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Petersen

F ... come Fùcur

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera E, creatore Antonio Basioli

Fùcur, non Falkor! Ebbene sì, il nome con cui è famoso il fortuna-drago è per lo più un'invenzione dell'adattamento inglese, per evitare assonanze con il verbo “to fuck”. Come già avvenuto con #Atreiu, il nome originale tedesco è scritto in modo leggermente diverso a quello utilizzato in Italia (Fuchur) ma il suono è pressoché simile.

Anche il popolare l'aspetto da “cagnolone”, risulta essere un'esclusiva del film, non trovando corrispondenza nel romanzo. Il drago cinematrografico è inoltre sin dall'inizio diverso da quello proposto da #Ende all'interno delle pagine del suo libro.

Non salvatore, ma salvato

Se si cerca su internet i siti riporteranno sempre come Fùchu/ Falkor sia “il fortunadrago che salva Atreiu dalle paludi della tristezza”. Sì. Nel film, il drago è un semplice salvatore esterno, una creatura benefica che arriva a salvare Atreiu dai cattivi cattivi. Il suo arrivo è una soluzione classica, utilizzata per dare continuità al viaggio dell'eroe, e il suo essere un grosso cane bianco lo oppone simbolicamente al nero lupo Mork.

Il #romanzo di Ende invece presenta una vicenda diversa e meno scontata, dal forte valore simbolico.
Nel libro Atreiu s'imbatte in un Fùchur prigioniero della mente alveare Igramul, le Molte e il suo destino ormai sembra segnato come pasto dello sciame. Ma Atreiu – come già visto in precedenza – non può obbligare Igramul ha rilasciare il drago: il portare AURYN lo vincola alla neutralità. La creatura può lasciarlo andare e rispondere alle sue domande, ma non obbedirgli. Il salvataggio del drago non è quindi frutto di un'azione eroica, bensì di un ... colpo di fortuna: l'udire accidentalmente “Le Molte” rivelare ad Atreiu come il veleno del suo sciame – seppur altamente tossico – permetta anche alle vittime di poter riapparire in un altro luogo. Il drago riesce quindi – grazie ad Atreiu- ad apprendere ciò che gli permette di sfuggire al suo destino, decidendo di accompagnare il piccolo Pelleverde nella Grande Ricerca.

Ancora un volta Ende gioca con i topoi narrativi, valorizzando due tematiche a lui care: il rifiuto della violenza e l'importanza dell'ascolto. Fùchur non viene salvato da un'azione di Atreiu, bensì dal suo non-agire. Non potendo il ragazzo imporsi sugli altri, il giovane guerriero può solo rimanere ricettivo verso l'altro e ascoltare, scoprendo così che c'è qualcosa da apprendere anche da creature come Igramul e accettando i propri limiti.

Questo dettaglio, però, cambia anche il motivo per cui il Fùchur del libro aiuta Atreiu: a differenza del Falkor del film qui è presente un debito di vita – come ribadito dallo stesso drago in occasione del loro primo incontro – il quale però non obbliga Atreiu a prenderlo con sé, lasciandolo libero di scegliere. Il rapporto fra i due non è mai basato sul solo salvataggio o su obblighi morali.

La mia vita ti appartiene” disse il drago “se la vuoi accettare. [...]” M. Ende, La Storia Infinita, trd. A. Pandolfi pp.81-82

Un vero fukuryu

Il Falkor dei film è infatti per molti il personaggio che più rappresenta La Storia Inifinita. Seppur con leggere differenze, il cane volante della versione cinematografica è praticamente presente in ogni media basato sul libro, mostrando allo stesso tempo l'impatto (e i danni) della visione di #Petersen.

Riporto qui sotto la descrizione di Fùchur direttamente dal libro.

Il suo lungo corpo sinuoso con le squame color madreperla [...] I lunghi barbigli dell'animale, la sontuosa criniera e i ciuffi di candido pelo sulla coda e sul corpo [...] le pupille scintillavano rosse come rubini nella testa leonina [...] M. Ende, La Storia Infinita, trd. A. Pandolfi p. 73

Già in Jim Bottone Ende aveva mostrato interesse nel nobilitare la figura del drago, dove i draghi sconfitti ma non uccisi vengono trasformati in “draghi d'oro della saggezza”. Tuttavia, la descrizione di Fùchur riportata qui sopra mostra come il personaggio sia invece stato creato in contrapposizione allo stereotipo del drago occidentale. Il suo corpo lungo e sinuoso dotato di squame e i barbigli, evidenziano come l'aspetto fisico sia ispirato ai long – o ryu in giapponese – tipici dell'estremo oriente.

Secondo un'ipotesi diffusa su internet, l'origine del nome del personaggio sarebbe da ricercare nella parola giapponese Fukuryu (福竜) che significa appunto “drago della fortuna”. Di conseguenza fùchu (così fuchu in tedesco) è solo la traslitterazione della parola fuku, cioè fortuna. La scelta di un nome di origine orientali, sebbene non confermata, non stupisce: Ende provava amore per il mondo orientale e – in particolare – per il Giappone, paese in cui l'autore tedesco e la sua opera furono molto amati e dove Ende conobbe la sua seconda moglie fu Mariko Sato, illustratrice dell'edizione giapponese de La Storia Infinita.

L'ultimo confronto

Un'ultima differenza fra le due versioni è che il Falkor del film rimane fondamentalmente un aiutante, un mezzo di trasporto, un gigantesco peluche e (in alcune situazioni come nel terzo film) anche un comic felif.

Il Fùchur del libro risulta essere invece un amico e anche una guida per Atreiu, che chiama “piccolo mio”, facendo intuire un'esperienza di vita che il guerriero non ha. Lui e Atreiu hanno spesso dei confronti, specie su come cercare di aiutare Bastian a tornare a casa e cercare di capire cosa succede al amico. E se Atreiu teme (non a torto) per il peggio, Fùchur è sempre quello che vede il lato positivo. Sicuro che tutto si sistemerà “con un po' di fortuna”... e anche lui spesso ha ragione!


Le immagini dei capolettera sono stati disegnati da Antonio Basioli (1774-1883) e impiegati nella prima edizione italiana del romanzo. Le immagini vengono dal sito Altrimondi.org

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Kamo Millenial, prestigiatore dilettante ed Endeliano dichiarato. Su questo blog esploro e approfondisco il mondo de La Storia Infinita condividendo analisi, riflessioni e curiosità su questo capolavoro di Michael Ende. Unisciti a me in questa avventura letteraria!

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