Diciassette luglio duemilaventitre Sliding Doors #1 3.30 di mattina, fa caldo anche dopo una doccia.

Penso che dovrei cercare di alzar...

Buio.

9.00 di mattina, sole ed una bella freschezza soffia attraverso le strade e le case.     Il centro del paese è come al solito popolato dai quotidiani avventori abituati a passeggiare in centro mossi dalle più disparate esigenze.  Chi deve andare in farmacia, “sai mio marito ha terminato le aspirine”,                             chi deve andare dal macellaio, “ ho finito le bistecche, ma già che ci sono prendo anche il formaggio”                                                                                                                               chi deve prendere le sigarette ma anche il giornale,                                                       chi esce per fare quattro chiacchiere, “ perchè in casa non so che fare”. Quasi tutti hanno come abitudine di fermarsi al bar dell'angolo per un intermezzo con un caffè, un succo, una bibita fresca. 9.30 qualcuno lancia delle occhiate verso la piazza , qualcosa non quadra ma non riesce a capire immediatamente. “   Non hanno ancora aperto” osserva quello che è parcheggiato sulla bicicletta di fianco alla panetteria dalle otto del mattino, accennando con un gesto del mento all'indirizzo del bar. “ Avranno fatto tardi ieri sera” suggerisce una signora appena uscita con un sacchetto di pane. “Ho sentito che ieri sera hanno litigato un'altra volta e se n'è andata a casa”. “Ah quindi deve aprire lui? ” aggiunge un ragazzotto appena arrivato e conclude: “ adesso dove andiamo a bere il caffè?” Sliding Doors #2 Il via vai continua con lo schema classico dei paesi, momenti deserti subito sostituiti da momenti di intenso traffico. Un uomo ben vestito si ferma davanti all’ingresso del bar, compone un numero sul cellulare e attende guardandosi intorno.

“ Ehi, Bistèk ! Come va? “ domanda una signora con i capelli corti biondi che sembra uscita da un centro profughi.

“ Non c’è male, e tu, sempre sbarazzare cantine? “

“ Sì ma adesso non interessa più a nessuno! “ risponde sconfortata la donna e aggiunge “ cosa fai qui impalato? “

“ E’ il mio giro settimanale per raccogliere ordini ma a quanto vedo oggi qui non concludo niente“ risponde sconsolato il rappresentante

“ Succede ogni tanto ma quasi sempre in tarda mattinata aprono, altrimenti di solito mettono un biglietto di avviso per la chiusura momentanea “

“ Va bè, ho un altro appuntamento, devo scappare, ci vediamo! “ conclude l’uomo avvicinandosi alla sua macchina. La donna saluta con un cenno della mano e prosegue immersa nei suoi pensieri. Dall’altra parte del paese, una casa sta vivendo la stessa situazione. Finestre chiuse, persiane chiuse, porte chiuse, nessun segno di vita. Del resto nelle piccole realtà  è una situazione molto frequente negli ultimi tempi.

Sliding Doors #3

“ Hai telefonato al papà? “ chiese Alice mentre si schermava gli occhi dal sole e cercava di guardare quella figura che troneggiava ai suoi piedi, era sdraiata a prendere il sole.

Théo si sfregò le mani tra i capelli bagnati scuotendo la testa.

“ Non ancora, adesso starà lavorando e io devo andare in barca con Lucas ! Lo chiamo stasera che sarà a casa, promesso! “ rispose e subito si girò scattando di corsa verso il mare.

“ Ehi ricordati di fargli concludere la faccenda con l’avvocato, non voglio alti pensieri! gli urlò contro Alice e poi si rivolse verso la nonna sotto l’ombrellone:

“ Potrebbe costarci altri soldi oltre a quelli spesi per il divorzio! “

La nonna guardò il mare e rimase indifferente, come faceva con tutto da quando era rimasta vedova. Si accontentava che quel nipote bellissimo fosse rimasto in famiglia, per il resto chi se ne frega. Infatti non aveva neppure compreso cosa avessero combinato Théo e suo padre per farla arrabbiare così tanto. Sembrano tutti e due calmi e tranquilli che dover chiamare persino un avvocato ! E sentire parlare di tribunali , mai successo nella sua vita.

Era l’inizio primavera quando Alice con gli occhi fuori dalle orbite entrò in casa e disse che Théo e suo padre, UFF ! Suo padre ! Il suo papi, aggiunse con fare lagnoso, loro due, che ultimamente sembrava avessero trovato una vera intesa, erano stati citati in giudizio da una non meglio conosciuta società ed erano stati accusati di diffamazione verso uno dei loro prodotti. Come se non bastasse erano stati chiamati a comparire in aula del tribunale davanti a un giudice, ovviamente accompagnati da un avvocato.

Avvocato che costa! E la sentenza? Chi può dirlo. Ah ma io non spenderò un centesimo! Che imparino a vivere.

“ Mamma ti serve qualcosa? ma senza aspettare una risposta si alzò

“ Vado a fare una passeggiata” concluse e se ne andò sotto il sole”.

Sliding Doors #4

“ Mamma, è a casa la zia?” chiese Thérèse sbirciando dalla finestra spostando la tendina con le sue dita affusolate.

Guardava indagatrice quelle finestre sbarrate al di là del cortile e si chiedeva come mai non erano ancora aperte e la zia Anna in cortile a pulire e incerare qualche mobile. L’aveva sempre ammirata quella zia che si spaccava in quattro per gli altri e non era abbastanza per se stessa. Ricordava di quando andava a scuola e la zia Anna tutti quegli anni le faceva da autista portandola e riprendendola tutti i giorni e concludeva il viaggio sempre con la stessa frase “ come sei bella!”. E comunque aveva cominciato a chiedersi, d’accordo la zia è un pò particolare, ma anche il suo Jerome è parecchio strano però.

“ Mi sembra d’averla vista rientrare presto ieri sera, questo vuol dire che avevano litigato e che quindi se ne starà rintanata in casa per un paio di giorni.

Mi chiedo come Jerome la possa sopportare!” rispose con un velo di ironia la madre.

“ D’altra parte stasera e domani il bar rimane chiuso e avranno tutto il tempo per schiarirsi le idee”. concluse Brigitte mentre finiva di interrare l’ultima piantina di Fucsia, nel pomeriggio sarebbe arrivato il giardiniere e avrebbe fatto appendere i vasi vicino al porticato dove avrebbero fatto un disegno colorato con il Glicine di fianco alle colonne.

Sliding Doors #5

Driiiiinnnn Driiiinnnn 

Lo schermo del telefonino illumina con la sua luce fioca il comodino di Anna, proiettando ombre inquietanti sulle pareti della stanza buia. 

Driiiiinnnn Driiiinnnn 

“Adesso chi è?” si chiede Anna mettendo il naso fuori dalle coperte con estrema riluttanza, facendo una smorfia di fastidio mentre cerca di sopportare il trillo insistente del telefono che come un picchio impazzito perforava la sua testa dolorante. 

“Uff, mia sorella! La chiamo dopo” 

e si rintana di nuovo sotto le coperte, cercando rifugio nel calore familiare.

“Mia sorella! Cazzo vuole a quest'ora! E quello là figurarsi se si degna di chiamare, non l'ha mai fatto, aspetta sempre che sia io ad andare là a riverirlo come una serva! LUI deve venire qui altrimenti non muovo un dito, questa volta basta!“ 

Era attraversata da un fiume impetuoso di rabbia incontrollabile, al punto tale che certe volte si trasformava in tremori violenti e pianti disperati che sembravano non avere fine.

“Ogni singola volta la stessa maledetta storia. Dice che sono io quella che va via e invece è lui che mi caccia via con i suoi comportamenti! Con i suoi modi cafoni da persona incivile, la sua arroganza insopportabile, la sua prepotenza che non conosce limiti!! Perché continuo ostinatamente a mettermi sempre con uomini del genere? Cosa avrò mai fatto di male nella vita per meritarmi questo?”

Nel buio più totale della stanza allungò la mano tremante per cercare a tentoni un fazzoletto di carta, asciugarsi gli occhi gonfi di pianto e poi buttarlo con rabbia a terra, ad unirsi agli altri a formare un tappeto bianco intriso di dolore e delusione. 

“Ogni dannata volta mi promette solennemente che non succederà più ma invece eccomi qui di nuovo, a piangere da sola nel letto come una stupida ad aspettare un minimo segno che dimostri che non sono completamente invisibile ai suoi occhi! Poi io, come al solito, lo implorerò disperatamente e lui si degnerà di venire qui, sempre dopo estenuanti preghiere, e io, come una perfetta idiota, accetterò ancora una volta le sue scuse vuote! MI ODIO PROFONDAMENTE PER QUESTO!”

Proruppe in una nuova serie di singhiozzi incontrollati e si rintanò completamente in lacrime sotto le coperte serrando gli occhi con forza, cercando di sfuggire alla realtà che la circondava.

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