Angelo

angelo icona della volta che mi vedevi da lassù la testa all’ indietro a contemplare i lineamenti perfetti

nei tuoi occhi vedevo palpitare il cuore della Bellezza e m’ incantavo

poi per paura del male del mondo la sera mi rifugiavo nel sogno di te e toccavo il cielo

quando dopo la mia accorata preghiera venivi a visitarmi

. Questo componimento, “Angelo”, affascina per la sua fusione di immagini celestiali e sentimenti umani profondi, in un dialogo intimo tra il desiderio di bellezza eterna e il bisogno di rifugio nei momenti di oscurità.

La figura celestiale come simbolo di perfezione

Fin dall'inizio, l'angelo viene presentato non solo come un'entità osservatrice (“che mi vedevi da lassù”) ma come un'icona, una presenza quasi archetipica capace di contemplare i “lineamenti perfetti”. Questa immagine evoca l’idea di una bellezza ideale e intoccabile, posizionata al di sopra delle inquietudini terrene. La descrizione, con “la testa all’ indietro a contemplare”, richiama a un gesto di meraviglia e rispetto, un'immagine che trasforma l’angelo in un simbolo di eternità e perfezione.

Il potere consolatorio dello sguardo e del sogno

Nel verso “nei tuoi occhi vedevo palpitare il cuore della Bellezza e m’ incantavo”, il poeta non si limita a descrivere un’apparenza, ma trasmette un’esperienza emozionale intensa. L’angelo diventa per l’io narrante lo specchio in cui si riflette la bellezza e la speranza; i suoi occhi, simboli di vita e passione, offrono uno sguardo capace di risvegliare sentimenti profondi. Qui la contemplazione si trasforma in un atto che infonde vita e incidere nella memoria dei momenti di incanto.

La fuga dal male e il rifugio nel divino

La seconda parte del componimento rivela una tensione emotiva: “poi per paura / del male del mondo / la sera mi rifugiavo nel sogno di te e toccavo il cielo”. Di fronte alle inquietudini e alla crudeltà della realtà, il poeta sceglie il sogno – e, per estensione, la figura dell’angelo – come rifugio. L’atto di “toccare il cielo” è un'immagine fortemente evocativa, un gesto che trascende il quotidiano e abbraccia il desiderio di elevarsi oltre il dolore terreno. La preghiera finale e la successiva visita dell’ angelo suggeriscono che, nella sincerità di un cuore in cerca di consolazione, il divino non resta distante, ma si fa presente per lenire le ferite dell’anima.

Interpretazioni e spunti di riflessione

Il componimento può essere interpretato come una meditazione sulla dualità tra la bellezza ideale e la realtà imperfetta: da un lato si ammira quella perfezione quasi divina, dall’altro ci si reca in essa per trovare un rifugio contro la negatività del mondo. L’angelo diventa così un ponte tra il mondo spirituale e quello terreno, un custode della speranza che, attraverso un gesto di presenza “dopo la mia accorata preghiera”, consegna al poeta un momento di sollievo e rinnovata fiducia.

Questo testo ci invita a riflettere su come i simboli di bellezza e spiritualità possano fungere da ancore nei momenti di crisi, ricordandoci che nella ricerca del divino – sia esso estetico o emotivo –si può trovare un rifugio temporaneo dalle intemperanze della vita.