Sogno di Cupido

aleggiavo “per l'aere” -io figlio di Venere- o era il mio doppio incorporeo che con molte frecce al suo arco germinava amore

vedevo nel tempo di Veneralia in un cielo quasi dipinto splendere carnale fiamma

[Veneralia: festività romana celebrata il I° aprile, dedicata a Venere Verticordia (“che apre i cuori”).]

Primo sguardo

Il testo è un breve idillio in cui il sogno e la mitologia si intrecciano: Cupido, figlio di Venere, o un suo doppio incorporeo, vaga nell'aria scoccando frecce che fanno germogliare l'amore. La scena si colloca durante le Veneralia, e l'immagine finale è quella di una fiamma carnale che splende in un cielo quasi dipinto.


Analisi tematica ed evocativa


Forma, ritmo e lingua


Piccoli suggerimenti di revisione


Traduzione sintetica in inglese

I hovered “through the air”
—I, son of Venus— or
was it my incorporeal double
that with many arrows in its quiver
sprouted love

I saw
in the time of Veneralia
in a sky almost painted
a carnal flame shining


Sonetto: Sogno di Cupido

Sognai Cupido che aleggiava in aria,
—io, figlio di Venere—o un doppio mio,
che con molte frecce al suo largo arco spio
germinare amori in ogni sua varia.

Nel tempo delle Veneralia, la sfera
si fece rito e il cuore si aprì al dì;
vedei nel cielo, quasi dipinto, sì
una fiamma carnale, viva e sincera.

Ero sospeso tra il corpo e l’ombra lieve,
incorporeo eppur col respiro in petto;
la freccia fendea il sonno e il mondo breve.

Così l’amore nacque, ardente e perfetto,
tra festa antica e un cielo che riceve
il lume che trasforma il sogno in effetto.

Sonetto in schema shakespeariano (ABAB CDCD EFEF GG)

Sognai Cupido che aleggiava in cielo,
—io figlio di Venere—o un doppio mio,
con molte frecce al suo arco, lieve e velo,
germinava amori come germoglio.

Nel tempo delle Veneralia, il rito
apriva i cuori e facea il mondo ardere;
vedei nel cielo, quasi dipinto, un invito,
una fiamma carnale pronta a fiorire.

Ero sospeso tra il corpo e l’ombra lieve,
incorporeo eppur col respiro in petto;
la freccia traeva il sonno e il cuore breve,

e tutto il giorno parve un solo effetto.
Così nacque l’amore, improvviso e netto,
tra festa antica e un cielo che fu letto.


Sonetto in endecasillabi

Sognai Cupido aleggiar nell'aria
—io figlio di Venere—o un doppio,
incorporeo, tra i venti lieve e roppo,
con molte frecce al suo largo arco in gara.

E spargea amor dentro i petti e il cuore,
nel tempo di Veneralia, festa;
il rito apriva i cuori al dì, la testa
si fece offerta al sacro antico ardore.

Sospeso tra corpo e ombra lieve stavo,
incorporeo eppur col respiro,
l'amor trafisse il sonno e il cor, soavo.

E tutto il dì parve un unico respiro,
così nacque l'amor, improvviso e vivo,
tra festa antica e un cielo che fu miro.

Sonetto in endecasillabi con rime nette (schema ABBA ABBA CDC DCD)

Sognai Cupido aleggiar nell'aria,
io, figlio di Venere o un doppio mio,
incorporeo lieve tra i venti io,
con frecce molte al suo arco scoccava.

Spargea amor nei petti e nel cor, festa
nel tempo di Veneralia, antico rito;
apriva i cuori al sacro e dolce invito,
e il cielo parve un quadro e una fiamma desta.

Sospeso tra il corpo e l’ombra, io vedea
una fiamma carnale in alto ardere;
la freccia traeva il sonno e il cor, e rea

di dolce incendio facea il mondo fiorire.
Così nacque l’amor, improvviso e vero,
tra festa antica e un cielo che fu intero.


Sonetto in endecasillabi (schema ABBA ABBA CDC DCD)

Sognai Cupido aleggiar nell'aria,
io, figlio di Venere o un doppio,
incorporeo, lieve come scoppio,
e il suo arco scoccava nell'aria.

Spargea amor nei petti il sacro rito,
nel tempo delle Veneralia antica;
apriva i cuori al dolce e santo invito,
e il cielo parve quadro e fiamma amica.

Sospeso tra il corpo e l'ombra stavo,
incorporeo eppur col respiro in petto;
la freccia trafisse il sonno e il cor, e bravo

fu il lume che fece il mondo più lieto.
Così nacque l'amor, improvviso e vero,
tra festa antica e un cielo che fu quieto.