maledette e disperate. Le donne nei processi per stregoneria (secoli XIV-XVI)/em, Firenze University Press, Firenze 2013, p. 83.&#xA;[4] W. Benjamin,em Angelus Novus/em, tr. it. Einaudi, Torino 1961, p. 80&#xA;&#xA;Gli Stati Generali, 20 luglio 2020.&#xA;&#xA;#glistatigenerali #diabolusnovus&#xA;&#xA;@naciketas@mastodon.uno&#xA;&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Se andate in Piazza del Campo, a Siena, fermatevi un attimo proprio davanti al Palazzo Pubblico. Guardate a terra. Una mattonella ricorda il luogo esatto in cui San Bernardino vi predicò, nel 1427. Possiamo rivivere la scena grazie ad un quadro di Sano di Pietro, nel quale stranamente non c&#39;è molta gente ad ascoltare il santo, anche se sappiamo che la sua predicazione fu un grande evento, e fu scelta Piazza del Campo perché nessuna chiesa avrebbe potuto contenere la gente accorsa. Il santo è su un pulpito in legno; gli ascoltatori, inginocchiati – i maschi rigorosamente separati dalle femmine da un telone rosso – non sono più di qualche decina. Nel quadro di Sano di Pietro San Bernardino mostra agli ascoltatori il trigramma raffigurato su una tavola di legno, come era solito fare durante le sue prediche (e un trigramma, lavoro dell&#39;orafo senese Tuccio di Sano, fa bella mostra di sé anche sulla facciata del Palazzo Pubblico). Ma sappiamo anche cosa disse, in quelle prediche, grazie al lavoro umile di un cimatore di panni, Benedetto di Bartolomeo, che usò per trascrivere con grande fedeltà le prediche del santo un misterioso metodo di scrittura rapida su tavolette di cera di sua invenzione. 
È il 21 settembre. Domenica. Il santo parla dei peccati capitali. La superbia, la lussuria, l&#39;avarizia. Il discorso – lungo, pesante, violento, come si conviene a una predica – si fissa presto sul Diavolo. E su coloro che, con l&#39;aiuto del Diavolo, praticano incantesimi. Che fare con loro? Il santo non ha dubbi: “Non vi so meglio dire: &#39;al fuoco, al fuoco, al fuoco&#39;. Oimmè! O non sapete voi quello che si fece a Roma mentre che io vi predicai? O non potrei fare che così si facesse anco qui? Doh, <strong>facciamo un poco d&#39;oncenso a Domenedio qui a Siena!</strong>” [1] Quali imprese aveva compiuto a Roma il santo? Lo dice lui stesso: “E come io ebbi predicato, furono acusate una moltitudine di streghe e di incantatori.” [2] Aveva chiesto morte ed aveva ottenuto morte. Ora a Siena chiede lo stesso. Chiede che si uccida in suo nome, per la maggior gloria di Dio. Chiede che si brucino degli esseri umani per fare un po&#39; di incenso a Dio.
Lasciamo Piazza del Campo e spostiamoci in Porta Camollia. È la porta più suggestiva di Siena, con quella scritta – “Cor magis tibi Siena pandit”: Siena ti apre un cuore più grande – che piacerebbe leggere sulla porta di ingresso di qualsiasi città. Siamo nel 1540. È l&#39;8 giugno. Al prato di Camollia viene condotta una donna. Viene strangolata, poi il suo corpo è dato alle fiamme. La donna si chama Lucia di Pienza, ed è stata condannata a morte per stregoneria, con l&#39;accusa di aver “guasto” molti bambini e di essersi accoppiata più volte con il Diavolo. Due mesi più tardi vengono impiccate e bruciate altre quattro donne, con la stessa accusa. [3] <strong>Donne che diventano incenso per Dio.</strong> I sacrifici umani del cristianesimo.
Siamo in tempi in cui si abbattono le statue – e se non è possibile abbatterle, si imbrattano. Mi dispiacerebbe se qualcuno ora imbrattasse quella mattonella, che ricorda un santo, ma anche un uomo che chiede di uccidere delle persone (per lo più donne) in onore di Dio. Mi piacerebbe piuttosto che ci fosse in Camollia una targa per ricordare la povera Lucia di Pienza. O una mattonella piccola, poco invadente, che avvisi il turista non troppo distratto del punto in cui, in Piazza del Campo, tredici ebrei furono bruciati vivi da una banda inneggiante alla Madonna. Era il 28 giugno del 1799. Ma mi piacerebbe, soprattutto, che ci fosse una diversa sensibilità storica, soprattutto a scuola.
<em>Historein</em> in greco significa investigare, esaminare, osservare. Mi pare di poter dire: considerare la complessità delle cose. Provare a dipanare l&#39;intrico delle faccende umane, senza però semplificare mai, ugualmente attenti alle luci ed alle ombre. La storia che abbiamo incontrato sui banchi di scuola, e che continuano a incontrare i nostri studenti, è molto lontana da questa ermeneutica della complessità. È la storia dei grandi uomini e dei grandi eventi: battaglie, trattati, regni ed imperi, re e regine.
È nota l&#39;interpretazione che <strong>Walter Benjamin</strong> ha dato del quadro di Paul Klee <em>Angelus Novus</em> nelle sue <em>Tesi di filosofia della storia</em>. L&#39;angelo di Klee è, per lui, l&#39;angelo della storia. “Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l&#39;infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta” [4]. Sarei insincero se dicessi di aver compreso questo passo, ma avverto il fascino dell&#39;immagine. Se dovessi figurarmi un angelo della storia, le sue fattezze richiamerebbero però quelle dell&#39;<strong>Angelo caduto: il Diavolo</strong>. E il suo sguardo si fermerebbe sulla povera Lucia di Pienza, probabilmente colpevole di nulla, e su Giulio Cesare Vanini, come lei strangolato e dato alle fiamme con l&#39;accusa di ateismo, e su Anania e Saffira, e su Ipazia, e sugli albigesi massacrati a Béziers, e sui neri ridotti in schiavitù, e sui poveri sempre umiliati, sfruttati, massacrati, e su David Lazzaretti, stroncato dagli spari dei carabinieri, Rocco Girasole, ucciso dalla polizia mentre reclamava pacificamente pane e lavoro, eccetera. Il suo sguardo compassionevole considererebbe le moltitudini schiacciate dal procedere violento della storia, di cui lui, l&#39;Anti-Dio, l&#39;Angelo caduto, è il simbolo. Perché se si considera quella cosa che chiamiamo storia – che sta appena nascendo: ha qualche migliaio di anni, appena un attimo nella vita di una specie vivente – la cosa che più colpisce è la violenza cieca che la percorre. E lo studio della storia mi sembra un esercizio di pietà umana. È lo studio, l&#39;indagine, la pratica dell&#39;attenzione che, in quel quadro terribile, coglie ciò che è costretto fuori dalla scena, ascolta le voci ridotte al silenzio – come quelle delle streghe, che affiorano qua e là nei documenti dei processi – e ricostruisce la molteplicità delle vie, la pluralità delle tradizioni alle quali apparteniamo. Questa pratica di pietà, di giustizia e di attenzione è il lavoro urgente che spetta alle scuole, ben oltre il rituale ormai stucchevole delle giornate della memoria o del ricordo.</p>

<p><strong>Note</strong>
[1] Bernardino da Siena,<em> Prediche volgari sul Campo di Siena</em>, a cura di Carlo Delcorno, Rusconi, Milano 1989, vol. II, pp. 1006-1007.
[2] Ivi, p. 1007.
[3] D. Corsi, <em>Diaboliche maledette e disperate. Le donne nei processi per stregoneria (secoli XIV-XVI)</em>, Firenze University Press, Firenze 2013, p. 83.
[4] W. Benjamin,<em> Angelus Novus</em>, tr. it. Einaudi, Torino 1961, p. 80</p>

<p><em>Gli Stati Generali</em>, 20 luglio 2020.</p>

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      <pubDate>Tue, 21 Jul 2020 05:43:58 +0000</pubDate>
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      <title>La caduta</title>
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      <description>&lt;![CDATA[Nel Libro di Enoc gli angeli Vigilanti (עִירִין) si innamorano delle donne e, guidati da Shemyaza, si accoppiano con loro, generando i giganti. E come Prometeo, donano agli umani la conoscenza: costruire spade e coltelli, far bracciali, comprendere il corso degli astri e in generale cambiare il mondo. Che nella traduzione aramaica è indicato dal mulo: l&#39;uomo è colui che riesce a far nascere dal cavallo il mulo. Questo fervore conoscitivo e tecnologico va punito. Azazel -- che nel corso del testo prende il posto di Shemyaza come capo dei Vigilanti ribelli -- dovrà essere legato nella tenebra fino al giorno del giudizio, quando sarà gettato nel fuoco. È da qui che viene l&#39;immagine evangelica di Satana gettato nella fornace ardente, che risulta incomprensibile se si ignora Enoc, perché nell&#39;Antico Testamento non c&#39;è nulla che assomigli al Satana evangelico.!--more-- Resta una differenza importante: in Enoc Azazel, dopo la ribellione, è emarginato dal mondo, mentre nel Vangelo il Diavolo è il &#34;principe di questo mondo&#34;. &#xA;Ma qui mi interessa altro. Nel Libro di Enoc la colpa dei Vigilanti è quella di aver rinunciato alla loro natura spirituale per accoppiarsi con donne umane:&#xA;&#xA;  Ma voi, prima, eravate spirituali, viventi la vita eterna che non muore mai, e perciò io non avevo fatto, (anche) per voi , le donne: perché gli (esseri) spirituali, in verità, (hanno) la loro sede nel cielo. (Apocrifi dell&#39;Antico Testamento, a cura di P. Sacchi, UTET, Torino 1981, p. 488) &#xA;&#xA;Ma non è esattamente quello che accade a Dio stesso nel Vangelo? Unendosi a Maria e generando il Cristo attraverso il corpo di una donna, Dio stesso non ha seguito la via di Shemyaza e di Azazel? Se unire un&#39;essenza divina a un corpo umano è rinunciare alla natura spirituale, con l&#39;incarnazione non ha rinunciato Dio stesso alla sua natura spirituale? Con Cristo Dio non segue la via stessa del Diavolo?&#xA;&#xA;diabolusnovus&#xA;&#xA;@naciketas@mastodon.uno&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nel <em>Libro di Enoc</em> gli angeli Vigilanti (עִירִין) si innamorano delle donne e, guidati da Shemyaza, si accoppiano con loro, generando i giganti. E come Prometeo, donano agli umani la conoscenza: costruire spade e coltelli, far bracciali, comprendere il corso degli astri e in generale cambiare il mondo. Che nella traduzione aramaica è indicato dal mulo: l&#39;uomo è colui che riesce a far nascere dal cavallo il mulo. Questo fervore conoscitivo e tecnologico va punito. Azazel — che nel corso del testo prende il posto di Shemyaza come capo dei Vigilanti ribelli — dovrà essere legato nella tenebra fino al giorno del giudizio, quando sarà gettato nel fuoco. È da qui che viene l&#39;immagine evangelica di Satana gettato nella fornace ardente, che risulta incomprensibile se si ignora Enoc, perché nell&#39;Antico Testamento non c&#39;è nulla che assomigli al Satana evangelico. Resta una differenza importante: in Enoc Azazel, dopo la ribellione, è emarginato dal mondo, mentre nel Vangelo il Diavolo è il “principe di questo mondo”.
Ma qui mi interessa altro. Nel <em>Libro di Enoc</em> la colpa dei Vigilanti è quella di aver rinunciato alla loro natura spirituale per accoppiarsi con donne umane:</p>

<blockquote><p>Ma voi, prima, eravate spirituali, viventi la vita eterna che non muore mai, e perciò io non avevo fatto, (anche) per voi , le donne: perché gli (esseri) spirituali, in verità, (hanno) la loro sede nel cielo. (<em>Apocrifi dell&#39;Antico Testamento</em>, a cura di P. Sacchi, UTET, Torino 1981, p. 488)</p></blockquote>

<p>Ma non è esattamente quello che accade a Dio stesso nel Vangelo? Unendosi a Maria e generando il Cristo attraverso il corpo di una donna, Dio stesso non ha seguito la via di Shemyaza e di Azazel? Se unire un&#39;essenza divina a un corpo umano è rinunciare alla natura spirituale, con l&#39;incarnazione non ha rinunciato Dio stesso alla sua natura spirituale? Con Cristo Dio non segue la via stessa del Diavolo?</p>

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      <pubDate>Sun, 05 Jul 2020 09:55:12 +0000</pubDate>
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