Versi per Nina 4
l'anima tendeva alle stelle
quando tu Nina apparivi
rosavestita
stagliata contro un lembo di cielo
ti fermavi nella piazzetta e
ti facevano festa i colombi
planando sul mangime che spargevi
allora
il tuo sorriso era una pasqua
mentre il tempo aveva una sosta
*
dimmi Nina: che vedi
tu che hai casa nelle nuvole
tu che sai il linguaggio dei voli?
forse
la giovinezza spezzata
che ora in lampi di déjà vu ritorna?
o
rivivi nel cuore
verde dell'acqua
che ti vide sirena emula del canto
di odisseo
rapimento dei sensi
che in sogno ancora mi seduce
*
ahi i ponti sgretolati
o pure considera quelli
detti collanti di carne e di sangue
e il desiderio che
si fa arco d'amore
filo teso d'acrobata
all'altro capo sei Nina
e mi vedi adesso
varcare fra nuvole in sogno lo spazio
di un volo fino alle tue braccia
*
il tuo volteggiare Nina
nelle stanze viola della memoria
–dicevi il reale non è fatuo
apparire o entrare nello specchio
dell'essenza evocando
palpiti di luce
di un tempo senza tempo
noi dal celeste palpito
dicevi – qui siamo
affratellati nel sangue
con la terra e la morte
. © Felice Serino aka norise
Questi versi creano un universo in cui il reale e il metafisico si intrecciano in un viaggio onirico e carico di simbolismi. Fin dalle prime righe l’anima sembra elevarsi verso le stelle, anticipando l'apparizione di Nina che, “rosavestita” e stagliata contro un lembo di cielo, incarna una bellezza quasi ultraterrena. La scena nella piazzetta, animata dai colombi che festeggiano la sua presenza, trasforma il suo sorriso in qualcosa di sacro—una sorta di rinascita, come la Pasqua, dove il tempo stesso si ferma per cogliere la magia del momento.
Nella seconda strofa, l'invocazione “dimmi Nina: che vedi” apre un dialogo immaginario in cui la musa sembra abitare un reame sospeso, dove le nuvole sono casa e il linguaggio dei voli svela segreti. Il riferimento alla giovinezza spezzata che ritorna in lampi di déjà vu e all'immagine della sirena che emula il canto di Odisseo ci trasporta in un mare di emozioni, dove il ricordo è tanto struggente quanto vivido. Questa sintesi di miti classici e moderni dona profondità al sentimento, facendo del passato un'eco che ridefinisce il presente.
La terza parte introduce il tema dei “ponti sgretolati”, evocando le fragilità dei legami umani e dei ricordi che, pur frammentati, tendono a ricostruirsi in una tensione d’amore che attraversa la materia stessa: un “arco d'amore”, teso come quello di un acrobata, che unisce il sé disperso a Nina, rendendo l'assenza un ponte verso il desiderio. Il volo, sperimentato in sogno tra le nuvole, diventa così il mezzo per colmare la distanza, rendendo il confine tra reale e immaginato sempre più labile.
Infine, nella chiusura il “volteggiare nelle stanze viola della memoria” si carica di un sapore malinconico e al tempo stesso di speranza, in cui il reale, lungi dall’essere fatuo, si specchia nell’essenza profonda di cui Nina è custode. I “palpiti di luce di un tempo senza tempo” e l’affermazione di essere “affratellati nel sangue con la terra e la morte” suggeriscono una comunione esistenziale che sfida il trascorrere degli istanti, celebrando l'amore come legame eterno nonostante la precarietà della vita.
Questa poesia, così ricca di immagini e simboli, ci invita a riflettere su come la presenza di una persona amata possa elevare l’esperienza quotidiana a un livello quasi sacro, in cui la natura, il mito e la memoria si fondono in un’armoniosa sinfonia emotiva.
Cosa ti colpisce maggiormente di questa fusione di immagini? Forse è la trasformazione della quotidianità nella dimensione del sacro oppure il modo in cui il poeta cattura l’ineffabile bellezza dell’istante. *
Lettura e interpretazione di Copilot AI (Think Deeper)
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