differxdiario

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always been (and am) here:

it’s a flux – THE flux – and it’s fragmented & scattered around via several social media platforms. it’s made of glitch and asemic works, memetic pieces, screenshots, movie scenes, abstract stuff, political statements, conceptual scores, reblogs and quotes etc etc, and this long line you’ve just read is its title

(differx)

__________ https://differx.tumblr.com/post/805084324983603200



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materiali esclusivamente testuali o critici (non politici, in linea di massima, anche se ovviamente... tutto è politico) su audiodifferx. e (giusto a proposito di scritture da considerare – perfino quando astratte – non apolitiche) oggi ho inserito due frammenti da Balestrini, qui: https://differx.noblogs.org/2026/01/06/audiodifferx-002-nanni-balestrini-ipocalisse-15-16/ (caricato da spreaker, non la peggiore piattaforma podcast) (ho provato funkwhale ma lentezza e scarso spazio mi hanno scoraggiato)



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Miron Tee è, con Rosaire Appel, a mio avviso tra gli artisti maggiori e più interessanti, a livello mondiale, per il versante dell'asemic writing e i territori di confine fra scrittura e astrazione:

https://pontebianco.noblogs.org/post/2025/11/21/note251119-miron-tee-2025



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un post importante di Lavinia Marchetti sull'hasbara promossa con bot e altri agenti sui social: https://www.facebook.com/share/p/17q5kMv7et/

a cui aggiungo questo commento mio:

rimango in tutti i casi persuaso del fatto che l'unica soluzione (o la meno censurabile da fb) sia la... mossa del cavallo, ...ossia: dislocare i contenuti, usando fb solo per lanciare l'amo, il link. ovvero: inserire su fb soltanto incipit+link di un post, che però viene pubblicato altrove. per 'altrove' intendo un social del fediverso (mastodon, friendica ecc.) o un blog.

i social generalisti come instagram, x e fb, che pure hanno contribuito moltissimo (fb meno di tutti) alla causa palestinese, si può sì continuare a usarli, volendo, ma come moltiplicatori di materiali presenti altrove. mettendo cioè in atto strategie di dislocazione dei contenuti critici, così da poter aggirare il controllo isterico e l'hasbara di bot & compagnia.

*

qui una notilla/espansione audio, su questo argomento: https://slowforward.net/2026/01/05/pod-al-popolo-087-dislocazione-di-materiali-pour-tromper-lalgorithme/



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inim in sumero vuol dire parola https://youtu.be/kfWQ4o7BwB8



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questo dip su slowforward invece non lo riprendo, lo replico proprio. scritto oggi. ecco:

sono le dodici passate del 3 gennaio '26 e non ho ancora letto i social, ma posso immaginare che due delle notizie di oggi possano essere state già – e non da pochi – messe in relazione: (1) i colonialisti per eccellenza, gli Stati Uniti, hanno attaccato il Venenzuela e catturato Maduro e la moglie; (2) dall'incendio a Crans-Montana in Svizzera sono emerse, oltre alle decine di morti e feriti, le immagini di un video in cui alcuni che ballavano vedevano e quasi “festeggiavano” senza scappare il soffitto che dava fiamme, finché tutto ha preso fuoco.

a questo punto è semplice, anche troppo (forse non abbastanza): per decenni abbiamo visto gli incendi, li vediamo e continuiamo il moto inerziale. quel che il fuoco significa lo sanno da circa un secolo, a Gaza, in Medio Oriente, e non solo. (una facile allegoria, infine).

chiusa. è morta – da poco o da un pezzo – buona parte del Novecento migliore, e purtroppo solo una piccola parte di quello peggiore (Kissinger, per dire).

muoiono gli attori (=operatori, agenti, attivi, attivisti) e gli intellettuali critici che hanno lavorato nel secolo scorso e hanno continuato a osservare e notomizzare le cose come stanno, come stavano. gli strumenti per trasmettere le osservazioni si sono poi ampliati, ma i media generalisti in grado di arrivare alla maggioranza delle persone obbediscono a una narrazione allineata. sembra così che la detta maggioranza continui serenamente a saltare convinta che soffitti e pavimenti resteranno sempre al loro posto.



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riprendo il sedicesimo dip (“diario in pubblico”) da slowforward (9 giugno 2024):

Posso sbagliare, certo, ma effettivamente sembra proprio che i poeti o gli artisti in generale siano sempre fortemente impegnati a riflettere “dopo Auschwitz”, però pervicacemente assenti quando si tratta di pensare e dire qualcosa “durante Auschwitz” (intendo quando Auschwitz riguarda altri, e non li tocca personalmente)

(https://slowforward.net/2024/06/09/dip-016-auschwitz/)



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occhio al palco, è montato bene. e no, in effetti no, il termine “poesia” non va bene. già da qualche anno è così; molti anni; su, diciamo decenni. parecchio tempo.

tempo per usare un altro lessico, già in essere, del resto. (nel 2021 ingenuamente speravo fosse risolutivo scrivere questo post: https://slowforward.net/2021/06/23/nioques-frisbees-e-altre-deviazioni-differx-2021/).

“poesia” non funziona, non va per niente, il motore resta spento, nemmeno si accende il quadro. co’ 'a pesia.

ci hanno riprovato negli anni Settanta o poco dopo, ma di fatto non gira, si inceppa, si incanta: dunque funziona con gli incantati. tutte le volte le ondate di kitsch e di spettacolo (non riconosciuti come tali) tornano a salire in alto e ricadere.

due o tre giorni fa ho visto un video letteralmente raccapricciante, di un_ de_ poet_ più celebrat_ del Paese. voce impostata, abiti impostati, ambientazione studiatissima, (im)postura teatralaltèra, frasi scolpite, iperassertività, una pomata di assertività, a chili, a manate, colpetti di scena testuale, in sostanza spettacolino. il quadrato instagram cringiato male. – eh ma è un'eccezione, o: “è eccezionale” (lo spettacolino) – niet, è regola regolante, confermata. è una norma.

la legge implicita in ogni inizio di scrittura specie se italiana è appunto quella doo sció: scenetta. insomma: tutto il [cattivo] teatro che Bene aveva (almeno teoricamente) spazzato via è tornato ornato indietro non solo come teatro ma come brutta poesia in brutta performance, gracchiata o finto-rattenuta. confessionale, pissi pissi, acuti, mezzosopranate, sottolineature, eyeliner sulla voce, chiuse a effetto, enfasi, effato, fuffa.

e non nel senso dissacrante e autoironico del flarf, ma proprio frontalmente. monnezza sparata.

l'ironia è stata forse la vittima più illustre di questa straondata di riflusso che – con argini rari e di volta in volta smontati – blatera tuona sculetta e fa inabissare tutto, almeno dal decennio ’80.

poi con questi qui non ci ragioni. più dicono la prece a occhio chiuso dentro l'effetto larsen, più si gualtierizzano, più lasciano ancheggiare il filo del microfono, più – freddi anodini oppure pàtici spokenwordi – fanno sonare la moneta del climax sul fondo della strofa, più gli infanti ascoltanti ubbidiranno al clap your hands.

anche perché chi applaude adesso sarà applaudito tra cinque minuti, occhio a non cascare giù dal palco.



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oggi, 31 dicembre, lo scorso anno veniva a mancare Ale. Alessandro Broggi. appena condotto dalla famiglia all'hospice, interrotto il cortisone, il corpo ha ceduto. il 2025 è quindi iniziato con l'ultimo saluto a un amico vero.



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incredibile scambio di commenti con un 'liberale' israeliano, in questi giorni, in coda a un post su israhell. mi trovo a constatare i disastri dell'hasbara su generazioni e generazioni di israeliani.



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