Dovete sapere che ho una predisposizione innata nel fare e nel distruggere quello che ho fatto in modo del tutto irrazionale, ci sono il 98% di possibilità che quell'immagine resti solo un sogno nel cassetto ed un 2% che la stampi e la porti con me al parco....e sapete perché? Colpa di quel “Se ti piace il mio blues”.
Vero, l'ho scritto io quindi di che mi lamento? Il fatto è che io non suono blues nel senso classico...uno che puoi dire “senti bravo come suona il blues”...no, io nemmeno so cosa suono, direi che è uno spiritual blues di predisposizione punk...e non è “divertente”... cioè, è nient'altro che narrazione...ma come spiegarlo? E poi anche se lo spiegassi cambierebbe qualcosa? No.
Non suono per me, suono per altri chiedendo qualcosa in cambio...teoricamente dovrei almeno “piacere” un po' ma non canto Viva la Carrà o come cazzo si chiama.
Fra l'altro l'amplificatore potrei anche pagarmelo da me senza bisogno di chiedere niente a nessuno ma volevo mettere me stesso e la mia musica alla prova e molto banalmente avere anche un riscontro economico...no, la verità è che non sono ancora pronto né mai lo sarò e ho paura della verità.
To be continued..,.
Bello sì ma facile no....suono ed in quel momento ci siamo solo io e la mia musica, il mio blues, sbaglio qualche nota ma tiro dritto, la perfezione non esiste e non m'interessa, so quello che sto facendo, qualcuno si ferma ad ascoltare incuriosito, qualcuno mi fa un cenno di approvazione, un ragazzino si mette a ballare come se fosse posseduto dal demonio (no non è colpa mia), un piccolo gruppo di donne vestite secondo tradizione islamica applaude, un ragazzo che ascolta e mi ringrazia, il giovane testimone di qualcosa che dopo aver ascoltato Oh! Mio Signore si ferma a parlare con me di dio mentre io non sono credente in nulla ma sono “spiritualista”, una signora mi offre qualche spicciolo ma rifiuto perché credo che prima debba ascoltare altrimenti è elemosina mentre la mia è narrazione....Sono al parco con Nuvola e mi sento bene, quasi, in realtà sono ben consapevole di non saper suonare come quelli bravi, di non avere tecnica, di non conoscere il nome o la stessa esistenza degli accordi che sto suonando.... chiunque, mi dico, saprebbe fare di meglio.
Fermi e tornate per un attimo al Capitolo 2 e a quell'immagine che prima o poi dovrò stampare...prima o poi, forse, non è detto.
To be continued....
È così che in questo contesto “malsano” è nata l'idea della Scaletta del diavolo....passo dopo passo.
Primo, dovevo portare la mia narrazione fuori, tornare a suonare al parco per capire il suono, il contesto, se avrebbe funzionato.
Secondo, ho scelto alcuni brani che avevo già registrato e pubblicato sul tubo riscrivendoli e riarrangiandoli per lo slide.
Terzo, ho dovuto imparare (se ho mai imparato) ad usare il plettro perché le unghie mi si spezzavano di continuo.
Quarto, ho scelto una accordatura fissa per tutti i pezzi in modo da non doverla cambiare in continuazione.... Open D.
Quinto, scrivere la scaletta (la trovate al capitolo 5).
Sesto, trovare quel maledetto suono che volevo...prima con la chitarra acustica poi con la semiacustica amplificata...mi ci sono voluti mesi di tentativi e prove (roba da fonico dei Pink Floyd) ma almeno di questo sono soddisfatto... risultato? Un suono sporco, ferragginoso, metallico, lento e paludoso come le acque del Mississippi.
Settimo, mettere la chitarra nella custodia, prendere Nuvola (che oramai conosce tutti i pezzi a memoria) e uscire.....facile no?? No.
To be continued....
Guardatemi bene......Non importa ve lo dico io.
Sono di colore bianco con la classica voce da bianco e come se non bastasse anche stonata, non sono cresciuto in una capanna sulle rive del Mississippi, non ho mai raccolto cotone, non ho mai frequentato le prigioni “per negri” negli stati confederati del sud, non ho conosciuto Malcolm X né Martin Luther King......esisto e resisto (non so ancora per quanto) in un 2026 pieno di brutti presagi e di pessime sensazioni...e vivo un mio tempo, questo tempo.
La mia narrazione non potrà mai...mai, essere quella di un Robert Johnson o di un John Lee Hooker.....Hüsker Dü, Joy Division, Beatles, Ornette Coleman, Gil Scott-Heron, Otis Redding e chissà (lo so) quant'altro. Alla fin fine sono il risultato (pessimo ma veramente pessimo) di un tutto, il mio tutto.
To be continued...
Oggi il blues è l'ultima forma di narrazione rimasta, il resto è più o meno buona musica, più o meno buone canzoni ma non è narrazione. Sto parlando di musica ma anche di qualsiasi altra forma d'arte, tutto è finalizzato ad un profitto e di conseguenza ad un prodotto spendibile e vendibile, possibilmente creato a tavolino ma anche se così non fosse sempre legato indissolubilmente alla logica intrinseca di “piacevolezza” perché così vuole il sistema e perché questo vuole la massa.
Non è così per il blues, non lo è mai stato, musica ostica nella sua quasi semplicità, ostinata, sbilenca, nata sotto una cattiva stella....sto parlando ovviamente del vecchio blues che oggi chiunque sappia suonare una chitarra può imitare alla perfezione (tranne io)...ma a quel punto copiare non è più narrazione, non è neanche creatività, è solo tecnica fine a se stessa e personalmente ne faccio anche a meno (tradotto mi arrangio con quello che ho).
Blues? Quale? Esistono una infinità di stili a seconda dello stato o della zona in cui si nasceva ma anche due chitarristi dello stesso isolato potevano suonare ciascuno con uno stile appena percettibilmente diverso.
Ovviamente non volendo imitare nessuno ho scelto il mio, cioè, non l'ho volutamente scelto è che ho dovuto accettare il fatto di essere tecnicamente negato ed il risultato è stato questo....ma resta pur sempre il mio blues.
To be continued....
Suono e scrivo i testi...ad oltranza, ostinatamente, giorni e notti a prendere appunti, a trascrivere, a riscrivere, a cancellare, a modificare parole e note, a...
Semplicemente a narrare, a narrare questo cazzo di mondo, osservando silenziosamente, annusando, muovendomi piano e poi i miei demoni, i miei fantasmi, i miei angeli, le mie bottiglie vuote, le mie assenze.
Dopo quattro mesi ho iniziato a stare meglio e sono rientrato al lavoro, ad una vita normale....no, normale non lo era più perché dovevo fare i conti con me stesso, con quanto era accaduto e con l'alcol (un buon servo ma un pessimo padrone) e non è stato facile.
Nel mentre continuavo a suonare, a studiare, a registrare perché il mondo era sempre lì e narrarlo era (lo è ancora) la mia missione.
Ok ma come? Come posso narrare senza sembrare uno che sta semplicemente suonando una chitarra? Come posso essere il vecchio ed ultimo narratore di questo tragicomico mondo??
To be continued....
“Non chiamatemi artista, non chiamatemi musicista....sono solo un vecchio narratore”
Suonavo e studiavo, suonavo e registravo, registravo e studiavo e poi di nuovo, mi serviva a distrarmi dal dolore appena allentava un po' la sua presa ma ricordo che continuavo a suonare, studiare e registrare anche quando tremavo e allora alcune registrazioni le facevo in ginocchio vicino all'amplificatore.
Molto timidamente (perché in realtà non so suonare né cantare) ho iniziato a pubblicare i miei pezzi sul Tubo.... quasi tutti i giorni fino ad arrivare intorno ai 180 brani e no non credo fossero “belli” (non ho tecnica e sono stonato) ma almeno buone composizioni sì.
E suonavo di tutto, il genere non mi ha mai interessato, passavo da un punkettino ad un black metal acustico fino ad atmosfere più post-punk, musica cantautorale alquanto sbilenca, sonorità soul ma soprattutto blues....pausa...
Si fa presto a dire blues!
To be continued....
Vi starete giustamente chiedendo cosa c'entra tutto questo con la Scaletta del diavolo...portate ancora un attimo di pazienza e capirete.
In quel periodo stavo malissimo e nel mentre Nuvola era entrata nel suo primo calore lasciando sul pavimento goccioline di sangue che però lasciavo pulire alla mia compagna (ho sempre mal sopportato la vista del sangue)....non quella mattina, ero in casa da solo e toccava a me pulire, prendo uno straccio bagnato ed inizio, gocciolina dopo gocciolina ed ecco cosa accade....imprecando ma finisco e quando mi rialzo mi sento attraversare ogni cellula del corpo dal vento, una sensazione che riesco a descrivere solo malamente ma bellissima, sento il vento, sento “un tutto” e sento di farne parte. Da quel momento non ho più avuto bisogno di piangere, posso parlare di Elvis tranquillamente, non devo più chiudermi in bagno a piangere....no, non è leggerezza, è consapevolezza, è un seguito anzi un continuum.
Dopo quell'evento ho provato a tornare al parco a suonare il sax questa volta insieme a Nuvola, ci ho provato un paio di volte ma non ha funzionato....non ero io, ma allora chi ero?
Fase di attesa, di stallo, il mio sax era lì nella sua custodia ma non osavo più toccarlo né guardarlo.
A cambiare ancora una volta le carte in tavola un terzo (e spero anche ultimo) evento inaspettato quanto devastante ma che ha gettato le basi per quello che faccio e sono oggi ed involontariamente (o perché così doveva andare) per la Scaletta del diavolo.
To be continued.....