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    <title>profiling &amp;mdash; Con lo zaino in spalla</title>
    <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/tag:profiling</link>
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    <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 08:35:24 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Cambridge Analytica e la manipolazione dell&#39;opinione pubblica</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/cambridge-analytica-e-la-manipolazione-dellopinione-pubblica</link>
      <description>&lt;![CDATA[Nei post precedenti ho parlato diverse volte di Cambridge Analytica. Questo nome è comunemente associato al concetto di &#34;vendita di dati degli utenti di Facebook&#34;. In realtà stato molto più di questo: è stato un complesso apparato di propaganda e manipolazione dell&#39;opinione pubblica, che ha fatto leva su rilevazioni psichiche di milioni di utenti per indurli a votare in un modo piuttosto che in un altro per mezzo della paura e dell&#39;odio, e queste operazioni hanno portato a scelte sostanziali i cui esempi più conosciuti - ma non sono gli unici - sono la Brexit e l&#39;elezione di Trump. E lo stesso ex tecnico che ha segnalato queste operazioni dall&#39;interno dell&#39;azienda (il whistleblower Christopher Wylie) ha affermato che operazioni simili sono state condotte anche in Italia, a beneficio di un partito politico non specificato.&#xA;In questo post desidero entrare un po&#39; più nel dettaglio della vicenda, a partire dal film-documentario &#34;The great hack&#34; e dalle parole dell&#39;ex CEO di Cambridge Analytica, in cui ha descritto per filo e per segno a cosa si dedicasse la sua azienda.&#xA;&#xA;Lungi dal pretendere di essere un&#39;analisi esaustiva, questo post vuole fornire un paio di strumenti per capire il potere persuasivo delle reti ed il ruolo che questo può avere nelle nostre vite.&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Psicografia all&#39;opera&#xA;La base delle operazioni dell&#39;azienda Cambridge Analytica sono state le rilevazioni psichiche: è stata scannerizzata l&#39;attività online di milioni di utenti di Facebook. Status pubblicati, parole chiave, links, foto, commenti, gruppi, posizione geografica.. la stessa azienda ha dichiarato di possedere in media diverse migliaia di &#34;informazioni&#34; per ogni utente. Da questi dati è stato possibile ricostruire un profilo psichico di ogni persona. Un profilo basato su 5 assi: apertura mentale, disciplina, estroversione, empatia, propensione alla paura.&#xA;&#xA;La fase successiva è stata capire come ogni combinazione di queste 5 scale di valori correlasse con le preferenze elettorali. Questa indagine è stata svolta mediante un questionario abbastanza dettagliato, a cui hanno risposto alcune decine di migliaia di utenti di fb. La correlazione tra profilo psichico e orientazione politica è un semplice problema di analisi statistica.&#xA;In altre parole le informazioni ricavate sulle decine di migliaia di utenti che hanno risposto al questionario sono servite come campione per desumere informazioni che sono poi state estese al resto degli utenti (milioni) che erano stati scannerizzati individuando, quindi, quali fossero le persone suscettibili di manipolazione, dove si trovassero, il loro status economico, i temi su cui scrivevano su facebook e tutte le altre caratteristiche (segmentazioni) che sono familiari a chi abbia mai fatto advertising online.&#xA;&#xA;La terza fase è stata la produzione di contenuto mirato, incentrato sulla paura e sull&#39;odio, per spostare l&#39;ago della bilancia quel poco che bastava per far cambiare opinioni sul voto, per modificare il risultato di pochi punti percentuali in modo da ottenere una sovversione dell&#39;esito elettorale. Sono stati prodotte immagini e video con molteplici sfaccettature, e somministrati a una molteplicità di categorie psichiche e sociali individuate con le analisi precedenti. Questi contenuti sono stati poi &#34;spammati&#34; via web nelle piattaforme di advertising più comuni, in particolare Facebook, Youtube e Google Ads. Sono stati spesi milioni di dollari in annunci.&#xA;I contenuti facevano leva sui temi che sono il cavallo di battaglia delle destre: immigrazione (usando immagini propagandistiche anche false, cioè non basate su dati reali), ordine e disciplina, liberalizzazione del porto d&#39;armi, famiglia, religione, eccetera.&#xA;Si possono vedere alcuni esempi degli annunci nel TED talk di Carole Cadwalladr, giornalista presso l&#39;Observer che, oltre a presentare il risultato della sua indagine, ci racconta anche delle difficoltà legate alla ricostruzione della vicenda poiché gli annunci sono stati trasmessi su piattaforme private e l&#39;unica entità in possesso dei registri delle pubblicazioni è proprio facebook, che ha ostacolato la ricostruzione dei fatti fornendo una quantità molto limitata di informazioni.&#xA;&#xA;Pochi mesi più tardi, lo stesso meccanismo è stato messo in atto negli Stati Uniti e ha contribuito all&#39;elezione di Trump.&#xA;&#xA;Nel 2018 lo scandalo è venuto alla luce e pochi mesi più tardi l&#39;azienda ha dichiarato bancarotta cessando, ufficialmente, l&#39;attività.&#xA;&#xA;Lo stesso documentario &#34;The great hack&#34; ci informa che l&#39;azienda di cui era parte Cambridge Analytica, che si chiamava SCL Group, ha operato in diversi paesi, manipolando l&#39;opinione pubblica su diversi temi. È possibile consultare la pagina Wikipedia di SCL Group, ed il loro sito, non più online, ma conservato su archive.org.&#xA;&#xA;Nel 2020 il film &#34;The Social Dilemma&#34; ha ripreso il tema della manipolazione dell&#39;opinione pubblica con fini politici per mezzo dei social network, riportandolo a un livello un po&#39; più &#34;generale&#34;, in un contesto fittizio e slegato da fatti storici.&#xA;&#xA;Manipolazione oltre Cambridge Analytica&#xA;Desidero riportare alcune altre fonti interessanti che analizzano il tema della manipolazione nei social network, con il fine di ampliare ulteriormente il quadro della situazione. &#xA;&#xA;Veritasium, Post-verità: i fatti non sono più necessari.&#xA;Sulla divisione sociale indotta da campagne di disinformazione basate sulla paura e sull&#39;odio.&#xA;&#xA;Grey, Questo video ti farà incazzare&#xA;Sulla viralizzazione di contenuti anche umoristici con trasfondo politico in contesti di polarizzazione ideologica, che provoca un progressivo allontanamento delle parti sociali.&#xA;&#xA;SmarterEveryDay, La manipolazione dell&#39;algoritmo di Youtube.&#xA;Parla della creazione seriale di video di youtube che cercano di inserirsi tra i video consigliati per diffondere un messaggio politico.&#xA;&#xA;Juan Ruocco, Come l&#39;estrema destra si è impadronita di 4chan&#xA;Sulla ridondanza ideologica dei micro-messaggi politici trasmessi per mezzo di memes. Questi spesso si basano su presupposti di discriminazione sociale o razziale.&#xA;&#xA;Conclusioni&#xA;L&#39;episodio Cambridge Analytica è probabilmente solo la punta dell&#39;iceberg dell&#39;insieme dei conflitti che si giocano nella dimensione dell&#39;informazione online. Il canale SmarterEveryDay ha dedicado una serie di video ad analizzare questo problema intervistando gli addetti alla sicurezza dei principali social network. Questi hanno raccontato l&#39;esistenza di sciami di milioni di bots creati per alterare le statistiche di credibilità (likes, karma) e promuovere determinati messaggi politici.&#xA;&#xA;Gli interessi in gioco sono molto grandi e ciò favorisce l&#39;intervento di entità che rispondono ai propri interessi a scapito della collettività. Inoltre, le regole che - come società - ci eravamo dati rispetto alla convivenza civica, la gestione dei poteri pubblici e del &#34;quarto potere&#34;, quello dell&#39;informazione, sono state scritte in un passato in cui la nostra vita era solo offline. Con l&#39;espansione dei media digitali e la crescente interazione con i social network c&#39;è chi ha trovato il modo di &#34;bucare&#34; quello scampolo di democrazia che ci sembrava di avere, l&#39;ha hackerata.&#xA;&#xA;Per ritrovare la bussola in questo relativismo digitale, in cui non sembrano contare più le prove e la ripetizione mille volte di una bugia trasforma anche la terra piatta in una verità, probabilmente possiamo afferrarci ai buoni vecchi e sani valori umani. Che spirito critico, solidarietà ed empatia fungano da antidoto contro il riemergere delle destre di pancia, dello scetticismo e del fondamentalismo religioso.&#xA;&#xA;#CambridgeAnalytica #manipolazione #profiling&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nei post precedenti ho parlato diverse volte di Cambridge Analytica. Questo nome è comunemente associato al concetto di “vendita di dati degli utenti di Facebook”. In realtà stato molto più di questo: è stato un complesso apparato di propaganda e manipolazione dell&#39;opinione pubblica, che ha fatto leva su rilevazioni psichiche di milioni di utenti per indurli a votare in un modo piuttosto che in un altro per mezzo della paura e dell&#39;odio, e queste operazioni hanno portato a scelte sostanziali i cui esempi più conosciuti – ma non sono gli unici – sono la Brexit e l&#39;elezione di Trump. E lo stesso ex tecnico che ha segnalato queste operazioni dall&#39;interno dell&#39;azienda (il whistleblower Christopher Wylie) ha affermato che operazioni simili sono state condotte anche in Italia, a beneficio di un <a href="https://www.agi.it/politica/partito_italiano_cambridge_analytica_intervista_wylie-3684939/news/2018-03-26/" rel="nofollow">partito politico non specificato</a>.
In questo post desidero entrare un po&#39; più nel dettaglio della vicenda, a partire dal film-documentario “<a href="https://searx.devol.it/search?q=%22the%20great%20hack%22%20torrent&amp;categories=general&amp;language=en-US" rel="nofollow">The great hack</a>” e dalle <a href="https://searx.devol.it/search?q=The%20Power%20of%20Big%20Data%20and%20Psychographics%20Cambridge%20Analytica&amp;categories=videos&amp;language=it-IT" rel="nofollow">parole dell&#39;ex CEO di Cambridge Analytica</a>, in cui ha descritto per filo e per segno a cosa si dedicasse la sua azienda.</p>

<p>Lungi dal pretendere di essere un&#39;analisi esaustiva, questo post vuole fornire un paio di strumenti per capire il potere persuasivo delle reti ed il ruolo che questo può avere nelle nostre vite.
</p>

<h2 id="psicografia-all-opera">Psicografia all&#39;opera</h2>

<p>La base delle operazioni dell&#39;azienda Cambridge Analytica sono state le rilevazioni psichiche: è stata scannerizzata l&#39;attività online di milioni di utenti di Facebook. Status pubblicati, parole chiave, links, foto, commenti, gruppi, posizione geografica.. la stessa azienda ha dichiarato di possedere in media diverse migliaia di “informazioni” per ogni utente. Da questi dati è stato possibile ricostruire un profilo psichico di ogni persona. Un profilo basato su 5 assi: apertura mentale, disciplina, estroversione, empatia, propensione alla paura.</p>

<p>La fase successiva è stata capire come ogni combinazione di queste 5 scale di valori correlasse con le preferenze elettorali. Questa indagine è stata svolta mediante un questionario abbastanza dettagliato, a cui hanno risposto alcune decine di migliaia di utenti di fb. La correlazione tra profilo psichico e orientazione politica è un semplice problema di analisi statistica.
In altre parole le informazioni ricavate sulle decine di migliaia di utenti che hanno risposto al questionario sono servite come campione per desumere informazioni che sono poi state estese al resto degli utenti (milioni) che erano stati scannerizzati individuando, quindi, quali fossero le persone suscettibili di manipolazione, dove si trovassero, il loro status economico, i temi su cui scrivevano su facebook e tutte le altre caratteristiche (segmentazioni) che sono familiari a chi abbia mai fatto advertising online.</p>

<p>La terza fase è stata la produzione di contenuto mirato, incentrato sulla paura e sull&#39;odio, per spostare l&#39;ago della bilancia quel poco che bastava per far cambiare opinioni sul voto, per modificare il risultato di pochi punti percentuali in modo da ottenere una sovversione dell&#39;esito elettorale. Sono stati prodotte immagini e video con molteplici sfaccettature, e somministrati a una molteplicità di categorie psichiche e sociali individuate con le analisi precedenti. Questi contenuti sono stati poi “spammati” via web nelle piattaforme di advertising più comuni, in particolare Facebook, Youtube e Google Ads. Sono stati spesi milioni di dollari in annunci.
I contenuti facevano leva sui temi che sono il cavallo di battaglia delle destre: immigrazione (usando immagini propagandistiche anche false, cioè non basate su dati reali), ordine e disciplina, liberalizzazione del porto d&#39;armi, famiglia, religione, eccetera.
Si possono vedere alcuni esempi degli annunci nel <a href="https://www.ted.com/talks/carole_cadwalladr_facebook_s_role_in_brexit_and_the_threat_to_democracy" rel="nofollow">TED talk di Carole Cadwalladr</a>, giornalista presso l&#39;Observer che, oltre a presentare il risultato della sua indagine, ci racconta anche delle difficoltà legate alla ricostruzione della vicenda poiché gli annunci sono stati trasmessi su piattaforme private e l&#39;unica entità in possesso dei registri delle pubblicazioni è proprio facebook, che ha ostacolato la ricostruzione dei fatti fornendo una quantità molto limitata di informazioni.</p>

<p>Pochi mesi più tardi, lo stesso meccanismo è stato messo in atto negli Stati Uniti e ha contribuito all&#39;elezione di Trump.</p>

<p>Nel 2018 lo scandalo è venuto alla luce e pochi mesi più tardi l&#39;azienda ha dichiarato bancarotta cessando, ufficialmente, l&#39;attività.</p>

<p>Lo stesso documentario “The great hack” ci informa che l&#39;azienda di cui era parte Cambridge Analytica, che si chiamava SCL Group, ha operato in diversi paesi, manipolando l&#39;opinione pubblica su diversi temi. È possibile consultare la <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/SCL_Group" rel="nofollow">pagina Wikipedia</a> di SCL Group, ed <a href="https://web.archive.org/web/20180323083821/https://sclgroup.cc/customers" rel="nofollow">il loro sito, non più online, ma conservato su archive.org</a>.</p>

<p>Nel 2020 il film “The Social Dilemma” ha ripreso il tema della manipolazione dell&#39;opinione pubblica con fini politici per mezzo dei social network, riportandolo a un livello un po&#39; più “generale”, in un contesto fittizio e slegato da fatti storici.</p>

<h2 id="manipolazione-oltre-cambridge-analytica">Manipolazione oltre Cambridge Analytica</h2>

<p>Desidero riportare alcune altre fonti interessanti che analizzano il tema della manipolazione nei social network, con il fine di ampliare ulteriormente il quadro della situazione.</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=dvk2PQNcg8w" rel="nofollow">Veritasium, Post-verità: i fatti non sono più necessari</a>.
Sulla divisione sociale indotta da campagne di disinformazione basate sulla paura e sull&#39;odio.</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=rE3j_RHkqJc" rel="nofollow">Grey, Questo video ti farà incazzare</a>
Sulla viralizzazione di contenuti anche umoristici con trasfondo politico in contesti di polarizzazione ideologica, che provoca un progressivo allontanamento delle parti sociali.</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=1PGm8LslEb4" rel="nofollow">SmarterEveryDay, La manipolazione dell&#39;algoritmo di Youtube</a>.
Parla della creazione seriale di video di youtube che cercano di inserirsi tra i video consigliati per diffondere un messaggio politico.</p>

<p><a href="https://nuso.org/articulo/como-la-extrema-derecha-se-apodero-de-4chan/" rel="nofollow">Juan Ruocco, Come l&#39;estrema destra si è impadronita di 4chan</a>
Sulla ridondanza ideologica dei micro-messaggi politici trasmessi per mezzo di memes. Questi spesso si basano su presupposti di discriminazione sociale o razziale.</p>

<h2 id="conclusioni">Conclusioni</h2>

<p>L&#39;episodio Cambridge Analytica è probabilmente solo la punta dell&#39;iceberg dell&#39;insieme dei conflitti che si giocano nella dimensione dell&#39;informazione online. Il canale SmarterEveryDay ha dedicado <a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLjHf9jaFs8XVAQpJLdNNyA8tzhXzhpZHu" rel="nofollow">una serie di video</a> ad analizzare questo problema intervistando gli addetti alla sicurezza dei principali social network. Questi hanno raccontato l&#39;esistenza di sciami di milioni di bots creati per alterare le statistiche di credibilità (likes, karma) e promuovere determinati messaggi politici.</p>

<p>Gli interessi in gioco sono molto grandi e ciò favorisce l&#39;intervento di entità che rispondono ai propri interessi a scapito della collettività. Inoltre, le regole che – come società – ci eravamo dati rispetto alla convivenza civica, la gestione dei poteri pubblici e del “quarto potere”, quello dell&#39;informazione, sono state scritte in un passato in cui la nostra vita era solo offline. Con l&#39;espansione dei media digitali e la crescente interazione con i social network c&#39;è chi ha trovato il modo di “bucare” quello scampolo di democrazia che ci sembrava di avere, l&#39;ha hackerata.</p>

<p>Per ritrovare la bussola in questo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bolla_di_filtraggio" rel="nofollow">relativismo digitale</a>, in cui non sembrano contare più le prove e la ripetizione mille volte di una bugia trasforma anche la terra piatta in una verità, probabilmente possiamo afferrarci ai buoni vecchi e sani valori umani. Che <strong>spirito critico, solidarietà ed empatia</strong> fungano da antidoto contro il riemergere delle destre di pancia, dello scetticismo e del fondamentalismo religioso.</p>

<p><a href="/zainoinspalla/tag:CambridgeAnalytica" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">CambridgeAnalytica</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:manipolazione" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">manipolazione</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:profiling" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">profiling</span></a></p>

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<p>Questo blog ha anche un <a href="https://lozainoevia.wordpress.com/" rel="nofollow">mirror su Wordpress</a> che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.</p>
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      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/cambridge-analytica-e-la-manipolazione-dellopinione-pubblica</guid>
      <pubDate>Sun, 08 Aug 2021 04:01:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Uscire dal Big Blue</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/uscire-dal-big-blue</link>
      <description>&lt;![CDATA[Non ho niente in contrario alla piattaforma di videoconferenza (big blue button); il big blue a cui mi riferisco è Facebook, con annessi e connessi, tipo instagram e whatsapp, advertising, ecc.&#xA;Alla fine del post do alcuni consigli pratici per abbandonare la piattaforma.&#xA;&#xA;Nel 2005 scoprii facebook, e accolsi con piacere e curiosità la nuova rete. In Italia non la conosceva nessuno, e infatti non avevo amici. Poi ci fu il boom; all&#39;improvviso ritrovai sullo schermo del computer vecchi amici e conoscenti che non vedevo ormai da anni. Davvero entusiasmante, anche perché si potevano condividere dei messaggini (status) visibili solo dai contatti, e questi potevano reagire con il famoso like e qualche commento.&#xA;!--more--&#xA;Qualche anno dopo facebook era la rete sociale. Quella dove c&#39;erano tutti, dove succedeva tutto, dove si condivideva tutto nella speranza di essere visti, letti. E devo dire che funzionava abbastanza bene. Montai parte della mia attività economica basandomi su facebook e riuscivo a trovare clienti. Facevo corsi di educazione alimentare, ed usavo il big blue per promuovere i miei workshop, farmi conoscere, promuovere anche i miei prodotti. All&#39;apice dell&#39;attività arrivai ad avere più di 2mila &#34;amici&#34; (vabè, contatti).&#xA;&#xA;Poi le cose cambiarono: trovai un altro lavoro, decisi di eliminare tutti i contatti che non conoscevo personalmente, che magari mi avevano aggiunto per i miei corsi. Cancellai anche conoscenti con cui non avevo troppa familiarità e, così, arrivai a circa 500. Il mio feed improvvisamente cominciò ad avere senso e smisero di apparire foto di parenti sconosciuti, gatti e bebè. &#xA;&#xA;Sapevo che facebook vendeva dati, e non solo perché l&#39;avevo letto, non solo perché era ovvio, non solo perché era già noto lo scandalo di Cambridge Analytica. Lo sapevo anche perché io li compravo. Quando volevo promuovere qualcuno dei miei corsi, pagavo pubblicità per raggiungere il mio pubblico obiettivo.&#xA;Seguii alcuni tutorial sulla segmentazione delle campagne e mi resi conto della quantità di parametri che si possono impostare per arrivare esattamente al tipo di persona che ti serve: vive in un certo luogo, si connette con un cellulare di fascia alta, spende su internet, gli/le interessano certi temi, ecc. Sulla piattaforma di advertising di facebook puoi anche scegliere se una persona è expat, se ha un potere di acquisto elevato, se gestisce pagine e molte altre.&#xA;Sono sicuro che a livello di surveillance esistono molti altri segmenti non disponibili al pubblico: se una persona passa la sua vita nei social network, se è single, se cerca persone di un certo sesso, se ha l&#39;amante, che tipo di pornografia guarda, il tipo di connessioni che ha, che forma hanno i cluster delle sue amicizie, quali sono le parole chiave delle sue pubblicazioni, ecc.&#xA;Sinceramente troppa informazione personale disponibile per degli sconosciuti.&#xA;&#xA;Ero cosciente della necessità di abbandonare la piattaforma. Purtroppo, lì, avevo costruito un ecosistema di utenti interessanti da seguire, gruppi a cui appartenevo, gruppi che amministravo. Era la mia fonte di informazione (!) e anche parte fondamentale del mio business. Uscire dal big blue era una necessità ma anche un&#39;utopia. Un po&#39; come smettere di inquinare, o di ammazzare animali, o di essere maschilisti.&#xA;&#xA;Cominciai a cercare reti alternative, scoprii Reddit, cominciai a usare di più Twitter. Che sì, lo so, sono anch&#39;esse commerciali, ma può avere senso usare la numero 2 e 3 nella scala della popolarità, se queste ti servono ad allontanarti dalla numero 1. Un po&#39; come quando ti danno il metadone per allontanarti dall&#39;eroina.&#xA;&#xA;Qualche giorno fa ho scoperto Mastodon e il fediverso. Sono contentissimo e mi ci sto immergendo sempre di più. Desidero promuoverlo e anche per questo ho cominciato questo blog: per farlo conoscere, per contribuire con contenuti forse culturali al fediverso. Mi entusiasma e affascina il potere della rete, della cultura del software libre, della cultura dei creative common. Un esercito di lillipuziani che si erge contro i giganti del web. La risposta alle infrastrutture pantagrueliche centralizzate è la rete di piccoli nodi. Che - soprattutto - trovano il modo (il protocollo direi) per federarsi.&#xA;&#xA;Mastodon contribuisce enormemente a risolvere il problema di avere un social network indipendente, senza tracking nè profiling.&#xA;Dal mio punto di vista sono ancora molti i punti non risolti: primo fra tutti come raggiungere un pubblico vasto quando la tua attività economica dipende da quello. Penso che la prossima sfida per la comunità libre sia trovare un&#39;alternativa alle piattaforme di advertising. Perché c&#39;è una miriade di persone che hanno scelto di non lavorare come dipendenti, per ragioni personali, strutturali e anche politiche, e hanno bisogno di farsi conoscere per sopravvivere, e sono inevitabilmente prede delle reti mainstream per il semplice fatto che è lì che si trovano le persone che compreranno i loro prodotti.&#xA;&#xA;La sovranità digitale diventa quindi una questione di riuscire a mantenere un delicato equilibrio tra ciò di cui si ha bisogno (farsi un po&#39; di pubblicità sulle reti mainstream), e ciò che è meglio (uscirne). Nel mio caso sto riuscendo abbastanza bene ad eliminare il superfluo, cioè l&#39;uso delle reti mainstream per passare il tempo, per riempire i momenti di noia.&#xA;Il business model di questi social si basa anche su questo: magari fai una pausa durante il lavoro, vuoi divagare 5 minuti e, mentre lo schermo ti propone contenuti accattivanti, ti profila e cerca di attirare la tua attenzione quanto più possibile. Tutto l&#39;impianto di facebook è fatto per stimolare la tua neurochimica che ti porta a desiderarne di più. A tutti gli effetti una dipendenza da cui è difficile staccarsi, anche perché fb non cancella mai il tuo account, al massimo puoi disabilitarlo, ma in qualsiasi momento puoi rifare login e -trac!- sei di nuovo dentro, con tutti i tuoi amici, gruppi, pagine, ecc.&#xA;&#xA;Per uscirne, i miei consigli sono questi:&#xA;&#xA;1. informati sulle ragioni per uscirne. Esistono tanti documentari, articoli, libri che parlano del business model delle piattaforme mainstream, e di come usano i dati degli utenti per manipolarli&#xA;2. osservati: in quali momenti e per quali ragioni usi i social. Guardi il cellulare prima di alzarti dal letto? prima di andare in bagno la mattina? quando sei seduto sul cesso? Lo fai per noia? per distraerti? riusciresti a fare a meno del superfluo? &#xA;3. sostituisci lo schermo con altre attività. &#34;Leggi un libro&#34; è scontato, ma funziona. Esci a fare una passeggiata, rimetti in ordine casa, fai qualcosa con le mani.&#xA;4. sostituisci una rete corporativa con un&#39;altra indipendente o federata. Per questo sono molto utili Mastodon e il fediverso. E anche i feed RSS per leggere le notizie dai blog indipendenti.&#xA;5. comincia a cancellare &#34;amici&#34;, uscire dai gruppi, sfolloware pagine. Proprio qualche giorno fa sono sceso sotto i 200 contatti su fb, insomma lo sto prosciugando. Sto lasciando solo le persone di cui davvero mi importa, e i gruppi tematici per cui non ho ancora trovato un&#39;alternativa.&#xA;&#xA;Insomma non sto scegliendo un taglio netto, ma un compromesso tra funzionalità e libertà. Probabilmente continuerò ad essere un utente di facebook, ma ne avrò significativamente ridotto il potere.&#xA;&#xA;#privacy #profiling #schermodipendenza #alternative #sovranitàdigitale&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Non ho niente in contrario alla piattaforma di videoconferenza (big blue <em>button</em>); il big blue a cui mi riferisco è <strong>Facebook</strong>, con annessi e connessi, tipo instagram e whatsapp, advertising, ecc.
Alla fine del post do alcuni consigli pratici per abbandonare la piattaforma.</p>

<p>Nel 2005 scoprii facebook, e accolsi con piacere e curiosità la nuova rete. In Italia non la conosceva nessuno, e infatti non avevo amici. Poi ci fu il boom; all&#39;improvviso ritrovai sullo schermo del computer vecchi amici e conoscenti che non vedevo ormai da anni. Davvero entusiasmante, anche perché si potevano condividere dei messaggini (<em>status</em>) visibili solo dai contatti, e questi potevano reagire con il famoso <em>like</em> e qualche commento.

Qualche anno dopo facebook era <strong>la</strong> rete sociale. Quella dove c&#39;erano tutti, dove succedeva tutto, dove si condivideva tutto nella speranza di essere visti, letti. E devo dire che funzionava abbastanza bene. Montai parte della mia attività economica basandomi su facebook e riuscivo a trovare clienti. Facevo corsi di educazione alimentare, ed usavo il big blue per promuovere i miei workshop, farmi conoscere, promuovere anche i miei prodotti. All&#39;apice dell&#39;attività arrivai ad avere più di 2mila “amici” (vabè, contatti).</p>

<p>Poi le cose cambiarono: trovai un altro lavoro, decisi di eliminare tutti i contatti che non conoscevo personalmente, che magari mi avevano aggiunto per i miei corsi. Cancellai anche conoscenti con cui non avevo troppa familiarità e, così, arrivai a circa 500. Il mio <em>feed</em> improvvisamente cominciò ad avere senso e smisero di apparire foto di parenti sconosciuti, gatti e bebè.</p>

<p>Sapevo che facebook vendeva dati, e non solo perché l&#39;avevo letto, non solo perché era ovvio, non solo perché era già noto lo scandalo di Cambridge Analytica. <strong>Lo sapevo anche perché io li compravo</strong>. Quando volevo promuovere qualcuno dei miei corsi, pagavo pubblicità per raggiungere il mio <em>pubblico obiettivo</em>.
Seguii alcuni tutorial sulla segmentazione delle campagne e mi resi conto della quantità di parametri che si possono impostare per arrivare esattamente al tipo di persona che ti serve: vive in un certo luogo, si connette con un cellulare di fascia alta, spende su internet, gli/le interessano certi temi, ecc. Sulla piattaforma di advertising di facebook puoi anche scegliere se una persona è expat, se ha un potere di acquisto elevato, se gestisce pagine e molte altre.
Sono sicuro che a livello di <em>surveillance</em> esistono molti altri segmenti non disponibili al pubblico: se una persona passa la sua vita nei social network, se è single, se cerca persone di un certo sesso, se ha l&#39;amante, che tipo di pornografia guarda, il tipo di connessioni che ha, che forma hanno i cluster delle sue amicizie, quali sono le parole chiave delle sue pubblicazioni, ecc.
Sinceramente troppa informazione personale disponibile per degli sconosciuti.</p>

<p>Ero cosciente della necessità di abbandonare la piattaforma. Purtroppo, lì, avevo costruito un ecosistema di utenti interessanti da seguire, gruppi a cui appartenevo, gruppi che amministravo. Era la mia fonte di informazione (!) e anche parte fondamentale del mio business. Uscire dal big blue era una necessità ma anche un&#39;utopia. Un po&#39; come smettere di inquinare, o di ammazzare animali, o di essere maschilisti.</p>

<p>Cominciai a cercare reti alternative, scoprii Reddit, cominciai a usare di più Twitter. Che sì, lo so, sono anch&#39;esse commerciali, ma può avere senso usare la numero 2 e 3 nella scala della popolarità, se queste ti servono ad allontanarti dalla numero 1. Un po&#39; come quando ti danno il metadone per allontanarti dall&#39;eroina.</p>

<p>Qualche giorno fa ho scoperto Mastodon e il fediverso. Sono contentissimo e mi ci sto immergendo sempre di più. Desidero promuoverlo e anche per questo ho cominciato questo blog: per farlo conoscere, per contribuire con contenuti <em>forse</em> culturali al fediverso. Mi entusiasma e affascina il potere della rete, della cultura del software libre, della cultura dei creative common. Un esercito di lillipuziani che si erge contro i giganti del web. La risposta alle infrastrutture pantagrueliche centralizzate è la rete di piccoli nodi. Che – soprattutto – trovano il modo (il protocollo direi) per federarsi.</p>

<p>Mastodon contribuisce enormemente a risolvere il problema di avere un social network indipendente, senza tracking nè profiling.
Dal mio punto di vista sono ancora molti i punti non risolti: primo fra tutti come raggiungere un pubblico vasto quando la tua attività economica dipende da quello. Penso che la prossima sfida per la comunità <em>libre</em> sia trovare un&#39;alternativa alle piattaforme di advertising. Perché c&#39;è una miriade di persone che hanno scelto di non lavorare come dipendenti, per ragioni personali, strutturali e anche politiche, e hanno bisogno di farsi conoscere per sopravvivere, e sono inevitabilmente prede delle reti mainstream per il semplice fatto che è lì che si trovano le persone che compreranno i loro prodotti.</p>

<p>La sovranità digitale diventa quindi una questione di riuscire a mantenere un delicato equilibrio tra ciò di cui si ha bisogno (farsi un po&#39; di pubblicità sulle reti mainstream), e ciò che è meglio (uscirne). Nel mio caso sto riuscendo abbastanza bene ad eliminare il superfluo, cioè l&#39;uso delle reti mainstream per passare il tempo, per riempire i momenti di noia.
Il business model di questi social si basa anche su questo: magari fai una pausa durante il lavoro, vuoi divagare 5 minuti e, mentre lo schermo ti propone contenuti accattivanti, ti profila e cerca di attirare la tua attenzione quanto più possibile. Tutto l&#39;impianto di facebook è fatto per stimolare la tua neurochimica che ti porta a desiderarne di più. A tutti gli effetti una dipendenza da cui è difficile staccarsi, anche perché fb non cancella mai il tuo account, al massimo puoi disabilitarlo, ma in qualsiasi momento puoi rifare login e -trac!– sei di nuovo dentro, con tutti i tuoi amici, gruppi, pagine, ecc.</p>

<p>Per uscirne, i miei consigli sono questi:</p>

<p><strong>1. informati sulle ragioni per uscirne</strong>. Esistono tanti documentari, articoli, libri che parlano del business model delle piattaforme mainstream, e di come usano i dati degli utenti per manipolarli
<strong>2. osservati</strong>: in quali momenti e per quali ragioni usi i social. Guardi il cellulare prima di alzarti dal letto? prima di andare in bagno la mattina? quando sei seduto sul cesso? Lo fai per noia? per distraerti? riusciresti a fare a meno del superfluo?
<strong>3. sostituisci lo schermo con altre attività</strong>. “Leggi un libro” è scontato, ma funziona. Esci a fare una passeggiata, rimetti in ordine casa, fai qualcosa con le mani.
<strong>4. sostituisci una rete corporativa con un&#39;altra indipendente o federata</strong>. Per questo sono molto utili Mastodon e il fediverso. E anche i feed RSS per leggere le notizie dai blog indipendenti.
<strong>5. comincia a cancellare</strong> “amici”, uscire dai gruppi, <em>sfolloware</em> pagine. Proprio qualche giorno fa sono sceso sotto i 200 contatti su fb, insomma lo sto prosciugando. Sto lasciando solo le persone di cui davvero mi importa, e i gruppi tematici per cui non ho ancora trovato un&#39;alternativa.</p>

<p>Insomma non sto scegliendo un taglio netto, ma un compromesso tra funzionalità e libertà. Probabilmente continuerò ad essere un utente di facebook, ma ne avrò significativamente ridotto il potere.</p>

<p><a href="/zainoinspalla/tag:privacy" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">privacy</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:profiling" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">profiling</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:schermodipendenza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">schermodipendenza</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:alternative" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">alternative</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:sovranit%C3%A0digitale" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">sovranitàdigitale</span></a></p>

<p> <hr style="width:50%"></p>

<p>Ho un <a href="https://mastodon.uno/@atti" rel="nofollow">account su Mastodon</a>.</p>

<p>Questo blog ha anche un <a href="https://lozainoevia.wordpress.com/" rel="nofollow">mirror su Wordpress</a> che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.</p>
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      <pubDate>Sat, 07 Aug 2021 17:29:55 +0000</pubDate>
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