numero #1
Alessandro Ducoli


Tre persone, due cani, un pianoforte e una tranquilla sera d’agosto. Ormai erano mesi che passavo le giornate tra il collezionare insetti in campo e lo studiare in laboratorio le reazioni di piante infestate, per scoprire nuovi dettagli sul linguaggio delle piante. Poi arrivava il weekend ed il più delle volte non era altro che un’occasione per anticipare il lavoro della settimana dopo… ma adesso erano tre settimane di fila con questo ritmo. Presi il telefono, un giro di messaggi per comprendere che quella sera non ci sarebbe stato proprio nessuno disposto a uscire… poco male. Restare a casa era fuori discussione. Raccolsi la giacca, un paio di copie di menti inquinate [quel dannato giornaletto faidate contenente interviste a gruppi che non avete mai sentito e che non sareste mai andati a cercarvi altrimenti e probabilmente dubitavate molto della loro esistenza, che è sempre un piacere propinare in giro] e mi diressi verso la bookique. Avevo infatti sentito che doveva suonare un tipo strano, un minuto di youtube prima di lasciare casa e mi aveva già conquistato! 100 km più sud una macchina sfrecciava veloce nella notte. La bookique è un locale dove si fa musica. E questa breve descrizione dovrebbe bastare considerando la realtà della ridente cittadina che va a dormire presto. Ci sono anche un sacco di persone… di solito. Quella sera non c’erano che due baristi, due passanti e me. La locandina diceva chiaramente inizio concerto alle 21… erano le 21.45 e nessun’altro. Sfodero le menti inquinate e ho subito l’attenzione dei due baristi (il 50% del pubblico precisamente)… ben presto scopro che uno di loro aveva partecipato ad Eco Art! Avete presente il festival annuale in Val di Non sul lago di Santa Giustina “rumori dal lago”? Bene, è su quelle sponde che il popolo di Eco Art ha vissuto in armonia con la natura per diversi anni. Ora rimangono solo poche tracce di quello che sono stati, ma venti anni fa sareste potuti rimanere ammaliati dalle loro creazioni. Attraversare quella parte di bosco dove si radunavano era un po’ come entrare in un mondo fatato.
Infatti avevano fatto numerose costruzioni usando arbusti e sassi trovati sul posto, avevano fatto il loro anfiteatro e fili scendevano dagli alberi riportanti delle poesie. Si erano anche costruiti una zattera per poter girare il lago e ripulirlo dai cadaveri galleggianti di bottiglie di platica e altri imballaggi. Pian piano inizia ad esserci più gente, due cani, un pianoforte, due sagome all’orizzonte … finalmente si inizia. Al centro della piazzetta di fronte al locale hanno preso posizione Alessandro Ducoli ed il suo staff: un pianista (Valerio Gaffurini) e due cagnolini, che rapisco subito l’attenzione dei bambini presenti (… i cagnolini!) Il concerto, o meglio, lo spettacolo, è un continuo alternarsi di aneddoti e canzoni che spaziano armonicamente fra il folk, il blues, il jazz ad il rock. Le canzoni raccontano storie, interpretano poesie, parlano d’amore e di viaggi, di solitudine e di gioia. Continui sono i rimandi alla natura selvaggia, ai suoi abitanti e alla loro esaltazione… impossibile non cogliere l’occasione di conoscere più da vicino il protagonista della serata!
Mi ritrovo quindi al bancone a sorseggiare birra con lui, il Ducoli, e scopro che anche lui è passato per le fanzine faidate, stampando appassionate storie, su supporti cartacei, destinati all’usura per arrivare pressoché illeggibili all’utente finale. La fanzine si chiamava Pecora nera ed era dedicata alle band folk inglesi, che non troverete citato all’interno della sua vastissima bibliografia di racconti ed album musicali e tantomeno nelle recensioni ed interviste del circuito indipendente.
A fine del tuo concerto a Trento mi raccontavi che la domanda che viene fatta nelle interviste e la consecutiva risposta che più odi è quella riguardante il panorama musicale italiano ed alla sua precarietà. Mi dicevi infatti che molti professionisti della musica puntano il dito contro la mancanza di spazi, ai giovani d’oggi. Ma il punto secondo te è che qualcuno innanzitutto ha creato i gusti di questi giovani d’oggi e che è vero che ci sono pochi spazi, ma gli spazi si conquistano e si creano se segui l’estro dentro di te, il fuoco e conosci il tuo passato. Che non vuol dire che bisogna copiare gli schemi di quelli che son riconosciuti i divi della musica nell’estetica e nel contenuto, ma saper cogliere il loro genio e costruire qualcosa di nuovo, senza aver paura di mostrare qual è la propria formazione. La musica è in continua evoluzione, anche quando sembra involversi. Questo dovrebbe essere un assunto che consente a chiunque di sperimentare nuove cose, nuovi suoni, nuovi ritmi e nuovi slogan. Il problema vero arriva quando subentra il concetto reale che sta dentro a quello di evoluzione: sopravvive il più adatto. È questo che, nella musica, abbiamo travisato oggi: si ritiene che sia più adatta la merda, trascurando il semplice fatto che la musica, volenti o nolenti, è una forma di espressione tra le più assolute e pertanto comunque sacra (non nel senso teologico del termine). Se chiunque vuole dirci che è bello essere una merda deve metterci il pensiero, e che sia forte, innovativo, in grado di sostenere con forza il solo semplice fatto di essere una merda… altrimenti non si è altro che un povero stronzo, l’ennesimo. Certo è naturale una certa tendenza nel “derivare” modelli che sono andati bene a qualcuno. È successo con tutti: con Hank, con Elvis, poi Chuck Berry, poi sono arrivati i Beatles e poi giù di beat, e poi via dicendo passando per il punk, per l’hard rock, per The Cure, Marley, per i Duran Duran, fino al grunge e a tutto il resto di cui oggi ho perso il filo. Ogni forma artisticamente perfetta, viene da sempre emulata fino all’esasperazione. Ma non sarebbe nemmeno un problema: il problema vero è oggi se ne abusa oltre ogni limite, fino a massacrare i coglioni di tutti con il concetto di “squadra vincente”… la si copia, la si munge, la si spreme, fino a quando può dare qualcosa… anche senza essere Elvis è bello essere come lui. Questo in genere accade soprattutto in Italia, nella musica oltre confine si riesce sempre a cogliere un certo amore per i grandi maestri. In Italia non riesco ancora a cogliere fino in fondo questo fatto… ci stiamo fracassando le ossa di taranta, de denadreismi, ci stiamo stanno fracassando i coglioni con tutti questi indie obiettivamente orribili (oggi una band indie la si intuisce già dal nome…). Prima c’erano i cantautori, poi i melodici, poi quelli del Vasco style, poi quelli della dance e via dicendo. Tutti a copiare e ripetere, sempre più male, sempre peggio. Sembriamo insetti. Tutti a parlare d’amore e tutti con facce che non sembrano aver nulla a che fare con l’amore. Tutti a parlare di rivoluzione… la stessa cosa. Tutti a parlare di noia… peggio, stanno sdoganando in merda anche quella. La musica è intrattenimento prima di ogni altra cosa. Anche prima del valore artistico, che dovrebbe essere comunque una condizione necessaria. Si suona per far muovere i culi e i cuori. Questo è quello che si deve fare. Quello che vedo oggi è soprattutto gente che suona e scrive per farsi adulare. Il concetto canzone viene sempre per ultimo, come se Mozart o Verdi non avessero avuto a cuore il cuore del pubblico…
La tua bibliografia e discografia si compone di svariate decine di album e libri, dove trovi la voglia di alimentare questo immenso estro creativo? Dalle cicatrici. Dall’abuso quotidiano dell’esercizio più logorante che possiamo fare: scopare, bere, mangiare, cagare, pregare, insultare, bestemmiare, sputare, respirare… Queste robette qui. Se fai tutto senza badare alle cicatrici, il gioco è fatto.
Ducoli e il mondo naturale, selvaggio. Perché è così importante per te il rapporto con la natura e la foresta, i cui elementi si percepiscono in molte delle tue canzoni? Io ho scelto di fare il funzionario pubblico in ambito forestale (non Guardia Forestale! Ma Dottore Forestale!), perché ho sempre creduto nel valore collettivo che sta dentro alle foreste. Era già stato scritto a caratteri cubitali da Carletto Magno nel prezioso Capitulare de villis, e poi sancito più volte nei successivi provvedimenti legislativi fino ad oggi. Il problema è che ho scelto Regione Lombardia che non sta dando un grande esempio di “valore collettivo”, ma questi sono problemi miei… Se ho scelto questo significa che mi va bene così, anche solo per il fatto che ogni volta mi piace impazzire per rimettere le cose a posto (fin dove riesco). La questione forestale penso che arrivi in primis da una laurea in Scienze Forestali, ma anche dai miei autori preferiti: da Mark Twain e H.D. Thoureau (l’Anarchico), fino a Jack London. La foresta è un organismo vivo. Come ogni altro ecosistema, tende naturalmente a un proprio equilibrio… Si dice Capacità di omeostasi e descrive l’innata e straordinaria attitudine di questi “spazi” a riguadagnare il proprio equilibrio anche di fronte ad eventi esterni estremamente negativi. In un certo senso è come se alberi, funghi, muschi, felci, licheni e animali, fossero esseri umani in fase di convivenza obbligata (quando si osserva la straordinaria bellezza di una foresta vergine, non bisogna mai trascurare che la realtà dei fatti è un continuo combattersi, allearsi, mangiarsi, rubarsi lo spazio, la luce, l’acqua e l’aria; a tutt gli effetti, il concetto di biodiversità naturale, non è tanto diverso da quello di biodiversità umana… ma se vuoi è più facile citare il mondo è bello perché è vario); calamità naturali, incendi, disboscamento, ignoranza, bracconaggio, olio di palma e pesca dei delfini, sono gli tutti eventi esterni negativi… Io studio il limite oltre cui non si può andare e credo che, per forza di cose, sia diventata una deformazione professionale anche in tutto il resto che faccio. Rimane il fatto che il mio contributo alla gestione forestale terminerà allo scadere dei miei 50 anni (per come la vedo io: allo scadere del mio secondo turno di curazione forestale), perché vorrei passare il testimone a gente giovane e più propensa ad aggiornarsi rispetto a me… poi farò il cantautore vero.

I rimandi sono molteplici mi viene in mente Brumantica, lettera, tutta colpa sua, Rattus, in Sandropiteco e molte altre. A volte sembra un richiamo all'umiltà nei confronti del rispetto della natura, rispetto per i suoi meccanismi, ma anche un richiamo per l'uomo animale di essere parte consapevole di un ecosistema, che scandisce i ritmi uguali per tutti (anche nell'amore). L’abbiamo definita deformazione professionale… Non c’è solo “rispetto della natura” nelle mie canzoni, c’è anche molta della mia naturale, puerile, incontrollata, ossessiva, autodistruttiva, presunzione… Tutta comunque mossa all’interno di un teatrino funzionale all’elevazione (sia nel senso sessuale, ma anche in quello naturale: abete … abeo-ire, andare verso l’alto… qualcosa di simile…), sempre attuata con profonda scemenza, ma in una visione Ducolicentrica del mio agire. È qui che si torna al concetto di cicatrici di cui parlavamo prima: puoi anche essere presuntuoso nel tuo agire, ma solo quando sei mosso da onesto e dolce esercizio delle cose sei giustificabile anche se non sei altro che un povero pirla (inelevato, riabbassato…).
Per quanto riguarda i libri, raccontaci qualcosa su qualche storia, qualche consiglio per la lettura! I libri sono segreti. Consiglio la lettura di Star Rover… come sempre.
Discografia essenziale ADORABILI CANNIBALI (2023) IL COTONE (2022) 20 KM DI PAURA (2019; PLK) DIAVOLI E CONTRARI (2018) GUFI, ALLOCCHI, BARBAGIANNE E ALTRE GIOVANI STREGHE (2015) DIVANOMACHIA (2015) IO CHE SONO SOLAMENTE UN SERVITORE (2014) SANDROPITECO I-II (2013) TRALLALLEROTRALLALLA’ (2013; Artemisia absinthium, Piccoli Animaletti) BRUMANTICA (2011; De luxe edition) PICCOLI ANIMALETTI (2010) LURIDO LIVE! (Mammut Festival; 2009) QUANDO SI TAGLIAVA LA CODA AI CANI (2008; Ristampa) ARTEMISIA ABSINTHIUM (2008) LOLITA'S MALTS (2007) BRUMANTICA (2006) TAVERNE, STAMBERGHE, CAVERNE (2003; La Banda del Ducoli) ANCHE IO NON POSSO ENTARE (200) MALASPINA (1999) LOLITA (1997) SOPRA I MURI DI QUESTA CITTÀ (1995; demotape) ROSSO (1994; demotape) BACCO IL MATTO CERCATORI D'ORO (2000; Bacco il Matto) SAN MARCO (1999; Bacco il Matto) CLETUS COBB I NEVER SHOT AN INDIE (2013; Lupita’s Project) I NEVER SHOT AN INDIAN (2013; Spanish Jonny, The Other Apostles) I LEAVE MY PLACE TO THE BITCHES (2009; The Other Apostles) EASYLOVE (2008; The Other Apostles) JOKERJOHNNY II (2007; Spanish Johnny) JOKERJOHNNY I (2006; Spanish Johnny) TONIGHT'S THE DAY (2004; My Uncle the Dog)
Album scelti: Brumantica Brumantica è un album delicato, lento, carico. Alla sua composizione hanno partecipato volti noti del panorama jazz italiano. Le tematiche sono imperniate sul binomio atroce presenza/mancanza nell’amore per qualcosa, di qualcuno, di qualcosa. I testi, a primo ascolto talvolta enigmatici, vengono spiegati nel booklet attraverso altrettante enigmatiche poesie, che ti avvolgono e ti rendono partecipe e ti aprono la strada a numerose altre interpretazioni e divagazioni, d'altronde, come scritto in calce “Brumatica è l’arte di conoscere i meccanismi della nebbia che passeggia sul bordo del fiume. Quellafoschia leggera che spesso ti confonde la traccia del sentiero.” Chiude la prima parte dell’album la cover in chiave jazz di La Canzone Marinella di De André, seguita da ben dieci bonus track.
https://youtu.be/Qvl94oDqLKs?si=izWeQzsF37AVoq9V
[..]Un pezzo di luna sopravvive alle luci di questi lampioni Attraversa le prime foglie dei tigli e colora le pozze di pioggia rimaste appoggiate su questo sentiero Ricalcate su questo selciato di pietra di cava appena rubata dal fondo del fiume. Nidi di ragno, di merlo, di corvo, rifugi di gufo e di sorcio Scorci di luce riflessi nell'acqua di stagno che usano i miei topiragno Le acque che abitano tutte le altre famiglie accertate di questo immenso universo, diverso.
Lupita’s Project .Never.Shot.An.Indie (2008-2013) Due album in uno, dal rock e pop-rock di Sex Me, con richiami synth ai Deep Purple come in Lady Mud, alle storie rock’n’roll di I.Leave.My.Place.To.The.Bitches. Lasciatevi trovolgere dal ritmo r’n’roll fresco e sprezzante!
Trallalerotrallalà (Deluxe Ed. 2013) Trallalerotrallallà è un delizioso album di filastrocche, gli stili musicali variano dalla musica leggera, al pop al rock. Come in molti altri album le collaborazioni musicali sono molteplici, coinvolgendo qui anche un coro di voci bianche, che interpretano Rattus, canzone dedicato alla forze distruttrici della natura.
Vorrei ricordare ai lettori che anche Alessandro Ducoli ha pubblicato oltre 27 libri con decine di racconti, purtroppo solo in italiano. http://www.ducoli.eu/books.htm
Carne e Ossa (Ed. Latakia, 2020) Un testo breve che si sviluppa in tre parti, iniziando fra ragionamenti, dialoghi e considerazioni per poi addentrarsi in un mondo distopico sospeso fra realtà e incubo e terminare in un garage dove sembra essere passato un Platone sbronzo in fuga dalla caverna. Diretto, arrabbiato, irriverente e spietato come non mai, Alessandro Ducoli si fotografa e ci fotografa esponendo i suoi scatti senza ritocchi né filtri, mostrando ogni soggetto per ciò che è. In carne e Ossa.
Io ho letto “Il naufragar m’è dolce…” e l’ho trovato strepitoso e molto diretto. Alcune storie mi hanno fatto ridere,altre sorriddere, e altre le ho trovate semplicemente avvincenti. Il libro include: Vacanze italiane (2011), Lo sbarco in Lombardia (2013), Whisky Tales (2008-2010): Quindici brevi racconti. Spassosissime storielline per chi lo whisky può apprezzarlo anche come semplice fonte di pensiero. Storie da degustare! Consigliato anche agli astemi; The Whiskiller (2010), Degeneration Beat – Tropico Boreale (2004-2005); Dopotutto si muore (2012), bonus cd «Diavoli e Contrari»
Contatti: http://www.ducoli.eu/ https://open.spotify.com/intl-it/artist/0wAcsF2lsHxGlcNykcZDrY ducoli.71@gmail.com