Allons enfants!
Il movimento studentesco francese è organizzato e coeso come pochi altri. In alcune città francesi le università sono state chiuse per una settimana, non di rado per decisione degli stessi rettori a sostegno e per solidarietà con gli studenti. Ci sarà un prezzo didattico da pagare questo semestre: parecchie ore di lezione o di esercitazione perse (e irrecuperabili) e, in certi atenei, sessioni di esame rimandate, accorpate o addirittura concentrate nello stesso giorno. E la settimana precedente, o quella successiva, al 1° novembre tradizionalmente le scuole e le università francesi sono chiuse. Quindi, in bocca al lupo ragazzi!
Sono scese in piazza a manifestare quasi 700.000 persone in tutta la Francia. C'erano studenti, professori, operai, vigili del fuoco, dipendenti pubblici, lavoratori autonomi, pensionati e persino poliziotti. Tutti uniti dalla rabbia e dalla preoccupazione per i tagli previsti all'istruzione e alle pensioni e in generale per il caro vita.
Gli studenti manifestavano contro i pesanti tagli ai fondi per le università e contro una proposta di legge, che probabilmente passerà, che farà aumentare di parecchio le tasse universitarie e ridurrà i fondi statali a sostegno degli affitti degli studenti: oggi lo Stato francese dà un contributo di circa 200 euro al mese per l'affitto a tutti gli studenti universitari.

Ci sono state violenze e distruzioni molto più che da noi. Ma l'analogia con quanto successo in Italia finisce qua.
In Francia, gli scontri più violenti e le distruzioni sono responsabilità dei soliti gruppi organizzati di black-bloc e antagonisti che operano in tutta Europa (e sulla cui composizione e provenienza ci sono lati oscuri di cui ci viene detto ben poco).
In Francia non si è trattato di gruppi di minorenni autoconvocatisi su Tik-Tok nel giro di un giorno e tanto meno di giovani di seconda o terza generazione di immigrati. In Francia il fenomeno dei 'maranza' è praticamente inesistente.
L'enorme differenza tra Italia e Francia è che quest'ultima integra gli immigrati da circa un secolo, per ragioni storiche e coloniali che tutti dovremmo conoscere. Molti giovani sono di origini nordafricane, centrafricane, asiatiche e caraibiche (Guadalupa, Martinica, Guyana Francese, Réunion). Le loro famiglie sono ben integrate nella società. In Francia è molto frequente (e normale) trovare funzionari e dipendenti pubblici, politici, manager e professionisti di ogni settore originari di quei Paesi.
Le tensioni sociali e i problemi derivanti dalle nuove ondate di immigrazione sono innegabili. Il successo di RN della Le Pen lo testimonia chiaramente. Le potenti spinte delle lobby ultra-liberiste hanno trovato nei decenni passati una certa, seppur timida, resistenza. Per questo la Francia finora ha retto. Se non fosse stato così, si troverebbero dove ci troviamo noi già da un paio decenni.
Ma negli ultimi 80 anni la Francia ha integrato milioni di cittadini extra-comunitari. I numeri dell'Italia fanno letteralmente ridere in confronto.
Certo la lingua e una cultura di base hanno facilitato tutto, perché nelle scuole di tutte le colonie si insegnavano la lingua francese, la storia francese e la Costituzione francese. I suoi principi fondanti, Liberté, Égalité, Fraternité, erano validi per tutti e sono ancora oggi ben radicati in ogni cittadino francese, indipendentemente dalle sue origini.
Sono i principi fondamentali su cui si fonda la loro coscienza collettiva e che li fa muovere insieme in piazza e nelle strade; cittadini di estrazione sociale e professione molto diverse, uno accanto all'altro. La rivoluzione ce l'hanno nel sangue. Chi conosce un po' la Francia sa di che cosa parlo. Non sono un grande estimatore di quel Paese e dei francesi, ma onestamente questa non è roba da poco.
In Italia siamo indietro di almeno 40 anni in quanto a capacità e livello di integrazione degli immigrati. Su questo avremmo tanto da imparare dai nostri cugini, ma prima servirebbe prendere la testa degli Italiani, buttarla via e metterne un'altra al suo posto. L'unica speranza che abbiamo sono i nostri giovani. Perché la nostra classe dirigente attuale puzza di marcio e di decomposizione a chilometri di distanza.
E sono siderali le distanze che dividono la generazione dei giovani dalla mia e da quella dei miei genitori. Per intelligenza, valori, consapevolezza, progresso civile e visione del futuro sono anni luce davanti a noi.
Noi 'vecchi' siamo sempre più aggrappati al nostro specifico, particolare, micragnoso interesse e ad un benessere che oggi è più virtuale che reale. Siamo una zavorra, senza più una coscienza sociale collettiva e di classe, che pretende di poter decidere come dovrà essere il mondo dei nostri figli.
Perciò, giovani di tutta Europa e di tutto il mondo, il momento giusto è questo, o sarà troppo tardi. Allons enfants!
Now playing: “Hunger Strike” Temple of the Dog – Temple of the Dog – 1991
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