Revolution By Night

pensieri e azioni contro il torpore quotidiano

È assurdo e illogico, contro natura. Il mondo che lasceremo ai nostri figli sarà uno schifo. La responsabilità è dei vecchi boomer, stupidi, ottusi e corrotti nel migliore dei casi, mentecatti, squilibrati e criminali nella loro peggiore letale versione.

Queste generazioni sono le responsabili della distruzione del sistema di sostentamento che rende possibile la nostra esistenza: l'ecosistema. Una condotta idiota che la parte di genere umano che sopravviverà alla catastrofe climatica, a partire dai nostri figli e nipoti, condannerà e maledirà per i secoli a venire.

Già basterebbe questo per assicurare la dannazione eterna alla generazione di vecchi che oggi governa e pilota il mondo verso l'abisso più nero. Una generazione violenta e arrogante, convinta di avere costruito un mondo ricco e desiderabile. Una generazione che considera ingrati i giovani (in realtà ben più intelligenti, istruiti e consapevoli di noi vecchi) che in tutto il mondo criticano la nostra scellerata condotta, che si ribellano e ci accusano a ragione di avergli rubato il futuro, di avergli dato una sola certezza: quella di un'esistenza precaria, incerta e estremamente pericolosa.

Il nostro mondo è condotto velocemente verso il baratro da 70enni incontinenti e psicolabili come Trump, da criminali di guerra, sanguinari assassini di bambini come Netanyahu, da lucidi e spietati dittatori, sterminatori dei figli della propria patria come Putin.

Che razza di genitori siamo? I nostri figli sanno bene a che cosa andranno incontro per colpa nostra, soltanto colpa nostra. Assistono disperati e impotenti alla distruzione di ogni loro futura possibilità di benessere, di pace e di felicità.

E quando noi non ci saremo più, e quei folli squilibrati criminali saranno sotto 3 metri di terra, il pianeta sarà un pianeta in fiamme, sotto tutti i punti di vista. Sarà un pianeta inabitabile, falcidiato da eventi naturali estremi; inondato da oceani e allo stesso tempo desertificato in vastissime aree; costantemente in uno stato di guerra generalizzata per l'accaparramento delle risorse di base, acqua e cibo, che tra meno di 50 anni non saranno più scontate per oltre due terzi della popolazione mondiale.

Sono tanti i genitori, che lottano quotidianamente per difendere il diritto ad un futuro almeno decente dei propri figli e nipoti. Ma non siamo abbastanza. C'è una grande moltitudine di genitori che vivono in un relativo stato di benessere (rispetto al mondo povero) e che quindi potrebbero impegnarsi e ribellarsi all'odioso crimine che ogni giorno viene commesso contro le future generazioni. E invece restano indifferenti, pigri e indolenti, complici silenziosi. Ma colpevoli tanto quanto i pazzi e i corrotti che li governano.

Now playing: “Child in time” Deep Purple in Rock – Deep Purple – 1970


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Quando si esaurirà finalmente la sbornia collettiva post referendum di giornalisti e politici di opposizione? La Gruber, a distanza di due settimane, al consueto meteorismo verbale dei Bocchino, delle Bolloli e dei Senaldi, risponde ancora con “Comunque il No ha vinto e il Sì ha perso”. Ok, va bene... e adesso?

Naturalmente a quei laidi cortigiani senza dignità, non importa nulla di avere perso il referendum. Loro si fanno pagare per diffondere menzogne, inquinare i pozzi e titillare i più bassi istinti dell'italico elettore.

Malgrado il fallimento, occupano ancora le poltrone di Direttore e Vicedirettore della cartastraccia su cui scrivono, che sono rimasti i soli al mondo a chiamare ancora giornali.

Perché? Semplice, perché i loro lauti e rubati stipendi sono pagati anche da noi attraverso contributi pubblici. Non solo, Libero, nella cui redazione si registra la più alta concentrazione di servi pennivendoli, è uno dei quotidiani che riceve in assoluto la maggiore quantità di contributi pubblici. Ciò spiega perché le sue firme più “autorevoli”, e più ospitate in TV, siano così solerti e attive nella loro opera di servilismo e sevizie della verità oggettiva.

Fatta questa breve digressione, torno alla pseudo-sinistra che, dopo la schiacciante vittoria non sua, riprende il filo del discorso dove lo aveva lasciato due settimane fa: suicidarsi politicamente.

La scelta su come suicidarsi è caduta ancora una volta sulle primarie. Giusto perché l'elettorato di sinistra ma soprattutto quello che si è rotto le balle di andare a votare senza alcuna speranza, ha proprio ancora bisogno dell'ennesimo duello politico fratricida senza esclusione di colpi.

Mi raccomando, confermare sempre la totale incapacità della sinistra (però mi viene il vomito a chiamarla così) a trovare un accordo che duri più di un cambio di mutande è un imperativo categorico assoluto ineludibile.

Ma attenzione, qualcuno ha trovato la soluzione alternativa! Ancora più sucida delle primarie: trovare un leader federatore moderato. Moderato? E che cazzo ci facciamo con la moderazione quando i fascisti vincono con la violenza verbale, con le menzogne e la falsa propaganda e diffondendo odio e livore contro i più deboli e i poveri?

sniff sniff... mi sembra di sentire l'acre olezzo di Renzi e Franceschini...

I nomi venuti fuori sono già un caso di studio per la psichiatria mondiale. Gabrielli, ex-capo della polizia. Il candidato perfetto per il voto dei giovani, a cui questa sgangherata sinistra-democrista dice di volersi rivolgere e chiede di mantenere l'attivismo.

Ruffini, il democristiano figlio di Ministro democristiano, nipote del cardinale e arcivescovo di Palermo e ex-direttore dell'Agenzia dell'Entrate. Ottimo e abbondante per compattare ancora di più a destra il vastissimo e trasversale popolo di evasori fiscali italiani e a far tirare giù tutti i santi del Paradiso dai veri e genuini elettori di sinistra che credono ancora in uno Stato fortemente laico.

Now playing: “You Can't Bring Me Down” Lights...Camera...Revolution! – Suicidal Tendencies – 1990


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“Col sì ci togliamo di mezzo la magistratura”. Sono le parole pronunciate da un boss della mafia nel corso di una riunione della cupola e registrate con una intercettazione ambientale.

In un'altra intercettazione di una conversazione privata dello stesso boss, emerge chiaramente la sua intenzione di scappare dal nostro Paese per sottrarsi all'inchiesta che lo vede coinvolto nella fuga dall'Italia di un pericoloso criminale internazionale libico, assassino torturatore e stupratore di bambini.

Ah no! Non sono le parole di un boss della mafia. Bensì sono le parole della Capa di Gabinetto del Ministero della Giustizia del Governo di estrema-destra capeggiato dalla underdog becera, zotica e livorosa della Garbatella, che ama vestirsi di bianco come una papessa anche quando in visita alla Santa Sede.

La Capa di Gabinetto conferma che dalle parti del Ministero della Giustizia c'è un odio viscerale nei confronti della giustizia e di coloro che la garantiscono, adempiendo ai dettami della nostra Costituzione.

Come direbbe la ducetta presidentƏ in conferenza stampa ufficiale della Presidenza del Consiglio: “Ma li mortacci tua, annamo bbene!”.

La Costituzione italiana è tanto vituperata e assediata dalla casta quanto amata e coccolata dalla stragrande maggioranza dei cittadini, quelli per bene. La minoranza perniciosa e metastatica, ça va sans dire, è composta dai mafiosi, dai criminali e dai corrotti mestieranti della politica e del giornalismo.

Da quattro anni, per pura coincidenza da quando è al governo l'estrema-destra molto trumpiana e neo-fascista e poco liberale, costoro non fanno nemmeno più lo sforzo di nascondere le loro vere intenzioni e di dissimulare ciò che pensano e che intendono fare di quel poco di democrazia che resta nel nostro macilento paese. Lo dichiarano apertamente sui giornali, in radio, in televisione; lo mettono per iscritto, a scanso di equivoci e di interpretazioni fuorvianti: “Non veniteci poi a dire che non lo sapevate o non ve lo avevamo detto! Avete anche votato Sì al referendum, di che cazzo vi lamentate adesso?!”.

La riforma della Costituzione è il primo passo. Il secondo sarà la nuova legge elettorale, che metterà una pietra tombale grossa come un macigno su qualsiasi velleità democratica residua.

Buona parte dei cittadini per bene non va più a votare. Ne ha le palle piene di tutto, pensa solo a salvare i propri figli trovandogli un qualche futuro fuori da questo narco-stato marcio fin nel midollo, controllato dalla criminalità organizzata. La rassegnazione è il sentimento più diffuso.

Vincerà il Sì. Vinceranno i mafiosi e i criminali, i politici amministratori corrotti a libro paga dell'ndrangheta, i faccendieri corruttori e tutti quegli strati della società che prosperano nell'illegalità.

Tutta questa gente succhia sangue e linfa vitale allo Stato e agli altri cittadini; i cittadini onesti, gli unici veri cittadini. Tutta questa gente ci sta facendo affogare; tanto più annaspiamo per tirare fuori la testa e prendere avidamente una boccata d'aria tanto più con forza ci spingono di nuovo sotto, fino a quando finalmente smetteremo di scalciare e di dimenarci.

Il nostro dovere morale e civile sarebbe quello di ribellarci. La spiegazione del perché non lo facciamo è che siamo anestetizzati e sedati. E nei pochi istanti in cui torniamo coscienti, il nostro unico e solo pensiero è quello di prenotare due settimane di ferie ad agosto.

Oggi sono in vena di citazioni colte cinematografiche: “Fat, Drunk And Stupid Is No Way To Go Through Life, Son” – Animal House, 1978

Now playing: “Hey Hey, My My (Into the Black)” Rust Never Sleeps – Neil Young – 1979


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Sì, la riforma della giustizia e la demolizione del principio sacro della separazione dei poteri che ne consegue, piace a tutte le mafie e alle organizzazioni criminali, che da tempo si sono comprate il nostro povero e sciagurato paese.

Quando il potere esecutivo ha la facoltà di dire al potere giudiziario che cosa indagare e giudicare e quando farlo, non ci si trova più in uno Stato democratico bensì in uno ad un stadio più o meno avanzato di autoritarismo.

Ovviamente a destra non sono tutti analfabeti funzionali o talmente ignoranti da non avere capito che cosa ha detto, in maniera cristallina, il bravisimo Gratteri. Ma nell'era delle fake si semina ignoranza per raccogliere odio, livore e vendetta.

Si deve essere in totale malafede a sostenere che Gratteri abbia detto che chi vota Sì è un mafioso, criminale e colluso con l'ndrangheta. Non è opinabile invece che la riforma piaccia alle mafie. Perché da decenni le mafie condizionano il potere esecutivo e quello legislativo, quello di un Parlamento occupato da mafiosi e collusi con la criminalità organizzata. Siamo l'Italia, il paese dei paradossi, il paese in cui l'unica legge che regola la vita quotidiana è l'illegalità, da sempre.

Volendo essere buoni e credere a ciò che dice il Governo, cioè che da parte loro non c'è nessuna intenzione di sottomettere il potere giudiziario a quello esecutivo, ma allora perché non farlo con leggi ordinarie invece che attraverso una revisione pesante della nostra Costituzione, che darebbe questa possibilità ad un successivo governo di malintenzionati?

Perché non sforzarsi di mantenere blindato il nostro ordinamento democratico, basato sull'equilibrio e separazione tra poteri, da qualsiasi anche solo ipotetica possibilità di attaccarlo e demolirlo?

Senza una risposta valida a queste due domande si può solo pensare male. E se aggiungiamo che a proporre la riforma è un governo farcito di fascisti nostalgici servi del pericoloso fascista MAGA col ciuffo cotonato, si deve essere degli ingenui babbei a non pensare male.

Si dice che in altri Paesi i procuratori rispondano all'esecutivo, come in Francia. In Francia i procuratori sono sotto il controllo del Ministero della Giustizia, ma ci sono alcuni limiti sul suo potere di indirizzo.

Ma se il Governo italiano dice di non voler mettere i procuratori sotto il controllo dell'esecutivo, perché porta la Francia come esempio? E la Francia non è l'Italia, la Francia è un paese con una cultura civile e un senso della legalità e del rispetto della cosa pubblica che noi non abbiamo mai avuto e non avremo mai. Triste dirlo ma è così.

I sostenitori del sì possono portare tutti gli esempi che vogliono di paesi in cui ci sono forme simili a quelle proposti nella riforma, ma l'Italia è un unicum tra i paesi democratici di tutto il mondo.

L'Italia ha inventato e esportato le mafie, la corruzione è il sistema di governo, le mafie controllano indirettamente alcuni consigli regionali e una moltitudine di consigli comunali italiani. Noi i mafiosi e i collusi li eleggiamo direttamente, il nostro sistema economico è controllato dalle mafie e politici e amministratori sono potentemente condizionati dalle mafie, e sovente sono nel loro libro paga. I nostri parlamenti hanno prodotto una moltitudine di leggi in favore delle mafie e dei loro interessi. I reati dei colletti bianchi in Italia sono quasi sempre reati di mafia.

La mafie hanno il controllo totale di numerose e vaste aree di territorio nazionale, dove lo Stato è assente e si guarda bene dal presentarsi per presidiarle. La polizia italiana è una delle polizie europee meno pagate e finanziate, e con più carenza di organico, eppure deve lottare contro le organizzazioni criminali più potenti del mondo. Non è accettabile. Tutti i Governi dal secondo dopoguerra ad oggi sono scesi a patti con le mafie, fino a quando queste non sono diventate uno Stato pari e alternativo.

Now playing: “Ain't Talkin' 'bout Love” Van Halen – Van Halen – 1978


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Il cambiamento climatico è lo scenario planetario di fondo sul quale si stanno dipanando tutte le crisi a cui assistiamo; è il loro più formidabile acceleratore e spesso ne è la causa scatenante.

Difficile pensarlo per noi piccoli e insignificanti umani, con una capacità di ragionamento limitata al brevissimo tempo e all'orticello di casa nostra: pensare sistemico non è prerogativa del nostro intelletto. Il riduzionismo scientifico è stato un enorme passo avanti per l'umanità ma è diventato tragicamente anche il nostro unico modo di studiare, analizzare e capire il mondo. La forsennata ricerca di vantaggi facili e immediati, unita al totale disinteresse per le conseguenze delle nostre azioni, sono e saranno la nostra condanna.

Sono decenni che la scienza planetaria ci avverte che dallo sconvolgimento del sistema Terra, il sistema di sostentamento da cui dipende la nostra esistenza, sarà la causa delle peggiori crisi, problemi e catastrofi dei prossimi decenni e dei prossimi secoli. E invece di ascoltare la scienza, ascoltiamo la pseudo-scienza dell'economia, e i suoi apprendisti stregoni: gli economisti. Ad oggi si contano sulle dita di una mano gli economisti che mettono al centro dei loro studi e delle loro ricerche gli ecosistemi e la sostenibilità ambientale, in una parola: l'ecologia.

Il cambiamento climatico è la più grave crisi esistenziale che l'umanità si sia mai trovata a dovere affrontare. Ma non la stiamo affrontando, la stiamo ignorando. Continuiamo imperterriti a segare il ramo su cui siamo seduti. Abbiamo un piede abbondantemente già al di là dell'orlo del baratro.

La classe dirigente globale, fatta di 50-60-70enni, sta condannando inesorabilmente le prossime generazioni ad un'esistenza di inimmaginabili sofferenze, privazioni e catastrofi. I primi effetti della scellerata condotta della mia generazione, quella più colpevole perché ha scientemente deciso di ignorare la verità continuando a distruggere il sistema che ci mantiene in vita, li subiranno già i nostri figli. Per i nostri nipoti il futuro è tetro.

L'economia non può e non deve avere la precedenza sulla difesa dell'ecosistema che ci sostenta, semplicemente perché la prima dipende in tutto e per tutto dal secondo. Sconvolgere i sistemi planetari significa distruggere le basi di qualsiasi attività economica e sociale. Le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti.

La nuda e cruda verità è che l'umanità deve tirare subito il freno a mano (doveva farlo già 30 anni fa), costi quel che costi, senza indugi e senza ripensamenti. Le conseguenze saranno durissime certo, tanti resteranno indietro, alcuni perderanno gran parte di ciò che hanno. Ma tutto questo non è niente paragonato a ciò che ci aspetta se proseguiamo ottusamente in questa corsa verso l'autodistruzione.

Lo grida da decenni la scienza planetaria unanime (il 98% degli scienziati del mondo è concorde, certificato da svariati metastudi). Eppure, ai propalatori prezzolati di bufale anti-scientifiche, finanziati dalle lobby petrolifere e dalla finanza predatoria, vengono concessi una visibilità e un diritto di parola inaccettabili in qualsiasi Stato guidato dalla scienza e dalla verità, non dalle fake, dalle superstizioni o dalla religione.

Un celebre studio scientifico del 2022 ha cercato di analizzare i possibili scenari globali estremi a cui il cambiamento climatico potrebbe metterci di fronte. “Climate Endgame: Exploring catastrophic climate change scenarios.” – Kemp, Chi Xu, Rockström et al. https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2108146119

Questo diagramma, che chiude l'articolo, li riassume e illustra quanto il riscaldamento globale legato al cambiamento climatico sia il fattore che determinerà drammaticamente gli scenari globali futuri sotto ogni punto di vista.

How risk cascades could unfold

In conclusione, il genere umano si trova di fronte ad un bivio esistenziale: un declino controllato o un collasso incontrollato. Che piaccia o no, le cose stanno così. E da idioti fare finta di niente, non accettare questa triste verità. La cosa tragica è che la specie umana, la più stupida e distruttiva che abiti questo pianeta, corre ai 100 km/h verso il collasso incontrollato.

Chi prende le decisioni per noi è interessato solo ai profitti e ai dividendi. Questa gente sta accumulando immani ricchezze firmando cambiali in bianco che stiamo già pagando in parte noi, ma il cui peso sarà soprattutto sulle spalle delle generazioni future: a partire dai nostri figli e dai nostri nipoti.

Siamo genitori scellerati, irresponsabili, stupidi e ignoranti. Dovrebbe esserci tolta la patria potestà, a tutti. Lasciare che siano soltanto i giovani a decidere sul loro futuro. I giovani sono di gran lunga migliori di noi. Sono molto più consapevoli di noi, più intelligenti e istruiti. E sono giustamente desiderosi di metterci da parte e prendere in mano le redini del loro futuro, perché la partita per loro sarà quella per la vita e sarà estremamente difficile.

Now playing: “A muso duro” A muso duro – Pierangelo Bertoli – 1979


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Inevitabilmente le tasse patrimoniali saranno introdotte, o modificate al rialzo dove sono già in vigore, in tutti i Paesi ancora un po' democratici. Sarà impossibile evitarlo se le classi dirigenti vorranno continuare a detenere il potere e evitare non solo forti tensioni sociali (queste ci sono già), ma vere e proprie rivolte e ribellioni alle disuguaglianze crescenti e al costante e inesorabile impoverimento di larga parte dei popoli dei Paesi Occidentali.

L'altra alternativa, che è in preparazione in Italia, semi-realizzata negli USA e in Polonia, quasi conclusa in Ungheria, compiuta in Russia, è l'instaurazione di dittature e autocrazie repressive e violente (guidate più o meno manifestamente da plutocrati), capaci di soffocare con la falsa propaganda e se necessario con la forza ogni possibile dissenso e tentativo dei popoli di ribellarsi alla loro condizione.

In uno Stato ci sono solo tre modi di distribuire la ricchezza:

  • il lavoro
  • la tassazione progressiva
  • i sussidi

Balza subito all'occhio quanto l'Italia sia ipso facto uno dei Paesi in cui le disuguaglianze, l'impoverimento generalizzato e l'assenza di prospettive concrete per gran parte degli Italiani siano una condizione cronica e, spiace dirlo, quasi irreversibile.

La CGIL ha proposto una Tassa patrimoniale dell'1,3% sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, un contributo di solidarietà che sfido chiunque non abbia un tale patrimonio e anche chi lo supera a condannare perché lesivo di qualche diritto, perché iniquo, perché troppo comunista.

Ad essere interessati da questa patrimoniale sarebbero circa 500 mila cittadini italiani, l'1% della popolazione, l'1% più ricco. L'1% più ricco del pianeta possiede più ricchezza del 95% più povero della popolazione mondiale messo assieme.

In un Paese come il nostro, dove gli imprenditori investono l'80% degli utili delle loro aziende in rendite finanziarie (dati Banca d'Italia) e non per creare nuovo lavoro con investimenti e innovazione di processo e di prodotto, una sana patrimoniale contribuirebbe senza dubbio a redistribuire una parte di ricchezza.

A parte le prevedibili reazioni indignate di tutta la destra, capeggiata dai sovvenzionatori Berlusconi, con annesse accuse di bolscevismo e la minaccia di aumento generalizzato delle tasse per tutti, a cui qualche milione di beoti semi-analfabeti di ritorno ha creduto, anche il PD (ma era altrettanto prevedibile) con il megafono dell'80% della stampa e dei media nazionali, ha stroncato la proposta con argomentazioni puerili e false. Invece la realtà fattuale dei Paesi europei in cui una patrimoniale è già in vigore (e da cui gli investitori NON sono scappati) smentisce le loro menzogne senza possibilità di appello.

Il PD è il partito della finta-sinistra, della sinistra annacquata e faccendiera, che si contraddistingue anche in UE con recenti e eclatanti casi di corruzione.

A New York sbanca le elezioni il “socialista” (almeno così si definisce lui) Mamdani, che parla di distribuzione della ricchezza, di sussidi, di case popolari, di istruzione e sanità gratuite per i poveri e di tassare maggiormente i ricchi. Proprio a New York, la Grande Mela, la capitale simbolo del capitalismo mondiale, dell'alta finanza e dell'economia di mercato. A votare in massa Mamdani sono stati i giovani. In Italia, se si candidasse uno come Mamdani sarebbe demolito mediaticamente e politicamente in tempo zero, cannoneggiato e annichilito dopo la prima apparizione e il primo comizio, da parte di tutto l'arco costituzionale e di tutti i media di proprietà dell'1% più ricco.

Chi non è ricco, se ha a cuore non solo se stesso ma tutta la società in cui vive e da cui dipende, non può non votare una sinistra radicale. Deve votare radicale e mandare al macero i campi larghi, se vuole avere qualche speranza di migliorare la propria condizione e lasciare ai suoi figli e nipoti, per il cui bene investe gran parte delle energie e delle possibilità economiche, reali prospettive di una vita futura dignitosa.

Quando la classe lavoratrice smetterà di votare come i padroni, le sinistre radicali passeranno dal 3% al 20%. E ci sarebbero vere politiche sociali. La ricchezza deve essere distribuita, altrimenti ci sarà il collasso delle società oppure arriveranno le peggiori dittature. E in entrambi i casi domineranno insicurezza, terrore e conflitti.

Il voto utile è una menzogna di chi ci vuole sudditi e poveri. Si deve votare radicale per battere il capitalismo radicale e predatorio, da sempre rappresentato dalle destre. E oggi più che mai. Votare è l'unica potente arma non-violenta che abbiamo. Farlo sempre significa vincere la guerra contro chi vuole opprimere i popoli.

Now playing: “Don't Call Me White” Punk in Drublic – NOFX – 1994


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

In Italia, quando i giovani studenti e le giovani studentesse delle superiori o ai primi anni di università durante l'estate lavorano part-time da cameriere, magazziniere, aiuto imbianchino, commesso, bagnino, animatore nei centri estivi o qualsiasi altro delle decine di lavori che i ragazzi svolgono per racimolare due soldi, letteralmente, e pagarsi le vacanze, si dice che fanno “un lavoretto”. Con questo stupido termine paternalistico e svilente, chi lo usa ammette, accetta o pratica lui stesso lo sfruttamento del lavoro.

Il “lavoretto” è sempre sinonimo di paga oraria da fame, la stessa percepita anche da qualche altro milione di lavoratori italiani, sempre rigorosamente in nero e con orari di lavoro assurdi da servi della gleba.

La mentalità del “lavoretto” è stata trasmessa ai figli da genitori fermi a 50 anni fa. Sono gli stessi genitori che convincono i figli ad accettare qualsiasi lavoro, indipendentemente dai loro studi o preparazione, con qualsiasi paga o contratto, perché “in fondo è sempre meglio di niente”; e a non lamentarsi mai, a non chiedere mai un aumento, a non chiedere maggiore sicurezza sul lavoro, a non chiedere che gli vengano pagati gli straordinari, a non prendere mai un permesso lavorativo, a sottostare a tutti i ricatti e le vessazioni di cui buona parte dei datori di lavoro italiani sono capaci.

Ma le impietose statistiche e ricerche sul mondo del lavoro ci dicono poi che i giovani che “si accontentano” e accettano fin da subito salari e contratti di lavoro non adeguati alla loro preparazione, studi e esperienza, nel corso della loro intera vita lavorativa fanno molta più fatica a migliorare le loro condizioni salariali e di lavoro in generale.

La cultura tossica del “lavoretto” e della gavetta, in una società in cui i giovani sono mediamente molto più istruiti, preparati e innovativi dei loro genitori, è roba da 1800. Allucinante.

Siamo “tutti bulicci col culo degli altri” dicono a Genova (perdonate il politically incorrect). Finché si tratta di sfruttare i figli degli altri va tutto bene, poi quando si tratta dei propri, tanti imprenditori chiedono raccomandazioni a destra e a manca, anche per figli totalmente incapaci, o li mettono direttamente a dirigere la propria azienda. Ciò ha la perversa conseguenza che il livello imprenditoriale medio, A.D. 2025, da noi è peggiore di quello del secolo scorso.

Mio figlio studia in Francia e in estate lavora per due o tre mesi per contribuire al suo mantenimento all'estero e per pagarsi le meritate, e spesso brevi, vacanze estive che si concede. Tante altre possibilità in famiglia non ne abbiamo.

In Francia non esiste il concetto di “lavoretto”. Esiste solo il concetto e la parola lavoro. Qualsiasi lavoro faccia, un ragazzo, studente o meno, part-time o full-time, 3 o 5 o 6 giorni alla settimana, anche senza alcuna esperienza, ha sempre un regolare contratto, con permessi retribuiti, straordinari pagati, riposi regolari e una paga almeno pari al salario minimo legale in vigore in Francia: 11,88 euro/ora lordi, circa 9 euro/ora netti. Cioè quanto prenderebbe un adulto neo-assunto a tempo indeterminato, con la stessa esperienza, nello stesso posto di lavoro per svolgere le stesse mansioni.

Prima del periodo estivo, in primavera, in quasi tutte le maggiori città della Francia si tengono delle vere e proprie fiere di settore dove imprese grandi, medie e piccole incontrano i giovani studenti disposti a lavorare durante il periodo estivo, per coprire le esigenze aziendali nel periodo di ferie dei suoi dipendenti.

La Francia ha una pressione fiscale alta quanto la nostra, i contributi complessivi pagati dai lavoratori (cotisations) sono più alti che da noi. Tutti pagano le tasse e lo stato sociale, il welfare, funziona abbastanza bene. La tassazione è realmente progressiva (2025): – da 0 € a 11.497 €: 0% – da 11.498 € a 29.315 €: 11% – da 29.316 € a 83.823 €: 30% – da 83.824 € a 180.294 €: 41% – oltre 180.294 €: 45%

I principi fondanti della Costituzione francese sono Liberté, Égalité, Fraternité. Tre ideali fondamentali e universali, chiari, netti e poco manipolabili. Chiunque vi si può appellare e ad essi può essere ricondotta e subordinata ogni legge. Non concedono ambiguità. Su questi principi i cittadini Francesi sono intransigenti.

L'art. 1 della nostra Costituzione sancisce che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ma l'art. 1 della nostra Costituzione è stato violentato, manipolato e vilipeso. L'art. 36 è solo un baffo di inchiostro che deturpa una pagina.

Perché le leggi lo hanno permesso e perché la cultura dell'illegalità, dell'egoismo e del “fottere il prossimo tuo” che ci contraddistingue si porta dietro l'idea che quel lavoro possa essere ...a qualunque costo, con qualunque paga e a qualunque condizione. Solo perché l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E l'inevitabile corollario è che se un datore di lavoro, fulgido esempio dell'italica (im)prenditoria, magari commendatore o cavaliere del lavoro, ci da un lavoro qualunque e con qualunque salario, in fondo ci sta facendo un favore.

Now playing: “Talking to Myself” Sirena – Cousteau – 2002


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Sono piemontese, torinese, cresciuto con il Dolcetto, la Barbera, il Nebbiolo, il Roero, il Grignolino, l'Arneis (l'unico bianco che bevo abitualmente) e poi il grandioso Barolo e l'eccelso Barbaresco.

Da italiano amante del vino reagisco disgustato ogni volta che mi viene proposto un Prosecco come aperitivo. Del Prosecco si salva una minima parte di tutta la produzione italiana, quella di eccellenza di un'area geografica molto ristretta del Veneto e del Friuli, e solo se rigorosamente biologica.

Tutto il resto, per me è robaccia imbevibile, di pessima qualità e piuttosto malsana, visto l'abuso di pesticidi che caratterizza gran parte della sua produzione (cosa che per la verità riguarda molta della produzione vinicola nazionale), come raccontato da importanti inchieste giornalistiche, studi scientifici e analisi di laboratorio e come denunciato da anni da associazioni e comitati di cittadini che vivono nella ormai vastissima area di produzione.

Considero gran parte del Prosecco prodotto in Italia la Peroni dei vini bianchi e degli spumanti, la Coca Cola degli alcolici, ma questa se non altro non fa venire il mal di testa a causa dei solfiti. Il Prosecco è mediamente una bevanda alcolica dozzinale e caso di studio di enorme, abile e riuscita operazione di marketing.

Se un tedesco in vacanza in Italia vuole stordirsi di Prosecco, convinto di bere un superbo vino italiano, lo faccia pure, cavoli suoi. Ma un italiano, un minimo avveduto, a cui piace bere con moderazione e a cui piace vantarsi, a ragione, dell'italian food e del vino italiano dovrebbe sputare per terra ogni volta che gli viene offerto un calice di Prosecco da supermercato, in un bar o una pizzeria, locali che notoriamente non si approvvigionano con bottiglie di prima qualità.

Le bollicine buone (il Prosecco buono esiste) e il vino buono in genere vanno pagati il giusto, come il cibo sano e buono. Altrimenti tanto vale stordirsi di vino da cucina in cartoccio.

Now playing: “Like a Hurricane” American Stars 'n Bars – Neil Young & Crazy Horse – 1977


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

L'imbarbarimento generalizzato di questo paese è responsabilità del governo fascio-forza-leghista.

La raffica ininterrotta di condoni fiscali ha portato l'evasione a superare nuovamente i 100 miliardi di euro. L'evasione è indirettamente favorita e promossa dai provvedimenti e dalle dichiarazioni dei membri del governo. Un italiano su due non paga nemmeno 1 euro di tasse e il 15% dei contribuenti si fa carico dell'80% delle tasse incassate dallo Stato. L'Italia è un paese invivibile per la grande maggioranza delle persone. L'Italia è un paese dove vive bene solo il ricco. I ricchi sono i piccoli e medi imprenditori evasori, i collusi con le mafie, i politici. I ricchi sono i dirigenti di azienda il cui stipendio è 1000 volte superiore a quello dei lavoratori, sono i proprietari e i CdA delle imprese che reinvestono in azienda solo il 20% degli utili, mentre il restante 80% se lo distribuiscono in dividendi.

In Italia succede che un lavoratore, dopo 35 anni di lavoro, abbia uno stipendio mensile che a malapena raggiunge i 1.400 euro. In Italia succede che centinaia dei quasi mille contratti nazionali di categoria esistenti (in gran parte categorie fantasy) paghino 5.50 euro/ora.

L'imbarbarimento dilagante è promosso da questo governo, il governo di una minoranza di fascisti (16% degli aventi diritto al voto), di ducettǝ caricaturali capaci solo di scimmiottare l'originale criminale, di seminalafabeti, di impresentabili ignoranti, di felpati baciacrocifissi-baciasalami-baciapiloni, sovvenzionati dalla macchina propagandistica di Putin.

Questo governo non è certo il governo degli Italiani. Da 3 anni l'affluenza alle urne è in costante e inesorabile picchiata. Non ha mai raggiunto livelli così bassi nella nostra storia repubblicana. Le persone sono sempre più sfiduciate e disgustate, non vanno più a votare. Non credono più nel loro riscatto e nel riscatto del Paese, ormai in preda ad uno sbando civile incontrollato.

Siamo il Paese europeo che ha il maggior numero di giornalisti sotto scorta. Per la prima volta, guarda caso proprio sotto il governo di estrema destra, un giornalista, conduttore dello storico programma le cui inchieste non hanno risparmiato nessuno negli ultimi 30 anni, è stato bersaglio di un fuoco incessante di intimidazioni verbali, di minacce di revoca della scorta (!), di tentativi di controllo e di imbavagliamento da parte di parlamentari, presidenti di Senato e Ministri. E per la prima volta dopo decenni, che pensavamo definitivamente superati (ma non dimenticati), quel giornalista ha subito un avvertimento in pieno stile mafioso a base di tritolo, che ha fatto saltare in aria la sua auto e quella della figlia parcheggiate davanti a casa. In un clima, creato artatamente dalla maggioranza, di incessanti attacchi verbali a chi dissente e a chi racconta verità, invariabilmente qualcuno si sente autorizzato a passare agli attacchi fisici.

Now playing: “Ramble On” Led Zeppelin II – Led Zeppelin – 1969


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Il voto utile è il voto che ha ostacolato, impedito il formarsi di un movimento e di una classe politica realmente di sinistra, che non avrebbe abbandonato a se stessa la classe lavoratrice e avrebbe contribuito al crearsi di una nuova e forte coscienza di classe.

Con una forte e consapevole coscienza di classe non avremmo avuto 25 anni di strapotere berlusconiano e i governi democristiani di Prodi e Renzi, spacciati per centro-sinistra, emanazione della Confindustria e delle banche italiche non meno dei governi di centrodestra.

Dopo essere stata cornuta e mazziata dal voto utile, la classe media, la classe lavoratrice si è disgregata anche economicamente, vittima della macelleria sociale di stampo neo-liberista perpetrata dalla metà degli anni '90 ad oggi. Non è un caso se in Paesi come la Francia e la Spagna, dove i partiti socialisti sono sempre stati forti e hanno anche governato più volte (a partire dagli anni '80 in Francia e '90 in Spagna), le forze e le spinte neo-liberiste non sono mai riuscite interamente nel loro intento. La classe lavoratrice di questi paesi oggi è più coesa e consapevole e la classe media non è in ginocchio come in Italia. I premier di centrodestra (penso ad esempio a Sarkozy in Francia) dovettero fare i conti con un forte partito socialista, formato da politici di così alto livello e così preparati da decidere di assegnargli importanti incarichi nei loro stessi governi.

L'Italia è un Paese prevalentemente di destra, per precise e chiare ragioni storiche, sociali e culturali. Ma se i cittadini di sinistra avessero votato e votassero oggi, in piena e libera coscienza, i partiti da cui si sentono davvero più rappresentati e con i quali condividono le idee fondamentali e il modello di società da perseguire, quelle forze politiche oggi non si fermerebbero allo zerovirgola o all'uno, due, tre per cento, ma costituirebbero certamente una forza politica di sinistra molto forte: un interlocutore obbligato di qualsiasi governo di destra e centro-destra, una forza di opposizione con cui dovere fare i conti e a cui rendere conto, perché portatrice autorevole delle istanze di una parte della popolazione consistente e coesa.

Il bieco e cinico utilitarismo è arma della classe dominante di turno. Se questa riesce a convincere le classi subordinate a votare come lei allora ha vinto e di certo il voto è stato utile solo per lei. Non c'è niente di più solenne, significativo e potente di un voto fortemente idealista e ideologico, dato secondo la propria personale coscienza e convinzione, senza compromessi. Un voto così porta con sé una enorme capacità di trasformazione della società e del mondo.

Now playing: “Man of Golden Words” Apple – Mother Love Bone – 1990


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