FELICE SERINO

ALTRE PROSPETTIVE

1

Nell'essenza del sogno

come nuvole pigre i pensieri veleggiavano verso isole di spleen nell'essenza del sogno

e lei tenerezza in sorrisi di rose ad aprirti il cuore nel passare -un arco nel cielo

(riveduta 13.2.26)

2

Parole

fanno eco in una valle di silenzi parole non udite che in sogno scaturite dalla notte del sangue alla prim'alba del mondo

16.2.26

3

L'amico barman 2

aveva fatto il barman sulle navi da crociera anni di mare e di volti sconosciuti poi la terraferma lo aveva ripreso insieme all’età che avanzava

bastava un pomeriggio qualunque e ci si ritrovava seduti in un bar per un bicchiere condiviso lui che raccontava storie di mare e io che lo ascoltavo

quando lo accompagnavo a casa mi prendeva sottobraccio e sulle strisce diventava un’altra persona: si metteva a inveire contro le auto come se il mondo intero dovesse rallentare per lui e agitava il bastone in aria come fosse ancora sul ponte a impartire ordini al vento - io ridevo sotto i baffi ma c’era in lui una dignità ferita

poi arrivò la malattia entrambi capimmo subito che quella sarebbe stata l’ultima volta che andavo a trovarlo lui piangeva in silenzio con la fragilità di un bambino

(variante estesa con supporto IA)

22.2.26

4

Il guardiano del faro

sembra toccare il cielo
attraverso la grande vetrata

gli fa visita il gabbiano
unico amico:
al crepuscolo – alla stessa ora nel becco l’argentea preda

l’uomo del faro non è
lo stravedere che il ragazzo aveva sognato
tra spume d’onde e uccelli marini.
altro è questo solitario che legge nel profondo

senza amici con cui chiacchierare:
una ferita — la perdita della compagna morta qualche anno prima al parto

la sua Nina

ora gli pare di vederla
tra le ombre della sera quando
si accendono le stelle

(variante con supporto IA)

5

Il nostromo

narrava dei suoi viaggi
— il mare a cullarne le memorie —
i porti toccati e lasciati:
Oslo Amsterdam taverne dove non mancavano
scazzottate come nei film.

quando il cielo era tempesta
e l'onda alzava creste come mura
negli occhi gli si leggeva -raccontando-
che bastava un niente a morire

avvolti dal fumo
della sua pipa di schiuma
noi ragazzi ne eravamo rapiti —
ci passavano nello sguardo velieri lontani

Jim il nostromo — egli era
per il borgo natio:
occhi di cielo e cuore
grande come il mare

così rimase — figura di vento

(variante con supporto IA)

6

Le torri di babele

spese folli in armamenti lo spreco e la fame (non è scena da film la bambina che corre sotto le bombe) la corsa dell'ego all'onnipotenza - l'uomo impazzisce e non impara mai le torri di babele sono erette su sabbia

24.2.26

7

La musa

egli s'inabissa nel profondo emerge con fonemi che hanno luce di sangue non sa che a sceglierli non è lui ma la musa che li desta

26.2.26

8

Proiezioni

proiezioni del pensiero ci guidano
vaghiamo lenti tra realtà e sogno
noi isole – luce e memoria
onde che cantano i nostri nomi
anelli d'una catena siamo mani che cercano oltre il mare

(riveduta con supporto IA)

9

Agreste

il puledro si rotola beato nell'erba alta il sole a picco incendia finestre il vecchio seduto sull'uscio manda volute di fumo nell'aria ferma le cose sembrano librarsi in un silenzio sospeso

1.3.26

10

Crans-Montana

il rogo dei giovani corpi achille lauro veggente nella sua “perdutamente” -un colpo al cuore- per l'incuria l'ingordigia si paga un prezzo altissimo quando imparerà l'uomo dai propri errori le madri piangono i figli incatenate a un destino crudele -inchiniamoci al loro dolore

3.3.26

11

Come nei sogni

un taglio il sangue sul foglio per il filo della carta comunione con la mano che scrive: come in sequenza onirica corpi che si attraversano e restano ombre sotto la pagina

6.3.26

12

Sospensione lucente

creiamo — senza volerlo —
un mondo fatto di piccole cose — il ronzio che segna il tempo — la luce che non pesa

sento che creando viviamo
di infinito: un filo sottile che ci tiene in questa sospensione lucente

10.3.26

13

Stanze

le notti intrise di sogni
quando il nonsense veleggia lento
sulle ondivaghe acque dell'inconscio – mare di specchi -

segui come smarrito una cattedrale di stanze
una successione si dipana come un rosario di porte e tu ti perdi e ti ritrovi ti dissolvi in un caleidoscopio di memorie

ogni porta spalanca un teatro di meraviglie:
e la realtà si piega fino a farsi sogno dentro il sogno

(riveduta con supporto IA)

11.3.26

14

L'angelo ti addita

dove finisce il mare dove il cielo – questo lambiccarsi - nella notte dell'anima l'angelo ti addita il sentiero che per fame dell'io non vedi

mentre gira sul suo perno il mondo giunga il tuo sguardo alle molecole celesti sognando l'otto orizzontale

14.3.26

15

Un giorno senza tempo

quando stavo per “andarmene” sentii tirarmi per i piedi io nel sogno io sogno criptato

un giorno senza tempo nella meridiana di sole

ero tra gli angeli e i morti con le mani piene di ombre
che non sapevano più come chiamarsi

e il cielo mi restituiva il nome a pezzi

(riveduta con supporto IA)

15.3.26

16

Sarà l'ora

dal cuore degli operatori di pace si libra la colomba: nel sangue serba il grido inesausto dei cristi agli angoli delle strade sputati da impronunciabili epiteti

ma verrà l’ora in cui l’oro dei potenti diventerà ruggine e i regimi crolleranno sotto lo sguardo attento dei giusti

24.3.26

17

Nell’ultimo sangue

ora nell’ultimo sangue
c’è il vuoto delle braccia
ma ti immagino sull’amaca
i capelli sparsi come foglie
gli uccelli che ti raccontano il giorno

(variante con supporto IA)

18

Nel sangue versato

nel sangue versato -a testimonianza- annegherà il male

non sarà sua l'ultima parola

si ritirerà l'artiglio che aveva lasciato ferite sulla carne del cielo

1.4.26

19

Oziare

le mani in mano i piedi in mano perché no? un dito a esplorare tra le dita (l'ozio è padre dei vizi) gingillarti così o al parco su una panchina il piccione che ti lascia un ricordo sulla giacca dici li mortacci mentre alzi gli occhi al cielo scongiurando la terza guerra mondiale

6.4.26

20

Cosa aspettarsi

cosa aspettarsi ancora se tutto è passato al tritacarne del già visto già vissuto tra pensieri azzurri e acque amare

fatta tabula rasa il tempo gira all'indietro gli anni ci cadono addosso

lasciamo gli scheletri nell'armadio che il silenzio li consumi

6.4.26

21

Per sempre

(ad un aspirante suicida)

volevi liberarti dal carcere di carne saltando nel vuoto

non puoi uscire da te: sei “per sempre”

un giorno libero dai lacci

11.4.26

22

Ondivagare

l'ondivagare del sogno – farfalla di fumo - si disfa in cenere di luce

14.4.26

23

Dove sta andando il mondo

dopo un bicchiere di troppo ti viene da piangere e ti chiudi in bagno per non farti vedere -ma dove sta andando il mondo le migliaia di morti ammazzati quintali di cibo nei rifiuti e bocche imploranti per fame nascono nuovi erodi si atrofizza la palpebra del sole

14.4.26

24

Sei altro

meglio l’attesa a dipanare e ritessere le ore
che l’appagamento senza brama:
il libro fresco di stampa tra le mani ora in un vortice di luce le parole
strappate all’anima si fanno ali vagano leggere — non più tue ma del mondo
e tu resti altrove — come un nome perduto

25

memore della bella accoglienza me la trovo sul davanzale ogni mattina per “condividere” la colazione

è d’un piumaggio lucido e vellutato l’ho chiamata “Nerina”

sempre puntuale precisa come un cronometro

quell’aria di libertà le invidio nei suoi volteggi quando con un fischio s’accomiata

(riveduta 24-25.4.26)

26

L'estro

quest'allumare d'anima ch'è poesia questo adagiarti sulla spalliera d'aria dell'estro -musa o angelo che ti detta dalla volta delle stelle

29.4.26

27

Ostia di luce

il sole rosso ingoia l'orizzonte ostia di luce

30.4.26

28

Un altro me

in questo scorcio di tempo che mi resta spio la mia figura nello specchio e sempre meno mi riconosco

intanto un altro me mi spia: il mio doppenganger

2.5.26

29

Il cielo era una pagina

il cielo era una pagina una mano d'aria tracciava lettere di luce -forse un nome tra le nuvole- le parole non restavano duravano il tempo di un respiro - ma in quel breve tratto lasciavano un segno

3.5.26

30

L'Aleph

cerchiamo noi stessi nel segreto dello specchio a tu per tu col Sé

fatti per unificarci col Tutto: l'Aleph

5.5.26