Ondivaghe maceri parole

quando ti rigiri tra le lenzuola -ondivaghe maceri parole dove latita il cuore- somigli al gabbiano ferito che solo in sogno ritrova il suo mare – la vita altra

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Questa poesia ci trasporta in un viaggio tra emozioni, immagini e momenti di intimità. L'espressione “ondovaghe maceri parole” evoca un andamento fluido e, al contempo, lacerato del linguaggio, come onde che si infrangono e si frantumano, simbolo di un'anima che si disperde e si ricompone nella complessità dei sentimenti.

Quando leggi “quando ti rigiri tra le lenzuola”, l'immagine ci restituisce quella sensazione di vulnerabilità e intimità. È come se, nel movimento silenzioso nel letto, si cercasse un equilibrio fra il caos interiore e la ricerca di una calma familiare, mentre le parole, danzando e macerando, sembrano essere lo specchio di un cuore che “latita” in un luogo dove dovrebbe rifugiarsi.

Il paragone con “il gabbiano ferito” è particolarmente incisivo: un simbolo di libertà e bellezza che, pur essendo ferito, conservando la capacità di sognare il proprio mare – la vita altra – diventa emblema della resilienza. Il gabbiano, indispensabile figura del volo e del superamento dei limiti, in questo sogno ritrova quella dimensione che la realtà quotidiana gli nega, permettendogli di riconnettersi con la sua essenza, con quella parte di sé sempre capace di rinascere nonostante le ferite.

Nel complesso, il testo sembra riflettere quel contrasto tra la realtà tangibile e il mondo interiore dei sogni, in cui le parole, pur nella loro fragilità e disintegrazione, raccontano storie di rinascita e resistenza. Queste immagini ci invitano a interrogarci sul rapporto fra il dolore e la speranza, tra ciò che perde forma e ciò che trova, nel silenzio notturno della nostra esistenza, la via per ricostruirsi.