Ignoranza atomica
Prima di parlare di centrali nucleari sì o no in Italia si deve avere alcune conoscenze di base condivise da cui partire per intavolare una discussione civile, razionale, scientifica e soprattutto realistica.
L'IEA, l'International Energy Agency, massima autorità mondiale in materia di energia, pubblica ogni anno l'Energy Outlook, nel quale descrive la situazione energetica presente a livello mondiale e illustra gli scenari futuri. Tutto questo, ovviamente, sulla base di dati reali e ufficiali.
Dal 2019 l'IEA ogni anno ribadisce nel suo documento che al 2050 il 90% dell'intero fabbisogno mondiale di energia elettrica potrà essere soddisfatto dalle energie rinnovabili. Questo è lo scenario Net Zero Emissions, che fonda la sua previsione sulla assoluta necessità della riduzione delle emissioni antropiche climalteranti, che sono la causa del cambiamento climatico, la principale minaccia esistenziale che pende sulla testa del genere umano; più di una possibile guerra nucleare.
Invece, nello scenario STEPS (Stated Policies Scenario) basato sugli impegni e obiettivi dichiarati dagli Stati di tutto il mondo, in considerazione dello stato di avanzamento attuale e prevedibile nel rispettarli e raggiungerli e dell'evoluzione del sistema energetico globale e normativo nei prossimi decenni, IEA assegna alle rinnovabili il 65-67% di copertura della domanda globale di energia elettrica entro il 2050.
In entrambi gli scenari, NZE e STEPS, in considerazione dell'evoluzione tecnologica, politica, economica e finanziaria (costi di sviluppo, installazione e produzione, gli stessi presi in considerazione per le stime sulle rinnovabili), l'IEA assegna all'energia nucleare una percentuale di copertura della domanda di energia elettrica globale intorno al 9% al 2050. L'IEA dice in pratica che nei prossimi decenni le nuove centrali nucleari costruite andranno semplicemente a sostituire quelle vecchie dismesse, con un conseguente bilancio netto pari a 0.
IEA ridimensiona quindi tutto l'hype montato ad arte sui “miracolosi” SMR, Small Modular Reactors. I piccoli reattori nucleari pompati esageratamente dalla propaganda mainstream, senza alcun fondamento tecnico e scientifico, che dovrebbero limitare uno dei principali problemi delle centrali nucleari odierne e adeguarsi all'evoluzione del sistema energetico mondiale: la modularità e la scalabilità.
Proprietà che le grandi e rigide centrali nucleari non hanno e che invece saranno condizioni indispensabili richieste dal sistema energetico planetario e dalle moderne reti elettriche, già oggi passate da un modello centralizzato e rigido a un modello dinamico, flessibile e predittivo.
Come sempre sono i modelli determinare il cosa, il come, il dove e il quando. Il modello di sviluppo della nostra civiltà va cambiato, per una questione di mera sopravvivenza, quindi va cambiato anche il modello di produzione, di gestione e di utilizzo dell'energia.
Gli impianti di rinnovabili sono scalabili, distribuiti e decentralizzati (e più democratici visto che sole e vento non sono di proprietà di nessuno), perciò garantiscono una grande flessibilità e una maggiore capacità di risposta alle fluttuazioni della domanda e, non secondariamente, garantiscono maggiore sicurezza e continuità in caso di disastri naturali o guerre e conflitti.
Tutto ciò manda in pensione il concetto di base load (carico minimo di base) che richiedeva grandi centrali (nucleari o a carbone) sempre accese per coprire i consumi minimi costanti.
Se sentite uno pseudo-esperto, o un Calenda qualunque, tirare fuori ancora il concetto di base load ditegli di fare un update al XXI secolo, oppure di andare da un'altra parte a fare lobby per le grandi utilities, che gli pagano il tozzo di pane.
Veniamo ai costi di installazione, rapidamente:
- Fotovoltaico (su grande scala): 650-750 euro per kW
- Eolico a terra: circa 1500 euro/kW
- Eolico off-shore: 3000-3500 euro/kW
- Nucleare (grandi reattori di terza gen.) 8000-11.000 euro/kW
- Piccoli Reattori Modulari (SMR): circa 14.000 euro/kW (livello di prototipo, non c'è ancora standardizzazione).
Il confronto dei costi medi di produzione di energia elettrica (LCOE) sono ancora più impietosi:
- Fotovoltaico (grandi impianti) + accumulo : da 70 a 120 euro/MWh
- Eolico a terra: da 40 a 80 euro/MWh
- Eolico off-shore: 50-100 euro/MWh (a seconda della tecnologia e dei siti di costruzione)
- Nucleare (grandi reattori di terza gen.) da 140 a 190 euro/MWh
Appare chiaro, considerando anche all'elevato tasso di evoluzione tecnologica e innovazione delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, rispetto a quello dell'energia nucleare, che questo divario di costi non potrà che aumentare.
Inoltre, riguardo il nucleare si deve prendere in considerazione anche altri fattori, per essere razionali e pragmatici, e non ideologici come i fanatici del nuke ad ogni costo e condizione:
- tempi di costruzione lunghi e spesso incerti del nucleare (minimo 10-15 anni per una singola centrale nucleare);
- forti resistenze dell'opinione pubblica, un po' in tutti i Paesi, alla costruzione di una nuova centrale nel proprio territori;
- la fragilità intrinseca di alcuni territori rispetto ad altri, che fa aumentare i rischi e soprattutto i costi di assicurazione: il territorio italiano purtroppo è molto fragile e a rischio diversamente da quello francese o spagnolo;
- elevati costi di gestione delle scorie e del “fine vita” (decomissioning, cioè smantellamento);
- la costruzione richiede ingenti sussidi e finanziamenti pubblici. Per questo motivo nessun capitale privato oggi si assume da solo i costi e i rischi finanziari di costruzione di una centrale nucleare. Le rinnovabili, già oggi, si ripagano da sole.
Stando tutto questo, io arrivo sempre alla stessa conclusione: in attesa della **fusione a e dell'idrogeno verde** e in considerazione dell'urgenza dovuta alla spaventosa accelerazione del cambiamento climatico, ogni singolo euro che l'Italia spenderà in politica energetica andrà messo nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di energie rinnovabili.
Now playing: “Like a stone” Audioslave – Audioslave – 2003
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