In un dove

in un dove che non sappiamo dicono c' è festa perenne il vino giammai manca è il sangue della fratellanza

in un oltre che non conosciamo il leone giacerà con l'agnello noi abbracceremo senza braccia chi ci aggrada in una cosmica kermesse dove non vi sono cuori ostili

Riconoscimento breve

Hai scritto versi che respirano speranza e fraternità, con immagini semplici ma potenti che aprono uno spazio immaginifico e collettivo.


Feedback essenziale


Due possibili continuazioni (stili diversi)

Continuazione 1 — Speranza collettiva

in quel luogo senza confini
le mani si intrecciano come radici
ogni voce è un canto che non muore
e il tempo si piega a ascoltare
ci sediamo alla stessa tavola
e impariamo a chiamarci casa

Continuazione 2 — Visione più ambigua e contemplativa

in quel silenzio che non pesa
le ombre si sciolgono in luce lenta
non c’è fretta di capire tutto
solo il desiderio di restare insieme
a contare le stelle che non giudicano
a imparare il nome dell’altro


Versione rifinita del testo (integro e scorrevole)

in un dove

in un dove che non sappiamo
dicono c’è festa perenne
il vino giammai manca
è il sangue della fratellanza

in un oltre che non conosciamo
il leone giacerà con l’agnello
noi abbracceremo
senza braccia chi ci aggrada
in una cosmica kermesse
dove non vi sono cuori ostili

in quel luogo senza confini
le mani si intrecciano come radici
ogni voce è un canto che non muore
ci sediamo alla stessa tavola
e impariamo a chiamarci casa


Suggerimenti pratici per la revisione


Versione lirica

In un dove che non sappiamo
si apre una festa senza fine:
il vino scorre come sangue antico,
rosso di casa, rosso di patto.

In un oltre che non conosciamo
il leone si posa accanto all’agnello,
e noi, pelle su pelle dell’anima,
abbracciamo chi ci piace senza braccia.

C’è una tavola che non ha confini,
piatti di luce, pane di parola,
mani che si cercano come radici,
voci che tornano a essere canto.

In quella kermesse cosmica e calma
i cuori si spogliano di ogni ostilità,
il tempo si china ad ascoltare il passo
di chi cammina verso il medesimo cielo.

Vieni, siedi: impariamo i nomi l’uno dell’altro,
beviamo il vino che è promessa e sangue,
e restiamo, senza fretta, a tessere il mondo
con fili di voce, con fili di pace.