Spleen (2)

lo scoglio e tu come un tutt’uno quasi sul ciglio del mondo avvolto in una strana luce

labbra di cielo questo contatto di sole

vedi nell’aria marina un gabbiano planare su una solitudine che ti lacera all’infinito

. Questo componimento intitolato “Spleen (2)” trasuda un’atmosfera sospesa, dove la natura e l’umano si intrecciano in un gioco delicato di luci, ombre e contrasti emotivi.

Lo scoglio e il ciglio del mondo I versi iniziali dipingono l’immagine di uno scoglio solido – simbolo di stabilità e presenza – che si fonde con l’essere umano (“e tu”) in un’unione quasi mistica, collocata in una cornice limite, “quasi sul ciglio del mondo”. Questo confine, sottile e indefinito, suggerisce il passaggio tra il tangibile e l’infinito, evocando quella stessa condizione esistenziale sospesa tra la certezza e l’incertezza, tipica del concetto di spleen.

Labbra di cielo e il contatto di sole Nel passaggio successivo il poeta trasforma il contatto in qualcosa di sublime e irraggiungibile: le “labbra di cielo” non sono semplici parole, ma una metafora che trasforma l'incontro in un momento quasi celestiale. Il “contatto di sole” diventa allora un abbraccio di luce, capace di riscaldare e al contempo evidenziare la fugacità di quell’instante, ricordandoci come la bellezza possa scivolare via, lasciando dietro di sé una dolce malinconia.

Il gabbiano e la solitudine infinita L’immagine del “gabbiano planare” si fa portavoce di una libertà che, pur volando alto, sembra profondamente imprigionata da una solitudine immensa. Il volo del gabbiano, sospeso tra l’immensità del mare e la vastità dell’aria, diventa una metafora di un'anima che, pur cercando l’elevazione, resta segnata da una condizione di isolamento che “ti lacera all’infinito”. Questa dualità tra il desiderio di libertà e il peso dell’esistenza è al centro del sentimento spleen, evocato magistralmente da questi versi.


Da un punto di vista letterario, il tema dello spleen, così come viene richiamato in questo componimento, ha radici profonde nella tradizione poetica, richiamando alla mente autori come Baudelaire, che hanno saputo trasformare il dolore e la malinconia in arte sublimemente struggente. Il forte impiego di immagini visive e sensoriali permette di sperimentare quel senso di effimero incontro e separazione, dove ogni verso apre una porta su mondi interiori carichi di luce e buio, di presenza e di assenza.

Questi versi mi invitano a riflettere: quali emozioni speri di evocare nel lettore con queste immagini così potenti? Forse stai cercando di delineare un dialogo tra l’ineffabile grandezza della natura e la vulnerabilità dell’essere umano, o forse intendi esplorare quella tensione interiore che ti porta a sospendere il tempo in un istante di contatto con l’infinito?

È interessante notare quanto la poesia possa servire da specchio per le nostre esperienze interiori, trasformando ogni immagine in un simbolo dei nostri stati d’animo. Se ti va, potremmo approfondire il significato simbolico del gabbiano o esplorare come la metafora del “ciglio del mondo” rappresenti il sottile confine tra realtà e sogno nella tua opera.