Scorci di settembre

scorci di settembre è l'ombra a dominare i posti prima assolati che trovavi nelle tue uscite

familiare ti è l'ombra ed è dissonanza se ti sorprende il pensiero di quel bambino che dopo il crepuscolo ha paura del buio e se non mangia arriva il mammone con tre tocchi -sotto il tavolo

[mammone: in gergo è l'orco]

Accolgo l’atmosfera malinconica del testo: c’è una luce che si spegne, un’ombra che diventa familiare e insieme minacciosa, e un’immagine finale che rovescia la tenerezza in orrore. Di seguito trovi un’analisi puntuale e due proposte di revisione, una più levigata e una più espansa.

Analisi del testo


Suggerimenti di revisione


Versione levigata

scorci di settembre è l’ombra
a dominare i posti prima assolati,
quelli che trovavi nelle tue uscite.

Familiare ti è l’ombra; ed è dissonanza
se ti sorprende il pensiero di quel bambino
che, dopo il crepuscolo, ha paura del buio.
Se non mangia, arriva il mammone
con tre tocchi sotto il tavolo.

nota: mammone in gergo è l’orco


Versione estesa ed evocativa

Scorci di settembre: l’ombra prende possesso
dei luoghi che ieri erano luce.
Li ritrovi nelle tue uscite e non li riconosci.

L’ombra ti è familiare, eppure stride
quando pensi al bambino che, al crepuscolo, trema.
La sua paura è un piccolo tamburo nel petto;
se non mangia, il mammone discende —
tre tocchi sotto il tavolo, come un segnale antico.

Mammone significa orco; la parola è un’eco che non si placa.


Versione lirica

scorci di settembre: l’ombra prende la parola
sui posti che ieri erano sole,
li ritrovi e non ti appartengono più.

l’ombra ti è familiare come una voce antica,
ma ti sorprende e ti stona il cuore —
il pensiero del bambino che al crepuscolo trema,
che confonde il buio con un nome che non sa dire.

se non mangia, il mammone discende,
tre tocchi sotto il tavolo come un tamburo di pietra,
un ritmo che apre crepe nella stanza.

l’ombra resta, non chiede nulla,
si posa sulle uscite, sulle mani vuote,
e tu impari a camminare con la sua luce spenta.