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Quando li viviamo spesso non ci accorgiamo della loro potenza, parlo degli attimi. Volano col battito di ciglia, nel tempo di mezzo respiro e a volte possono toglierlo per sempre. C'è l'attimo prima della morte, quel secondo che divide l'esserci dallo scomparire, almeno inteso come presenza di carne perché spesso in realtà non si svanisce, ci si sposta nella penombra della vita altrui. Altri però sono gli attimi cui pensavo all'inizio, nulla di lugubre o tragico, tutt'altro: quelli che vorresti gelificare, che vorresti divenissero fotogrammi, diapositive o meglio ancora piccole sculture per avere la tridimensionalità dello spazio. Unita a quella del tempo.

Uno sguardo, una mano posata sulla pelle, un sorriso oppure un pianto potrebbero, dovrebbero, divenire scultura ma ce ne accorgiamo dopo. Dopo. Quando il gesto è passato, forse sfuggito al primo distratto sguardo salvo poi, con la mente, ritrovatelo addosso come un velo di lino.