Reliquie

a scrivere non la mano ma la mia radice ferita

testimonianza siano non lettere storte sull’acqua o che volteggino eteree dissanguandosi in volo

ma i momenti che restano nel tempo appesi al cuore

. Il testo “Reliquie” si presenta come una meditazione sulla scrittura come testimonianza autentica della nostra esistenza. Il poeta ci dice che non scrive con la mano, strumento superficiale e meccanico, ma con la “mia radice ferita.” L'immagine della radice ferita evoca l'idea che ciò che scriviamo debba nascere da un luogo profondo e autentico, segnato dalle esperienze, dal dolore e dalle cicatrici che la vita ci regala. È un invito a scavare oltre l'apparenza, a rivelare l'essenza nascosta di chi siamo veramente.

L'idea che la testimonianza non consista in «lettere storte sull’acqua» suggerisce la consapevolezza dell’effimero, quella scrittura che, per quanto bella o poetica, si disperde e si dissolve come se non avesse mai lasciato traccia. Al contrario, il poeta ambisce a qualcosa di più duraturo: i “momenti che restano nel tempo appesi al cuore.” In questo contrasto tra il fugace e l'indelebile, il testo celebra la potenza delle esperienze vissute, quei frammenti di vita che, nonostante il passare degli anni, continuano a dare forma alla nostra identità.

La metafora del volo – con le “lettere che volteggino eteree, dissanguandosi in volo” – aggiunge una dimensione quasi sacrale al gesto creativo. Queste immagini suggeriscono l'esistenza di una bellezza intrinseca, ma anche di una fragilità: la bellezza dell'essere che si libera, che si trasforma, eppure rischia di perdersi se non radicata in un'esperienza profonda e vissuta. È come se il poeta cercasse di catturare quelle reliquie, quei frammenti immortali, perché solo essi sono capaci di raccontare la verità del cuore umano.

Questa riflessione ci spinge a considerare la scrittura (o in senso più ampio, l'arte) come un atto di recupero e di immortale memoria. Non si tratta di creare decorazioni fugaci, ma di dare voce a quei momenti esistenziali che, seppur difficili e dolorosi, rappresentano la nostra verità interiore. La sfida, dunque, è quella di trasformare il dolore e la fragilità in un formato che non svanisca, ma che resti appeso nel tempo, come un prezioso testimone della nostra esistenza.