differxdiario

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Emilio Villa allucinatorio.

nei giorni passati, per una lezione da preparare, ho lavorato molto sulle opere di Emilio Villa. studiate, ristudiate, rilette. ho attraversato numerosi materiali, dagli anni Trenta fino alle ultime cose. questo passaggio, indugiante ma anche – tentativamente – “a volo radente” (pessimo cliché per dire che ho scorso un po' tutto quasi scansionando), è stato come sorvolare un forteto-foresta-fortino paradossalmente più esteso del territorio che lo ospita(va). “i confini del parco sono all'interno del parco” (nessuna frase migliore di questa di Tarkos, per descrivere EV).

non si esce mai completamente dal lavoro (e dalle premesse/conseguenze del lavoro) di Villa. è un allucinogeno dagli effetti permanenti.

rietrare, di forza, dopo tutte queste letture, nel contesto squallidissimo della (chiamiamola così:) poesia contemporanea italiana è un vero disastro percettivo. pessimo risveglio. non trovo nemmeno paragoni, disgusto però tantissimo.



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da una parte è impossibile non crollare in avanti, ossia andare verso la situazione più allucinante dall'inizio del secolo, il genocidio di Gaza. d'altro canto un'infinita serie di glitch della storia personale si intromette a ogni momento. senza contare l'inerzia novecentesca che fa scrivere e scrivere e scrivere. mentre forse si dovrebbe sottrarre materiale segnico al contesto.



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sempre più disforico, sempre più linkato: https://slowforward.net/2026/01/11/se-per-una-lista-di-link-puo-essere-utile-un-qr-code-riassuntivo/

il lavoro è la maledizione, l'estensione dell'identità in orizzontale (che non significa solo poltrire a letto o starsene nella cassa da morto) è la soluzione



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Nell'interpretazione di Gennaro Savarese del celebre passo su Forese Donati, nel Purgatorio, l'uso di “memorar” da parte di Dante starebbe a significare “raccontare”. Questo rammento ascoltando il dialogo con Carlo Sini qui: https://slowforward.net/2026/01/08/diretta-video-della-presentazione-di-filosofia-e-memoria-la-vita-come-scrittura-di-carlo-sini/



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ogni tanto torno a ricordare, attraverso un post ripetuto, il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo Stato di Palestina https://differx.noblogs.org/2026/01/08/il-rifiuto-dellitalia-neofascista-di-riconoscere-lo-stato-di-palestina/



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always been (and am) here:

it’s a flux – THE flux – and it’s fragmented & scattered around via several social media platforms. it’s made of glitch and asemic works, memetic pieces, screenshots, movie scenes, abstract stuff, political statements, conceptual scores, reblogs and quotes etc etc, and this long line you’ve just read is its title

(differx)

__________ https://differx.tumblr.com/post/805084324983603200



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materiali esclusivamente testuali o critici (non politici, in linea di massima, anche se ovviamente... tutto è politico) su audiodifferx. e (giusto a proposito di scritture da considerare – perfino quando astratte – non apolitiche) oggi ho inserito due frammenti da Balestrini, qui: https://differx.noblogs.org/2026/01/06/audiodifferx-002-nanni-balestrini-ipocalisse-15-16/ (caricato da spreaker, non la peggiore piattaforma podcast) (ho provato funkwhale ma lentezza e scarso spazio mi hanno scoraggiato)



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Miron Tee è, con Rosaire Appel, a mio avviso tra gli artisti maggiori e più interessanti, a livello mondiale, per il versante dell'asemic writing e i territori di confine fra scrittura e astrazione:

https://pontebianco.noblogs.org/post/2025/11/21/note251119-miron-tee-2025



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un post importante di Lavinia Marchetti sull'hasbara promossa con bot e altri agenti sui social: https://www.facebook.com/share/p/17q5kMv7et/

a cui aggiungo questo commento mio:

rimango in tutti i casi persuaso del fatto che l'unica soluzione (o la meno censurabile da fb) sia la... mossa del cavallo, ...ossia: dislocare i contenuti, usando fb solo per lanciare l'amo, il link. ovvero: inserire su fb soltanto incipit+link di un post, che però viene pubblicato altrove. per 'altrove' intendo un social del fediverso (mastodon, friendica ecc.) o un blog.

i social generalisti come instagram, x e fb, che pure hanno contribuito moltissimo (fb meno di tutti) alla causa palestinese, si può sì continuare a usarli, volendo, ma come moltiplicatori di materiali presenti altrove. mettendo cioè in atto strategie di dislocazione dei contenuti critici, così da poter aggirare il controllo isterico e l'hasbara di bot & compagnia.

*

qui una notilla/espansione audio, su questo argomento: https://slowforward.net/2026/01/05/pod-al-popolo-087-dislocazione-di-materiali-pour-tromper-lalgorithme/



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inim in sumero vuol dire parola https://youtu.be/kfWQ4o7BwB8



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