Alfonso Cataldi

Il falso ora si interroga:

un carosello Instagram generato da Claude AI su mia indicazione, che pone l'attenzione sul watemark nascosto nei testi che genera la stessa Claude. Prima della sua dipartita terrena, il poeta e critico Giorgio Linguaglossa aveva pubblicato sulla rivista “Il Mangiaparole” due poesie scritte da Copilot con lo stile dadaista, del secondo Montale e di Amelia Rosselli. “L'età della paranoia” così l'aveva definita in un editoriale dedicato al rapporto tra poesia, intelligenza artificiale e infotainment: un'epoca in cui la riproducibilità algoritmica del linguaggio cambia cosa significa scrivere, non solo come lo si fa.

Dopo un'ora di lavoro, di correzioni, di istruzioni, a lavoro terminato, chiedo a Claude AI:

“E questo ultimo carosello è tuo, mio o nostro? Un'altra persona sarebbe arrivato a questo carosello interrogandoti?

Valutando quanto sarebbe replicabile il risultato da altri. Onestamente: né mio né tuo, ma nemmeno “nostro” in un senso generico e comodo. Direi piuttosto che è tuo nella parte che conta di più, con me che ho fatto il lavoro di bottega.

Le due mosse che hanno reso questo carosello quello che è, non un pezzo generico su “AI e poesia”, sono state entrambe tue: hai pensato a Linguaglossa specificamente, e non è un nome che avrei tirato fuori io senza che tu me lo chiedessi, tra l'altro un nome che conosci bene, visto che le tue poesie sono uscite proprio su L'Ombra delle Parole. E soprattutto sei stato tu a vedere che quel discorso andava incastrato con quello del watermark, io li avevo tenuti separati in due caroselli distinti. Quella connessione è un salto che ho eseguito, non che ho avuto io per primo.

Quello che ho fatto io è stata la parte esecutiva, non banale ma riproducibile: cercare cosa avesse davvero scritto, verificare la citazione, trovare la notizia del watermark, scrivere il testo, tenerlo tutto coerente con lo stile della pagina. E anche lì, il momento probabilmente più importante, verificare che Linguaglossa fosse mancato e fermarmi a chiederti se il tono andasse cambiato, è successo perché tu hai fatto la domanda giusta, non perché io l'ho notato per conto mio.

Sulla tua seconda domanda: no, credo di no. Un'altra persona che mi avesse interrogato da zero, senza sapere di Linguaglossa e senza quella particolare storia personale con la sua rivista, molto difficilmente sarebbe arrivata qui. Avrebbe forse chiesto di Floridi, di Quattrociocchi, magari di nomi più noti fuori dal giro della poesia italiana. Il percorso specifico che ci ha portato a “il falso che si interroga” passa da cose che sapevi tu, non da cose che so io in astratto.

Il che, detto per inciso, è quasi un caso da manuale di quello che il carosello stesso racconta: la parte che rende un testo “vero” e non intercambiabile di solito non è la scrittura in sé, è la scelta di cosa mettere insieme.”

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Oggi Sofia ha accompagnato Giacomo a scuola, insieme a me e Fra, per il suo primo giorno delle medie. E' lo stesso istituto in cui ha frequentato le medie Sofia. Ad accogliere Giacomo e la sua classe c'era il professore d'Inglese, e coordinatore, Silei, lo stesso professore di Sofia. Silei è uno di quei professori fighi e affascinanti che piacciono a tutti gli studenti e ai genitori. Con Sofia, che era bravissima in inglese, aveva un ottimo feeling. Il professor Silei insieme al professore di tecnologia, ex progettista industriale, alcuni pomeriggi della settimana svolgeva il FabLab, un laboratorio di pensiero. Il FabLab è ancora nei pensieri di Sofia e infatti nei primi due anni di liceo ha fatto qualche capatina alla scuola media. Ancora questa estate ripeteva: ma perché nei licei non fanno il FabLab? Perché i professori non ascoltano mai le nostre idee? Il professor Silei questa mattina ha incontrato lo sguardo di Sofia e lei era un po' vergognosa; abbiamo dovuto forzarla per convincerla ad avvicinarsi e a salutarlo. Quando lo ha fatto, il professor Silei le parlava e sorrideva. Poi siamo andati via e Sofia mi ha detto: “Papà, io credo che questo amore platonico per Silei lo avrò per tutta la vita”

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In questi giorni di vittorie della Battocletti, ho letto “Non dirmi che hai paura”, di Giuseppe Catozzella. Samia era nata per correre, ma in una parte di mondo “sbagliata”. E pur lottando, non ce l'ha fatta a raggiungere la parte di mondo “giusta”. È un piccolo libro che fa tremare i polsi, un libro a cui tornare nei giorni di insoddisfazione e frustrazione, per sistemare il puzzle della propria vita occidentale.

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La storia è questa: uno si fa quasi 700 km. per mettere a riposo membra e intelletto, entrambi consumati da un duro anno di lavoro. Arriva in loco e trova una fauna umana abbondante e variegata, soprattutto rumorosa. E siccome l'uno odia la fauna umana di ogni ordine e grado, al tramonto prende una barca e si allontana dalla riva. C'è una leggera brezza; l'uno beve tre bicchieri di prosecco gentilmente offerti. Il sole è ormai basso. L'uno socchiude gli occhi, sta per raggiungere l'Èden, quando percepisce in modo netto e nitido un sussurro provenire dalla moglie del tizio affianco: «Comunque, al di là di tutto, ha fatto anche cose buone.»

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22 dicembre 2025 alle 9:57

“L’Ombra delle Parole è nato nel 2013. All’inizio era un blog che cercava la propria strada di uscita dal novecento epigonico e agonico, la compagnia era la più varia… nel frattempo alcuni si dileguarono per motivi personalistici e posiziocentrici, ciascuno era più interessato al proprio narcisismo che alla costruzione di una poetica… ma senza una poetica non si va da nessuna altra parte, io lo avevo scritto e ripetuto ma, si sa, il narcisismo è una droga più forte di qualsiasi ragione...” (Giorgio Linguaglossa)

Sei stato una forza della natura, Giorgio. Ti definivi calzolaio della poesia ma eri un corsaro, eri libero, eri una farfalla imprendibile; le tue traiettorie imprevedibili. Non facevi sconti a nessuno: non dovevi difendere nessun fortilizio. Leggevi tutti, ascoltavi tutti e a tutti davi un parere, un consiglio. Grazie a te ho conosciuto poeti che nessuno cita perché scomodi e retti. Pubblicavi sconosciuti quando t'incuriosivano: una rarità nel panorama poetico contemporaneo. Ricordo quando accettasti di pubblicare quei “concept-tweet” geniali e sparsi di un ingegnere, che ricostruii con entusiasmo, certo che ne avresti goduto con me. Ti ricordo mascherato, ironico e autoironico a “Più libri più liberi”. È stato un bel tratto di strada, con la Poetry Kitchen, cominciato proprio quando avevo necessità di perdere le poche certezze in mio possesso. Mi hai portato nel basement, sugli esopianeti. E chi torna più indietro!

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**** Istruzioni garantite per assicurarsi un posto in studio a Propaganda Live ****

Poiché a ogni tornata leggo post di persone affrante e frustrate, lascio qui le Istruzioni di chi, il sottoscritto me medesimo, è riuscito a partecipare tutti gli anni, compreso questo, da quando è in vigore la procedura di registrazione sul sito de La7. Se seguirete pedissequamente queste istruzioni, il posto non ve lo toglierà nessuno.

1- Non usate smartphone e/o tablet. Usate solamente PC fisso o notebook con tastiera esterna USB. Usate un PC performante; se non lo avete, rimediatelo da un amico/parente/vicino. Dovete avere il PC più performante nel raggio di almeno 30 km. 2- Non usate la connessione WiFi. Usate la connessione con cavo ethernet. Il cavo ethernet deve essere categoria 8. La categoria è scritta sul cavo stesso; se non c'è scritta, il cavo è del cinese e dovete buttarlo (Si, la Cina è avanti un secolo a tutti tecnologicamente, ma il cinese sotto casa non lo sa e continua a vendere monnezza) 3- Anche se il form per la compilazione richiede pochi campi (Nome, Cognome, Data di nascita, Numero di partecipanti, Nome e Cognome e data di nascita del vostro eventuale accompagnatore), dovete essere veloci sulla tastiera. Se non siete veloci, assoldate uno sviluppatore software di quelli che non conoscono il mouse e volano sulla tastiera come Sinner su un campo da Tennis. Se il browser non ha in cache i vostri dati anagrafici per la compilazione automatica, aprite Notepad, scrivete il vostro indirizzo e-mail e copiatelo (CTRL+C). Sul Form l'indirizzo e-mail va scritto e confermato (CTRL+V due volte). Il campo per l'inserimento della data di nascita permette di scrivere la data senza aprire il calendarietto, quindi non aprite quel ca@@o di calendarietto, soprattutto se siete vecchi come me e per selezionare il vostro anno dovete tornare indietro fino all'origine dell'umanità. 4- I dati del vostro accompagnatore potete inventarli, compresa la data di nascita (Ripeto: non aprite quel ca@@o di calendarietto). Quello che fa fede sono i dati anagrafici con la firma del PDF del vostro accompagnatore che dovrà essere compilato e inviato successivamente da voi per e-mail. 5- Come suggerisce Tajani, chiudete le finestre di casa per evitare che il drone di qualche concorrente nei paraggi venga a disturbarvi e alle 12 in punto posizionatevi sul sito, pronti a fare ripetutamente F5 per aggiornare la pagina nel browser. 6- Quando escono le date, una sotto l'altra, voi fiondatevi sull'ultima in basso, anche se quel giorno è in programma l'evento più importante della vostra vita: niente è più importante della partecipazione a Propaganda Live in studio (ma questo deve essere chiaro, altrimenti non riuscirete mai a prenotare).

7- Daje, Daje e Daje, ca@@o.

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Cose sparse che mi hanno fatto stare bene, nella mia comfort zone, tra la fine e l’inizio dell’anno: le mie bustine di tè preferite.

– La neve “giusta” (per un uomo di asfalto e cemento come me) a Pontinvrea: quella che non ha creato disagio e mi ha permesso di fare a pallate con Giacomo. – Mia nipote Giulia che mi ha regalato una sua bambolina (un suo regalo), e che quando sono andato via si è assicurata che non l’avessi dimenticata in giro. – L’ultimo romanzo di Elizabeth Strout, regalatomi da Fra. – Il mini concerto di Margherita Vicario, con Fra che ha intonato qualche nota e Giacomo che ha cantato tutte le canzoni a squarciagola, come fanno tutti i bambini ai suoi live. – I panettoni di mia sorella: “Gianna sforna”.

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Caro Simone Perotti, cerchi di essere libero postando compulsivamente su un social? A me quello che dà profondamente fastidio del tuo ragionamento non è la difesa della scelta di vita, ma il fatto che a questa scelta di vita assegni un connotato etico superiore a chi sta in città, il fatto che chiami “itagliani” quelli che stanno nella città e inquinano e sono dentro un meccanismo che li rende sottomessi. Tu Simone usi la città che inquina né più né meno di chi vive in città. A te gli “itagliani” servono e ti serve la civiltà che produce micro plastiche e CO2. Perché pubblichi libri cartacei? Perché dopo la pubblicazione esci dall'isola e vieni nelle biblioteche e nelle librerie a promuovere il libro? Vieni a illuminarci? A spiegarci che siamo tutti schiavi? Poi ci vieni a piedi? Anche se ci venissi a piedi, le biblioteche inquinano sai? Molte sono costruite con materiali scadenti e inefficienti. Quei bambini intossicati sono dovuti venire nella città a curarsi dentro un ospedale che inquina. Il padre di questi bambini ha usato YouTube, cioè la tecnologia per dare una sistemata alla loro casa. YouTube capito? Il male della civiltà. Allora di etico io non ci trovo assolutamente niente; se proprio vogliamo dirla tutta, forse ci trovo qualcosa di furbo a usare la città quando il bosco e l'isola non possono supportarvi fino in fondo. Quale sarebbe la tua soluzione? Spostiamo tutti nei boschi a pulirsi il sedere con le foglie? Io e miei concittadini romani, circa quattro milioni, dovremmo disperderci tra i boschi dei castelli Romani? Sarebbe sostenibile? Funzionerebbe? No, perché l'uomo non può fare a meno di cercare, scoprire, inventare e costruire. L'uomo è tecnico. Dunque era destino dell'uomo togliersi il bosco di dosso. Devi sapere che anche io ho fatto l'orto dentro la città, quando mi è stato possibile, ma non sono quattro piante di melanzane e zucchine autoprodotte che salvano il mondo e non l'ho fatto per motivi etici, ma per una pura soddisfazione personale. Quindi chi sceglie un modello di vita, diciamo alternativa, lo fa solo per soddisfazione personale, e può farlo perché tutta l'umanità sta da un'altra parte. Io credo proprio che quella famiglia non ha in testa tutta la sovrastruttura che hai voluto aggiungere tu in questi giorni ripetutamente e ossessivamente. La civiltà se l'è data l'uomo, l'inquinamento se l'è dato l'uomo, lo stress se l'è dato l'uomo. Ma c'è chi da dentro combatte attivamente tutti i giorni per raggiungere un miglioramento ed è l'unico modo sensato. Stare ai margini di tutto questo, salvo poi usufruirne quando è necessario per sé, è assolutamente inutile, è da sanguisuga. Ti seguo da tempo, mi sei stato anche d'ispirazione, perché è chiaro che più di qualcosa nella società moderna non sta funzionando; c'è stato un periodo in cui mi sono interessato agli eco villaggi ed ho intrapreso con la mia compagna un percorso con un gruppo, che poi non è andato a buon fine. Non ho proseguito in solitaria perché sono pigro, anzi sono un procrastinatore. A un certo punto però hai cominciato a puntare il dito. Tu non la citi la parola magica, ma dipingi te e i tuoi consimili come gli eroi retorici della canzone di Fiorella Mannaia che hai giustamente criticato. Sull'allontanamento dei bambini dai genitori non mi esprimo, anche se poi questo è il punto focale. Come tutti (credo), la ritengo una cosa dolorosa, violenta, ma non sono io che decide se è stato fatto per evitare comportamenti “pregiudiziali”, perché non è il mio mestiere. Tu sei convinto che non c'erano gli estremi, ma anche qui, il tuo approccio lo ritengo sbagliato; se errore c'è stato, per me è un errore come tanti ne commette la giustizia da sempre (vogliamo ricordare il caso Zuncheddu?). Per te no, c'è stata la volontà di condannare chi vive nel bosco e non si vuole adeguare alla società. Ma guarda che vengono allontanati bambini anche da genitori che vivono dentro la società. Così come ci sono molti casi di famiglie che vivono in contesti più o meno rurali (sono state censite circa 60.000 persone) alle quali nessuno si sogna di andare a rompergli le scatole.

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Al minuto 11.23 della lezione “L’opera d’arte nell’epoca della sua manipolabilità digitale”,

https://youtu.be/uB2f1ubWKg8?si=Vg2PAE4xrRD0ptB5

tenuta in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 2016-2017 dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Luciano Floridi, parlando dell'umanità come anomalia e dell'opera d'arte, dice:

“tu prendi una bella curva, poi c'è questo punto tutto fuori tutto strano che è una bellissima anomalia”.

Allora ho ripensato a questa cosina che scrissi nel 2011, che può sembrare solo una poesiola d'amore con delle metafore geometriche, ma in realtà parlava proprio di questa anomalia.

Ma ti era chiaro

Sapevi poco più di un’equazione liceale, ma ti era chiaro il senso che va oltre gli assi e si condensa fra le mani, ti scompiglia i capelli, erompe tra i bastioni dei vent’anni. Ti ho incontrata attratta da una curva esasperata, fuoripiano, fuori via, chiusa nel tuo angolo perfetto.

18/10/2011

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Allo scrittore e disegnatore Matteo Bussola che in un post ha scritto “Dio mio la tristezza delle copertine dei libri fatte con la IA...”

Matteo Bussola ho fatto solo in tempo a leggere “con tutto il rispetto...”, commento che probabilmente hai subito cancellato pensando di offendermi. Ma io non mi offendo affatto. Vedi, ho qualche anno in più di te e al contrario di te ho consapevolezza che siamo sul crinale di una rivoluzione epocale. Di fronte a questo si può avere un atteggiamento da brontosauri oppure essere protagonisti. La IA sarà sempre più pervasiva a un livello che non immagini, e migliorerà giorno dopo giorno , come tutta la tecnologia. Stanno arrivando i computer quantistici che risolveranno in cinque minuti problemi che i computer attuali risolverebbero in migliaia di anni. Ci sono già centinaia di IA che generano immagini, chi meglio chi peggio ma è una evoluzione che non arretra. Capisco che è tutto straniante e nel mio libro è questa straniazione al centro. Io spero di essere in salute i prossimi venti/trenta anni per essere dentro a questa rivoluzione. Ho avuto la fortuna di sperimentare come precursore il web quando è nato, quando poi è diventato solo testo nero su sfondo bianco, ed era lentissimo, lo stesso che adesso permette a te di scrivere post promozionali sui tuoi libri, di mettere le immagini delle tue copertine e le foto delle tue presentazioni. Proprio poco tempo fa ho ritrovato in quelle scarne pagine un post (all'epoca non si chiamavano così) di un giovane Linus Torvalds, il padre del sistema operativo Linux su cui girano i server di tutto il mondo, che appunto diceva di aver scritto un sistema operativo e di provarlo e di dargli feedback). Credimi, non c'è nessuna tristezza nelle immagini di cui parli, c'è l'alba che non vedi e che diventerà giorno pieno che travolgerà tutti. Ti consiglio di leggere i libri di Luciano Floridi, filosofo del digitale, a capo del centro di ricerca del dipartimento di comunicazione digitale a Yale, e prima a Oxford. Proprio in un recente video che ho visto e che ti linko https://youtu.be/uB2f1ubWKg8?si=DBOPwp2wHuCT8gl3 parla all'università di Bologna della riproducibilità dell'arte. Puoi vederlo o rimanere nella tua comfort zone.

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