Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Eurojust

Traffico di droga nel salernitano. Smantellata organizzazione italo-croata

Un gruppo di criminalità organizzata attivo nell'area di Salerno è stato smantellato a seguito di operazioni congiunte delle autorità italiane e croate, coordinate da Eurojust. Le indagini hanno rivelato la vasta gamma di attività illecite da cui il gruppo traeva profitto, tra cui traffico di droga, traffico di armi e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il leader dell'organizzazione è riuscito a dirigere le attività pur trovandosi in un carcere.

Durante le operazioni condotte in Italia e in Croazia, sono stati arrestati 23 sospetti, tra cui un trafficante di armi croato coinvolto nelle attività criminali. Le indagini hanno evidenziato la natura policriminale del gruppo. L'attività principale era il traffico di droga nella zona del Sarno e di Scafati; si stima che abbiano trafficato centinaia di chili di cocaina. Per controllare il territorio, i membri del gruppo avrebbero acquisito diverse armi, praticato estorsioni e commissionato atti violenti a scopo di intimidazione.

Per aumentare i profitti illegali, il gruppo si è anche dedicato al favoreggiamento dell'immigrazione illegale creando falsi contratti di lavoro. Sono state presentate con successo oltre 1.000 domande per permessi di lavoro o ricongiungimento familiare.

Il logo dell'USKOK croato

Le attività del gruppo erano guidate da un sospettato attualmente in carcere. Nonostante la detenzione, è riuscito a istruire i membri del gruppo, indicando quali imprenditori estorcere e ordinando atti violenti per imporre i pagamenti o risolvere le controversie. Il sospettato ha anche ordinato un'aggressione violenta contro un altro detenuto, con l'obiettivo di costringere la vittima a condividere la sua cella per poter utilizzare il telefono cellulare di quest'ultimo e dirigere il gruppo criminale.

Le autorità italiane e croate, collaborando tramite la coordinazione di #Eurojust, sono riuscite a identificare un sospettato che aveva fornito armi al gruppo criminale. Questo canale di approvvigionamento ha permesso ai membri del gruppo di acquistare diverse armi, tra cui fucili d'assalto AK-47. In precedenza, un veicolo che trasportava armi dalla Croazia all'Italia era stato intercettato, portando all'arresto del responsabile e al sequestro di numerose armi e munizioni.

Le azioni successive delle autorità italiane e croate hanno portato all'arresto di 23 sospetti, 19 dei quali sono attualmente in custodia cautelare, mentre gli altri sono agli arresti domiciliari. Nei confronti di un sospettato croato è stato emesso un mandato di arresto europeo, preparato da Eurojust.

Le operazioni sono state condotte dalle seguenti autorità: – Italia: Procura della Repubblica di Salerno; Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato – Croazia: Procura Speciale Croata (USKOK – Ufficio per la repressione della corruzione e della criminalità organizzata); Ufficio del Procuratore della Contea di Zagabria


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La relazione dei giudici italiani di Eurojust. L'Italia è al primo posto per le procedure attive

E' stata rilasciata la “Relazione del Membro Nazionale – Anno 2025” dall'Unità Operativa Italiana di #Eurojust (intitolata a “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”), che potete trovare nella sua completezza qui https://www.sistemapenale.it/pdf_contenuti/1776718659_relazione-del-membro-nazionale.pdf .

1. Il Quadro Normativo e Organizzativo (Capitolo I)

La Relazione si inserisce in un contesto di profondi cambiamenti normativi avviati dal Decreto Legislativo n. 182 del 2023 , che ha adeguato l'ordinamento italiano alle riforme del Regolamento UE di Eurojust (comprese le norme sulla conservazione delle prove dei crimini internazionali e lo scambio digitale sui casi di terrorismo).

  • Natura Giudiziaria: È stata definitivamente sancita la natura giudiziaria delle funzioni del Membro Nazionale italiano, equiparate a quelle del pubblico ministero.

  • Poteri: Nei casi d'urgenza, il Membro Nazionale può emettere ed eseguire atti di cooperazione giudiziaria (come l'Ordine Europeo di Indagine) direttamente, qualora non sia possibile contattare tempestivamente l'autorità giudiziaria nazionale procedente.

  • Assetto Organizzativo: L'ufficio è stato riorganizzato in modo analogo a una Procura della Repubblica, seguendo le linee guida del CSM del 2024. In attesa di un ampliamento dell'organico, sono stati creati gruppi di lavoro duali (un magistrato e un esperto nazionale distaccato) per garantire la tempestività delle procedure.

2. Dati Statistici e Carico di Lavoro per il 2025 (Capitolo II)

I dati estratti dal Case Management System di Eurojust all'inizio del 2026 mostrano un trend operativo in costante crescita:

  • Coinvolgimento Italiano: Nel 2025 le autorità giudiziarie italiane sono state coinvolte in un totale di 1.157 casi (di cui 668 come parte richiedente e 489 come parte richiesta). Si registra un aumento rispetto ai 920 casi totali del 2021.

  • Primato in Europa: Su un totale di 5.582 nuovi casi registrati da Eurojust nel 2025 , l'Italia si posiziona al primo posto assoluto per numero di procedure attive iscritte come paese richiedente (668 casi).

  • Sequestri e Confische: L'Unità italiana mantiene la leadership europea nel settore del contrasto patrimoniale, fornendo assistenza in 113 casi di sequestro e confisca basati sul Regolamento UE 1805/2018 (sui 315 totali gestiti da Eurojust).

  • Antiterrorismo e Crimini Internazionali: L'Italia ha contribuito al Registro Giudiziario Europeo Antiterrorismo (CTR) con 43 entità nel 2025 e ha trasmesso una segnalazione alla banca data CICED (sui crimini internazionali fondamentali).

  • Focus sulla Criminalità Organizzata: La relazione evidenzia una flessione formale nei dati sui casi legati all'art. 416bis c.p. e ai traffici di droga nel 2025 (98 casi di criminalità organizzata contro i 115 del 2024). Tuttavia, il dato va interpretato con riserva (potenziali sfasature temporali di registrazione) ed è compensato dalla straordinaria ampiezza e gravità delle indagini effettivamente trattate.

3. Rassegna dei Casi Emblematici (Capitolo III)

Il documento riporta numerosi successi operativi transnazionali del 2025 coordinati tramite Eurojust e le Squadre Investigative Comuni (SIC):

  • Contrasto alla 'Ndrangheta: Viene citata la prima sentenza del maxi-processo di Reggio Calabria contro la 'Ndrangheta (derivante da un'operazione che ha coinvolto 10 Paesi), conclusasi con la condanna di 76 imputati a un totale di 1.098 anni di reclusione.

  • Traffico di Stupefacenti (Bari-Albania): Un'indagine della DDA di Bari e delle autorità albanesi ha smantellato una rete che trafficava cocaina ed eroina dal Sud America e dalla Turchia verso la Puglia, con il sequestro di oltre 1.800 kg di droga. Fondamentale è stata la decrittazione delle chat SkyECC ed EncroChat.

  • Frode Globale con Carte di Credito: Eurojust ha coordinato un'operazione internazionale contro una frode transnazionale del valore di 300 milioni di euro gestita tramite servizi di Crime-as-a-Service, portando a 18 arresti.

  • Riciclaggio in Oro (Italia-Francia): Smantellata una rete criminale che riciclava i proventi del narcotraffico (stimati in almeno 30 milioni di euro) utilizzando il sistema finanziario informale “Hawala” e l'acquisto di lingotti d'oro.

  • Sequestro di Beni della Malavita: Cooperazione d'eccellenza tra il Tribunale di Catania e le autorità rumene, che ha permesso il sequestro preventivo di beni per oltre 40 milioni di euro (tra cui 89 immobili e 20 aziende di scommesse/immobiliare) delocalizzati in Romania.

4. La Digitalizzazione della Giustizia (Capitolo IV)

Il 2025 ha segnato una svolta epocale per la digitalizzazione delle procedure transfrontaliere:

  • JUDEX ed e-CODEX: Dal 1° maggio 2025 è entrato in vigore l'obbligo di utilizzare il sistema decentralizzato e-CODEX per lo scambio sicuro e tracciato degli atti. In questo quadro si inserisce JUDEX, l'interfaccia operativa utilizzata per digitalizzare flussi e formulari delle procedure civili e di assunzione delle prove.

  • L'e-Evidence Package: Costituito dal Regolamento UE 2023/1543 e dalla Direttiva 2023/1544, questo pacchetto consente alle autorità giudiziarie di ordinare la produzione o la conservazione di prove elettroniche direttamente ai prestatori di servizi internet (ISP) stabiliti in un altro Stato membro. L'Italia ha recepito pienamente tale normativa con i Decreti Legislativi n. 215 e 216 del 30 dicembre 2025 (pubblicati a gennaio 2026).

5. Esigenze di Rafforzamento dell'Unità Italiana (Capitolo V)

In conclusione, a fronte di un carico di lavoro imponente e in costante aumento, il Membro Nazionale rileva una forte carenza nell'organico del Desk italiano rispetto ad altri Paesi con operatività simile.

  • L'Unità operativa italiana conta attualmente solo 4 magistrati (il Membro Nazionale, l'Aggiunto e due Assistenti). Al contrario, la Francia ne schiera 5 e la Germania 6.
  • Il Membro Nazionale lancia un appello formale al Ministero della Giustizia e al CSM affinché si valuti l'ampliamento della pianta organica con la nomina di un terzo Assistente, come consentito dal D.Lgs. 182/2023, per preservare e migliorare la funzionalità strategica dell'Ufficio.

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Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale “Carbone delle Alpi” ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche

Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata “alchimia cartolare”. L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria “filiera nera” per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano “lavate” attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene “nobilitato” sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come “biochar” o “naturale”, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa “filiera nera” non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative “su misura” per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di “ripulire” la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione “Carbone delle Alpi” è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella “sensibilità green” del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in “biomassa” con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell'origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell'etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.


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Riciclavano per Camorra e 'Ndrangheta: una operazione internazionale smantella rete criminale transfrontaliera

Una rete criminale internazionale coinvolta nel riciclaggio dei profitti derivanti dalla cocaina per gruppi criminali organizzati italiani, tra cui #Camorra e '#Ndrangheta, è stata smantellata a seguito di un'indagine finanziaria transfrontaliera. Guidata dalla Gendarmeria Nazionale francese in collaborazione con i #Carabinieri italiani, la #Fedpol svizzera e con il supporto delle autorità di Belgio, Bulgaria, Germania ed Ecuador, sotto il coordinamento di #Europol ed #Eurojust, l'operazione ha tracciato flussi finanziari illeciti attraverso società fittizie, false fatture e investimenti in beni di lusso.

Un cittadino montenegrino, designato come obiettivo di alto valore da Europol e ricercato in diverse giurisdizioni europee, è stato arrestato a Cannes, in Francia, insieme ad altri sette sospettati durante perquisizioni coordinate in Francia, Italia, Belgio e Svizzera il 23 febbraio 2026. La rete, collegata al traffico di cocaina su larga scala dal Sud America ai porti europei, utilizzava criptovalute, veicoli di lusso con compartimenti occultati e una struttura societaria multinazionale. I beni sequestrati includono immobili di lusso per un valore di oltre 5 milioni di euro e diverse entità societarie.

Europol ha supportato le indagini dal 2023, fornendo analisi finanziarie avanzate, comunicazioni sicure e interventi sul campo. Nel 2024 è stata istituita una Squadra Investigativa Congiunta (#SIC / #JIT) tra Francia, Italia e Svizzera, successivamente ampliata per includere ulteriori paesi partner. Il finanziamento operativo è stato fornito dalla rete @ON, gestita dalla Direzione Investigativa Antimafia (#DIA) italiana.

#trafficodicocainadalSudAmericaaiportieuropei #reteatON #GendarmeriaNazionalefrancese


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Pirateria audiovisiva. L'Italia guida un'operazione internazionale che punta allo “switch-off”

Si è conclusa in questi giorni una indagine internazionale denominata “Switch off” per il contrasto al cybercrime e alla pirateria audiovisiva, diretta dalla Procura della Repubblica di Catania e svolta con il coordinamento di #Eurojust con le autorità giudiziarie dei singoli Paesi coinvolti, con il coinvolgimento e la collaborazione di #Europol ed #Interpol.

L’attività si è svolta con il coordinamento operativo del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica italiano, nonché il supporto della rete @On (Operation network), che è finanziata dalla Commissione europea con la guida dalla Direzione investigativa antimafia (DIA).

L’indagine ha consentito di acquisire indizi di colpevolezza nei confronti dei 31 componenti di un gruppo criminale organizzato a carattere transnazionale, accusati della diffusione di palinsesti televisivi ad accesso condizionato, accesso abusivo a un sistema informatico, frode informatica, intestazione fittizia di beni e riciclaggio.

L’attività ha permesso di smantellare una infrastruttura informatica che serviva illegalmente milioni di utenti finali, in ambito nazionale e internazionale. Con un sofisticato sistema informatico, quello delle Iptv illegali, venivano fraudolentemente captati e rivenduti i palinsesti live e i contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle piattaforme televisive nazionali ed internazionali, quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount, Disney+.

Oltre cento operatori della Polizia postale hanno effettuato perquisizioni nei confronti di 31 indagati in 11 città in Italia e 14 obiettivi situati all’estero, in collaborazione con le Forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo. Eseguiti provvedimenti anche in Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi uniti, grazie alla cooperazione della autorità locali.

L’indagine è stata avviata un anno fa grazie agli spunti investigativi ottenuti da una precedente operazione internazionale, convenzionalmente denominata “Taken down”.

Gli investigatori hanno analizzato i numerosi dati acquisiti dai sequestri dei dispositivi e delle apparecchiature, dal monitoraggio della rete e analisi dei flussi, nonché delle informazioni da fonti aperte e dai sistemi di messaggistica oltre al tracciamento delle transazioni finanziarie, soprattutto in criptovalute.

Gli indagati hanno adottato strategie avanzate di anonimizzazione che si sono concretizzate in una serie di operazioni, quali l’investimento in criptovalute, l’intestazione fittizia di beni e la costituzione di società fittizie, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei proventi e si sono resi responsabili di frode fiscale attraverso il regime nelle transazioni intracomunitarie.

Tali attività illecite hanno permesso all’organizzazione criminale di realizzare un giro di affari di milioni di euro mensili, provocando notevoli danni economici ai broadcaster, case cinematografiche e leghe sportive.

L'operazione ha bloccato l'attività di un migliaio di rivenditori italiani con oscuramento di oltre 100mila utenti finali in Italia e milioni a livello mondiale.

In Italia sono state sequestrate tre piattaforme Iptv illegali, con apposizione di pannelli di sequestro ai siti vetrina e gruppi Telegram utilizzati per la vendita.

In Romania è stata individuata una rilevante Iptv mondiale che distribuiva contenuti attraverso sei server, cinque ubicati in Romania e in uno Stato africano.


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Le autorità italiane e rumene hanno sequestrato beni per un valore di oltre 40 milioni di euro a un individuo sospettato di essere affiliato a famiglie mafiose

Eurojust ha garantito che il congelamento avvenisse simultaneamente in entrambi i Paesi

Le indagini sull'indagato italiano, già testimone di giustizia, hanno portato alla luce i suoi legami con la famiglia Santapaola-Ercolano e il clan Cappello Bonaccorsi. L'uomo sarebbe coinvolto nel riciclaggio di beni propri e mafiosi attraverso beni acquistati a proprio nome e a nome dei suoi familiari. Licenze e negozi per scommesse e giochi online nelle province di Catania e Siracusa, in Italia, nonché criptovalute, sono stati utilizzati per riciclare ingenti profitti illeciti.

Alcuni dei beni, tra cui immobili e automobili, sono stati acquistati in Romania. Di conseguenza, le autorità italiane e rumene hanno dovuto collaborare per garantire il congelamento dei beni. Tramite #Eurojust, è stato predisposto senza indugio un certificato di congelamento. Il coordinamento di Eurojust ha consentito il congelamento simultaneo in Italia e Romania, garantendo che l'indagato o i suoi affiliati non potessero spostare alcun bene.

Il Rappresentante Nazionale per l'Italia, dott. Filippo Spiezia, e la Rappresentante Nazionale per la Romania, la dott.ssa Daniela Buruiana, hanno commentato congiuntamente il successo dell'operazione: “Per combattere efficacemente la criminalità organizzata, dobbiamo colpire i criminali dove fa più male. Solo sequestrando i loro beni, siamo in grado di smantellare le fondamenta su cui si fonda la criminalità organizzata. Questo caso merita una menzione speciale per la sua intrinseca complessità, in cui la cooperazione giudiziaria tra l'autorità giudiziaria italiana e quella rumena è stata fondamentale per garantire l'esecuzione di un provvedimento di congelamento non basato su una condanna, in vista della confisca. Abbiamo assistito a molti casi in cui i criminali trasferiscono i loro beni in tutto il mondo per passare inosservati. Una solida cooperazione giudiziaria internazionale per collegare i beni e agire è essenziale per garantire che non possano nascondersi per ottenere giustizia”.

I beni, per un valore di oltre 40 milioni di euro, includono 20 società di scommesse operanti nel settore delle scommesse, del gioco online o immobiliare; 89 immobili in Italia e Romania; 2 auto; 20 conti bancari e denaro contante.

Le azioni sono state eseguite da:

per l'Italia: Tribunale di Catania; Guardia di Finanza – Dipartimento Economico Finanziario di Catania per la Romania: Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bucarest


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Italia e Romania: scompaginata una rete rumena di traffico di esseri umani

Condotta congiuntamente da Italia e Romania, l'operazione ha preso di mira un clan familiare di cittadini rumeni con sede a Iasi, in Romania. Il gruppo criminale organizzato, operante da oltre 20 anni, sfruttava le ragazze attraverso la coercizione, la violenza e la manipolazione psicologica e aveva forti legami con cittadini albanesi coinvolti nello sfruttamento sessuale a Roma, in Italia.

Nel corso dell'attività sono state effettuate 25 perquisizioni domiciliari condotte (20 in Romania, 5 in Italia);sequestrati 20 000 euro in contanti; arrestati 19 sospetti rumeni; due persone poste sotto controllo giudiziario; individuati 99 conti bancari presumibilmente utilizzati per riciclare i proventi criminali; sequestrate 7 spade, 1 ascia e 4 pistole; sequestrati in Romania 10 immobili, 8 auto di lusso, gioielli, 45 documenti, 32 telefoni cellulari e 3 computer.

La rete criminale utilizzava la tecnica del “lover boy” per reclutare e adescare le vittime, spesso a partire dalla giovane età, e costringerle a prostituirsi a Roma. Soltanto nei tempi delle indagini si sospetta che la rete criminale abbia generato un utile stimato di 1,7 milioni di euro.

#Europol ha sostenuto l'operazione facilitando lo scambio di informazioni, fornendo supporto analitico e coordinando la cooperazione transfrontaliera, mentre #Eurojust ha coordinato l'indagine internazionale istituendo una squadra investigativa congiunta e organizzando diverse riunioni presso la sede di Eurojust all'Aia.

Inoltre l'indagine è stata sostenuta dalla Rete @ON (#atON)finanziata dalla Commissione Europea, guidata dalla Direzione Investigativa Antimafia Italiana (#DIA), che ha sostenuto finanziariamente le riunioni operative e il reciproco dispiegamento degli investigatori.

Prosegue la persistente minaccia posta dalle reti criminali coinvolte nella tratta di esseri umani, sì da esaltare l’importanza della #cooperazioneinternazionale nella lotta a questi crimini. La tratta di esseri umani è un crimine grave che abusa dei diritti fondamentali e della dignità delle persone. Implica lo sfruttamento criminale delle persone vulnerabili al solo scopo di guadagno economico. La tratta di esseri umani è una forma moderna di schiavitù. È spesso di carattere internazionale e le sue vittime appartengono ad entrambi i sessi, a tutte le età e origini.

Paesi e agenzie partecipanti: Italia: Polizia di Stato Italiana – Squadra Mobile di Roma e il Servizio Centrale Operativo (Polizia di Stato – Squadra Mobile di Roma e Servizio Centrale Operativo); Procura della Repubblica Roma (Procura Distrettuale di Roma) Romania: Polizia rumena – Brigata per la lotta alla criminalità organizzata Iaяi (Poli Brigadiei Română – Brigada de Combaterea Criminalităii Organizate Ia Iii) Eurojust


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La cooperazione internazionale infligge un duro colpo alla 'Ndrangheta

Mentre a Reggio Calabria è in corso un maxiprocesso che coinvolge 132 membri della 'Ndrangheta arrestati nel 2023 durante un'operazione congiunta che interessò 10 Paesi, 76 degli imputati sono già stati processati. È stata emessa la prima sentenza, con il giudice competente che ha condannato gli imputati a una pena complessiva di 1.098 anni di carcere e a una multa di 440.000 euro. L'operazione, che coinvolse autorità di Italia, Belgio, Germania, Francia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Romania, Brasile e Panama, è considerata una delle più grandi azioni contro la rete policriminale italiana fino ad oggi. Il supporto di #Eurojust ed #Europol è stato fondamentale, dato l'elevato numero di Paesi coinvolti.

Si è trattato della prima sentenza del Tribunale di Reggio Calabria a seguito della richiesta di rito abbreviato presentata da 76 imputati, condannati per partecipazione a un'organizzazione criminale di stampo mafioso e per coinvolgimento in un'organizzazione internazionale di narcotraffico. Eurojust considera questa la sua più grande azione contro un'organizzazione di stampo mafioso. L'operazione fu condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

L'indagine rivelò una rete guidata da diverse famiglie della 'Ndrangheta con sede principalmente a San Luca. Il caso ha confermato che i membri della 'Ndrangheta, considerata una delle reti criminali più potenti al mondo, sono responsabili di gran parte del traffico di cocaina in Europa e sono anche attivi nel riciclaggio sistematico di denaro. L'indagine è stata complessa a causa dell'utilizzo da parte dei criminali di servizi di messaggistica criptata come #Encrochat e #SkyECC, nonché del fatto che si è svolta sia all'interno che all'esterno dell'Unione Europea. Per questi motivi, il supporto di Eurojust alle autorità nazionali e il suo ruolo nel coordinamento internazionale sono stati cruciali.

Il 3 maggio 2023, le autorità di Belgio, Germania, Italia, Francia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Romania, Brasile e Panama hanno dispiegato oltre 2.700 agenti per effettuare irruzioni in diverse località e sequestrare diverse aziende, portando all'arresto di 132 membri della rete. La chiave del successo dell'operazione del 3 maggio è stata la cooperazione tra le 10 autorità durante le indagini, coordinate da Eurojust ed Europol. Attraverso il finanziamento e l'istituzione di due Squadre Investigative Congiunte (#Jic #SIC), Eurojust ha garantito lo scambio di informazioni tra le autorità e la preparazione dell'intricata operazione. La rapida ed efficace cooperazione attraverso le squadre investigative comuni è stata essenziale per smantellare con successo la pericolosa rete criminale. Eurojust istituì un centro di coordinamento per facilitare una rapida cooperazione tra le autorità giudiziarie coinvolte e per supportare la trasmissione e l'esecuzione degli ordini di indagine europei. Europol fornì agli investigatori pacchetti di intelligence, rapporti di confronto incrociato e ha dispiegato specialisti durante l'operazione.


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Una rete criminale organizzata altamente specializzata, responsabile del furto di oltre 100 auto ibride di lusso, è stata smantellata con successo in un'importante operazione internazionale guidata dai Carabinieri italiani, con il significativo supporto di Europol ed Eurojust.

I veicoli rubati, tra cui modelli ibridi di alta gamma, hanno un valore totale stimato di almeno 3 milioni di euro. Il gruppo criminale di lingua russa, composto principalmente da cittadini moldavi, si è concentrato sui veicoli ibridi di alta gamma nel nord Italia e nella ricca regione spagnola di Marbella. Una volta rubate, le auto e i loro componenti, come carrozzeria, batterie e parti meccaniche, sono stati trasportati attraverso il porto europeo di Anversa verso mercati illegali internazionali, dove sono stati venduti o riutilizzati per usi illeciti.

L'operazione, avvenuta il 7 ottobre 2025, ha portato all'arresto di nove persone a Reggio Emilia e Lombardia. Oltre agli arresti, le forze dell'ordine hanno sequestrato 35.000 euro in contanti e 150.000 euro in criptovalute.

L'operazione ha coinvolto circa 100 agenti provenienti da diversi paesi, tra cui agenti della Guardia Civil spagnola dislocati in Belgio e Italia, nonché squadre dei Carabinieri italiani di stanza in Spagna e Belgio ed infine dalla Romania (Directorate for Investigating Organized Crime and Terrorism, DIICOT). Anche esperti di criptovalute provenienti da Belgio, Italia e Spagna sono stati coinvolti nelle ricerche per proteggere e recuperare asset digitali illeciti. È stato istituito un centro di coordinamento presso #Eurojust, mentre #Europol ha inviato esperti e un ufficio mobile in Italia e Belgio per supportare le indagini.

La rete criminale operava con un livello di sofisticatezza simile alla precisione di tipo militare. Gli investigatori hanno scoperto una serie di tattiche utilizzate dal gruppo, tra cui squadre dedicate al furto d'auto, al deposito e alla contraffazione. I criminali utilizzavano localizzatori GPS per monitorare i veicoli presi di mira e strumenti elettronici per bypassare i sistemi di sicurezza avanzati. Hanno anche alterato i numeri di telaio e le targhe di auto dismesse per camuffare i veicoli rubati. Sono stati inoltre identificati collegamenti con compagnie di navigazione e affiliati criminali, che hanno facilitato il transito di auto rubate attraverso il porto di Anversa. L'indagine ha inoltre rivelato un complesso sistema di pagamento che coinvolgeva diverse piattaforme e wallet di criptovalute, con trasferimenti di criptovalute per un valore di circa 1 milione di euro.

Europol ha svolto un ruolo centrale nel coordinamento della fase internazionale dell'indagine, riunendo investigatori di tutti i paesi coinvolti e ospitando riunioni operative presso la propria sede centrale. Ha inoltre fornito supporto alle autorità nazionali attraverso analisi e condivisione di intelligence e continuerà a offrire supporto in loco.

Eurojust ha supportato una squadra investigativa congiunta (#JIT #SIC) istituita nel 2024 dalle autorità italiane e spagnole per smantellare la rete della criminalità organizzata. L'indagine ha visto la collaborazione di diverse agenzie delle forze dell'ordine, tra cui la Polizia Giudiziaria Federale di Anversa in Belgio, i #Carabinieri di Reggio Emilia in Italia e la Guardia Civil in Spagna. L'operazione è stata supportata dalla rete @ON, finanziata dalla Commissione Europea e guidata dalla Direzione Investigativa Antimafia (#DIA) italiana.

#Armadeicarabinieri

#operazionepalma

@news@feddit.it


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L'importanza delle Squadre investigative comuni (JIT) nella lotta ai legami criminali italo-brasiliani

Due indagini di successo da parte delle autorità italiane e brasiliane hanno inferto colpi decisivi alle reti criminali che operano in entrambi i paesi. Attraverso una fruttuosa cooperazione, le autorità hanno scoperto i profondi legami criminali che collegano il mondo criminale italiano e brasiliano. Gli esiti delle operazioni non sarebbero stati possibili senza le squadre investigative comuni (Joint Investigation Team, in italiano Squadre Investigative Comuni)(#JIT #SIC) istituite presso #Eurojust.

Le JIT sono una delle forme più avanzate possibili di cooperazione giudiziaria. A seguito della formalizzazione di un accordo, le autorità possono scambiarsi informazioni regolarmente, cooperare in tempo reale ed effettuare operazioni congiuntamente. Ciò consente loro anche di essere presenti durante le misure investigative nei reciproci paesi. Eurojust e il suo segretariato della rete JIT sostengono la creazione di squadre investigative comuni, forniscono sostegno finanziario e offrono competenze operative e legali. Nel 2024, Eurojust ha sostenuto oltre 360 JIT.

Nei due casi specifici in argomento le autorità italiane hanno collaborato con le loro controparti brasiliane per combattere le reti criminali attive in entrambi i paesi. Questi casi dimostrano l’importanza della cooperazione internazionale attraverso le JIT nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale e sottolineano il ruolo cruciale di Eurojust come hub per tale collaborazione.

Il primo JIT si è focalizzato su una rotta di traffico di cocaina legata a ‘Ndrangheta, e suoi affiliati che operano in Brasile. Le indagini sono iniziate in seguito all'arresto di due 'ndranghetisti in Brasile nel 2019. Nel 2020 è stata istituita una JIT che ha scoperto una rotta di traffico di cocaina che comportava il trasporto di oltre 1.500 kg di cocaina in Europa, nascosta su navi mercantili e aerei privati. Nel corso di un'operazione del 10 dicembre 2024, condotta in collaborazione con Europol, sono stati arrestati 24 sospetti, di cui 5 in Italia e 18 in Brasile. In precedenza, la JIT aveva catturato uno dei più potenti intermediari di droga del mondo, un latitante italiano che era fuggito da una prigione uruguaiana nel 2019. Le autorità hanno lavorato insieme per localizzare e arrestare il boss mafioso in Brasile nel 2021. Attualmente sta scontando una pena detentiva di 30 anni in Italia.

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Il secondo JIT ha scoperto un sofisticato schema di riciclaggio di denaro utilizzato da una potente rete Cosa Nostra per riciclare i proventi della mafia attraverso molteplici società di comodo e uomini di paglia in proprietà e attività di ospitalità in Italia, Brasile e Hong Kong. Una JIT ha indagato sul progetto dal 2022, dando vita a due operazioni di successo in cui attività finanziarie per un valore di 51 milioni di euro sono state congelate, cinque sospettati sono stati arrestati e diverse società sono state sequestrate in Italia, Brasile e Hong Kong.

Dopo la conclusione dei casi, il segretariato della rete JIT ha condotto una valutazione del processo, che sottolinea l'efficacia delle JIT nell'affrontare reati finanziari complessi e nel combattere le reti globali del traffico di droga. Le Squadre si sono rivelate essenziali per superare le barriere giuridiche e operative, condividere in modo sicuro le prove e coordinare azioni transfrontaliere simultanee. Senza una forma strutturata di cooperazione, smantellare i gruppi criminali e le estese reti di riciclaggio di denaro sarebbe stato impossibile.

#Squadrainvestigativacomune #cooperazioneinternazionaledipolizia #cooperazionegiudiziaria


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