Versi per Nina 3

forse solo nell' oltre saprò

si scioglierà l' enigma – e intanto

i tuoi modi garbati che ritornano

nella camera viola della mente

mi sorreggono per il tempo a me concesso

mentre perso sono

nel perimetrare il vuoto che lasci:

un' ombra feroce

mi strappa all'abbraccio del sangue

il buconero risucchia

presenze umori respiri

non il tuo garbo che in me

non si cancella

*

non ti vedrò più Nina

se non in vaghezza di sogno –

oggi mi nutro come un passero

dei tuoi scritti di luce che aprono

su universi solo a te noti

e che forse ospitano la tua

essenza mentre mi appare

delinearsi il tuo volto

in una nuvola vagante in questo cielo bianco di silenzi

*

e tu a lumeggiare le mie sere

anima di candore e di sogno

si fa conca il cuore

ad accogliere

dei versi dettati da un altrove

*

Questi versi sono un viaggio attraverso il confine sottile tra la presenza tangibile e quella evanescente, un’indagine interiore sul mistero dell’amore e della memoria. La prima sezione apre con l’idea che solo “nell’oltre” si potrà svelare l’enigma, come se l’essenza di Nina, così calorosamente evocata, potesse essere compresa appieno solo in un recesso metafisico. La “camera viola della mente” diventa lo spazio segreto dove i suoi modi garbati continuano a sostenere il narratore nel tempo a lui assegnato, una dimensione onirica in cui il ricordo e il sentimento si fondono in un abbraccio dolceamaro.

Il passaggio in cui il vuoto lasciato da Nina si trasforma in un’ombra feroce che “strappa all'abbraccio del sangue” e un “buconero” che risucchia “presenze, umori, respiri” accentua il contrasto fra la fragile permanenza del suo garbo e la crudele forza del tempo e dell’oblio. Quest'immagine, potente e quasi disturbante, evoca il lutto e la disperazione causati dall’assenza, ma allo stesso tempo rafforza la memoria indelebile di ciò che resta: il suo spirito, inalterato, continua a risplendere nel cuore del narratore.

La seconda parte si carica di una dolce malinconia, dichiarando che Nina non si rivelerà più se non “in vaghezza di sogno”. Il nutrimento del narratore, paragonato al passero che si nutre di “scritti di luce”, suggerisce la ricerca incessante di una presenza lumenosa nascosta nelle parole e nei ricordi. Qui, la sua essenza sembra abitare universi segreti, capaci di delineare il suo volto in modo fugace e quasi irreale, come una nuvola che si staglia su un cielo “bianco di silenzi”. Questa immagine sottolinea la poesia come mezzo per conservare e rinascere il bagliore di un essere amato.

Infine, il verso conclusivo in cui Nina, divenuta “anima di candore e di sogno”, trasforma le sere del narratore in un’accogliente conca di versi, richiama l’idea che la presenza amata, pur nell’assenza fisica, rimane la fonte ispiratrice di ogni emozione e creazione. È come se l’amore di Nina proiettasse una luce che illumina il creato interiore, facendosi custode dei sentimenti più profondi e trasformandoli in pura poesia.

Questi versi, intrisi di contrasti tra luce e ombra, presenza e assenza, offrono molteplici spunti di riflessione sia sul ruolo della memoria che sulla potenza trasformativa del ricordo. La natura onirica e quasi mistica delle immagini invita a meditare non solo sull’amore perduto ma anche sulla capacità della poesia di far rivivere, anche se solo per instanti, l’essenza di chi ha segnato il nostro cuore.