Citazionario

«È proprio lei che talvolta con l'onesto suo agire, L'equilibrio dei modi, la nitida eleganza della persona, ti rende consueta la gioia d'una vita in comune. Nel tempo avvenire l'abitudine concilia l'amore; ciò che subisce colpi, per quanto lievi ma incessanti, a lungo andare cede, infine vacilla. Non vedi come anche le gocce d'acqua che cadono assidue a lungo andare di tempo traforano i sassi?» Lucrezio – De Rerum Natura


«Più tardi ricevette via radio dallo spazio profondo un messaggio stampato “Dovunque vai, è dove noi siamo”. Non era vero, ma lo fece sentire meglio, quello era il potere delle parole. D'accordo disse a sé stesso, durante i suoi giorni di vagabondaggio per il pianeta. Adesso sto volando verso Aldebaran.» Kim Stanley Robinson – Il blu di Marte


«A Sakurai gli alberi sono in foglie. Il crepuscolo è l’ora del dolore e del lutto. Sotto un albero, il guerriero riflette sul tempo e l’esistenza. Sono gocce di rugiada o lacrime, quelle che brillano sulla sua armatura?» Ochiai Naofumi – Sakurai no Ketsubetsu


«Cosa possiamo fare per l'amico che vuole ricadere? Pretendere che si riprenda in mano? Cosa possiamo fare per l'amica che incontra la persona sbagliata ed è chiaro che sta per prendersi un palo clamoroso e che non ne uscirà indenne ma lei è posseduta, calamitata, e non sa che farsene dei nostri avvenimenti? Cosa possiamo fare per l'amico stufo di ripetere sempre gli stessi errori che però ci dice 'a me diverte'? Cosa possiamo fare? Aspettiamo. Rispondiamo ai messaggi un po' troppo in fretta. Diciamo troppo spesso 'ti voglio bene'. Suggeriamo: e se la smettessi. E se cambiassi strategia. L'amico non ci chiede di immischiarsi. L'amico non ci ha chiesto niente. Cosa possiamo fare per l'amico che sta bene e che vediamo scavarsi la fossa? Cosa possiamo fare per gli amici per i quali temiamo il peggio? Niente. Possiamo solo inviare messaggi per dire 'facciamoci una partita a Ping-Pong', 'troviamoci a bere una cosa'. Possiamo solo dirci 'speriamo che passi'. Ed esserci dopo. Pregando che dell'amico che avevamo rimanga qualcosa. E poi lasciar correre. Ti abbraccio.» Virginie Despentes – Caro Stronzo


Ora questa storia non è inventata, e la realtà è sempre più complessa dell'invenzione: meno pettinata, più ruvida, meno rotonda. È raro che giaccia in un piano. Primo Levi – Il sistema periodico


La gente beveva sorsate dalle bottiglie e si girava intorno e guardava in tutte le direzioni nel teatro buio in cerca di qualcosa da fare, di qualcuno cui parlare. Il cervello di tutti era colpevolmente tranquillo, nessuno parlava. Nell’alba grigia che alitava come un fantasma intorno alle finestre del teatro e ne abbracciava il cornicione io stavo dormendo con la testa sul bracciolo di legno di un sedile mentre sei inservienti del cinema radunavano l’insieme dei rifiuti notturni che avevano scopato e creavano un immenso mucchio polveroso che raggiunse il mio naso mentre russavo a testa in giù finché quasi non spazzarono via anche me. Questo mi fu riferito da Dean, che stava a guardare dieci sedili più indietro. Tutti i mozziconi di sigarette, le bottiglie, le scatole di fiammiferi, il vecchio e il nuovo furono scopati in questo mucchio. Se ci avessero messo anche me, Dean non mi avrebbe rivisto mai più. Gli sarebbe toccato errare per tutti gli Stati Uniti e guardare in ogni bidone dell’immondezza da costa a costa prima di trovarmi avvolto come un embrione in mezzo ai rifiuti della mia vita, della sua, e di quella di tutti gli interessati e i non interessati. Cosa gli avrei detto da quell’utero immondo? “Non seccarmi, amico, sono felice dove mi trovo. Una notte, a Detroit, nell’agosto del 1949, mi hai perduto. Che diritto hai di venire a disturbare la mia fantasticheria in questo bidone stomachevole?” Nel 1942 fui il protagonista di uno dei più sporchi drammi di tutti i tempi. Ero in marina, e andai al caffè Imperiale in Scollay Square a Boston per bere qualcosa; mi scolai sessanta bicchieri di birra e mi ritirai nella toilette, dove mi rannicchiai intorno alla tazza e mi addormentai. Durante la notte almeno un centinaio di marinai e di civili vari entrarono e mi schizzarono addosso i loro fetidi escrementi finché fui imbrattato fino a essere irriconoscibile. Che differenza c’é, dopo tutto? L’anonimato nel mondo degli uomini è migliore che la fama in cielo, poiché, cos’é il cielo? Cos’é la terra? Sono tutte cose cerebrali. Jack Kerouac – Sulla strada

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