<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">
  <channel>
    <title>scuola &amp;mdash; ut</title>
    <link>https://noblogo.org/naciketas/tag:scuola</link>
    <description>Blog di Antonio Vigilante </description>
    <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 00:10:21 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Molestie pedagogiche</title>
      <link>https://noblogo.org/naciketas/molestie-pedagogiche</link>
      <description>&lt;![CDATA[È responsabilità di don Milani aver introdotto nel dibattito pedagogico l&#39;infelicissima metafora dell&#39;&#34;ospedale che cura i sani e respinge i malati&#34;. Infelice, tra le altre cose, perché un ospedale ha in primo luogo il dovere di non dimettere chi è ancora malato: e l&#39;equivalente scolastico di questa non dimissione è esattamente la bocciatura. Ma soprattutto diverso è il rapporto tra medico e paziente e tra docente e studente. Un chirurgo può addormentare il paziente, aprirgli il petto, sistemargli il cuore e richiudere. Se è stato bravo, il paziente guarirà. Non gli si chiede se non di lasciar fare al medico e di dare un consenso iniziale all&#39;operazione. Il docente ha bisogno invece di una continua collaborazione dello studente. L&#39;operazione dell&#39;apprendimento è comune. Nonostante il lessico scolastico tenda alla passivizzazione, uno studente non è un paziente. &#xA;Insegnare è una cosa che non si può fare senza chiedere permesso. Di continuo. Non basta un consenso preliminare. L&#39;intervento di chi insegna è non meno invasivo di quello di un chirurgo che apra il petto. Si tratta di operare trasformazioni profonde; di cambiare ben più del corpo. Ritenere che questa operazione così invasiva si possa fare senza un costante consenso, che si possa perfino imporre con la minaccia, è una delle tante espressioni del delirio del potere. Riteniamo, ed a ragione, che nessuno possa toccare parti sensibili del corpo altrui senza il suo consenso. E farlo è molestia sessuale. Riteniamo però al tempo stesso che alcuni abbiano il diritto di entrare senza permesso -- spesso sbraitando, minacciando, blandendo, ricattando -- nell&#39;interiorità altrui. Bisognerebbe cominciare parlare di molestie pedagogiche, e perseguirle come si perseguono le molestie sessuali.&#xA;&#xA;scuola]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>È responsabilità di don Milani aver introdotto nel dibattito pedagogico l&#39;infelicissima metafora dell&#39;“ospedale che cura i sani e respinge i malati”. Infelice, tra le altre cose, perché un ospedale ha in primo luogo il dovere di <em>non dimettere</em> chi è ancora malato: e l&#39;equivalente scolastico di questa <em>non dimissione</em> è esattamente la bocciatura. Ma soprattutto diverso è il rapporto tra medico e paziente e tra docente e studente. Un chirurgo può addormentare il paziente, aprirgli il petto, sistemargli il cuore e richiudere. Se è stato bravo, il paziente guarirà. Non gli si chiede se non di lasciar fare al medico e di dare un consenso iniziale all&#39;operazione. Il docente ha bisogno invece di una continua collaborazione dello studente. L&#39;operazione dell&#39;apprendimento è comune. Nonostante il lessico scolastico tenda alla passivizzazione, uno studente non è un <em>paziente</em>.
Insegnare è una cosa che non si può fare senza chiedere permesso. Di continuo. Non basta un consenso preliminare. L&#39;intervento di chi insegna è non meno invasivo di quello di un chirurgo che apra il petto. Si tratta di operare trasformazioni profonde; di cambiare ben più del corpo. Ritenere che questa operazione così invasiva si possa fare senza un costante consenso, che si possa perfino imporre con la minaccia, è una delle tante espressioni del delirio del potere. Riteniamo, ed a ragione, che nessuno possa toccare parti sensibili del corpo altrui senza il suo consenso. E farlo è molestia sessuale. Riteniamo però al tempo stesso che alcuni abbiano il diritto di entrare senza permesso — spesso sbraitando, minacciando, blandendo, ricattando — nell&#39;interiorità altrui. Bisognerebbe cominciare parlare di <em>molestie pedagogiche</em>, e perseguirle come si perseguono le molestie sessuali.</p>

<p><a href="/naciketas/tag:scuola" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">scuola</span></a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/naciketas/molestie-pedagogiche</guid>
      <pubDate>Sat, 23 Jan 2021 14:38:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Contro la scuola</title>
      <link>https://noblogo.org/naciketas/contro-la-scuola</link>
      <description>&lt;![CDATA[A scuola non si apprende, se non in modo accidentale. Perché l&#39;apprendimento è impossibile senza interesse, ed è semplicemente impossibile provare interesse contemporaneamente per più di dieci discipline, e per tutti gli argomenti di quelle discipline. Si apprende quando, in modo casuale, uno dei temi proposti incontra un nostro reale interesse. Per tutto il resto del tempo si finge un interesse che non c&#39;è e, al momento delle verifiche, si simula di aver appreso ciò che non è stato appreso.&#xA;È una sciocchezza che il docente debba far nascere l&#39;interesse. Il suo compito è quello di non spegnere un interesse in atto. &#xA;Quand&#39;anche in una scuola tutti i docenti fossero miracolosamente in grado di suscitare un interesse per ciò che insegnano, il sistema nervoso degli studenti non reggerebbe. Perché l&#39;apprendimento è una impresa profondamente coinvolgente, eccitante, adrenalinica. Dopo mezz&#39;ora di apprendimento reale c&#39;è bisogno di un&#39;altra mezz&#39;ora per metabolizzare, riflettere, calmarsi. Cinque ore di apprendimento reale sono semplicemente impossibili. !--more--&#xA;In mancanza di interesse, la scuola abitua a una simulazione che è fatta di ripetizione mnemonica, di linguaggio stereotipato, di vuoto chiacchierare. Sostituisce dunque l&#39;ignoranza con qualcosa che è perfino peggio: la caricatura del sapere. &#xA;La condizione scolastica è tra le più penose cui sia possibile sottoporre un essere umano. Immobilizzato, ammutolito, sorvegliato a vista, lo studente è un essere senza parvenza di vita. La scuola chiede solo le sue orecchie. Non la sua bocca, non le sue mani. Meno che mai la sua intelligenza. Mai il suo cuore.&#xA;A scuola ci si abitua a pensare che la società debba essere organizzata asimmetricamente. Che sia necessario che ci sia uno che ha potere su altri, e che parla dall&#39;alto al basso, che minaccia blandisce ricatta rimprovera.&#xA;La relazione tra insegnante e studente, che dovrebbe essere una relazione di cura, è invece una relazione di dominio: ossia una relazione sporca. La comunicazione tra chi insegna e chi è insegnato -- tra chi segna e chi è segnato -- è costantemente esposta alla violenza. &#xA;L&#39;imbroglio da parte dello studente -- il copiare -- è l&#39;inciampo che mette in luce l&#39;assurdo di tutto il sistema. Una scuola in cui si copia è una istituzione che produce voti e diplomi, chiedendo in cambio lo spreco del tempo -- della vita -- di chi vi è inghiottito.&#xA;La scuola non ha soltanto la colpa di non consentire alcun reale apprendimento. Quel che è peggio è che fin da subito associa l&#39;apprendimento, lo studio, la conoscenza, che sono gioia, alla noia, alla passività, al fastidio. Inibisce la curiosità, la ricerca, la tensione verso la conoscenza. Castra la mente. &#xA;10. La violenza maggiore la subiscono i docenti. Che giorno dopo giorno, anno dopo anno diventano grigi burocrati dello spirito, amministratori delegati di ricchezze che nelle loro mani sono destinate a diventare oro finto, gioielli di latta; zombi che si trascinano stancamente da un&#39;aula all&#39;altra sputacchiando le loro penose nozioni e le ancor più penose lezioncine morali.&#xA;&#xA;scuola&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<ol><li>A scuola non si apprende, se non in modo <em>accidentale</em>. Perché l&#39;apprendimento è impossibile senza interesse, ed è semplicemente impossibile provare interesse contemporaneamente per più di dieci discipline, e per tutti gli argomenti di quelle discipline. Si apprende quando, in modo casuale, uno dei temi proposti incontra un nostro reale interesse. Per tutto il resto del tempo si finge un interesse che non c&#39;è e, al momento delle verifiche, si <em>simula</em> di aver appreso ciò che non è stato appreso.</li>
<li>È una sciocchezza che il docente debba far nascere l&#39;interesse. Il suo compito è quello di non spegnere un interesse in atto.</li>
<li>Quand&#39;anche in una scuola tutti i docenti fossero miracolosamente in grado di suscitare un interesse per ciò che insegnano, il sistema nervoso degli studenti non reggerebbe. Perché l&#39;apprendimento è una impresa profondamente coinvolgente, eccitante, adrenalinica. Dopo mezz&#39;ora di apprendimento reale c&#39;è bisogno di un&#39;altra mezz&#39;ora per metabolizzare, riflettere, calmarsi. Cinque ore di apprendimento reale sono semplicemente impossibili. </li>
<li>In mancanza di interesse, la scuola abitua a una simulazione che è fatta di ripetizione mnemonica, di linguaggio stereotipato, di vuoto chiacchierare. Sostituisce dunque l&#39;ignoranza con qualcosa che è perfino peggio: la caricatura del sapere.</li>
<li>La condizione scolastica è tra le più penose cui sia possibile sottoporre un essere umano. Immobilizzato, ammutolito, sorvegliato a vista, lo studente è un essere senza parvenza di vita. La scuola chiede solo le sue orecchie. Non la sua bocca, non le sue mani. Meno che mai la sua intelligenza. Mai il suo cuore.</li>
<li>A scuola ci si abitua a pensare che la società debba essere organizzata asimmetricamente. Che sia necessario che ci sia uno che ha potere su altri, e che parla dall&#39;alto al basso, che minaccia blandisce ricatta rimprovera.</li>
<li>La relazione tra insegnante e studente, che dovrebbe essere una relazione di cura, è invece una relazione di dominio: ossia una relazione sporca. La comunicazione tra chi insegna e chi è insegnato — tra chi segna e chi è segnato — è costantemente esposta alla violenza.</li>
<li>L&#39;imbroglio da parte dello studente — il copiare — è l&#39;inciampo che mette in luce l&#39;assurdo di tutto il sistema. Una scuola in cui si copia è una istituzione che produce voti e diplomi, chiedendo in cambio lo spreco del tempo — della vita — di chi vi è inghiottito.</li>
<li>La scuola non ha soltanto la colpa di non consentire alcun reale apprendimento. Quel che è peggio è che fin da subito associa l&#39;apprendimento, lo studio, la conoscenza, che sono gioia, alla noia, alla passività, al fastidio. Inibisce la curiosità, la ricerca, la tensione verso la conoscenza. Castra la mente.</li>
<li>La violenza maggiore la subiscono i docenti. Che giorno dopo giorno, anno dopo anno diventano grigi burocrati dello spirito, amministratori delegati di ricchezze che nelle loro mani sono destinate a diventare oro finto, gioielli di latta; zombi che si trascinano stancamente da un&#39;aula all&#39;altra sputacchiando le loro penose nozioni e le ancor più penose lezioncine morali.</li></ol>

<p><a href="/naciketas/tag:scuola" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">scuola</span></a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/naciketas/contro-la-scuola</guid>
      <pubDate>Tue, 13 Oct 2020 17:36:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ombrelli</title>
      <link>https://noblogo.org/naciketas/ombrelli</link>
      <description>&lt;![CDATA[Secondo l&#39;antico grammatico indiano पतञ्जलि la parola sanscrita छात्त्र, che indica uno studente, deriva da छत्त्र, ombrello. La sua spiegazione è: &#34;L&#39;ombrello è l&#39;insegnante; lo studente dev&#39;essere riparato dall&#39;insegnante come da un ombrello, e l&#39;insegnante dev&#39;essere protetto dallo studente come da un ombrello&#34; (H. Scharfe, Education in Ancient India, Brill, Leiden-Boston-Koln 2002, p. 122).&#xA;Occorre ricordare che nel sistema ācāryakula (o gurukula) lo studente va a vivere a casa dell&#39;ācārya e lo accudisce: di qui il reciproco ripararsi. Nel sistema educativo occidentale questa reciprocità è impensabile. Lo studente, sottomesso per secoli, diventa infine l&#39;utente di un servizio.&#xA;&#xA;scuola]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l&#39;antico grammatico indiano पतञ्जलि la parola sanscrita छात्त्र, che indica uno studente, deriva da छत्त्र, ombrello. La sua spiegazione è: “L&#39;ombrello è l&#39;insegnante; lo studente dev&#39;essere riparato dall&#39;insegnante come da un ombrello, e l&#39;insegnante dev&#39;essere protetto dallo studente come da un ombrello” (H. Scharfe, <em>Education in Ancient India</em>, Brill, Leiden-Boston-Koln 2002, p. 122).
Occorre ricordare che nel sistema <em>ācāryakula</em> (o <em>gurukula</em>) lo studente va a vivere a casa dell&#39;ācārya e lo accudisce: di qui il reciproco ripararsi. Nel sistema educativo occidentale questa reciprocità è impensabile. Lo studente, sottomesso per secoli, diventa infine l&#39;<em>utente</em> di un servizio.</p>

<p><a href="/naciketas/tag:scuola" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">scuola</span></a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/naciketas/ombrelli</guid>
      <pubDate>Tue, 06 Oct 2020 12:57:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La privatizzazione dello spazio pubblico scolastico</title>
      <link>https://noblogo.org/naciketas/la-privatizzazione-dello-spazio-pubblico-scolastico</link>
      <description>&lt;![CDATA[Un&#39;aula digitale -- un ambiente nel quale si seguono lezioni, si discute sui forum, si caricano esercizi eccetera -- è uno spazio virtuale in tutto e per tutto simile all&#39;aula fisica. Ora, se fosse richiesta, per accedere ad un&#39;aula fisica di una scuola pubblica, la tessera di iscrizione ad una qualsiasi realtà commerciale privata, come un ipermercato o una catena di negozi di abbigliamento, la cosa apparirebbe assurda e scandalosa. Pare normale ed accettabile allo stesso Miur, invece, che l&#39;accesso all&#39;aula virtuale sia subordinato all&#39;iscrizione/affiliazione a multinazionali come Google o Microsoft. Si dirà: ma sono le multinazionali che mettono a disposizione i servizi necessari. Una risposta che ignora l&#39;esistenza di servizi alternativi open source. E c&#39;è da chiedersi come mai il Miur, che ha speso non pochi soldi per la digitalizzazione delle scuole -- il Piano Nazionale Scuola Digitale -- non abbia mai pensato a costruire una piattaforma per la didattica pubblica, gratuita e in grado di soddisfare tutte le richieste della legge in fatto di privacy. La didattica a distanza anticipa, sul piano virtuale, un futuro probabile e per molti desiderabile nel quale le scuole sono mantenute grazie alla sponsorizzazione dei privati e il diritto all&#39;istruzione è merce di scambio. Intanto si educano gli studenti fin da piccoli ad accettare che lo spazio virtuale -- che è sempre più uno spazio vitale -- sia generosamente offerto da Google &amp; Co., e che non vi sono alternative.&#xA;&#xA;scuola]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Un&#39;aula digitale — un ambiente nel quale si seguono lezioni, si discute sui forum, si caricano esercizi eccetera — è uno spazio virtuale in tutto e per tutto simile all&#39;aula fisica. Ora, se fosse richiesta, per accedere ad un&#39;aula fisica di una scuola pubblica, la tessera di iscrizione ad una qualsiasi realtà commerciale privata, come un ipermercato o una catena di negozi di abbigliamento, la cosa apparirebbe assurda e scandalosa. Pare normale ed accettabile allo stesso Miur, invece, che l&#39;accesso all&#39;aula virtuale sia subordinato all&#39;iscrizione/affiliazione a multinazionali come Google o Microsoft. Si dirà: ma sono le multinazionali che mettono a disposizione i servizi necessari. Una risposta che ignora l&#39;esistenza di servizi alternativi open source. E c&#39;è da chiedersi come mai il Miur, che ha speso non pochi soldi per la digitalizzazione delle scuole — il Piano Nazionale Scuola Digitale — non abbia mai pensato a costruire una piattaforma per la didattica pubblica, gratuita e in grado di soddisfare tutte le richieste della legge in fatto di privacy. La didattica a distanza anticipa, sul piano virtuale, un futuro probabile e per molti desiderabile nel quale le scuole sono mantenute grazie alla sponsorizzazione dei privati e il diritto all&#39;istruzione è merce di scambio. Intanto si educano gli studenti fin da piccoli ad accettare che lo spazio virtuale — che è sempre più uno spazio vitale — sia generosamente offerto da Google &amp; Co., e che non vi sono alternative.</p>

<p><a href="/naciketas/tag:scuola" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">scuola</span></a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/naciketas/la-privatizzazione-dello-spazio-pubblico-scolastico</guid>
      <pubDate>Thu, 02 Jul 2020 06:16:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lettera a una studentessa delusa dagli esami</title>
      <link>https://noblogo.org/naciketas/lettera_studentessa</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cara *, gli esami di Stato non sono andati come speravi ed ora ti senti delusa, amareggiata, arrabbiata. Hai l’impressione che l’impegno di anni non sia servito a nulla e che la scuola ti abbia ingannata. Hai ragione, e comprendo perfettamente la tua rabbia. Non ti scrivo per cercare di lenirla, ma per continuare il discorso di questi cinque anni: e cercare insieme qualche conclusione.&#xA;Ragioniamo di esami. Li amo poco, come amo poco tutto ciò che serve a creare gerarchie, vincitori e vinti, primi secondi e terzi. Io sono per i giochi a somma positiva, quelli nei quali vincono tutti. E così penso un po’ la scuola. Io metto sul tavolo quello che so, tu quello che sai tu. Io quello che penso, tu quello che pensi tu. E ragioniamo insieme, cerchiamo insieme, scaviamo insieme. Ci arrichiamo insieme. Ma questo non basta. La scuola ha bisogno di classificare – in alcune scuole gli studenti vengono addirittura divisi in tre fasce: i bravi, quelli così così, i pessimi.!--more--&#xA;In questi giorni di esami mi è sembrato un po’ di essere un giudice di uno di quei talent show che vanno di moda. Lo studente si esibisce, noi lo premiamo o lo penalizziamo. Ho detto si esibisce. Perché di questo si tratta: una esibizione. Noi docenti siamo sempre molto critici verso gli spettacoli televisivi, è sottocultura, robaccia popolare contro cui la scuola deve resistere. E forse è vero. Ma ci sfugge che la logica della scuola, quale si mostra negli esami, è la stessa di certi penosissimi concorsi televisivi.&#xA;In un concorso di bellezza non vince la più bella (e chi può dire, del resto, cos’è davvero la bellezza?) Vince quella che incontra meglio i canoni estetici correnti. Canoni che io non condivido affatto. Mi piacciono molto quei visi femminili che hanno qualcosa di irregolare, e mi fa molta rabbia che alcune donne sentano di dover correggere certi tratti distintivi della loro bellezza ricorrendo al chirurgo estetico. Ora, la scuola non funziona diversamente. Lo studente che ne esce vincitore non necessariamente è il migliore. È semplicemente lo studente che incontra i canoni culturali della scuola. Ma, ecco, questi canoni sono perfino più discutibili dei canoni di bellezza dominanti. Noi docenti ci consideriamo i depositari dell’unico sapere legittimo ed ostentiamo disinteresse verso qualsiasi manifestazione culturale che non abbia il sigillo dell’ufficialità. I docenti di italiano sono sempre prodighi di consigli sui libri da leggere, ma Wattpad no, non lo leggono. Wattpad è spazzatura: può forse un docente perdere tempo a leggere il diario di una quindicenne? Fuori dalla scuola, però, le cose vanno diversamente. Scolastico, fuori dalla scuola, è un aggettivo che non qualifica granché. Se scrivi nel tuo curriculum che hai una conoscenza scolastica dell’inglese non fai una bella figura. Scolastico, dice il dizionario Treccani, vuol dire “elementare e meccanico, legato a schemi rigidi e convenzionali, privo o scarso di rielaborazione critica e poco personale”. Ecco, ci siamo. Non so ad esempio quante volte, durante questi esami di Stato, ho sentito dire che Schopenhauer è un filosofo irrazionalista. Ma davvero? Solo perché dice che al fondo della realtà non c’è una Ragione? Ma allora siamo tutti irrazionalisti. Allora lo era anche Darwin, per dire. La scuola procede così. Mette etichette ovunque, e pensa che questo etichettamento sia il sapere.&#xA;Questo modo di procedere meccanico, schematico, misero è parte significativa del canone scolastico. Un tale pseudo-sapere dev’essere presentato poi in un certo modo. Se qualcuno mi chiedesse di parlare, che so, di Platone, io avrei bisogno di qualche tempo per raccogliere le idee. Platone lo conosco bene, credo, ma i discorsi non si improvvisano. Uno studente no, non può raccogliere le idee. Deve partire subito e non deve mai fermarsi. Deve andare dritto come un treno. Questo pseudo-discorso viene premiato con i voti più alti. Voti che premiano la simulazione del sapere, non il sapere.&#xA;C’è poi l’aspetto umano. Quello che si chiede allo studente di essere. Sono anni che durante gli scrutini discuto il voto di condotta. Immancabilmente i voti più alti vanno agli studenti più silenziosi. Che stanno lì buoni buoni. Questo si chiede in fondo a uno studente. Di star lì zitto. Mentre io metterei il massimo a uno studente che mi contesta. Perché è vivo, e perché contestare è una delle cose che vorrei che la scuola insegnasse.&#xA;Vedi cosa premia un voto alto agli esami di Stato. Il fatto che lo studente – che, sia chiaro, può essere brillantissimo – incontra il canone culturale della scuola. Che è un canone che può, che deve essere discusso.&#xA;E dunque: è legittima la tua rabbia, ma procedi oltre. Comprendi che in primo luogo stai riconoscendo l’autorità di qualcuno su di te. Riconosci a noi il diritto di dirti quanto vali, quanto è solida la tua cultura, quanto reale è la tua passione. Ma al punto in cui sei non devi riconoscere nessuna autorità al di fuori di te stessa. Una volta questi esami si chiamavano esami di maturità. E la maturità consiste un questo. Siii fiera, sicura, orgogliosa di te stessa. In secondo luogo, discuti la scuola. Discuti il suo canone culturale, la sua miseria relazionale, i suoi rituali ridicoli. Discuti un sistema vecchio, stanco, che non ha mai davvero saputo rinnovarsi. Una chiesa il cui Dio è morto da un pezzo, ma che ancora si crede l’unica via di salvezza. E discuti me, prete ateo, che da quella chiesa non sa staccarsi. Perché? Perché a volte i volti si incontrano perfino lì. Ed è l’unica cosa che conta. &#xA;&#xA;iGli Stati Generali/i, 24 giugno 2020.&#xA;&#xA;#scuola #glistatigenerali&#xA;&#xA;a href=&#34;https://mastodon.uno/@naciketas&#34;@naciketas@mastodon.uno/a]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cara *, gli esami di Stato non sono andati come speravi ed ora ti senti delusa, amareggiata, arrabbiata. Hai l’impressione che l’impegno di anni non sia servito a nulla e che la scuola ti abbia ingannata. Hai ragione, e comprendo perfettamente la tua rabbia. Non ti scrivo per cercare di lenirla, ma per continuare il discorso di questi cinque anni: e cercare insieme qualche conclusione.
Ragioniamo di esami. Li amo poco, come amo poco tutto ciò che serve a creare gerarchie, vincitori e vinti, primi secondi e terzi. Io sono per i giochi a somma positiva, quelli nei quali vincono tutti. E così penso un po’ la scuola. Io metto sul tavolo quello che so, tu quello che sai tu. Io quello che penso, tu quello che pensi tu. E ragioniamo insieme, cerchiamo insieme, scaviamo insieme. Ci arrichiamo insieme. Ma questo non basta. La scuola ha bisogno di classificare – in alcune scuole gli studenti vengono addirittura divisi in tre fasce: i bravi, quelli così così, i pessimi.
In questi giorni di esami mi è sembrato un po’ di essere un giudice di uno di quei talent show che vanno di moda. Lo studente si esibisce, noi lo premiamo o lo penalizziamo. Ho detto si esibisce. Perché di questo si tratta: una esibizione. Noi docenti siamo sempre molto critici verso gli spettacoli televisivi, è sottocultura, robaccia popolare contro cui la scuola deve resistere. E forse è vero. Ma ci sfugge che la logica della scuola, quale si mostra negli esami, è la stessa di certi penosissimi concorsi televisivi.
In un concorso di bellezza non vince la più bella (e chi può dire, del resto, cos’è davvero la bellezza?) Vince quella che incontra meglio i canoni estetici correnti. Canoni che io non condivido affatto. Mi piacciono molto quei visi femminili che hanno qualcosa di irregolare, e mi fa molta rabbia che alcune donne sentano di dover correggere certi tratti distintivi della loro bellezza ricorrendo al chirurgo estetico. Ora, la scuola non funziona diversamente. Lo studente che ne esce vincitore non necessariamente è il migliore. È semplicemente lo studente che incontra i canoni culturali della scuola. Ma, ecco, questi canoni sono perfino più discutibili dei canoni di bellezza dominanti. Noi docenti ci consideriamo i depositari dell’unico sapere legittimo ed ostentiamo disinteresse verso qualsiasi manifestazione culturale che non abbia il sigillo dell’ufficialità. I docenti di italiano sono sempre prodighi di consigli sui libri da leggere, ma Wattpad no, non lo leggono. Wattpad è spazzatura: può forse un docente perdere tempo a leggere il diario di una quindicenne? Fuori dalla scuola, però, le cose vanno diversamente. Scolastico, fuori dalla scuola, è un aggettivo che non qualifica granché. Se scrivi nel tuo curriculum che hai una conoscenza scolastica dell’inglese non fai una bella figura. Scolastico, dice il dizionario Treccani, vuol dire “elementare e meccanico, legato a schemi rigidi e convenzionali, privo o scarso di rielaborazione critica e poco personale”. Ecco, ci siamo. Non so ad esempio quante volte, durante questi esami di Stato, ho sentito dire che Schopenhauer è un filosofo irrazionalista. Ma davvero? Solo perché dice che al fondo della realtà non c’è una Ragione? Ma allora siamo tutti irrazionalisti. Allora lo era anche Darwin, per dire. La scuola procede così. Mette etichette ovunque, e pensa che questo etichettamento sia il sapere.
Questo modo di procedere meccanico, schematico, misero è parte significativa del canone scolastico. Un tale pseudo-sapere dev’essere presentato poi in un certo modo. Se qualcuno mi chiedesse di parlare, che so, di Platone, io avrei bisogno di qualche tempo per raccogliere le idee. Platone lo conosco bene, credo, ma i discorsi non si improvvisano. Uno studente no, non può raccogliere le idee. Deve partire subito e non deve mai fermarsi. Deve andare dritto come un treno. Questo pseudo-discorso viene premiato con i voti più alti. Voti che premiano la simulazione del sapere, non il sapere.
C’è poi l’aspetto umano. Quello che si chiede allo studente di essere. Sono anni che durante gli scrutini discuto il voto di condotta. Immancabilmente i voti più alti vanno agli studenti più silenziosi. Che stanno lì buoni buoni. Questo si chiede in fondo a uno studente. Di star lì zitto. Mentre io metterei il massimo a uno studente che mi contesta. Perché è vivo, e perché contestare è una delle cose che vorrei che la scuola insegnasse.
Vedi cosa premia un voto alto agli esami di Stato. Il fatto che lo studente – che, sia chiaro, può essere brillantissimo – incontra il canone culturale della scuola. Che è un canone che può, che deve essere discusso.
E dunque: è legittima la tua rabbia, ma procedi oltre. Comprendi che in primo luogo stai riconoscendo l’autorità di qualcuno su di te. Riconosci a noi il diritto di dirti quanto vali, quanto è solida la tua cultura, quanto reale è la tua passione. Ma al punto in cui sei non devi riconoscere nessuna autorità al di fuori di te stessa. Una volta questi esami si chiamavano esami di maturità. E la maturità consiste un questo. Siii fiera, sicura, orgogliosa di te stessa. In secondo luogo, discuti la scuola. Discuti il suo canone culturale, la sua miseria relazionale, i suoi rituali ridicoli. Discuti un sistema vecchio, stanco, che non ha mai davvero saputo rinnovarsi. Una chiesa il cui Dio è morto da un pezzo, ma che ancora si crede l’unica via di salvezza. E discuti me, prete ateo, che da quella chiesa non sa staccarsi. Perché? Perché a volte i volti si incontrano perfino lì. Ed è l’unica cosa che conta.</p>

<p><i>Gli Stati Generali</i>, 24 giugno 2020.</p>

<p><a href="/naciketas/tag:scuola" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">scuola</span></a> <a href="/naciketas/tag:glistatigenerali" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">glistatigenerali</span></a></p>

<p><a href="https://mastodon.uno/@naciketas" rel="nofollow"><a href="https://noblogo.org/@/naciketas@mastodon.uno" class="u-url mention" rel="nofollow">@<span>naciketas@mastodon.uno</span></a></a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/naciketas/lettera_studentessa</guid>
      <pubDate>Sun, 28 Jun 2020 05:26:31 +0000</pubDate>
    </item>
  </channel>
</rss>