differxdiario

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continuo a non raccapezzarmi. persone intelligenti e istituzioni direi prestigiose continuano a sdoganare e promuovere una figura da vecchio cariato berlusconismo, da reazione letteraria, come il personaggio a cui accenno qui: https://differx.noblogs.org/2026/04/08/sdogana-oggi-sdogana-domani-finiranno-per-candidarlo-a-un-ministero/

corte cortissime invisibili nulle sono l'etica e la memoria di intellettuali, poeti, funzionari



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il genocidio nell'epoca della sua indefinita riproducibilità.

è totalmente evidente che, in un mondo che sia degno di dirsi – e di essere – umano, non c'è spazio per un'entità genocidaria. attualmente, la diffusione dell'attitudine allo (e desiderio di) sterminio dimostrata dalla popolazione di tale entità è enorme e riguarda la stragrande maggioranza degli abitanti, fornitori pressoché entusiasti di carne da cannone coscritta: figlie e figli da allevare nell'odio e gettare come proiettili contro donne e bambini palestinesi, come ormai dimostrato da centinaia e migliaia di prove fattuali, e accertato da associazioni umanitarie, medici, osservatori internazionali, istituzioni giuridiche, studiosi dei genocidi e specificamente della Shoah, politici, testimoni diretti, documentazioni video che sono già storia.

ma cosa significa dire che “non c'è spazio per un'entità genocidaria”, quando questa entità conta milioni di persone, una vita statuale di ormai quasi un secolo di vita (vita propria e morte altrui), nonché sostenitori e finanziatori potenti e numerosi in tutto il mondo, gruppi di potere, lobby, big tech companies e interi governi stranieri, USA in testa? l'impossibilità di convivere con questa realtà mostruosa si scontra con la pressoché evidente impossibilità di riformarla o revocarne la legittimità di Stato.

la forma della tragedia degli ultimi otto decenni, soprattutto da tre anni in qua, coincide con questo stato di fatto, questa impossibilità. che a sua volta, demolendo o silenziando il diritto internazionale, pone inevitabilmente le fondamenta per la riproducibilità indefinita del genocidio come strumento di dominio. (ciò che sta succedendo infatti in Libano e potrebbe replicarsi domani o già oggi in altre regioni orientali, occidentali: ovunque).



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non è sempre facile spiegare un lavoro che solo in parte è un lavoro. nel senso di “lavoro (immediatamente) pagato”, immediatamente – o quasi – redditizio. non è facile spiegarlo alle “persone che domandano”, né a sé stessi, né alla prole. capita che solo il tempo porti remunerazioni, di vario tipo, anche economiche, e/o ulteriori offerte di lavoro (stavolta direttamente pagato) e opportunità, e la cosa non funziona sempre. e in ogni caso la ...costante variabile tempo è fondamentale. solo il tempo (quando si riesce a farne un alleato e non un nemico: e può non succedere) fa girare il volano.



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per i fatti del 22 settembre – in occasione delle manifestazioni contro il genocidio – e per i compagni ingiustamente sotto scacco, si può contribuire con una donazione a GoFundMe (nella pagina al link tutto è spiegato): https://www.gofundme.com/f/il-22-settembre-io-cero-una-campagna-contro-la-repression



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streg streg al premio 80enne cariatissimo, premio letterario più frumoso del mondicino italiano, pare affiori e spicchi il “romanzo storico”. il romanzo comunque. la storia dovunque



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bisogna dirlo chiaramente come lo dice e lo scrive – a caratteri cubitali – Ugo Pierri a Trieste: “chi fabbrica, chi vende, chi usa le armi è un grandissimo figlio di mignotta” (striscione all'ultimo piano di via del Veltro 59)

https://slowforward.net/2026/04/01/ts-via-del-veltro-59-ultimo-piano-ugo-pierri-2026/

https://differx.noblogs.org/2026/04/01/ts-via-del-veltro-59-ultimo-piano-ugo-pierri-2026/

https://differx.tumblr.com/post/812689475682598912/chi-fabbrica-chi-vende-chi-usa-le-armi-%C3%A8-un



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sabato uno scasamento, trasloco/smaltimento, diciamo. anche se non si trattava della storia della mia famiglia, l'impatto l'ho sentito, anche perché si è trattato di un lavoro pomeridiano, serale poi praticamente notturno. con tutto quello che ne consegue in termini di percezione del passaggio del tempo, non un banale annottare insomma.



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già solo guardando alla letteratura (sempre volendo chiamarla così) che intasa lo scarico dei premi, a partire dalla dozzina cinquina del più meritoriamente fomoso, si capisce che l'italia è il paese del flarf irriflesso. o del kitsch inconsapevole. potrebbero farne arte e gioco, e cascano accigliati nelle Lettere. quanto spreco. ma comunque già nel 2012 avevo gettato la spugna, in ispecie a petto di quanto il sito derepubblica elargiva perfino gratis nei suoi vari chioschetti e banner laterali. ebbene, che ora – nel merito – ne sia di godimento a' poopoli questo post: https://slowforward.net/2026/03/24/tutto-il-blog-flarf-it-sett-2009-apr-2012-in-un-unico-pdf-comodamente-a-casa-vostra/



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fai tante cose. con qualche stupore/imbarazzo è questa la frase che mi sento rivolgere da chi segue slowforward o altri spazi e social dove inserisco informazioni, quasi sempre legate a scritture e arte contemporanee. e di riflesso rimango sempre un po' di sale: come è pensabile che veramente io partecipi fisicamente a tutte le cose che ogni giorno slowforward e differx-noblogs segnalano...?

a volte nella stessa giornata faccio uscire la locandina di un convegno a Bologna, la notizia di una lettura collettiva (dove non sono presente) a Genova, poche righe di dati su uno spettacolo teatrale a Roma e il comunicato stampa di una mostra a Napoli. eppure per chi (con uno sguardo direi fuggevole) segue o dice di seguire il sito, io “faccio tante cose”.

ora. vorrei non essere serioso o accigliato, ma 'sta faccenda mi fa pensare che la maggioranza delle persone usi la rete – e pensa che tutti inquadrati & blindati & blind usino la rete – solo in maniera rigorosissimamente autocentrata, per segnalare “le cose fatte”.

ovvero che, insomma, ciascuno metta online solo ciò che strettamente personalmente lo riguarda in qualità di presenziante, o perlomeno curatore, regista, direttore d'orchestra. eccetera.

è, in definitiva, del tutto fuori centro anzi proprio cancellata dal quadro la gratuità di una comunicazione. ma perché?

numi benedetti, se offro in rete la notizia che a paperopoli tizio fa un reading di prose e poesie di caio è perché mi fa piacere farlo sapere.

non devo per forza coincidere io con tizio o con caio, o essere il sempronio che ha progettato la lettura, o in ultimo magari il pincopallino che – siccome va a sentire le poesie di caio dette da tizio – vuol rendere i popoli consci che sarà in prima fila e scatterà per ig delle fotine inedite (poetryporn) della declamazione.

emetto un apoftegma: è possibile fare delle cose senza tornaconto.

la gratuità e la condivisione (abbondanti, come capita su slowforward) sono proprio state calciate fuori dal tavolo delle ipotesi? resto di sale, come dicevo, e proprio mi pare parecchio salato.



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tendenzialmente un hikikomori, rinvio scadenze e perfino a volte attenzione ai rapporti umani, per tenere viva e aggiornata la mia personale (e totalmente pubblica: un servizio pubblico) rete delle reti della ricerca letteraria. posso non riuscire a rispondere a una mail, perché sto ultimando una lista di link a siti che archiviano materiale verbovisivo. (è un esempio). mentre cammino in strada aggiorno siti e social che rinviano a testi e saggi. eccetera. non posso completamente negare che si tratti di introiezione di un diktat lavorativo “efficientista” che, in quanto anarchico, dovrei proprio rifiutare alla radice e calpestare. ma, allo stesso tempo, spero non sia una mera autogiustificazione pensare che questo lavoro serva (in modo del tutto non-centripeto, non diretto alla mia persona) a spostare recisamente lo sguardo delle persone, dei lettori, degli osservatori, dalla cancrena del mainstream agli spazi aperti della scrittura, della musica e dell'arte di ricerca.



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