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    <title>greenwashing &amp;mdash; Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</title>
    <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:greenwashing</link>
    <description>Un blog di un cultore della materia. Comprendere dove nel mondo, perché e con quali dinamiche spaziali si sviluppa la criminalità organizzata</description>
    <pubDate>Fri, 22 May 2026 01:13:07 +0000</pubDate>
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      <title>Dalla diossina al barbecue: smantellata la &#34;Filiera Nera&#34; che ha ingannato...</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/dalla-diossina-al-barbecue-smantellata-la-filiera-nera-che-ha-ingannato</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dalla diossina al barbecue: smantellata la &#34;Filiera Nera&#34; che ha ingannato l&#39;Europa&#xA;&#xA;L’operazione a carattere internazionale &#34;Carbone delle Alpi&#34; ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche&#xA;&#xA;Il cuore dell&#39;inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata &#34;alchimia cartolare&#34;. L&#39;organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria &#34;filiera nera&#34; per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.&#xA;&#xA;Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano &#34;lavate&#34; attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:&#xA;&#xA;Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all&#39;uso);&#xA;Ammendanti per terreni agricoli;&#xA;Additivi per calcestruzzo;&#xA;Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.&#xA;&#xA;Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un&#39;operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene &#34;nobilitato&#34; sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.&#xA;&#xA;Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.&#xA;&#xA;Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L&#39;ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come &#34;biochar&#34; o &#34;naturale&#34;, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.&#xA;&#xA;L&#39;aspetto più inquietante di questa &#34;filiera nera&#34; non è solo l&#39;ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L&#39;inchiesta vede sotto la lente d&#39;ingrandimento alcuni funzionari dell&#39;APPA (Agenzia provinciale per l&#39;ambiente) di Bolzano. Secondo l&#39;ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.&#xA;&#xA;Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:&#xA;&#xA;Redazione di note interpretative &#34;su misura&#34; per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;&#xA;Ritardi strategici nell&#39;emissione di sanzioni;&#xA;Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.&#xA;&#xA;Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.&#xA;&#xA;La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell&#39;#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.&#xA;&#xA;L&#39;inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di &#34;ripulire&#34; la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.&#xA;&#xA;Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l&#39;evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall&#39;altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d&#39;affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.&#xA;&#xA;Questo meccanismo non uccide solo l&#39;ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.&#xA;&#xA;L&#39;operazione &#34;Carbone delle Alpi&#34; è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un&#39;impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.&#xA;&#xA;Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella &#34;sensibilità green&#34; del consumatore un&#39;opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un&#39;opzione commerciale.&#xA;&#xA;In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in &#34;biomassa&#34; con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell&#39;origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell&#39;etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.&#xA;&#xA;---&#xD;&#xA;Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). &#xD;&#xA;Scopri dove trovarci: &#xD;&#xA;https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia&#xD;&#xA;Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/)&#xD;&#xA;Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.&#xD;&#xA;---]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="dalla-diossina-al-barbecue-smantellata-la-filiera-nera-che-ha-ingannato-l-europa">Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l&#39;Europa</h2>

<h1 id="l-operazione-a-carattere-internazionale-carbone-delle-alpi-ha-rivelato-come-migliaia-di-consumatori-siano-stati-ingannati-da-un-sistema-capace-di-spacciare-scarti-tossici-per-eccellenze-ecologiche">L’operazione a carattere internazionale “Carbone delle Alpi” ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche</h1>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/8jm77BRCY89arNN/preview" alt=""></p>

<p>Il cuore dell&#39;inchiesta, coordinata dalla Procura di <a href="/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:Trento" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Trento</span></a> e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (<a href="/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:NOE" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">NOE</span></a>) dei <a href="/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:Carabinieri" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Carabinieri</span></a>, svela una sofisticata “alchimia cartolare”. L&#39;organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria “filiera nera” per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.</p>

<p>Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano “lavate” attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:</p>
<ul><li>Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all&#39;uso);</li>
<li>Ammendanti per terreni agricoli;</li>
<li>Additivi per calcestruzzo;</li>
<li>Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.</li></ul>

<p>Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un&#39;operazione di <a href="/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:greenwashing" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">greenwashing</span></a> sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene “nobilitato” sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.</p>

<p>Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.</p>

<p>Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L&#39;ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come “biochar” o “naturale”, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.</p>

<p>L&#39;aspetto più inquietante di questa “filiera nera” non è solo l&#39;ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L&#39;inchiesta vede sotto la lente d&#39;ingrandimento alcuni funzionari dell&#39;APPA (Agenzia provinciale per l&#39;ambiente) di Bolzano. Secondo l&#39;ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.</p>

<p>Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:</p>
<ul><li>Redazione di note interpretative “su misura” per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;</li>
<li>Ritardi strategici nell&#39;emissione di sanzioni;</li>
<li>Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.</li></ul>

<p>Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.</p>

<p>La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell&#39;<a href="/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:Arma" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Arma</span></a>, inclusi gli specialisti del <a href="/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:ROS" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">ROS</span></a> (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con <a href="/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:Europol" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Europol</span></a>, <a href="/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:Eurojust" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Eurojust</span></a> e <a href="/cooperazione-internazionale-di-polizia/tag:OLAF" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">OLAF</span></a>.</p>

<p>L&#39;inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di “ripulire” la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.</p>

<p>Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l&#39;evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall&#39;altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d&#39;affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.</p>

<p>Questo meccanismo non uccide solo l&#39;ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.</p>

<p>L&#39;operazione “Carbone delle Alpi” è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un&#39;impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.</p>

<p>Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella “sensibilità green” del consumatore un&#39;opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un&#39;opzione commerciale.</p>

<p>In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in “biomassa” con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell&#39;origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell&#39;etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.</p>

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      <pubDate>Thu, 21 May 2026 15:41:16 +0000</pubDate>
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