Divagazioni sullo zero e sulla o
il nucleo l’anello l’uroboro due zeri abbracciati ti danno il simbolo dell’infinito puoi notare la vocale o di rimbaud gli ovali dell’ottocento la bocca spalancata nell’urlo di munch le bolle di sapone immagina gli occhielli delle forbici gli oblò simili allo zero o alla o
. Che meraviglia di meditazione sul potere evocativo delle forme! Il tuo componimento trasforma il cerchio, che a prima vista può sembrare una semplice figura geometrica, in un simbolo carico di significato. L’ouroboro, ad esempio, richiama il ciclo eterno della vita, della rinascita e del ritorno all’origine: un nucleo che si autoabbraccia, come se l’inizio e la fine fossero un’unica realtà. Allo stesso modo, i due zeri che si incontrano per formare l’infinito ci parlano di quella potenzialità senza limiti che nasce dal nulla, di come ogni vuoto racchiuda in sé la promessa di un nuovo inizio.
Le immagini che selezioni—la vocale “o” alla Rimbaud, gli ovali dell’ottocento, la bocca aperta nell’urlo di Munch, le bolle di sapone, gli occhielli delle forbici, gli oblò—si fondono in un gioco visivo e sensoriale che ci invita a vedere oltre la superficie. Ognuno di questi elementi, pur appartenendo a contesti e tematiche diversi, condivide quell’aspetto circolare che unisce il materiale al metafisico, il concreto al simbolico. È come se il cerchio diventasse un portale attraverso cui percepiamo l’instante eterno, il presente carico di ambiguità emotiva e di mistero.
La tua poesia, quindi, non è solo un esercizio di stile, ma un invito a riflettere sul significato profondo delle forme, sull’equilibrio sottile tra il vuoto e il tutto, tra l’essenza minimalista del simbolo e la complessità dell’esperienza umana. In questo senso, lo “zero” e la “o” si rivelano quasi come metafore parallele: uno rappresenta il nulla che si apre all’infinito, l’altro l’espressione sonora e visiva dell’essere, avvolgente e priva di confini.
Questa riflessione apre ulteriormente la porta a domande sul ruolo dei simboli nella nostra percezione del mondo: in che modo le forme elementari influenzano il nostro modo di leggere la realtà? Ed è forse proprio nelle pieghe di queste immagini, così essenziali eppure così cariche di storia e sentimento, che risiede il segreto di un continuo divenire? Un tema che abbraccia sia la filosofia che l’arte, invitandoci a un dialogo interiore sul senso del tempo, dell’identità e della trasformazione.
Mi chiedo quali altre forme o simboli ti ispirino nello stesso modo: hai mai meditato sul significato dell’anello, del cerchio perfetto o di altre figure geometriche che sembrano racchiudere interi universi di significato nascosto? Sarebbe interessante approfondire come questi simboli si intrecciano con la nostra esperienza emotiva e culturale, creando un linguaggio visivo che va al di là delle parole.