Molti avranno sentito parlare del polverone che si è sollevato attorno a Signal in relazione all'incidente di sicurezza avvenuto in seno all'amministrazione Trump.
Il fatto
Il consigliere per la sicurezza nazionale degli Usa, Michael Waltz, inserisce per errore il giornlsta Jeffrey Goldberg dell'Atlantic in un gruppo ristretto su Signal, comprendente fra gli altri anche il vice di Trump, J.D. Vance e il direttore della CIA John Ratcliffe, dove si discuteva di piani, strategie militari e di relazioni diplomatiche molto delicate.
Signal è vivo e lotta insieme a noi. E dopo le recenti genuflessioni di Telegram in merito alla privacy (che per la verità Telegram, strutturalmente, non ha mai garantito) è rimasto l'unico vero competitor, fra Whatsapp e Telegram appunto, che può garantire un invidiabile livello di sicurezza.
La versione 7 di signal riserva una bella novità: la comparsa di uno username univoco allo scopo di blindare ancora di più il numero di telefono, ritenuto da molti un vero e proprio tallone d'achille per un app di instant messaging che fa della sicurezza e della privacy il suo mantra.
Dopo la seriosità del post precedente, ho bisogno di un po' di leggerezza 🙂
“In my humble opinion”, Signal è un buon client di instant messaging perché trovo che sia un buon compromesso fra un'ottima usabilità e un'attenzione, al limite del paranoico, alla sicurezza e alla privacy.
Signal ha bisogno del numero di telefono dell'utente per costruire il suo “grafo sociale”, vale a dire l'insieme di tutti i contatti, che sono anche account Signal, collegati a quello dell'utente.
La privacy di questi dati sensibili è garantita da una crittografia forte sui server Signal.
Signal è senza dubbio un buon prodotto.
Personalmente,ho valutato i 3 client principali in seguito alla gazzarre che si è scatenata qualche giorno fa.
Ma… c'è un “ma”.
Una cosa su cui mi sono voluto soffermare, è Signal Desktop.
Comodissima da usare per chi, come me, passa 8-9 ore davanti ad un pc ma con un lato oscuro mica da poco.
Tutto è cominciato quando Whatsapp ha “minacciato” di disabilitare, o peggio, cancellare gli account di coloro i quali non avessero accettato le nuove condizioni sulla privacy entro l’8 febbraio.