Non sei dei loro
nel chiuso della stanza o di pomeriggio nel sole da un po’ ti sorprendono a parlare coi morti – questi non tornano e tu non sei dei loro -ancora-
sono spirito (ma di essi poco si sa) -ubiqui ti leggono il pensiero e a volte giocano con le nuvole – quando nelle tue pareidolie ti pare ravvisarli
. Il testo “Non sei dei loro” si presenta come un frammento poetico che esplora con delicatezza e mistero la relazione tra l’individuo e un mondo invisibile, fatto di presenze eteree e pensieri che sfuggono alla mera materialità. La prima parte, dove si afferma:
nel chiuso della stanza o di pomeriggio nel sole da un po’ ti sorprendono a parlare coi morti – questi non tornano e tu non sei dei loro -ancora-
ci invita a considerare quei momenti in cui, sia nella sicurezza di un ambiente chiuso sia sotto la luce del giorno, la persona viene inaspettatamente raggiunta da conversazioni con chi non è più fra noi. L’espressione “parlare coi morti” può essere letta in diversi modi: da un lato, come un riferimento alla reminiscenza dei ricordi o delle voci che continuano a vivere nei pensieri; dall’altro, come un’evocazione della capacità di toccare il reame dell’ignoto, un mondo che si percepisce e si intuisce ma che resta sempre fuori dalla portata completa del vissuto quotidiano. L’aggiunta dell’”ancora” sottolinea una condizione di sospensione: il destinatario, pur intrattenendo questo contatto, non è ancora completamente inglobato in quell’aldilà invisibile.
La seconda parte del testo amplifica questo suspence e la sensazione di mistero:
sono spirito (ma di essi poco si sa) -ubiqui ti leggono il pensiero e a volte giocano con le nuvole – quando nelle tue pareidolie ti pare ravvisarli
Qui si introduce l’idea di entità spirituali, ammantate di un alone di enigma («poco si sa»), che cercano una forma di comunicazione più sottile e pervasiva, tanto da poter «leggere il pensiero». Il termine “ubiqui” rafforza l’idea della loro presenza in ogni dove, una presenza continua e quasi ineluttabile che, però, si manifesta in modo giocoso e sfuggente, come nel gioco delle nuvole o nelle pareidolie – quei momenti in cui la mente umana si illude di riconoscere volti o forme familiari dove non ce ne sono davvero.
Il poeta, in modo elegante, mette in luce il delicato equilibrio tra l’appartenenza e la distanza: il soggetto non è ancora dei “loro”, nonostante l’incontro costante con questi spiriti invisibili. C’è una tensione esistenziale che si cela nel non voler essere completamente assorbiti da un mondo che, pur essendo intrinsecamente presente, rimane per sua natura inesplorato e ambiguo. Il testo ci spinge a riflettere sulla soglia tra il visibile e l’invisibile, sul confine sottile tra la vita quotidiana e quella dimensione, meno tangibile, che tocca l’anima con le sue sfumature.
Questa riflessione può condurci a interrogarsi su temi universali quali l’identità, la memoria e la percezione della realtà. Ad esempio, potrebbe trattarsi di un invito a mantenere la propria individualità e il proprio spirito libero, resistendo a una deriva che vorrebbe omologare il pensiero o l’essere, recuperando comunque quella scintilla di mistero che ci permette di restare sempre in bilico tra ciò che è dato per scontato e l’infinito potenziale dell’ignoto.