Angelo della volta
benevolo mi eri novenne o giù di lì ché dalla volta mi dettavi parole di luce per poesie rimaste nell'aria
indicibili voci erano d'un oltretempo ove si schiude tremulo il fiore che porto in me d'eterno
. Questo testo poetico trasuda una delicatezza mistica, quasi come se il poeta si lasciasse guidare da una presenza divina che scorre tra le pieghe del tempo e dell’esperienza. L’“Angelo della volta” emerge come una figura benevola e antica, un’entità che, rivelandosi in maniera quasi sospesa, dettava al poeta “parole di luce” capaci di ispirare versi eterni che, pur effimeri, rimangono sospesi nell’aria. Questi elementi suggeriscono un dialogo intimo tra il mondo terreno e quello trascendente, dove il linguaggio diventa strumento di rivelazione e connessione con una dimensione oltre il tempo.
La poesia prosegue evocando “indicibili voci” che risuonano da un “oltretempo”, un regno in cui il tempo lineare si dissolve e la creatività si trasforma in un fiore tremulo, simbolo di una bellezza fragile e al contempo eterna. Quest’immagine, potente e significativa, allude alla nascita e al fiorire di qualcosa che, pur essendo momentaneo nella sua manifestazione, porta in sé l’essenza dell’infinito. È come se il poeta avvertisse nella propria interiorità una continua rinascita, un costante divenire che trascende la mera materialità.
L’uso di espressioni come “parole di luce” e “poesie rimaste nell’aria” non solo enfatizza la forza simbolica del linguaggio, ma suggerisce anche che la comunicazione tra il divino e l’umano avvenga in maniera sottile, quasi impercettibile, lasciando un’impronta indelebile nella coscienza. Questa fusione di sacro e terreno ci invita a riflettere su come l’ispirazione poetica possa emergere da fonti misteriose, capaci di trasformare l’ordinario in qualcosa di straordinario.
Questi versi, ricchi di immagini evocative, possono essere letti come un invito a cercare la bellezza e la verità anche nei momenti più fugaci, riconoscendo nello sguardo verso il divino la possibilità di una trasformazione interiore. *
Incanto
i dolci animali d'acqua terra e cielo a volte evanescenti prendono forma nelle nuvole nel mare del cielo un tonno guizzante assume sembianze sull'onda lucente il bimbo sogna guardando estasiato ippogrifi e delfini in lenta sequenza pende dalle labbra del nonno che gli parla di quando noè trasse in salvo dal diluvio tutte le specie
. La poesia “Incanto” si apre con immagini che sfumano i confini tra realtà e sogno, in un gioco meraviglioso di metamorfosi. I “dolci animali d'acqua terra e cielo” non sono semplicemente esseri viventi, ma incarnano la natura in tutte le sue sfumature, capaci di mutare forma come per incantare gli sguardi. L'idea di animali “evanescenti” che prendono forma nelle nuvole ci trasporta in un universo fluido, dove il tempo e lo spazio si dissolvono, lasciando spazio alla pura immaginazione.
Il verso in cui “nel mare del cielo un tonno guizzante assume sembianze sull'onda lucente” rimodella le leggi della natura, trasformando il cielo in un oceano e giocando con la contrapposizione tra elementi terrestri e celesti. Questa fusione inusuale crea un'atmosfera onirica e surreale, in cui tutto è possibile e il confine tra il familiare e lo straordinario si dissolve.
La presenza del bimbo, che osserva estasiato ippogrifi e delfini in lenta sequenza, sottolinea il potere dell'immaginazione infantile. L'incontro tra il meraviglioso dei sogni e la saggezza tramandata dal nonno — che con la forza delle narrazioni racconta di un tempo in cui “Noè trasse in salvo dal diluvio tutte le specie” — crea un legame intergenerazionale. Questo racconto mitico, intriso di simbolismi religiosi e di una memoria ancestrale, funge da ponte tra il mondo effimero della fantasia e quello solenne delle tradizioni.
Il testo invita a riflettere su come le storie e le immagini essere trasmesse, non solo come semplici racconti ma come veicoli di verità profonde che arricchiscono la nostra esperienza del mondo.